Capitolo 1: Inizio del mistero
Luna bianca e luminosa, così luminosa da far arrivare la sua luce anche in posti inimmaginabili.
La luce della luna, piena e abbagliante, dominava il cielo come una presenza silenziosa e onnipresente. Era così intensa da sembrare quasi viva, capace di avvolgere ogni cosa in un velo argenteo. Il suo bagliore rendeva i dettagli del paesino nitidi, mettendo in risalto le pietre del selciato e le facciate degli edifici, ma al tempo stesso creava ombre profonde, dense e mutevoli, che si allungavano come figure silenziose lungo la strada e sui muri.
Sembrava che la luna dirigesse il suo chiarore con precisione, illuminando alcuni punti come per catturare l’attenzione, mentre altre zone rimasero avvolte nell’ombra, quasi dimenticate. La sua luce arrivava persino nei vicoli più stretti, scivolando lungo gli angoli e disegnando un paesaggio fatto di contrasti tra chiaro e scuro.
Era una luce che affascinava e inquietava al tempo stesso, capace di trasformare ogni dettaglio della notte in qualcosa di unico. Sotto quel bagliore, ogni cosa sembrava più viva, e persino il silenzio della strada sembrava raccontare una storia.
Quella notte c’era chi dormiva e chi come Ludovica che era sveglia a osservare il mondo fuori dalla sua finestra, godendosi dei dettagli e del chiaroscuro che la luna mostrava degli edifici che la circondavano. Il paesino si trova quasi alla cima di una montagna, è un paesino di circa mille abitanti, pieno di case e palazzi uno accanto all’altro. Con circa tre piazzole qua e là, ogni piazzola ha una sua caratteristica. La più grande era usata principalmente come luogo dove fare fiere e feste. La seconda leggermente più piccolina era il luogo in cui ragazzi si riunivano per passare i pomeriggi o le serate. Ed infine l’ultima, che era la più piccola delle tre ed era un luogo in cui quasi nessuno si soffermava troppo, circondata da una biblioteca con la facciata che parlava della sua storia, la facciata si innalza austera e decorata con guglie appuntite che sembrano sfiorare il cielo. Il portale in legno scuro, riccamente intagliato, è incorniciato da un arco gotico con vetrate colorate che riflettono giochi di luce arcobaleno. Sopra l’ingresso, una grande finestra a forma di rosone domina la struttura, mentre gargouille di pietra vigilano dai cornicioni. L’intera facciata è avvolta da un’aura di mistero, come se custodisse non solo libri, ma segreti antichi e dimenticati. Ai lati della biblioteca si poteva scorgere un piccolo bar che sembrava una continuazione della facciata della biblioteca.
Ludovica è una ragazza dai capelli castani e lunghi fino a metà schiena, magra e con altezza media.
Attraverso la finestra della camera di Ludovica ciò che si vedeva era la strada principale che era illuminata dalla luce della luna, sembrava uscita da un dipinto antico. Il selciato era formato da pietre irregolari, lucide per l’umidità della notte, che riflettevano l’argentea luce lunare. Ai lati della strada si allineavano palazzi dalle facciate consumate dal tempo, alcuni con balconi di ferro battuto ricoperti da un leggero strato di ruggine. Le persiane, molte delle quali chiuse, lasciavano trapelare appena una sottile lama di luce, dando l’impressione che qualcuno osservasse da dietro quelle finestre.
Le ombre create dalla luna giocavano con le forme degli edifici, allungandosi e deformandosi lungo la strada, creando un’atmosfera quasi onirica. Le botteghe, chiuse a quell’ora, mostravano insegne scolorite e vetrine spoglie, ma dietro ai vetri si potevano intravedere oggetti dimenticati, come vecchi libri, orologi o lanterne. Un lampione isolato, con la luce che tremolava debolmente, sembrava vegliare sulla via, mentre il vento notturno portava con sé un lieve fruscio, come se la strada sussurrasse segreti.
Ad un tratto Ludovica ebbe la sensazione di essere osservata, continuando a guardare nelle varie ombre notò degli occhi verde smeraldo che le sembrarono affascinanti e inquietanti al tempo stesso. Vedendole si spaventò. Dopo qualche istante che le iridi della ragazza si erano incollate alle precedenti le percorse un brivido lungo la schiena, in quell’istante decise di voltare lo sguardo verso l’orologio che segnava le 3:33 di notte, poi guardò nuovamente in quella direzione e in altri luoghi ma gli occhi verdi erano spariti, a quel punto pensò che fosse stato frutto della sua immaginazione ma l’impressione di essere osservata era ancora presente, così andò nel letto nella speranza di scacciare quei pensieri, mentre cercava di addormentarsi il suo pensiero fu: “Quegli occhi... erano così intensi e profondi. Sembrava che brillassero di luce propria, come due gemme incastonate nell’oscurità. Non riuscivo a staccare lo sguardo, come se avessero un potere su di me, come se mi chiamassero.” Mentre faceva questi pensieri sentì una leggera carezza di vento sulla guancia, Ludovica riaprì per qualche istante gli occhi per essere sicura che la porta e la finestra fosse chiusa e così era, pensò che fosse stato frutto della sua immaginazione e così si lasciò trasportare dal sonno.
