Capitolo 1
The dark Urge
Quando ti risvegli da un lungo sonno quasi letargico, il cervello impiega almeno una manciata di minuti prima di attivarsi completamente. Ma quel giorno forse, avrebbe di gran lunga preferito rimanere in stato comatoso, piuttosto che contare sulla reattività eccellente del suo istinto. L'oscurità si attenuò, restituendole la vista perduta da chissà per quante ore e la prima cosa che le saltò all'occhio, non appena le sue palpebre si schiusero, fu la figura di una 1*Githyanki davanti a sé.
La guerriera in questione, un umanoide dai capelli castani e dalla pelle verdognola maculata di nero, era bloccata in una capsula a dir poco bizzarra e dal cattivo gusto estetico. Si stava divincolando, bloccata nella gelatinosa gabbia fatta di carne e vetro, ma senza alcun successo apparente.
Tecnologia sconosciuta all'elfa dell'oscurità. Arredamento decisamente diverso da quello a cui era abituata. La 2*drow mise a fuoco la scena, focalizzando lo sguardo su quello che stava accadendo tutto attorno a sé e combattendo con tutta ste stessa contro la terribile emicrania che l'aveva accolta al suo risveglio. Attraverso la spessa e viscosa membrana della sua capsula, scorse un'altra figura nella stanza, una siluette decisamente diversa da quella della donna lucertola, più spaventosa, più alta, meno umana e dal colore viola sgargiante.
«Cazzo» Le sue prime parole dopo un sonno letargico furono delle imprecazioni. Una serie di altre aberranti mostruosità verbali si riversarono dalle sue labbra tinte di rosso, e questo non appena si rese effettivamente conto della gravità di essere nella medesima situazione della Githyanki.
Era in trappola.
La donna dalla pelle ferrigna cercò di muovere le braccia ma senza alcun successo. I muscoli sembravano atrofizzati e a stento riusciva a sentire la circolazione e il sangue fluire ancora negli arti. Rimase paralizzata a causa di un potere che non poteva combattere. Una magia che la teneva ferma e immobile in quella che doveva essere una capsula di contenimento 3*Illithid e contro la sua volontà. I respiri si fecero più insistenti, dei brividi le salirono lungo le vertebre e percorsero completamente la spina dorsale, ma il potere mentale della creatura sembrava ineluttabile. Faceva caldo, troppo caldo. Aveva la fronte imperlata di sudore e le mani, nonostante il comando da parte del cervello, non accennavano a muovere un solo dito. Solo quando il mostro fattosi più vicino aprì la sua capsula, capì di essere fottuta sotto ogni punto di vista.
Un 4*Mind Flayer.
Una ripugnante e spregevole creatura che non aveva ancora avuto la sfortuna di incontrare, riconosciuta solamente per via delle favolette che si raccontavano ai bambini impertinenti per non farli dormire la notte. Un umanoide alto e magro, dalla pelle viola e umida ricoperta da una viscosità che non avrebbe mai in alcun modo voluto toccare a mani nude. Non aveva un cranio, ma solo il cervello roseo esposto e ramificato di piccole venature scure e pulsanti. Trattenne un coniato e s'impose di rimanere lucida quando la ripugnante bestia si avvicinò mostrandole i lunghi tentacoli che aveva al posto della bocca.
La donna lanciò un'occhiata veloce alla Githyanki intrappolata a qualche capsula di distanza e lei fece lo stesso. Lesse del puro terrone in quegli esotici occhi da rettile.
La Gith aveva paura e come biasimarla?
Erano prigioniere entrambe, insieme a tutti coloro che erano rinchiusi nelle numerose capsule disposte a semicerchio nella stanza buia e ricoperta di membrane rivoltanti. Come era stato possibile questo ancora non lo sapeva. Si sforzò di ricordare, ma fu tutto inutile e un completo spreco di energie, l'unica cosa che ottenne fu una forte e dolorosa scossa al cervello che la fece pentire anche solo di averci minimamente provato.
Quella situazione non le piaceva per niente, le formicolavano le dita per l'ansia.
Come ci era finita lì? Perché? Cosa stava facendo anche solo qualche giorno prima? Chi era lei?
La serie di domande che si pose da sola non fecero che aumentare la sua stessa agitazione, che impennò vertiginosamente non appena il Mind flayer sporse il braccio verso di lei. Tra le dita o, meglio, tra gli artigli affilati, teneva per la codina, quello che sembrava essere un verme assatanato per quanto irrequieto. Una ripugnante e piccola creatura munita di dentini affilati, che in altre occasioni avrebbe calpestato con la suola dei suoi stivali.
