Sulla superficie dell’acqua

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Summary

Isaac, tormentato da blackout e vuoti di memoria, scopre di avere qualcosa che non avrebbe mai immagina prima.

Status
Ongoing
Chapters
1
Rating
n/a
Age Rating
18+

Il sogno

Ricordo ancora l’odore della pioggia, la sensazione di essere completamente immerso in essa.

Mi ripeto che devo scappare, che devo andarmene da qui, ma il mio corpo non si muove. Sento il battito del cuore che rallenta, si fermerà per quanto piano sta andando.

Poi, all’improvviso, una voce. Un sussurro che trapassava il silenzio. Mi chiamava.

«Isaac, vieni da me. Io posso darti ciò che vuoi. Devi solo allungare la mano, devi solo volermi davvero»

«Cosa sei?» chesi, la gola secca, le parole a malapena udibili.

«Non ti ricordi di me, Isaac?»


Non piove più, mi ritrovo nella casa dove sono cresciuto. La sensazione di essere in pericolo sale sempre più, ogni mia cellula vorrebbe sparire.

“Odio questo posto” dico ad alta voce.

La voce tornò, di nuovo.

«Perché lo odi, Isaac? A me sembra che tu stia ridendo. Non è così?»


Sento in lontananza delle risate,sono dei bambini che corrono, devono essere i miei amici, però mi sembrano più dei lamenti. Il suono si fa sempre più forte, è insopportabile.

«Portami via da qui, ti prego!» urlai.

«Cosa ti turba, Isaac?»

«Io non voglio sentire… Non voglio sentire più nulla!»

La voce, dolce e rassicurante, sussurra: «D’accordo piccolo mio, non sentirai più nulla»


È successo di nuovo, ho di nuovo fatto quel incubo.

Sono in camera mia immobile che fisso il soffitto tutto sudato, la mente in frantumi come dopo una lotta. Forse dovrei davvero allungare quella mano, pensai..

Un rumore improvviso mi fa tornare abbastanza lucido da capire che devo andare all’università.


Trascino il mio corpo in bagno e mi accendo una sigaretta, mi riprometto sempre che finito quest’anno smetterò di fumare. Chissà se sarà davvero così.


Scendo le scale, uno sguardo allo specchio vicino alla porta mi rivelò un’immagine inquietante: ero uno zombie, con enormi occhiaie che mi scavano il viso. Perfetto, rispecchiano alla perfezione come mi sentivo. Mi succedeva spesso di sentirmi come se il mio corpo camminasse da solo.


Apro la portiera della macchina e mi avvio verso l’università che per fortuna non dista molto da casa mia.

C’è sempre un mucchio di gente, non mi abituerò mai alla confusione. Mi fa troppo male la testa, voglio già andarmene.

Ogni mattina sempre la stessa storia, rimango per qualche minuto immobile davanti al lettore del badge, incapace di decidermi. Era come se la mia mente si divertisse a tormentarmi. Poi accadde di nuovo: quella voce.

Mi chiama, sussurra il mio nome, e tutto in torno sembra dissolversi. Le persone svaniscono, il mio cuore rallenta, e qualcosa dentro di me si muove, come se volesse uscire. Lo sento.


Un uomo mi viene incontro ma io non riesco a vedergli il suo volto, non è la prima volta che accade, a ogni mio battito si avvicina sempre di più. Voglio urlare ma so che non posso, devo stare fermo.

«Isaac, sono felice di vederti. Come stai ?»

Lo fisso per un po’ prima di pronunciare balbettando.

«S-sì professor Bunner»

«Vedo che neanche questa volta sei riuscito a dormire bene»

«Già»

«Stai prendendo le medicine per dormire, Isaac?»

«Si»

Non mi piace affatto mentire al professore ma non voglio che stia in pensiero per me.


La lezione è iniziata ma la mia mente viaggia altrove, “perché non riesco a concentrarmi?”. Sento un fischio provenire dalla finestra, mi giro e vedo una ragazza ferma in cortile con gli abiti bagnati. “Non è reale o forse si”. Non so che fare. Adesso il mio battito aumenta all’impazzata quasi volesse indicarmi di uscire fuori dalla stanza, “forse per una volta potrei seguire ciò che il mio istinto mi dice”.

Alzo la mano destra per richiamare l’attenzione del professore che sembra assorto nella sua spiegazione, tossisco leggermente per farmi notare. Forse ho tossito troppo forte, adesso tutti mi fissano aspettandosi qualcosa di grandioso da me magari un discorso inerente alla lezione, ma cosa potrei dire se non ho seguito neanche un minuto la lezione, il mio cervello era troppo impegnato a vagare.


