L'inferno di Sado [ITA]

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Summary

«"Ma cosa stai facendo? Non dovevi uccidermi? Invece mi dai il culo così? Cosa direbbe il tuo amato Dio se ti vedesse così? Sei una vergogna per la tua razza. Oddio, come farai ad essere pura ora? Dopo aver dato il culo al diavolo?" Rise la regina della lussuria.» Fantasy lesbo-erotico più che blasfemo. Letteralmente si ambienta all'inferno per questo potreste leggere qualsiasi tipo di insulto a Dio, immoralità e perversione sessuale. Ben descritta, aggiungerei. Quindi chierichetti di sto cazzo e bambini fuori dai coglioni. «"Ti umilierò, libererò la tua vergogna, te la farò sentire bruciare sulla carne, e godrai tanto nel contrastare il tuo orgoglio, e godrai ancora di più nel perderlo, piegandoti ad una volontà superiore che in realtà desideri."»

Status
Ongoing
Chapters
3
Rating
n/a
Age Rating
18+

1

L'imperatrice dell'oscurità, seduta sul proprio trono, strattonò le catene facendo cadere i due angelə al suolo.

Erano le più belle che avesse mai visto. Nuovi arrivi, direttamente dall'eden. Da ammaestrare, da rendere le schiave degli inferi.


"Lasciaci andare. Nel nome di Dio.

Io ti ripudio." ghigno l'angelə più puro che avesse mai visto. Occhi verdi e capelli d'oro. Occhi rabbiosi, pieni di coraggio. Ali bianche, immense, rese piccole ed inopportune strette dalle catene. Constatò subito il suo caratterino.


"Io sono l'unico Dio da cui avrai risposta qui." ghignò, divertita. "Risparmiatelo, perché tra poco mi pregherai." rise facendo tremare gli inferi.

Aestrel ribelle come sempre, luce d'orgoglio e senza paura, osservò la compagna preoccupata.

Zelfe tremava. Aveva paura, e le lacrime agli occhi. Era un angelo buono, non da guerra, destinata alla custodia umana, al bene. Avrebbe voluto rassicurarla e stringerla a sé.

Doveva fare qualcosa per portarla via, per salvare almeno lei.


Guardarono entrambe la madre dei demoni, lasciandosi intimorire dalla sua presenza, dalla sua essenza maligna. Rabbrividirono.

Le corna ergevano dal suo capo, spesse e possenti, come le ali nere ed immense, la coda pece a punta, fluttuava nell'aria calda fendendola.

A far arrossire le due anime innocenti, fu il corpo nudo, sensuale, mal coperto dalle vesti d'oro. La pelle bianco latte, pura come la loro, differiva solo per i simboli tatuati sopra, marchi neri e linee affusolate.


"Vedete. Non tutti hanno l'onore di succhiarmi la figa. Ora, tra pochi istanti inizierete a sentirvi meno, a sentirvi perse e desiderose di fare la mia volontà.

Perché? Perché sono la Dea del sadismo, madre dei demoni, regina degli inferi, liberatrice di lussuria e padrona delle masochiste.

Per natura non potrete fare a meno che desiderare la vostra sottomissione totale, a me. Non potrete che supplicarmi di farvi mie. Di essere le mie puttane, le mie luridi angelə da monta. Divertente, vero? Come tutto cambierà in così poco tempo." rise malefica.


Le sue iridi bianche, vuote davano i brividi. I suoi sguardi facevano paura, facevano tremare.


Aestrel strinse il proprio segreto tra le dita.

Era riuscita a rubare un piccola lama, il pezzo di spada andata in frantumi durante l'assalto. Lo nascondeva tra le mani ammanettate tra loro, speranzosa, determinata a salvarsi, a salvare Zelfe.