«No! Cosa vuoi farmi?! Lasciami andare mostro!» Ringhiò in un inutile spreco d'aria che a stento le fece vibrare le corde vocali. Non riusciva a parlare bene, a gridare, o anche solo a formulare un pensiero, e questo diede possibilità all'orrida creatura di avvicinare il girino ad un palmo dal suo naso. L'impotenza non le permise di fare molto.
Se solo avesse avuto con sé le sue armi, se solo non fosse stata così maledettamente inerme e debole in quel momento, lo avrebbe sventrato in un batter d'occhio e senza alcuna pietà. Forse.
Il mind flayer aveva occhi sgargianti come perle arancioni luminescenti, terribili e privi di umanità. La drow provò a ritrarre il capo, ma l'ultima cosa che vide prima di perdere completamente i sensi, furono i denti affilati del piccolo vermiciattolo diabolico che si contorceva affamato. Aveva fame e lei era il suo pasto. Vorace spalancò la boccuccia proprio davanti al suo occhio.
Voracità che colmò solamente quando finì con l'annidarsi completamente al di sotto lo strato molliccio e gelatinoso della sua sclera.
***
«Mia signora! Siete già di ritorno?» Disse la minuta figura imboscata nelle ombre più nere della stanza. Trascinai i piedi stanchi verso il giaciglio, mentre il piccolo e sfocato esserino contava le orme di sangue lasciate dai miei stivali sul pavimento. Non risposi, o forse non sentii la mia voce.
«Le preparo un bagno caldo mia signora, e qualcosa da mettere sotto i denti e di suo gusto» Continuò lo strano tipo, scomparendo dietro il mantello. Mi rimase impresso il sadico sorriso che fece, sembrava soddisfatto, come se il mio operato fosse stato di suo gusto e anche io lo ero. Mi guardai le mani insanguinate e sul mio volto si allargò un sorriso sadico da orecchio a orecchio.
Io. Sono. morte.
Si svegliò ancora una volta e un botto assordante la catapultò fuori dalla capsula in cui era intrappolata. La donna rantolò a terra frastornata mentre il pavimento sotto di lei si muoveva come se fosse a bordo di una nave mercantile in pieno mare in tempesta. Rombi, tuoni e rumori di esplosioni assordanti la misero immediatamente in guardia, mentre con difficoltà tornava in equilibrio sulle gambe ancora intorpidite.
«Ah... merda! La mia testa!» Imprecò una seconda volta, o forse per la trentesima, non aveva tenuto il conto.
Cercò di mantenersi stabile e dopo qualche secondo ci riuscì. Rimise insieme anche i pensieri, ma un dolore pungente al cervello rischiò di farla collassare nuovamente. Vomitò, rigettando a terra solo della bile incolore, forse per il mal di mare, forse per l'emicrania. Quello che aveva fatto non era un sogno, né una macabra beffa della sua mente, ma l'effettiva verità, e la realtà aveva tutt'altro sapore, ben più simile all'amaro del vomito in bocca. Era stata rapita da un mind flayer. Alla lucidità dei ricordi, si aggiunse la sensazione orripilante di avere qualcosa di vivo e strisciante in testa. Più cercava di capire e più questo si annidava in profondità nel cervello, scavando nella materia grigia che aveva infestato come il parassita che era.
Ovviamente non era affatto piacevole.
La giovane si aggiustò l'armatura lavorata in pelle rossa e spesso acciaio placcato d'oro, cacciando via la nostalgica sensazione che ebbe nel solo sentirla pesare addosso. Non era quello il momento di perdersi nei ricordi che sembravano svaniti nel nulla. Nel guardarsi attorno notò che tutte le capsule Illithid erano aperte e alcuni cadaveri giacevano in esse, mentre altre, quelle dei più fortunati erano vuote. Altri superstiti dovevano essersi svegliati ben prima di lei. Un sorriso smagliante le piegò gli angoli delle labbra alla vista dei poveri malcapitati ricoperti di sangue e contusioni, morti a causa di qualche malfunzionamento o agli impatti. Si toccò le labbra, mosse contro la sua volontà.
Al solo pensiero e senza nemmeno volerlo, stava ridendo come una sadica.
