La nave nel mare
Nota 1: L'unica cosa che porta avanti una storia è l'infelicità del protagonista.
Matteo • Lunedì 14 Settembre, 13:00
Ho sempre voluto cambiare la mia vita, soprattutto in quelle situazioni in cui fai delle cazzate talmente grandi da voler solo scomparire per non farti ritrovare mai più, come quando fai una foto di nascosto a qualcuno scoprendo solo dopo che avevi il flash acceso, vorresti sotterrarti.
E così quando mio padre mi disse che per un anno sarebbe dovuto andare a Roma per lavoro l'ho seguito, un pò per fare nuove esperienze, e un pò perché volevo fare qualcosa di nuovo, esperienze nuove in una città che non conoscevo, con persone che non conoscevo.
Detta così sembra anche divertente, ma è già un mese che mi trovo qui e l'unica persona con cui ho scambiato due parole oltre a mio padre è la cassiera del supermercato vicino casa.
Perché in fondo è questo il mio più grande problema, non so come si creino delle amicizie da zero.
Spero almeno che quest'ultimo anno di scuola mi regali qualche sorpresa, magari qualche strana avventura come nelle serie tv... Cazzo quanto sogno in grande.
- Tu non sei di qui vero? -
Ed ecco la seconda persona cui ho parlato in questa città, il mio compagno di banco con i capelli così lunghi che sembra un metallaro ripulito.
- Da cosa l'hai capito? -
- Dall'accento, non è di qui. -
- Complimenti, mi hai scoperto. -
Da quel che ho potuto notare è un tipo piuttosto vivace, magari potrebbe evitare di mettere in continuazione il gomito sul mio banco, ma su questo ci si può lavorare.
Tutto sommato non è male insomma.
- E di dove sei allora? -
- Stavo più a nord, in una città vicino Firenze. -
- Carino, una di quella città in mezzo alla campagna in cui il rumore più forte è quello degli uccelli sugli alberi o dei trattori che passano? Beh anche se non fosse era di certo meno caotica di Roma. -
- Quasi tutto lo è di meno per quel che ho visto. -
- Però qui c'è più vita no? Più cose da fare, più gente... -
- Più puzza di piscio per le strade... -
- Finché non vai nei vicoletti bui la notte non la senti, e poi dai c'è un prezzo da pagare per ogni cosa no? -
- Un paio di discoteche e qualche universitario in più non mi cambiano la vita, dove stavo prima non è che mi mancasse la vita sociale. -
- Si ma Matte siamo tre milioni di persone qui, c'è un mondo da scoprire solo in questa città. -
- Che ancora non ho scoperto, ma vedrò di rimediare. -
- Ancora non ti sei fatto un giro in città? Da quanto sei qui? -
- Un mesetto. -
- In un mese te la giri tre volte... -
- MI annoiava farlo da solo. -
- Dai allora ti organizzo una guida turistica, e pure alcolica magari... Tu bevi vero? -
- Oi Ale, hai una cartina? - Mi sento dire da dietro.
Girandomi mi trovo davanti una ragazza dalla pelle color cioccolata ed i capelli lunghi fino al culo che sta ad un passo da me, come se in realtà per lei non esistessi neanche.
- Si ma presentati al nuovo arrivato, non fare la stronza. - La rimprovera lui ridendo, mentre già inizia a rovistare nelle tasche del suo giubbotto.
- Anja. - Mi fa poi lei alzando leggermente la testa, palesemente infastidita.
- Matteo. - Rispondo io imitando il suo menefreghismo.
- Madonna Anja quanto sei acida, prenditi sta cartina e vai via su. -
- Grazie. -
Soddisfatta la sua richiesta si gira immediatamente e torna da dove è venuta, senza farsi il minimo problema per quello che le ha appena detto.
- Lei è così non è che gli stai sul cazzo, le piace provocare ma non è cattiva... Non troppo. -
Certo, mi fido.
- Fumi quindi? - Gli chiedo io cercando di cambiare argomento.
- Non si capiva? Comunque si, tu? - Mi risponde lui ridendo.