La mattina dopo alle 6 la sveglia iniziò a suonare per dare inizio a una nuova giornata. La ragazza appena svegliata si sentiva in modo diverso, più sicura di sé, così guardando nel suo armadio decise di indossare un paio di calze color carne, una gonna blu, lunga fino a poco più sopra delle ginocchia, sopra mise una maglietta bianca leggermente scollata e non troppo leggera. Mentre si guardava allo specchio, si vide come mai prima di allora. Si mise un giacchetto rosso e lo zaino anch’esso rosso. Quando ebbe finito si vestirsi, si ammirò per qualche secondo allo specchio e si sentì fiera poi guardò l’orologio sul comodino che segnavano le 7:00 del mattino e questo significava che era in ritardo. Uscì dalla stanza in tutta fretta, si diresse verso il portone dove ad aspettarla c’era la mamma, quest’ultima appena la vide iniziò a blaterare che, come al solito, erano in ritardo, una volta entrate in macchina Ludovica smise di ascoltare le lamentele della madre, si mise a guardare fuori dal finestrino continuando a pensare a quegli occhi verdi, i suoi pensieri erano: erano reali o era frutto della mia immaginazione? Magari me li sono sognati. Il tratto in macchina durò un po’ più del previsto; infatti, arrivò davanti all’entrate della scuola alle 7:56. All’entrata c’è un cancello enorme da dove entrano gli studenti, in fatti in quel momento c’erano diversi gruppi di studenti a chiacchierare fra di loro, oltrepassato il cancello si segue dritto e poi si gira a sinistra dove ci sono le porte a vetri, da cui si entra pe andare nelle varie aule. Passati pochi minuti si sentì la campanella che dava inizio alle lezioni, le porte si aprirono e gli studenti iniziarono ad entrare per dirigersi nelle proprie aule. Quando la mora arrivò a pochi passi dalla sua classe le percorse un brivido lungo la schiena che la bloccò sui suoi passi per qualche istante, poi riprese a camminare, Ludovica si bloccò sulla soglia dell’aula. Il chiacchiericcio dei compagni le arrivava ovattato, come se fosse sott’acqua. In fondo alla classe, vicino alla finestra, sedeva lui. Capelli scuri, postura rilassata, lo sguardo basso su un foglio bianco. Stava disegnando? Scarabocchiando? Non lo sapeva. Ma poi, come se avesse percepito la sua presenza, alzò gli occhi. E lei si sentì mancare il fiato. Verde. Intenso, profondo. Troppo simile a quelli che aveva visto la notte prima. Il cuore le batté più forte. Un’ondata di brividi le percorse la schiena. Era assurdo, impossibile. Eppure... Lui la stava guardando. Per un istante, il tempo sembrò fermarsi. Poi, senza dire nulla, il ragazzo abbassò di nuovo lo sguardo e tornò al suo foglio. Ludovica sentì il sangue affluire alle guance. Cosa diavolo stava succedendo? La ragazza era così concentrata che non si accorse dell’arrivo del professore alle sue spalle e che disse semplicemente: “Buongiorno a tutti, ognuno al suo posto, grazie...” la ragazza allora si diresse al secondo banco dove si trovava Elena, una sua amica dai capelli biondi, completamente diversa da lei. Erano amiche dal primo giorno di scuola, adesso erano al quarto anno di liceo. Mentre iniziava la lezione Ludovica ogni tanto voltava lo sguardo nella direzione del ragazzo in fondo all’aula chiedendosi se fosse lui quello che aveva visto fuori dalla sua finestra. Una delle volte che lei si voltava verso di lui notò che anche il ragazzo aveva alzato lo sguardo verso di lei. Appena si incrociarono nuovamente gli occhi Ludovica si sentì subito le guance colorarsi per l’imbarazzo di essere stata sorpresa. Così girò subito il viso in direzione del professore, ed iniziò a seguire la lezione. Le ore passarono tra una lezione e l’altra, fino ad arrivare all’intervallo dove le due ragazze decisero di dirigersi nello spazio esterno
Elena: “Ludo, ma mi stai ascoltando o no? Ti stavo raccontando della mia vacanza e di quel ragazzo con gli occhi azzurri! Era un sogno, te lo giuro. Sembrava uscito da un film.”
Ludovica (distratta, fissando un punto indefinito): “Sì, certo... occhi azzurri, hai detto?”
Elena (alzando un sopracciglio): “Occhi azzurri? Io? Parlo di uno alto, biondo, muscoli giusti... e tu fissi il vuoto. Che succede? Hai la testa da qualche altra parte.”
Ludovica (sospirando): “No, niente... stavo solo pensando.”
Elena (curiosa): “Pensando a chi? Dai, racconta. Hai trovato qualcuno anche tu? Aspetta, non mi dire che è quel nuovo ragazzo in classe! Il moro misterioso... ha un’aria strana, eh?”