Si ricompose immediatamente. Cosa cazzo andava a pensare in un momento simile? Perché l'eccitazione le aveva fatto venire la pelle d'oca alla sola vista del sangue di poveri innocenti?
Con il timore di aver ricevuto qualche danno irreparabile al cervello, abbassò il coperchio di una delle capsule per osservare il suo riflesso. Per sua gioia si riconobbe fin da subito.
Era una drow, una drow di Lolth, ricordò almeno le origini della sua razza.
«Victra...» Disse, ripetendo più volte il suo nome. Sfiorò le sue stesse guance dal colorito grigio pallido, classico colore degli elfi oscuri. Gli occhi erano proprio come sempre, azzurri e freddi contornati da uno spesso e metallico trucco color rosso sangue, le labbra piene e tinte allo stesso modo con il trucco. Le orecchie spuntavano da sotto i capelli, erano lunghe e a punta e ornate di pesanti anellini d'argento, al naso portava un septum vistoso. La sua chioma nera pesava in testa e sorrise nel toccare la piena e gonfia treccia che arrivava fino alle caviglie. I suoi capelli erano stupendi, scomodi a volte e poco pratici in battaglia, ma bellissimi.
"Specialmente quando si sporcano di sangue, vero?"
«O Dei, cosa sono questi dannati pensieri? Victra riprenditi, non è questo il momento!» Si diete un colpetto in testa per cacciare via le pulsioni.
Si riconosceva fisicamente e accettò anche il fatto d'esser una stronza bastarda, ma non capiva proprio da dove provenisse quella sete di sangue improvvisa che le faceva contorcere lo stomaco per la fame. Era fin troppo anche per lei.
Non sapeva ancora chi fosse, o cosa volesse quella parte malata di sé che aveva appena conosciuto. Che fosse a causa del girino che aveva in testa? Chi era lei in realtà? Cosa stava facendo fino a qualche giorno prima e soprattutto, come cazzo era finita in mano ai mind flayers?
Quando il pavimento sotto ai suoi piedi ondeggiò ancora e a stento riuscì a reggersi in piedi, decise che fosse proprio quello il momento di mettere da parte le domande e di fuggire da lì. Victra s'incamminò per raggiungere la parte opposta della stanza, se così si poteva chiamare, e passo dopo passo finì in quello che sembrava essere lo sfintere di una creatura ancora viva.
«Oh...no» temette il peggio «Non può essere, no!» Non appena si avvicinò alla peculiare porta questa si aprì rivelando una stanza più grande e ricoperta di schifose membrane pulsanti di vita, non vi erano più dubbi, era su un maledetto Nautiloide in movimento: Una nave volante Illithid appartenente ai Mind flayers.
Una stramaledetta nave volante viva, simile ad una piovra gigante dai lunghi tentacoli.
Raggiunse il centro della stanza e si guardò attorno esterrefatta. Non c'era un'anima se non una strana piattaforma affiancata da una colonnina con sopra un rigonfio pulsante rosso. Lo ignorò avanzando verso un varco aperto che dava sull'esterno della nave. Quando raggiunse la spaccatura nella corazza del nautiloide dovette combattere con tutta sé stessa le vertigini. Rimase stordita dalla velocità e dalla forza del vento bollente che le sferzò sulle guance e con rammarico comprese dove fosse finita; dove quella nave, capace di effettuare salti tra un mondo e l'altro l'aveva condotta.
L'inferno.
Sapeva che quello non fosse il suo mondo, il modo che aveva vissuto, la sua gente, casa sua. Quello era uno dei piani infernali appartenente ai diavoli, l'Avernus.
«Perfetto dannazione, cosa mi aspetta ora, un drago?» Victra scoppiò a ridere istericamente quando le sue parole divennero realtà. Ironicamente un vero dragone rosso sfrecciò di fianco alla spaccatura, e piantò gli artigli sul muso della piovra volante, facendo virare il nautiloide con il suo peso e quasi cadere la donna a terra. Era finita nel bel mezzo di una battaglia, sentiva l'odore del fuoco e dello zolfo fin dentro l'anima.