-Santo unico Dio, salvatore, dammi la forza, dammi il coraggio. Ascoltami, raggiungimi fin qui. Che questa sacra lama possa trafiggere il male. Ti prego per un miracolo. Che bruci la sua pelle e ci dia modo di tornare da te, o che per lo meno, renda sensato il nostro sacrificio.-


La regina si alzò dal trono, si avvicinò sorridente.

Aestrel in un guizzo di fede ne approfittó.

Rapida si alzò in piedi, gettandosi contro la regina degli inferi, in un ultimo gesto disperato. Impugnando l'acciaio miró al suo ventre, ma prima che potesse sfiorarla l'aria attorno a lei diventò statica, bloccandola nel tempo.

Il diavolo prese la lama tra le proprie dita, sfilandola di mano. Non sembrava sorpresa, né arrabbiata, al contrario, con tutta calma giocò con il ferro pungendosi, e afferrando la veste dell'angelə prese a ridurla in pezzi con un sorriso soddisfatto sul volto. Ciò che rimaneva dell'indumento scivolò a terra.

Osservò la pelle nuda, ed i seni piccoli e sodi della sua nuova creaturina. La guardò negli occhi godendo del suo sconforto, osservando ogni sua speranza finire in brandelli.


"Esilarante. Un gesto tanto stupido, deve nascere da tanta disperazione, da terrore puro.

Posso annussare la tua paura, sotto quella cortina di folle coraggio e fanatismo.

Non temere, non vi ucciderò per questa stupida idea. Perché dovrei uccidervi, quando posso rendervi le mie puttane per l'eternità?"

Si alzò per osservarla meglio, girandole attorno. Ronzandole attorno.


"Non mi toccare. Io ti ammazzo."

Una risata profonda, più che divertita.

"Sbagli. Non mi ammazzerai.

Sai cosa farai invece?

Sai cosa farai proprio ora?

Ora ti metterai a quattro zampe per ricordare il tuo posto. E quando sarai al suolo, ai miei piedi, sentendoti misera sotto la mia maestosità, allora appoggerai la guancia a terra, e alzerai il culo. Mi darai il culo. Il tuo bellissimo sacro culo da angelə del paradiso.

Ti sentirai terribilmente umiliata, la sarai e ancor peggio non riuscirai a spiegarti perché ti piace tanto. Ti renderai conto che il tuo Dio ti ha abbandonata, e che esiste goduria ben maggiore a servizio della tua nuova padrona."


Aestrel la fulminò con lo sguardo. Non l'avrebbe mai fatto, non si sarebbe mai piegata alla sua volontà. Eppure le sue ginocchia cedettero, tradendola. Combatté contro se stessa, qualcosa dentro di lei cedeva, faceva acqua da tutte le parti sommergendo il suo autocontrollo. Il bisogno di lasciarlo accadere. L'obbedienza intrinseca nel suo sangue.

Lacrimò e si eccitò mentre appoggiava la guancia al suolo. Provò a contrarre i muscoli ma la sua schiena si piegó e la sua natura rimase esposta agli occhi e al piacere della sua nuova tiranna.


La demonessa si sedette sul trono compiaciuta da quella visione.

"Ma cosa stai facendo? Non dovevi uccidermi? Invece mi dai il culo così? Lo alzi proprio per bene... Vedo la tua figa, vedo tutto.

Che vergogna! Ti stai per caso eccitando o sbaglio? Mh sì, quella è proprio eccitazione.

Cosa direbbe il tuo caro Dio se ti vedesse così? Sei una vergogna per la tua razza.

Oddio, come farai ad essere pura ora? Dopo aver dato il culo al diavolo?" Rise. Rise tanto forte che la terra prese a tremare e a scintillare fiamme.


Zelfe scoppiò a piangere.

"Ti prego, non farle del male. Ti scongiuro. Non farci viole-" singhiozzò.

La Dea sorrise intenerita.

"Violenza? Oh no no, bimba." le si avvicinò chinandosi a lei. Con dolcezza raccolse una lacrima dal suo volto per poi portarla alla bocca. Roteó gli occhi indietro per la goduria. Il sapore delle sue lacrime era... divino!

