Eclipse

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Summary

Athena Blake, una ragazza che lotta per sopravvivere ai suoi demoni, inizia un percorso psicoterapeutico in seguito al suo tentato suicidio. Elisabeth Johns, una psicologa pronta ad aiutare i suoi pazienti. I loro destini si intrecciano, esattamente come le loro anime. Ma se Elisabeth fosse già legata ad Athena fin dal passato? Se l’amore più dannato le colpisse come un fulmine durante la tempesta? E soprattutto…Elisabeth è davvero chi dice di essere? Nessuno delle due sa cosa sta per accadere. E forse, è proprio l’adrenalina del rischio ad unirle come la luna ed il sole. Poiché entrambi, trovano il modo di affiancarsi nonostante la distanza. E l’unica maniera per sopravvivere è questa: vivere nell’eclissi.

Status
Ongoing
Chapters
1
Rating
n/a
Age Rating
16+

Capitolo 1

Athena


Tutto iniziò con la scoperta della verità. Finii in un ospedale psichiatrico dove mi strapparono dal grembo della morte, e infine oggi sono qui. Ho passato molto tempo a prendere psicofarmaci, ma la parte più dura non è ancora arrivata: la psicoterapia.

Oltre i test per la schizofrenia, non ho mai fatto alcun tipo di seduta. Nemmeno una semplice chiacchierata (pacata) con i medici. Il mio disturbo mi è stato diagnosticato esattamente un mese fa, e hanno avuto bisogno che mi tagliassi le vene per prendermi sul serio. Non ho mai voluto morire veramente, solo far capire agli altri quanto stavo male. Solo che non so quanto mi sia convenuto farlo.

Insomma, sono uscita dal reparto circa una settimana fa, e sinceramente non sento di star ricevendo abbastanza attenzioni. Non voglio sembrare una mocciosa o una viziata, non è questo il mio intento. Ma come posso essere amata senza soffrire?

"Come stai, Athena?"

Dicono che il mio nome mia sia stato dato perché quando nacqui avevo l'aria di essere una piccola guerriera, ma si sbagliavano.

"Fate tutti le stesse domande?"

La psicologa non sembra essere infastidita dalla mia risposta scortese, anzi. Pare fiera, fa un sorrisetto e mi guarda negli occhi.

"Beh, evidentemente c'è un motivo, ed è anche molto semplice"

Tento una risposta.

"Forse perché c'è scritto nei vostri manuali?"

"Ritenta, sarai più fortunata"

"Perché sperate in una risposta positiva?"

"Noi non vogliamo una risposta positiva, ma sincera. Dato che proprio non ci arrivi, o meglio non vuoi arrivarci, te lo dirò io"

La dottoressa fa una pausa, quasi nella speranza che io mi faccia avanti. Ma non succede, piuttosto sfrutto il silenzio per osservarla. Capelli biondi, occhi scuri, alta più o meno 1,65 metri, carnagione tipica dell'Italia meridionale.

Non sembra nata qui, a New York, forse in Europa. Sono stata in Italia, a Venezia, ed è stata un'esperienza unica.

"Facciamo questa domanda perché è importante che voi pazienti sappiate come state"

"So come sto, e non ho bisogno di parlarne con lei"

Io e la psicologa siamo molto diverse esteticamente. I miei capelli sono di un rosso naturale, i miei occhi di un blu oceano.

Mi sono sempre piaciuta allo specchio, il problema è dentro di me.

"Credo che tu sia qui per stare meglio, non per parlare. Possiamo trovare molti altri modi per comunicare. Ti piace scrivere? Disegnare?"

"Nessuno dei due."

"Hai delle passioni?"

Se fossi al tuo posto, dottoressa, scapperei. Sono marcia, non troverai niente.

"Beh, forse... la recitazione"

"Hai mai fatto dei corsi per portare avanti questo percorso?"

"Non vedo futuro, quindi perché lavorare su esso?"