Non solo era disarmata, sola e persa nel nulla, quei maledetti mostri oltre ad averla rapita, avevano anche fatto irruzione negli inferi stessi inimicandosi i diavoli, che armati fino ai denti, volavano nel cielo nero in difesa dei loro confini, sbattendo le loro possenti ali da pipistrello. Oltretutto non c'erano draghi all'inferno, o perlomeno Victra sapeva che quel tipo di draghi rossi non erano addomesticati dai mind flayers, tantomeno dai demoni, ma dai Githyanki. Le sue supposizioni trovarono conferma non appena non ne volò un secondo sopra la sua testa cavalcato da un guerriero ghit.
Le sue iridi azzurre si spalancarono per la sorpresa e lo sgomento.
«Cosa cazzo sta succedendo qui?!»
Githyanki e diavoli si combattevano tra loro e allo stesso tempo cercavano di far precipitare il nautiloide, e sarebbe anche stato un bello scontro a cui assistere, con tanto di vino e pollo arrosto, se solo su quella fottuta nave, che oltretutto rischiava di schiantarsi da un momento all'altro, non ci fosse stata anche lei.
«Abominio, questa è la tua fine!» Le orecchie di Victra si drizzarono, quando una voce acerba, quasi sibilante, le arrivò alle spalle. Si voltò in riflesso e riconobbe immediatamente la Githyanki che aveva visto poco prima nella capsula, quella che era stata sottoposta al suo stesso trattamento. La donna reggeva in attacco un lungo spadone argento e indossava un'armatura altrettanto scintillante decorata con sifoni rossi.
Non fece in tempo a proferir parola che un forte mal di testa le mise entrambe con le ginocchia a terra facendole contorcere per il dolore.
"Vidi l'ala di un drago, una spada d'argento e un flash del mio volto visto dagli occhi della strana donna"
«La mia..aahh! Cosa mi sta succedendo?!» Si lamentò Victra, reggendosi il capo e scuotendo la testa come un cane con le pulci nelle orecchie. La giovane guerriera si rimise in piedi ben prima di lei e la guardò con speranza riponendo la spada sulla schiena.
«Tsk'va non sei diventata una schiava...Vlaakith sia lodata, insieme potremmo sopravvivere!» Disse con un peculiare accento. Victra mantenne il contatto visivo con la donna dagli occhi oro simili a quelli delle serpi. Aveva il naso a punta e le treccine acconciate sul capo in un'acconciatura tribale. Una guerriera Githyanki poteva rivelarsi un'ottima risorsa per trovare una via di fuga e aveva ragione sull'aiutarsi a vicenda, sarebbe stato da idioti rifiutare un simile colpo di fortuna.
«Chi sei tu?» Le domandò.
«La tua unica possibilità di sopravvivenza» Rispose glaciale la Gith, sibilando la frase come il rettile umanoide che in realtà era «Ascoltami drow, ci sono dei parassiti nelle nostre teste che ci mettono in connessione, dobbiamo liberarcene, dobbiamo decontaminarci prima che ci trasformino in ghaik, in mind flayers!» Aggiunse con più enfasi in voce.
«E che cosa suggerisci di fare? Sembri saperne più di me riguardo la questione e io sinceramente non ho la più pallida idea di come scendere da qui o su come togliermi questo coso dal cervello!» Vide la donna assottigliare lo sguardo e scrutarla dalla testa ai piedi con superiorità, per poi puntarlo sul cadavere di un diavolo poco più in là. La Gith si avvicinò e rovistò prima di tornare da lei con frettolosamente «Sai combattere Drow? Ci faremo strada fino al ponte di comando e da lì penseremo a un modo per far atterrare questa nave, possibilmente in un piano più sicuro» disse porgendole una pesante ascia a due mani «Ma dobbiamo liberarci di quegli Imp laggiù per passare»
Victra alzò lo sguardo sulle creature poco più in là.
Imp; piccoli esseri alati simili a diavoletti dalla pelle rossa, tutto istinto e niente cervello, solo fame e cattiveria. I bastardelli stavano sbranando alcuni cadaveri e non si erano nemmeno accorti della loro presenza troppo presi dal sangue fresco. Un sorriso nacque sulle labbra della drow di Lolth, stavolta volutamente malizioso «Ora parli la mia lingua, Gith! Dammi qua!» La Ghitianky non lo diede a vedere, ma sembrò soddisfatta della sua risposta.
Non appena la mora impugnò l'arma, sentì la magia scorrere nelle vene. Calda, potente, familiare. Le attraversò furiosa tutto il corpo riversandosi dal manico fino alla testa pesante e affilata dell'ascia bipenne che si irradiò di luce. Victra si avvicinò alle creature e stavolta non trattenne l'ennesimo sorrisetto. Poco a poco i ricordi stavano riaffiorando, almeno in parte e fu proprio il suo stesso potere a venirle in contro e a darle alcune risposte.