Lo capì subito. Era una prelibatezza. La natura di Maso abitava in lei.


"Non sono mica quello stronzo del vostro Dio.

No no, io voglio il vostro piacere, care mie.

Voglio la vostra goduria, pura.

Vi sto liberando, vi sto liberando dalla prigionia, dal senso di colpa, dalla vergogna. Vi sto liberando, vi sto dimostrando che tutto ciò per cui non siete amate da lui, da alcun lui, sarà tutto ciò per cui sarete amate da me, da chiunque qui. Lo capisci?" scoprì i denti a punta in un sorriso. La ragazzina tremava, spaventata ed ammaliata.


Aestrel ringhiò.

"Non toccarla, lasciala stare!

Sono tutte bugie. Non è libertà, dov'è il nostro libero arbitrio? Ci stai incantando, ci stai maledendo. Non c'è libertà dove non c'è scelta. Non vuoi la nostra goduria, vuoi il tuo solo piacere egoista. Servita e riverita. Sei solo un essere falso e spregevole." sputò a terra.


A Sado piaceva giocare, Ancor più che con i corpi con le parole, con le menti.

"E dov'era il vostro libero arbitrio? Siete nate per il servizio di un falso Dio. Siete state indottrinate al giusto e lo sbagliato, e oppresse. Hanno incolpato me, avete incolpato noi, per spiegare la vostra natura, per opprimere ciò che di voi era troppo scomodo, per giustificare gli errori senza alcuna responsabilità.

Dio non aiuta: è colpa del male.

L'uomo è aggressivo: è colpa del male.

Ho pensieri impuri: è colpa del male.

"Male" che parola inesatta. Non c'entro niente col male. Semmai con l'immensa libera e accogliente oscurità.

Siete così limitate dalla visione fuorviante che vi hanno insegnato. Dov'è la vostra libertà? Cosa c'era prima di Dio? Qual'é la vostra natura? Quando mai avete scelto in vostro nome? D'altronde una ragione c'è se Dio non ha ali, e il diavolo sì"


Accarezzò con affetto l'angelə Zelfe, sulla guancia. Le piaceva come abbassava lo sguardo intimorita, come tratteneva le lacrime e tremava. Le piaceva sapere che la stava ascoltando, che stava capendo il suo discorso, mettendo la propria realtà in discussione.

Quell'angelə sapeva di che stava parlando. Le piaceva il suo respiro affannoso, e il rossore sulle sue guance. Tutta quell'innocenza la riempiva di aggressività.


"Lo capisci vero? Zelfe" le alzò il mento cercando il suo sguardo. La piccola creatura alata annuì e rovesciò gli occhi all'indietro tremante, ansimando insistentemente per il contatto.

Voleva essere presa, voleva appartenerle come qualsiasi creatura che fosse rimasta a contatto con lei per così tanto tempo.


"Smettila di stregarla. Zelfe resisti. Ti prego"

Sado sorrise. Per divertimento entrò nei suoi pensieri.

-Cosa mi sta succedendo. Ah… voglio essere sua. Voglio piegarmi alla sua volontà. Ne ho bisogno. Non riesco a controllare il mio corpo e oddio, ti prego fai di me ciò che vuoi, ti prego baciami, usami e fammi soffrire. Voglio essere la tua schiava. Ah-

Ghignò. Accarezzandole il volto.

"Non ti preoccupare. Sei già la mia schiava Zelfe" le lasciò un bacio sulla fronte.

Zelfe iniziò a contorcersi ed ansimare. Gemette contro al suolo, mentre la padrona della lussuria tornava a sedersi.


Il bacio di un demone per una creatura così innocente poteva avere la stessa intensità dell'essere vittima di una gangbang di succubus. Infatti Zelfe godeva assuefatta, raggiungendo più orgasmi.

"Che le hai fatto?" le urlò l'altra.