Una volta che sono uscito, sento di nuovo la testa invasa da tutte quelle risate di bambini. Voglio che smettano. Come un idiota mi metto a correre fino alla macchina, entro dentro e accendo il motore. Guardo nello specchietto interno, vedo un’ombra seduta sul sedile posteriore. Un brivido scorre lungo tutto il corpo, guardo la portiera, l’istinto di uscire dalla macchina è tantissimo ma qualcosa mi blocca, le mie solite domande. Questa è la mia macchina? Dove vado poi io? Perché succede tutto a me? Ma la vera domanda è perché continuo a farle visto che l’universo non mi da le risposte.

Chiudo gli occhi per prendere coraggio di rivolgergli qualche parola ma quando li riapro non c’è più, un sospiro di sollievo apre i miei polmoni. Resto fermo a fissare il volante per qualche minuto, in qualche modo il mio cervello doveva dare un significato logico a quello che stava succedendo.


Torno a casa, erano successe molte cose strane, chi era quella ragazza? Cosa era quell’ombra? Vorrei smettere di pensarci ma per un qualche inspiegabile motivo la curiosità mi ha raggiunto inizio a cercare di fare collegamente, ma come ogni volta che deciso di ragionare su qualcosa il mio cervello mi aiuta.

Sono stanco, ma ho troppa paura di dormire e di rifare quell’incubo. Mi sembra di star combattendo con la mia mente.


Prendo il mio solito libro di poesie e inizio a leggere, senza accorgermene i miei occhi iniziano a chiudersi, non riesco a oppormi, mi addormento.


Sento qualcuno che mi tocca, chi sei?

«Ha davvero importanza, Isaac»

Quella voce…sempre la stessa, sono finito di nuovo in questo incubo.

«Isaac vieni da me…»

Qualcosa mi dice di non fidarmi, eppure sento di conoscere quella voce.

Voglio capire chi è, voglio andare in fondo alla questione.

«Dimmi chi sei?»

«Vedo che finalmente prendi iniziativa, non ti ricordi proprio di me piccolo mio»

Adesso devi svegliarti o rimarrai qui per sempre.

«Cosa vuol dire?»

Mi trovo nel bel mezzo del mio salotto che parlo da solo, oggi è proprio una bella giornata.


Il telefono squilla, è Jimmy il mio migliore amico. Studia sceneggiatura insieme a me, ma è molto più bravo di me.

«Ciao Jimmy, cosa succede?»

«Spero tu stia scherzando, sono ore che ti aspetto per registrare il cortometraggio»

«Ore? Ma che ore sono?»

«Sono 18:00»

«Cosa?! Stai scherzando… Ma veramente è così tardi?

«Si stupido, ma che ti prende?”

«Scusami arrivo subito»


Trovo Jimmy con il broncio che mi guarda malissimo.

«Scusa amico, mi sono addormentato»

«Spero tu sia riuscito a dormire, piuttosto come ti senti mi hanno detto che hai abbandonato la lezione oggi»

«Si sono riuscito a dormire»

Lui è molto intuitivo e mi capisce sempre, a volte penso di non meritare la sua amicizia perché io cosa posso mai dargli in cambio.

«Forza Isaac muoviti, lo studio è dietro l’angolo»

«Arrivo» continuo a camminare in modo goffo.

Scrivere è l’unica cosa che davvero mi piace, l’ho sempre amato fin da bambino, mi aiuta ad organizzare i miei pensieri che altrimenti starebbero sparsi nella mia testa. Mi dava un senso di pace interiore.


Decidiamo di consegnare il nostro progetto sperando che venga accolto.

«Bene ragazzi entro qualche giorno avrete la risposta»

Guardo Jimmy entusiasta, questo mi rende davvero felice.

Nel tornare a casa ci siamo fermati in una pizzeria per mangiare qualcosa. È davvero piacevole stare con Jimmy.


Sono di nuovo nel mio letto che piano piano sta diventando il mio nemico, sembra rapirmi ogni volta che mi ci metto sopra. Non riuscirò a stare sveglio tutta la notte, sono troppo stanco.

Nel momento esatto in cui i miei occhi si sono chiusi, sono stato catapultato in una stanza completamente buia, mi giro spaventato in ogni direzione ma non vedo nulla, fino a quando non vedo una porta bianca in mezzo, rimango fermo a guardarla. Cosa sta succedendo, sto forse diventando pazzo.