Avvenne tutto troppo in fretta, e per sua noia gli imp la notarono solamente quando era fin troppo vicino a loro. Solo i più furbi schivarono il colpo che tirò, lo stesso che ne affettò uno da parte a parte. Una corrente di luce brillante si schiantò al suolo portando con sé il cadavere di quello meno sveglio, il potere avvolse la donna insieme agli schizzi di sangue demoniaco e alla brama, alla voglia viscerale di smembrare e squarciare quei diavoli immondi.
La Ghitianky si affrettò a coprirle il fianco, schivando con maestria e agilità una palla di fuoco lanciata per difesa, e con un fendente di spada finì con il fare a fette il diavoletto malcapitato che ci aveva anche solo provato.
"Ci sa fare la lucertola" Pensò la drow, sollevando la testa dell'ascia da terra, grondante di sangue fresco.
«Tsk..Non distrarti!» l'avvertimento della guerriera le fornì il tempo di ripararsi dietro la testa piatta della sua ascia e il fuoco per fortuna non la colpì. Victra guardò in cagnesco il mostriciattolo dispettoso dai denti appuntiti che aveva cercato di ferirla con un dardo di fuoco. Furibonda sollevò con facilità l'arma con una sola mano appoggiandola sopra la spalla.
«Piccolo diavoletto di merda, non sai che un paladino apostata è meglio non farlo incazzare?!» Sputò a terra, avvicinandosi alla sua preda. Il metallo dell'ascia s'irradiò nuovamente di luce ma non oro stavolta. La guerriera che l'affiancava tentennò sulle sue azioni non appena notò il bagliore violaceo irradiato nel ferro, viola come il cielo durante un temporale furioso. Forse in parte pentita di aver chiesto il suo aiuto. Victra ne comprendeva bene il motivo. Una paladina apostata, una guerriera che di onorevole ormai non aveva un bel niente. Apostata era il suffisso che stava ad indicare la rottura del patto, un paladino solitamente dedito al bene che aveva commesso qualche atrocità perdendo parte dei poteri di luce, ma ricevendone in cambio degli altri, più oscuri e malvagi.
Ormai aveva compreso di non essere esattamente l'eroina della storia. Una drow di Lolth, già di per sé non poteva vantare di grande benevolenza, disprezzati per le loro origini di razza e per il loro carattere spietato. Tuttavia l'essere un apostata era anche una colpa ben peggiore. Incarnava il nemico della giustizia.
"Ma non te ne deve fregare un bel niente Victra. Tu non sei un eroe, tu sei..."
«Morte» Disse serrando la mascella e schiantando l'ascia sul diavoletto.
Si morse la lingua, non voleva dire quello.
L'impatto rimbombò sulle pareti delle stanze interne del nautiloide. Amava la punizione del tuono, una delle punizioni più potenti con cui incantava le mie armi, capace di spappolare a terra i più deboli e fare un gran casino al tempo stesso, detonando il nemico come se fosse stato colpito da un'onda sonora capace di fracassare le ossa. Sorrise come una pazza. Dell'imp non rimasero che briciole svolazzanti che si mescolarono alle ceneri dei detriti.
«Notevole paladino, sono quasi tentata di sfidarti in battaglia, se solo non avessimo tutta questa fretta»
«Non stuzzicarmi Gith, potresti pentirti di avermi dato un arma in mano»
La Githyanki la guardò male.
«Tranquilla non ho nessuna intenzione di abbandonare una risorsa, sono una donna intelligente dopotutto. Io servo a te e tu servi a me, non che quelli della tua razza godano di una miglior reputazione della mia; quindi, o lavoriamo insieme o ci scanniamo morendo entrambe su questa nave maleodorante e io ci tengo alla vita» Disse Victra, incamminandosi verso lo stomaco del Nautiloide. Si voltò solo per vedere la donna lucertola storcere le labbra in disappunto, era una guerriera quindi bramava tanto quanto lei la sfida, ma aveva ancora del sale in zucca, beh oltre ad un girino.