"Le ho dato un bacetto sulla fronte e ora sta raggiungendo il suo quinto orgasmo" scoppiò a ridere, consapevole che quella risata sarebbe costata ulteriore umiliazione e quindi almeno altri tre orgasmi multipli per la povera creatura alata.

Era adorabile, con gli occhi all'indietro e il viso rosso dallo sforzo, tutta raggomitolata su se stessa per la vergogna. Amava la vergogna, quasi quanto vedere la sofferenza.


"Smettila!" continuò l'altra.

"Oh Dio merda, quanto sei cagacazzo. Io non sto facendo nulla.

La tua amica si sta divertendo come non mai e tu vorresti rovinarle questo bellissimo momento? Quanto egoismo. Posso liberare anche te da tutti questi limiti, sai? Così non avrai più niente da invidiarle"


L'angelə rimase in silenzio. Ostile. Osservando la propria compagna contorcersi al suolo.


"Credi davvero che io le stia facendo qualcosa? Non vi sto maledicendo, né stregando.

È la vostra natura. La sto solo liberando.

È l'effetto che faccio. Mh, diciamo che è un mio talento naturale, ed il vostro è quello di goderne immensamente.

Sai cosa sta pensando ora Zelfe?

Sta pensando: ommioddio voglio essere scopata dalla mia padrona, voglio essere presa da dietro dall'imperatrice e servirla con la mia lingua. Oh no, che vergogna sta dicendo tutto ad Aestrel facendomi godere di più. Non voglio che mi veda così, mi eccita troppo."

L'angelə urlò raggiungendo l'orgasmo. Sentire i propri pensieri peccaminosi detti ad alta voce la faceva vergognare tanto da godere incessantemente.


Aestrel rimase in silenzio tremante e la regina degli inferi le si avvicinò permettendole di alzare il volto da terra e mettersi a sedere.

"Sei così difficile. Al contrario della tua amata.

La desideri vero? Avresti voluto farla godere così. La ami e non solo platonicamente, ma è peccato nel regno dei cieli amare così chi è come te.

Un angelə non può cedere alla tentazione della carne. Non può essere tanto egoista da preservare tutto il proprio amore.

Deve servire solo ed unicamente Dio e l'uomo. Non deve avere voglie. Non deve cedere. Deve provare vergogna e repulsione per i propri istinti. Deve soffocare i propri sentimenti e la propria individualità.

Non temere, Aestrel. Figlia mia. Io ti libererò da questa prigionia interiore. In quanto portatrice di lussuria. Sarai amata con tutte le tue perversioni."


Aestrel tremava, non solo nel corpo ma anche nell'animo. Zelfe godeva davanti a lei. E quelle parole risvegliavano sentimenti e dubbi che aveva cercato di dimenticare. La padrona della lussuria la faceva sentire piccola ed esposta, la faceva sentire serva. Il respiro affannoso le spaccava il petto. Solo una ruga di disappunto sulla fronte non cedeva.

"Ti umilierò, libererò la tua vergogna, te la farò sentire bruciare sulla carne, e godrai tanto nel contrastare il tuo orgoglio, e godrai ancora di più nel perderlo, piegandoti ad una volontà superiore che desideri"


Scosse la testa, stanca ed ammaliata. L'intero corpo cedeva.

Entrò nei suoi pensieri.

-Vai avanti, fallo. Voglio di più. Ho bisogno che questa sensazione non finisca. Non posso ammetterlo. Dovrei contrastarlo. Non è possibile. Non smettere ne ho bisogno.-


"Vuoi essere umiliata? Vuoi diventare la puttana della regina degli inferi?" chiese astutamente, mentre Zelfe raggiungeva un altro orgasmo in sottofondo.


"N-no." ghignò tra i denti l'angelə ribelle.

-Sì. Lo desidero. Desidero tutto ciò che sei. Non ascoltarmi e fallo. Liberami.-


"Come vuoi allora…" sorrise sadica.