Prima che ci spezzassimo.

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Summary

Aylin e Lucian sono cresciuti porta a porta, legati da un passato di dolore e promesse silenziose. Ora, lui è il ragazzo che ama stuzzicarla, il playboy della scuola. Lei, la ragazza che non si fida più di nessuno. Tra litigi, ricordi che non svaniscono e un legame che rifiuta di spegnersi, Aylin dovrà scegliere se tenere Lucian lontano... o lasciarsi travolgere da ciò che hanno sempre cercato di negare. Perché a volte, l'amore nasce proprio tra le crepe.

Status
Ongoing
Chapters
1
Rating
n/a
Age Rating
16+

Quella notte...

La pioggia cadeva fitta, battendo contro i vetri e il tetto come un tamburo impazzito. La piccola Aylin stringeva la mano di Kaleb, le dita sottili e tremanti, mentre correvano dietro alla madre lungo il vialetto lastricato e scivoloso. Il suo cuore batteva all’impazzata, il respiro le bruciava nei polmoni, ma non osava fermarsi. Alle loro spalle, la casa che avevano appena lasciato sembrava inghiottita dall’oscurità… insieme alle urla del padre.

Arrivati davanti alla porta di legno dei Blackwell, la madre, Isabelle White, iniziò a bussare disperatamente. Sapeva che quella era la loro unica salvezza. Quella notte aveva deciso che avrebbe messo fine a quell’inferno. Aveva preso i suoi figli ed era fuggita, nel cuore della notte, sotto una pioggia torrenziale, per cercare aiuto.

«Apri… ti prego, apri!» urlò Isabelle, la voce spezzata dalla paura.

La porta si spalancò e apparve un uomo. La sua figura imponente avrebbe potuto intimorire chiunque: alto, muscoloso, con un viso rigido e severo. Ma i suoi occhi… i suoi occhi scuri non erano di pietra. Lì dentro c’erano compassione e dolore, come se sapesse esattamente cosa stava accadendo.

Senza esitazione, fece entrare i tre. Era il signor Blackwell, Jason. «Lyla! Porta degli asciugamani!» chiamò alla moglie.

«Oh, santo cielo! Cos’è successo? Forza, entrate!» disse la signora Blackwell, accorrendo verso di loro.

Aylin fu trascinata all’interno e subito avvolta in un asciugamano caldo. Le lacrime continuavano a rigarle il viso; non riusciva a gridare, a parlare… nemmeno a emettere un suono.

«Kaleb,» disse Isabelle, piegandosi verso il figlio maggiore e trattenendo a stento le lacrime, «porta tua sorella in salotto. Aspettatemi lì. La mamma deve parlare con i signori Blackwell… va bene, tesoro?»

Kaleb annuì. Non pianse. Non urlò. Si limitò a stringere più forte la mano di Aylin e la condusse in silenzio verso il salotto.

Si sedettero accanto al camino. Kaleb abbracciò sua sorella, promettendo a sé stesso che mai e poi mai avrebbe permesso a qualcuno di farle ancora del male.

Poi sentirono dei piccoli passi.

Lucian.

Aveva la stessa età di Kaleb, ma nei suoi occhi scuri c’era qualcosa di selvaggio e determinato. Si avvicinò senza dire una parola e le porse una coperta. «Sei tutta bagnata.»

Aylin non rispose, ma afferrò il tessuto con mani tremanti. Sentiva il cuore martellare forte nel petto.

Lucian si sedette accanto a lei, lanciando un rapido sguardo a Kaleb, quasi in cerca della sua approvazione. Poi, con gesti goffi ma sinceri, prese l’asciugamano e iniziò ad asciugarle i capelli e le lacrime. Quando i loro occhi si incontrarono, Aylin vide in lui qualcosa che non sapeva spiegare: una promessa silenziosa.

Lucian sentì una stretta al petto. Allungò le braccia e, senza pensarci, la strinse a sé.

In quell’abbraccio muto, un giuramento nacque spontaneamente: l’avrebbe protetta per sempre.

I tre bambini rimasero lì, in silenzio. Nella casa Blackwell, quella notte, si udivano solo il crepitio del fuoco e i singhiozzi soffocati di Isabelle White nella stanza accanto.

Fu quella la notte in cui tutto cambiò. La notte in cui Aylin capì il vero significato di casa. Casa non era solo dolore… casa era il calore di un abbraccio e gli occhi neri di un bambino che non l’avrebbe mai lasciata sola.