«Lae'zel» Disse di punto in bianco fermando il passo della drow «Mi chiamo Lae'zel paladina, ricordati il mio nome» La mora alzò gli occhi al cielo «Smettila di chiamarmi paladina, preferisco Victra» Rispose «O almeno per quel che ricordo» Lae'zel per fortuna ritenne poco opportuno fare altre domande, forse perché non gliene fregava una mazza o forse perché quello non era proprio il momento di allungare le presentazioni, perché prima dovevano uscire da quel maledetto affare volante.
***
In poco tempo, facendosi strada tra con i cadaveri dei poveri imp, raggiunsero un salone centrale pieno zeppo di capsule illithid. Non era il ponte di comando quello, ma un altra stanza adibita a prigione per i soggetti rapiti.
«Dannazione quanta gente hanno preso questi bastardi?» imprecò Victra, osservando le celle vuote e quelle piene di cadaveri «Abbastanza da mettere su un piccolo esercito, tsk..questi ghaik vanno annientati del tutto, sterminati nel loro genere»
«Cazzo Lae'zel mi fai quasi paura con questi discorsi di epurazione...»
«Ehi voi! Qui sono qui!»
La drow drizzò le orecchie a punta quando percepì il rumore di battiti su un vetro. Solo allora si accorse della donna rinchiusa in uno di quei bozzoli maleodoranti, che cercava in ogni modo di farsi vedere dalle due «Aiutatemi vi prego!» Si avvicinò per controllare meglio, era una mezzelfa e lo capì dalle orecchie leggermente meno affilate delle sue. Portava i capelli neri raccolti in una treccia alta e la frangetta para, un diadema le brillava in testa, decorato al centro con una tonda gemma nera contornata da raggi solari. La donna aveva la pelle chiara e gli occhi verdi dai riflessi oro, che bellissimi e impauriti non nascondevano il suo stato d'animo.

Lae'zel tirò Victra per una braccio «Forza dobbiamo andare! La nave precipiterà a momenti e non ho intenzione di morire solo per salvare qualcuno!» Non aveva tutti i torti, ma lo sguardo di lei però indugiò senza volerlo e ancora una volta sulla donna appena incontrata e sul suo volto contorto dalla paura.
«Dannazione paladina! Se non ti dai una mossa ti lascerò qui!» minacciò la githyanki su tutte le furie. La drow stavolta l'ascoltò, girò i tacchi e diede le spalle alla superstite che tornò a battere con i pugni sul vetro «No, Aspetta non andartene! Posso essere utile, so combattere!» La coscienza di Victra si scontrò con la ragione. Altre mani su cui fare affidamento, un'altra persona che poteva tornarle utile «Sono una chierica!» Urlò la mezzelfa, giocando la sua carta migliore.
"Ma brava" Pensò tornando indietro, urticando la pazienza di Lae'zel. Un chierico avrebbe sicuramente fatto comodo. Anche lei disponeva di magie curative abbastanza potenti, ma non erano minimamente paragonabili alle capacità traumaturgiche di quella specifica classe, oltretutto, se mai ne avesse avuto bisogno, avrebbe sicuramente sprecato della preziosa fonte di magia che preferiva spendere per potenziare i suoi attacchi. I chierici invece erano improntati per quello, potevano curare malattie, annullare maledizioni, riportare in piena salute più persone contemporaneamente, i più potenti a volte erano in grado di far tornare in vita i morti.
Erano spaventosi.
«Sprechi tempo donna! Sarà solo un peso per noi!»
«Lae'zel sta zitta, so quello che faccio!» Le rispose e finalmente chiuse il becco. Victra si avvicinò alla capsula e fece quello che sapeva fare meglio. Usò la forza. A colpo d'occhio chiunque avrebbe dubitato delle sue capacità in quanto potenza fisica. Il suo corpo femminile dalle forme aggraziate e i muscoli ben poco visibili ne erano il motivo. Ma era un paladino e se sollevare un'ascia da venti chili con una mano per lei era un gioco da ragazzi, figuriamoci sradicare un portello malridotto. Si aggrappò con le dita alla porta della capsula puntando gli stivali a terra. Strinse i denti e fece appello al suo potere, imponendosi di scardinarlo.
Il portellone, dapprima apparentemente inamovibile scricchiolò e venne via come un quadro dalla parete, finendo a terra quando lo lanciò praticamente a qualche metro di distanza. La chierica cadde in ginocchio sul pavimento, tossì in cerca di aria fresca e ringraziò la sua Dea. Lae'zel d'altro canto mise il broncio come una bambina, ovviamente infastidita da tutta quella perdita di tempo prezioso.