Ludovica (cercando di sviare): “No, non c’entra lui. È che... stanotte ho avuto una strana sensazione, tutto qui.”
Elena (incuriosita): “Una strana sensazione? Tipo cosa? Incubi? Hai visto un fantasma?”
Ludovica (esitando): “Non lo so. È difficile da spiegare. Era come se... qualcuno mi stesse osservando. Ho visto qualcosa fuori dalla finestra. Degli occhi.”
Elena (scettica ma divertita): “Occhi? Oddio, magari era un gatto! Hanno quegli occhi luminosi di notte, no? Oppure... un vicino curioso? Dai, Ludo, non farmi spaventare con storie da film horror!”
Ludovica (seria, abbassando lo sguardo): “Non credo fosse un gatto... erano occhi diversi, così... vivi. Mi sembrava che stessero fissando me e basta.”
Elena (con un sorriso, ma più attenta): “Ok, ok, aspetta. Mi stai dicendo che eri sveglia nel cuore della notte e hai visto degli occhi? Verde smeraldo, magari?”
Ludovica (alzando lo sguardo di scatto): “Sì, come fai a saperlo?”
Elena (ridacchiando): “Ho tirato a indovinare, dai. Sarai solo stanca, ti sei suggestionata. O forse è il destino che ti manda segnali... magari il ragazzo degli occhi verdi è il tuo principe misterioso!”
Ludovica (arrossendo leggermente): “Elena, fai la seria. Non è uno scherzo... non riesco a togliermeli dalla testa. E poi quella sensazione... come se fossero reali.”
Ludovica camminava distratta nel cortile della scuola, le parole di Elena le scivolavano addosso senza che riuscisse a prestare davvero attenzione. La mente continuava a tornare a quella sensazione... agli occhi verdi nella notte. “Possibile che fosse solo suggestione?” Persa nei suoi pensieri, non si accorse della figura che avanzava nella sua direzione. Fu solo un istante. Un respiro troppo vicino. Un’ombra improvvisa nel suo campo visivo. Poi, l’impatto. Fu come scontrarsi contro un muro. Un secondo dopo, si ritrovò sbilanciata, il pavimento che le sfuggiva da sotto i piedi. Qualcosa—o qualcuno—la trattenne appena in tempo, ma poi perse l’equilibrio a sua volta. Ludovica cadde. Ma non toccò subito terra. Una sorta di muro umano attenuò la caduta. Il tempo sembrò rallentare mentre i loro corpi si incrociavano nell’aria, fino a quando si trovarono a terra. Lei sopra di lui. Per un attimo, il mondo intero svanì. Respiro contro respiro. Il cuore di Ludovica batteva così forte che temeva che lui potesse sentirlo. Poi alzò lo sguardo. E si perse in due iridi verde smeraldo. Era lui. Il ragazzo dell’ultimo banco. Il nuovo arrivato. Il misterioso sconosciuto che sembrava uscito dal nulla. Per un attimo, nessuno dei due mosse un muscolo. Gli occhi di lui erano fissi nei suoi, impassibili ma profondi, come se potessero vedere dentro di lei, oltre ogni pensiero, ogni emozione. Fu Ludovica la prima a reagire. Si sollevò di scatto, il viso in fiamme. —Scusami! — esclamò, cercando di riprendere fiato. Lui non rispose subito. Si alzò con calma, senza un’esitazione, senza mostrare alcun imbarazzo. Poi, semplicemente, scrollò le spalle. E senza dire una parola, la superò, dirigendosi verso l’uscita. Ludovica rimase immobile a guardarlo allontanarsi. Qualcosa nel suo modo di muoversi la turbava. Ogni suo gesto sembrava calcolato, come se nulla potesse sorprenderlo davvero. Poi, all’improvviso, lui si voltò. Per un solo istante i loro sguardi si incrociarono di nuovo. Un brivido gelido le percorse la schiena. Era solo suggestione, oppure c’era qualcosa di incredibilmente familiare in quegli occhi? Dopo qualche istante Elena che aveva assistito a tutto senza proferire parola
Elena: “Certo che poteva dire qualcosa... è proprio un tipo strano.” La mora le rispose mentre continuava a guardare in quella direzione e avvertendo nuovamente un brivido lungo la schiena Ludovica (distratta mentre continuava a fissare la direzione che aveva preso il ragazzo)“si, hai proprio ragione...”
Ad un tratto fece uno scatto e corse in quella direzione e appena arrivò dove il ragazzo aveva svoltato di lui non c’era alcuna traccia, ne rimase basita per qualche istante. In quell’istante la campanella annunciò la fine dell’intervallo,
Elena (la raggiunse per andare insieme in classe e mentre si dirigevano Elena) “ma che ti è preso prima?”
Ludovica (in tutta risposta) “Non lo so... ” Ma continuava a pensare che ci fosse qualcosa di strano in tutto questo.
Nel momento in cui arrivarono in classe, istintivamente gli occhi di Ludovica si diressero direttamente all’ultimo banco vicino alla finestra ma questa volta lo trovò vuoto si guardò in giro per un po’ ma non lo vide da nessuna parte.