- Solo quando bevo, non mi piace prendere vizi. -
- Bella frase, quasi poetica, peccato che così ne alimenti due di vizi. -
- Con la differenza che se adesso non fumassi starei bene e non mi cambierebbe la giornata, a te non so. -
- Hai vinto, ne vuoi una quando usciamo? -
Appena arriva la sua domanda un tuono spezza l'atmosfera, la luce che genera attira il mio sguardo verso la finestra, in cui la pioggia si abbatte fin troppo forte per uno che non si è portato un ombrello oggi.
- Piove, non credo rimarrebbe accesa a lungo. -
- Mica si bagna se stai sotto l'ombrello. -
- Ad avercelo... Credo che mi farò una corsa veloce alla macchina sperando di non bagnarmi troppo. -
- Ce l'ho io l'ombrello, va tranquillo. -
- Così possiamo stare sotto l'ombrello come una coppietta felice. -
- Bromance no? E comunque dovrai pagare per il mio passaggio asciutto verso la macchina. -
- Ah ecco, mi sembravi troppo gentile. -
- Non voglio soldi tranquillo, però te ne fumi una con me. - Dice allungandomene una.
- Ti concedo solo questa. -
Gliela prendo dalla mano e la metto sull'orecchio, sperando che non mi caschi.
Era da tanto che non fumavo.
- Bravo ragazzo, finché mi darai ascolto andremo molto d'accordo. -
- Sembri un mafioso così. -
Il rumore della zip di uno zaino mi distrae dalla conversazione, quelli dietro di me si stanno già preparando.
- Fai lo zaino Matte, che ora suona. -
- È vuoto, non ce n'è bisogno. -
- E cosa l'hai portato a fare allora? -
Neanche faccio in tempo a rispondere che la campanella suona, sovrastando anche il rumore della pioggia che si schianta violentemente sui vetri accanto a me.
- Seguimi. - Mi urla Alessandro agitando l'ombrello come un condottiero.
Mi alzo e rimango vicino a lui fino all'ingresso dell'istituto dove si è accalcata fin troppa gente, chi cerca un passaggio al coperto, chi si prepara alla morte con gli zaini in testa e chi più furbamente un ombrello se l'è portato.
Maledetti veggenti.
- Piove sempre così forte a Roma? -
- Fortunatamente no. -
Ce ne stiamo spalla a spalla in mezzo a centinaia di persone, tra chi corre e chi cammina impavido verso l'alluvione, aspettando il nostro turno di uscire da questo allevamento intensivo di menti spappolate.
- Ho lasciato la macchina nel parcheggione qui fuori, andiamo a destra dopo il cancello. -
Come se lui avesse poi bisogno di indicazioni...
Dopo una pozza schivata per un pelo e la spalla destra bagnata, arriviamo finalmente alla mia vecchia golf, felice di aver limitato i danni a me stesso e al mio umore.
- Il mio servizio qui è finito, ci si vede domani. - Dice lui, fiero di se stesso.
- Se vuoi ti do un passaggio, stai tanto lontano? -
- No tranquillo preferisco farmela a piedi, mi serve camminare ogni tanto, aiuta a pensare. -
- Ok... Va bene. -
- Ottimo, a domani allora. - Mi fa mettendomi una mano sulla spalla.
- A domani. -
Appena mi saluta sblocco le porte ed entro in macchina, accompagnato dal ticchettio dell'acqua che si estende a tutta la carrozzeria e che viene soppresso appena collego il telefono accendendo la mia playlist per le giornate tristi, anche se tutto sommato non è andata poi così male oggi.
Ah già, neanche abbiamo fumato per pensare a non bagnarci, vabbè.
Tra la pioggia e il traffico, in una ventina di minuti riesco ad entrare in casa, dove le finestre sono tutte chiuse e l'unica cosa che mi illumina è la luce fredda dell'ingresso dove lascio le scarpe bagnate prima di attaccare il giubbotto di pelle all'appendi abiti.
Per fortuna o per sfortuna, mio padre non è a casa neanche oggi, tornerà tra tre mesi da uno dei suoi viaggi in qualche paese che in questo momento neanche ricordo, se ne'è fatti troppi, quindi mi posso fare le seghe con la porta aperta ancora per un po'.
Visto che però quando ho fame non riesco minimamente a pensare al sesso, vado in cucina per farmi un panino con cui mi guarderò un film che mi deprimerà anche oggi.
Spero almeno di trovare qualcosa di carino.