«Ti sono grata, mi hai salvato la vita!» Disse la mora rialzandosi da terra, senza ricevere alcun aiuto. La paladina la guardò dall'alto in basso, quello che aveva fatto non era un atto di pura e genuina gentilezza, perché anche quella sopravvissuta era il mezzo necessario per la sua sopravvivenza. Un pensiero egoistico certo, ma non per una drow. Ora per farla felice non doveva far altro che curare e sparare dardi di luce, punto. Non aveva bisogno di ringraziamenti o altre smancerie, tantomeno di una zavorra.
«Bene, ora che il peso è stato salvato possiamo andare via da qui?» Sputò Lae'zel con tono seccato. La mezzelfa la guardò decisamente male per quel comento, ma lasciò perdere «Si, prendo solo una cosa» disse atona, recuperando da dentro alla capsula uno strano artefatto a forma di icosaedro nero.
«Cos'è quello?» Domandò Victra con curiosità. La donna scosse il capo e ripose l'oggetto nel suo zaino «Nulla di importante, ora andiamo»
Lasciò perdere per il momento e si incamminarono verso il ponte di comando. Senza perdere altri minuti preziosi Victra aprì lo sfintere che le separava dal loro obbiettivo. Quello che gli si parò davanti fu spaventoso, deliziosamente spaventoso. La magia sfrigolò nei suoi muscoli e a stento riuscì a rimanere lucida per analizzare la situazione. Notò un mind flayer in pieno scontro con un diavolo dalle grandi ali da pipistrello e armato di spadone, al suo seguito c'erano alcuni imp a fare da supporto.
"Uccidere, devi uccidere tutti Victra" Le suggerì la voce nella testa, che però fu immediatamente sostituita da un'altra più profonda e autorevole.
"Lasciate questi diavoli a me, voi pensate a collegare i nervi del trasponditore, dobbiamo fuggire, adesso!»
Era il mind flayer che le stava parlando o, meglio, stava comunicando telepaticamente con tutte loro credendole sotto il suo potere mentale. Quello che aveva dato loro era un ordine, ma per qualche motivo non ne venivano in alcun modo influenzate. Tuttavia pensò che fosse una buona idea assecondarlo. Il mind flayer le avrebbe coperte mentre si sarebbero occupate della nave, il piano era perfetto almeno nella prima parte, poi si sarebbero occupate di lui. La drow scattò a correre verso il pannello di controllo che il mostro le aveva indicato, seguita dalle due donne e facendosi strada tra le palle di fuoco che gli imp iniziarono a lanciarle contro. Corse come una scheggia verso il suo obbiettivo fendendo l'aria con l'ascia e ammazzando tutto ciò che finiva sulla sua strada. Era così concentrata sul pannello che abbassò la guardia sul fianco destro. Una lingua di fuoco rovente le colpì il braccio ustionandone la pelle, Victra soffocò il gemito di dolore. L'arma sostenuta dall'arto colpito cadde a terra e quando alzò lo sguardo davanti a sé trovò uno di quei piccoli diavoli tutto sorridente, pronto tranciarle via gli occhi con gli artigli. Fu questione di pochi secondi, Victra arretrò distinto e un dardo di luce le passò ad un centimetro dalla faccia colpendo l'imp in pieno petto. Il diavolo bruciò vivo ammantato da una fiamma bianca. Sorrise, aveva ben scelto i suoi compagni. Si voltò per ringraziare con un solo sguardo la mezzelfa che continuava a coprirla con dardi di magia, mentre Lae'zel le parava il culo, squartando i mostri che cercavano di fermare l'unica che aveva colpi a distanza. La drow tornò immediatamente sui suoi passi, raccolse l'ascia e finalmente raggiunse il pannello. Ora doveva solo trovare il modo di collegare quelli che immaginò essere i nervi di cui parlava il mind flayer.
Tuttavia non le lasciarono il tempo di ragionare. Ad interromperla fu proprio il testone del drago di poco prima, che si infilò nella spaccatura sopra di lei ruggendole a qualche metro . Gli occhi di Victra si sgranarono per la paura. L'enorme bocca dell'animale si spalancò, mostrandole i denti affilati e incanalando calore e fiamme nella gola, pronta per sprigionare un soffio di fuoco che l'avrebbe arsa viva. Sperò che la chierica sapesse già lanciare un incantesimo di nuova vita, perché di lì a poco sarebbe sicuramente morta.