Forse sono stata troppo diretta, ma c'è una cosa che ho appurato in questo mese passato tra medici e psichiatri, è che loro non si stupiscono di nulla.

"Perché non vedi un futuro?"

"Non posso uccidere i miei demoni, sono troppo forti"

"Ma tu non sei sola, e poi c'è una domanda che vorrei porti: hai mai provato a sfidare uno di loro?"

"Uno dei demoni?" chiedo confusa.

"Sì, esatto"

"Certo, ma non funziona"

"Cos'è per te un demone? Descrivimi come è fatto e come ti fa sentire averlo dentro di te"

Non ribatto immediatamente, inizio a pensare ad una risposta sensata. Per me il bene è equivalente al male che intendono gli altri, per cui... Ma c'è solo una cosa che credo sia un demone per tutti.

"Il mio mostro è..."

Perché parli con lei? Non vedi che ti hanno tradito e abbandonato tutti? Lei farà lo stesso. La dottoressa è come lui, come tuo padre.

"Non serve a nulla!" sbraito all'improvviso.

"Cosa?" risponde pacata. È sempre così calma, e il suo sguardo penetra la mia pelle lacerando i polmoni. Non respiro.

"La seduta! Non parlerò mai con lei!"

"Te l'ho già detto, Athena, non devi per forza parlare. Puoi scrivere, disegnare, o se vuoi stare in silenzio. Questa, da ora in poi, è la tua stanza"

Non mi ero ancora soffermata sul guardare lo studio.

È pieno di quadri colorati, c'è una poltrona e le pareti sono di un bianco panna. Sembra la stanza di un manicomio per bambini, cazzo.

"Facciamo una cosa, dato che ti piace recitare, potresti inventare un personaggio"

"Recito, non sono un regista"

"Hai ragione, ma se dovessi interpretare qualcuno, chi sceglieresti?"

"A me piacciono le opere omeriche, per cui Elena"

"Cosa apprezzi di questa donna?"

"Il coraggio. Si è ribellata ad Afrodite dopo il duello tra Menelao e Paride, è stata vittima di un falso amore mandato dagli dèi. Eppure, lei si vede come una poco di buono, una cagna"

"In cosa ti rivedi?"

Penso se rispondere o meno, poi a quello che ha detto la dottoressa.

Opto per il silenzio, le rivolgo uno sguardo e scuoto la testa. Lei annuisce e passa alla prossima domanda.

"Ti va di parlarmi di te? Anche superficialmente, non m'importa che ciò che dici sia profondo o strutturato, raccontami tutto quello che credi importante"

"Ho diciotto anni, non frequento l'università e soffro di disturbo post traumatico da stress"

"Perché proprio 'non frequento l'università'? Cosa ritieni importante nello specificarlo?"

"Andavo molto bene a scuola, prima di..."

Dillo, dì che sei una puttana. Se hai le palle, raccontale la verità. "Io ero un genio, solo che ora non riesco a studiare più come una volta. Ho completato il liceo, mi sono diplomata con il massimo dei voti, poi il buio più totale"

"Pensi sia colpa tua?"

"E di chi sennò?"

"Non esiste solo il nero o il bianco, può anche esserci un grigio, o addirittura gli altri colori. La colpa può essere di nessuno, bisogna vedere cosa ha scatenato tutto, ma non per forza bisogna attribuirgli una colpa"

Penso a lui, a quel volto, e riesco solo a pensare quanto mi meriti ciò che mi è successo.

Io ho permesso che accadesse. Controllo l'orario nervosamente e mi accorgo che sono le cinque di pomeriggio inoltrate.

"La seduta è terminata quattro minuti fa"

"D'accordo, ne parleremo il prossimo venerdì"

Mi alzo di scatto e mi dirigo verso la porta. Esco dallo studio e la dottoressa mi accompagna fino all'uscita.

"Arrivederci, dottoressa"

"Ciao, Athena"