Molto più di quanto tu creda

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Summary

2 giovani ragazzi, un amore, un sogno, una vita condivisa fra trambusti e peripezie. Un libro che parla d'amore, di morte, di sofferenza ma anche di tanta felicità... la vera felicità

Genre
Romance
Author
simone09
Status
Ongoing
Chapters
5
Rating
n/a
Age Rating
16+

Chapter 1

07/08/2105

Il pronto soccorso dell’ospedale di Venezia era avvolto dalla calma. Le luci al neon filtravano fredde sulle pareti bianche, riflettendosi sui pavimenti lucidi. Un silenzio teso, quasi sospeso. Solo qualche tossicchiare sommesso, il ronzio continuo dei macchinari e il fruscio leggero delle porte automatiche che si aprivano e chiudevano svogliate.

L’infermiera di turno — una donna robusta, dai capelli raccolti in una crocchia stretta — camminava con passo deciso tra i corridoi. L’odore pungente del disinfettante si mescolava con il profumo amaro del caffè proveniente dalla macchinetta accanto alla sala d’attesa.

C’erano pochi pazienti. Una donna anziana leggeva una rivista senza davvero sfogliarla. Altri due, più giovani, fissavano il vuoto come se cercassero di riempirlo con i pensieri.

Poi, all’improvviso, il silenzio si spezzò.

Uno schianto. Le porte a vetri si spalancarono violentemente. Due paramedici fecero irruzione spingendo una barella. Andavano veloci, ma con una precisione chirurgica. Su quella barella, un uomo. Anziano. Immobile. Il volto pallido come marmo, ricoperto di sangue secco misto a sudore. Una ferita alla tempia, scura, incrostata, le sue mani giacevano fredde ai lati del corpo. Gli occhi, persi nel vuoto, lasciavano trapelare un’ombra di dolore.

«Oh cazzo... questo è grave,» mormorò l’infermiera, già in movimento verso di loro.

Alle loro spalle, una figura entrò di corsa: una ragazza dai capelli rossi, arruffati, il pigiama sotto una giacca nera indossata in fretta. Gli occhi spalancati, lucidi di paura, fissi sull’uomo sulla barella. Si fermò al banco delle infermiere, il respiro affannoso.

«Dottore!» gridò ancora uno dei paramedici. L’altro spingeva la barella verso la sala d’emergenza.

Il primo, un uomo sui trent’anni, si avvicinò al medico di turno. «Caduta dalle scale. Probabile trauma cranico. Non ha ancora ripreso conoscenza. Abbiamo bisogno di una TAC immediata.»

Il medico annuì, rapido. «Preparate la sala 8!»

Nel frattempo, l’infermiera si avvicinò alla ragazza, alzando il braccio per fermarla con delicatezza. «Signorina, deve restare qui, per favore. È in buone mani.»

La ragazza sembrò non sentirla subito. Poi abbassò lo sguardo, come se solo in quel momento si rendesse conto di dove si trovava.

«Posso stare con lui?» chiese, la voce incrinata dalla paura.

«Al momento no. Ma venga, si sieda un attimo,» disse l’infermiera, indicandole una poltroncina verde.

La ragazza si lasciò cadere sulla sedia, le mani tremanti, la schiena piegata dalla tensione. Cercava di respirare con calma, ma ogni battito del cuore sembrava rimbombare nelle orecchie.

«Mi dica cos’è successo,» chiese l’infermiera, sedendosi accanto a lei con tono calmo.

Giulia sollevò lo sguardo, cercando le parole. «Lui... si chiama Sergio. Io... sono la sua badante. Mi chiamo Giulia. È caduto dalle scale. Credo abbia messo male un piede... è rotolato giù. Ha battuto la testa, forte. Sanguinava ovunque... non riuscivo a fermarlo…»

La voce le si spezzò in gola. Abbassò la testa, stringendo le mani.

L’infermiera annuì, comprensiva. «Capisco. È stato uno shock. Ma adesso siamo qui, e ci occuperemo di lui. Sa se ha dei familiari? Qualcuno da avvisare?»

Giulia scosse piano la testa. «No... non credo… non che io sappia.»

L’infermiera le rivolse un sorriso gentile. «Allora è ancora più importante che lei si riposi. Sergio è in buone mani.»

Il tempo si dilatò ancora. Le lancette continuarono a girare, lente. Passarono quasi due ore.

Poi, un medico si avvicinò. Un uomo alto, con gli occhiali e l’aria stanca ma rassicurante.

«Giulia? Sono il Dottor Vianello. Sergio è stabile. Ha riportato una brutta ferita, ma niente di irreparabile. Gli abbiamo messo venti punti di sutura. Ora resta in osservazione fino a domani, poi potrà tornare a casa.»

Giulia tirò finalmente un sospiro. Le spalle si abbassarono, il corpo si rilassò di colpo.

«Grazie, dottore,» disse, rovistando nella borsa. Pescò un foglietto e scrisse un numero. «Mi chiami se dovesse peggiorare, per favore.»

Il medico prese il foglio, annuendo. «Certamente. Ma ora vada a casa e cerchi di dormire un po’. Le farà bene.»

Giulia annuì. Un’ultima occhiata alla porta della sala d’emergenza, poi si voltò e uscì.