"I nervi schiava! Collegali!"
Tornò in sé non appena sentì la voce autorevole del mind flayer urlarle nuovamente in testa e si mobilitò battendo il drago sul tempo. Unì i fili di carne che si fusero in una stretta automatica e il tempo sembrò fermarsi per qualche secondo, trascinandola in una bolla dove non scorreva un bel niente. Victra perse attrito con il pavimento, finendo con il galleggiare a qualche metro da terra, e l'attimo dopo la nave si smaterializzò da sotto le zampe del drago, scomparendo dal piano infernale e ricomparendo chissà dove. Avevano appena fatto un salto tra piani astrali che li aveva condotti in un altro continente, lontano dai diavoli, lontano dai draghi.
Ma quando il cuore le tornò a battere in petto e la coscienza neurale riprese a farle macinare il cervello, la loro vera nemica si palesò, e spietata e crudele, spinse la nave verso il basso senza alcuna pietà.
La gravità.
Victra si aggrappò al pannello di controllo, cercando di rimanere ancorata a terra, ma fu tutto abbastanza inutile. Un detrito, grande come la sua testa, la colpì in pieno facendole perdere la presa.
Urlò usando tutta l'aria che aveva nei polmoni. L'ultima cosa che vide cadendo nel vuoto, fu la nave illithid che stava per schiantarsi su di lei e un bellissimo cielo azzurro.
Poi il nulla.
1* Ghitianky: Razza umanoide guerriera dalle sembianze di lucertole. I Ghitianky sono conosciuti per la loro ferocia in battaglia e i duri metodi di allenamento. Sono temuti soprattutto per i dragoni rossi che hanno domato nel tempo e che usano in battaglia.
2* Drow: sono una razza del Sottosuolo dalla pelle color ossidiana, affine agli elfi, che si proclama maestra di magia e si circonda di una crudele reputazione. I drow di lolth sono quelli che hanno stretto un'alleanza con Lolth, la perfida Regina Aracnide, furono chiamati Elfi Oscuri. Corrotti dalla sua malvagità, avevano cominciato a praticare la magia nera e l'occultismo, tanto che finirono con l'odiare la luce che fino ad allora tanto avevano amato. I drow sono eleganti, oscuri e letali: una razza odiata e temuta sia nel Sottosuolo che in superficie.
3*Illithid : Altro termine per indicare i mind flayer e le loro tecnologie
4* Mind flayer: umanoidi alti circa due metri e con il viso simile a quello di un polipo capaci di utilizzare poteri psichici.
🕷Angolino dell'autrice:
Allora eccoci qui con questa nuova avventura! Mi vien da piangere🥲
Ovviamente questo piccolo prologo è solo l'inizio un po' contorto e intrigato di una storia che mano a mano si farà più interessante e coinvolgente. Non preoccupatevi dei paroloni o dei termini a primo impatto complicati, ogni cosa verrà spiegata a fine capitolo per chi non è familiare al genere e vi assicuro che eccetto per questo prologo, non sarà tutto così complicato in futuro. Mi sono assicurata di non strafare, o annoiare con una narrazione lenta da fantasy "spiegone". Dopotutto le storie che mi riescono meglio sono quelle aperte ad un pubblico più vario, che oltre ad immergersi nel mondo che andrò a creare, vorrà avere qualcosa di appetitoso tra le mani, e fidatevi, sarà un fantasy romantico, ricco di colpi di scena e situazioni divertenti e altre abbastanza spicy😏 Insomma un libro leggero, ma anche profondo nei suoi temi più oscuri. Un viaggio che attraverserà terre fantastiche e tante, tante avversità, arricchito dai personaggi carismatici di cui mi sono innamorata personalmente!
Ora lascio la parola a voi per le impressioni a caldo! Cosa ne pensate a primo impatto? anche se c'è ancora poco per dare un parere, ditemi quello che vi passa per la testa, io sarò qui a leggervi! Se vi è piaciuto ricordatevi di lasciare una stellina e un commento per sostenere questo progetto che ci accompagnerà per un bel po'💫
Vi ricordo che la pubblicazione sarà ogni martedì eccetto casi eccezionali, come oggi per esempio, dove ho già deciso di rilasciare prossimo capitolo!!
Alla prossima allora, che Lolth vi guidi 🖤🫶🏻