Prologo
Odio la segretaria di mio padre, odio il Natale e non sopporto i bambini. Così, quando mi ritrovo davanti gli occhi supplicanti di Simone Attinkson che mi chiede il permesso di organizzare la festa della vigilia nella mia villa e invitare gli orfanelli ospiti di una casa-famiglia a Newcastle, la mia risposta è immediata. Un gigantesco e categorico no senza diritto di replica.
Punto numero uno: conosco perfettamente le intenzioni di quella tipa. Vuole conquistare mio padre, soggiogarlo con il suo finto altruismo. Be’, non glielo permetterò.
Punto numero due: da anni ormai il ventiquattro dicembre organizzo la mia personalissima festa che non ha nulla a che vedere con il Natale. E non ho intenzione di modificare i miei piani per dei mocciosi. O per la stucchevolissima signorina Attinkson.
«Ti prego, Faith» mi supplica Simone, patetiche lacrime che le solcano le guance paffute. «I bambini ci resteranno malissimo. C’è un problema nella struttura in cui vivono e …»
«E io cosa c’entro? Perché non la organizzi a casa tua, la festa? Ne hai tutto il tempo. Mancano sei settimane a Natale.»
«Perché io vivo in un monolocale e ho pensato che sarebbe stato carino …»
«Cosa? Farti bella agli occhi di papà? Devo ricordarti chi è mia madre? La bellissima Cameron Shane. Tu ti sei guardata allo specchio? Non potresti raggiungere certi livelli nemmeno con l’aiuto del migliore chirurgo plastico del pianeta.»
Quello che prima era un pianto silenzioso, si trasforma in un singhiozzo disperato.
Crede di impietosirmi? Si vede che non mi conosce affatto.
«Io … io non v-voglio fff-are niente di simile» balbetta. Tira su col naso e prosegue. «E tua madre vi ha lasciato da tempo.»
«Questo non significa che tu possa prendere il suo posto.»
«No, io … cioè …»
Muovo la mano destra con eleganza, facendo tintinnare il braccialetto d’oro giallo che ho indosso, e le indico la porta. Per quanto mi riguarda, può togliere il disturbo. Discussione chiusa.
Il mio gesto non rimarrà impunito, ma questo ancora non lo so.