ANGEL

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Summary

⚠️STORIA NON ADATTA AD UN PUBBLICO MINORE, CONTIENE SCENE DI VIOLENZA ED ESPLICITE⚠️ Angel era un angelo dalle ali di un bianco candido, un sorriso raro da vedere e una bellezza disarmante, era unica del suo genere, una ragazza dalle mille capacità, era intelligente e gentile con tutti. Ma come una piccola margherita strappata dal prato è stata privata di quel sorriso radioso, l'aria fresca che le accarezzava il viso era stata sostituita dal fuoco vivido dell'inferno. Lei ardeva in quel fuoco che non voleva cessare molto velocemente, voleva qualcuno che la salvasse, e che ci crediate o no, il destino esiste, e questa storia ne è la prova.

Status
Ongoing
Chapters
1
Rating
n/a
Age Rating
18+

prologo

Grida, pianti, rumori di frusta, tristezza e lacrime. 


Il mio passato era basato su questo, il mio presente, invece è ancora intrappolato, rinchiuso, senza via d'uscita in questo vortice di buio, in cui mani color pece mi afferrano trascinandomi nell'oblio più profondo senza lasciarmi una briciola di respiro. Il piccolo spiraglio di luce che restava sparisce sempre di più allontanandosi lasciandomi sola, le mani, che prima afferravano il corpo con un'avidità da lasciarmi segni violacei per la presa stretta si moltiplicano, spuntano da tutte le parte da origine a me ignota, esse mi colpiscono in punti focali del mio corpo provocandomi come se volessero torturarmi fino allo svenimento. 


Porto le mani al collo non appena sento il respiro mancare, i miei occhi si spalancano, la luce che penetra dalla tapparella in cucina mi acceca, prima di abituarmici passa qualche secondo, istanti infernali per me, le sue mani rugose, così tanto da tagliarti la pelle ad un minimo di tocco si staccano da me, ansimo dal dolore cercando più ossigeno per non perdere del tutto i sensi, cosa che non durerà ancora per molto tempo. 


«Che puttana da quattro soldi» gli sento pronunciare da quelle labbra così sottili e viscide. Io come sempre, d'altronde, non ribatto standomene in silenzio, la voce se n'è andata dopo tutte le grida che mi ha strappato procurandomi del male, non ce n'è nemmeno un filo per poter solo sussurrare un misero ciao, e so che se solo ci provassi mi ritroverei a subire altro supplizio. 


I suoi passi si allontanano, la porta d'ingresso si apre per poi chiudersi provocando un rumore assordante non appena viene sbattuta con forza. 


Guardo le mie mani sporche di sangue come i vestiti che indosso, una lacrima mi riga il viso malandato procurandomi un leggero bruciore, mi guardo intorno, come ogni giorno mi ritrovo distesa a terra, come previsto i sensi mi stanno lasciando pian piano, sbatto le palpebre più volte, l'oscurità mi vuole avvolgere di nuovo, non mi vuole lasciare sosta, da fuori sento la sua risata che prima invidiavo per quanto fosse limpida e cristallina, ora sembra così macabra e senza scrupoli. 


Pensavo che lui mi amasse come un nonno sa fare con il proprio nipote, invece ogni giorno ricopre la mia persona con lividi dolorosi e violacei, così tanto da far paura, le cicatrici sono numerose, la più lunga e importante parte dal retro del collo fino ad arrivare al mio osso sacro, le ferite che mi ha procurato potrebbero imporre una emorragia da quanto sono profonde, osservo il coltello sul tappeto di casa, uno dei tanti metodi con cui mi fa del male, l'uomo che da eroe è diventato un cattivo, da un angelo ad un diavolo senza scrupoli. 


Cerco di alzarmi dal pavimento della cucina per ritornare nella mia stanza, ogni minimo dolore si propaga nel mio corpo e vorrei soltanto che tutto finisca al più presto, mi aggrappo alla sedia facendo finta di non provare l'angoscia fisica che vivo tutti i giorni, il supplizio mentale è più forte La vista è offuscata dalle lacrime, la camminata zoppicante non mi permette di andare dritta, le palpebre si chiudono a rallentatore, ogni minimo rumore lo sento ottavo, lontano dalla mia figura malandata e sporca del mio sangue sui miei vestiti sgualciti e la mia pelle biancastra. 


I miei passi risuonano lenti e impacciati per il corridoio, e quelli veloci e pesanti che sento avvicinarsi sempre di più non sono sicuramente prodotti da me, cerco di aumentare il passo, manca così poco alla mia camera, al luogo in cui posso salvarmi al momento, eppure, per un soffio, il mio desiderio di rinchiudermi dentro vola via, trasportato dal vento rigido che le sue labbra soffiano sul mio collo, e voglio piangere, dimenarmi e strapparmi la pelle di dosso. Mi prende di peso aprendo la porta della camera degli ospiti, quella che usa lui, e non per dormire, no, la usa per divertirsi col mio corpo, sono il suo gioco, la sua giostra preferita su cui vuole salire ogni volta che ha l'opportunità. 


Ancora una volta sento l'ago pungermi il braccio, la sensazione di leggerezza che ormai conosco si impossessa di me, finalmente gli occhi si chiudono lasciandomi libera nei miei pensieri, ma nella realtà sto vivendo un incubo, un incubo per lo più fisico che non sto vivendo mentalmente ma che fa comunque male. 


Vorrei non svegliarmi mai, chiudere gli occhi per sempre, lasciare i miei capelli biondo cenere volare nel vento in tempesta sopra uno scoglio che da al mare, vestita con una tunica bianca, vedere il mio corpo semitrasparente riecheggiare nell'oceano in tempesta. 


Molte volte questa immagine si è impossessata della mia mente, e solo una cosa mi è venuta in mente per far si che essa succeda: il suicidio. 


La disperazione porta a colei che tutti temono ma che alla fine a molte persone potrebbe portar pace, e non sto dicendo che è una cosa giusta, semplicemente la vediamo come una via di fuga facile ed efficace, nessuno potrà dirci più nulla dopo che essa sarà accaduta.