Figlio del Vesuvio

All Rights Reserved ©

Summary

Sotto la frenesia di una Napoli moderna, fatta di turisti, smartphone e metropolitane dell'arte, si nasconde una civiltà millenaria e invisibile. Ves è figlio del Vesuvio, nato nelle profondità del vulcano in una società dominata dalla pura logica matematica. Ma il Caos dell'umanità ha raggiunto un punto di rottura: l'estinzione, sia per la specie umana che per quella vulcaniana, è a un passo. Per evitarla Ves sale in superficie, ma scopre che Napoli è una variabile impazzita che nessuna formula può prevedere. Dai grattacieli specchiati del Centro Direzionale alle ombre gotiche del Rione Sanità, Ves si scontra con una realtà dove la magia antica sopravvive accanto alla tecnologia. Guidato dai Munacielli, scoprirà che le leggende urbane sono reali. Tra un caffè a Piazzetta Nilo e una rivelazione sconvolgente nel Cimitero delle Fontanelle, l’alieno logico dovrà affrontare la forza più irrazionale e potente di tutte: l’amore.

Genre
Fantasy
Author
Fabio
Status
Ongoing
Chapters
3
Rating
n/a
Age Rating
16+

Prologo – Il Risveglio del Tàrtaro

Il mio risveglio non fu una nascita, bensì un’eruzione. Non ci fu grembo, né dolore. Solo la consapevolezza di essermi distaccato dalla matrice incandescente. La forma esatta di quel momento è un dato perso, sigillato nel mito del Vesuvio.

Mi chiamo Ves, sono un intraterrestre. Il mio mondo è all'interno del Vesuvio, nella parte più profonda. La mia essenza non è fatta di sentimenti, ma di calore, pressione e matematica. Per noi Vulcaniani, la logica è la sopravvivenza; ogni atto emotivo è catalogato come un errore di calcolo termico, uno spreco di energia che conduce al collasso del sistema. La logica è forza; l'emozione, la debolezza fatale.

Il mio mondo è lo specchio a efficienza massima di quello terrestre. Non c’è smog, né onde wireless, né produzione di rifiuti non riciclabili. Non puntiamo all’autodistruzione, ma a gestire il nostro mondo nel modo più funzionale. I fiumi non scorrono; seguono la lenta logica dei minerali. Il silenzio non è assenza di rumore, ma la quiete necessaria per il benessere dei pensieri.

Dentro il Vulcano vivo con i Munacielli. Non sono spiriti, né ombre. Sono esseri piccoli, nati dal respiro del tufo e dall’umidità della lava che si raffredda. La loro pelle è grigia come la cenere, gli occhi due perle di vetro scuro. Camminano scalzi tra cunicoli e gallerie, e i loro passi non fanno rumore. Creature di confine, lasciano spesso le viscere della Terra per intrufolarsi negli appartamenti, non per crudeltà, ma per studio. Prendono oggetti dalle case e cercano di valutarne l'uso. Spesso li riportano indietro, ma non sempre li ripongono nel posto in cui li hanno trovati. Non per dimenticanza, ma per fretta. Non si fidano dell'uomo e non vogliono essere visti.

Non erano nati nel Vesuvio, ma avevano scoperto un passaggio che li condusse alla mia Terra quando ero ancora neonato. Non c’era nessun altro; il mio popolo era sparito. Mi adottarono e mi crebbero. Studiarono i testi vulcaniani in modo certosino e questo li convinse che il Vesuvio fosse un dio addormentato e che io fossi il suo unico figlio inquieto, capace di risvegliarlo.

«Qui sotto sono l’ultimo della mia specie. Quando morirò, i Vulcaniani si estingueranno con me» dissi a Grotto, il più saggio dei Munacielli, mentre camminavamo lungo il fiume.

«Prova a cambiare il punto di vista, Ves. Sei l’ultimo Vulcaniano, ma non l’ultimo essere vivente. Dall’aspetto sembri un essere umano, hai mai pensato a una donna?»

Restai in silenzio per analizzare le parole del saggio Munaciello. Pur avendo sembianze umane, non ero mai stato sulla Terra, ma le sue parole avevano senso. «Selezionare la madre con il minor deficit emotivo per generare una prole corretta... la logica che estirpa il cuore è un algoritmo che funziona».

E ogni tanto, la Terra tremava. Non erano scosse. Erano lamenti, il brontolio di una digestione incompleta. In quel momento, Grotto si avvicinò e mi toccò il ginocchio con la sua pelle di cenere.

«Il Tàrtaro di Partenope è inquieto, Ves» mi sussurrò. «Si è svegliato una sola volta e ha quasi estinto la vostra linea. I testi più antichi, quelli vulcaniani, lo hanno sigillato con la Logica. Non permettere che il caos degli umani diventi il suo combustibile».

Il Tàrtaro di Partenope è l’unica costante che non può essere calcolata, e l'unica che devo sconfiggere, a costo di spazzare via chi lo alimenta.

«Il passo successivo alla perpetuazione della mia specie è procedere all’estinzione di quella umana. L’emozione sepolta per sempre implica un letargo eterno per il Tàrtaro».

Il sisma si fermò e Grotto, con speranza, mi disse: «Tu porti il fuoco nuovo. Se pensi che distruggere ciò che non hai mai visto possa essere la soluzione, noi ti appoggeremo».

Io sorrisi, ma la loro fede era un'anomalia statistica che non riuscivo a giustificare.

«Vado sul cratere ora. Cercherò nella geometria delle stelle un piano logico per placare il Tàrtaro».

Il telescopio mi era stato donato da Pacotto, il Munaciello folle, durante una delle sue incursioni in superficie. Uno strumento utile per guardare le stelle. Era buio e mentre ero intento a cercare Sirio nel cielo, si avvicinò a me. «Stai usando il telescopio nel modo sbagliato». Si avvicinò e lo puntò verso il basso. «Là c’è vita, non guardare pianeti morti».

Lo scopo di Pacotto non era stimolare la curiosità, ma darmi uno strumento per analizzare la città. «Osserva gli umani, Ves» mi disse con quel suo sussurro metallico. «Prova a trovare una logica al loro modo di fare».

Pacotto era sempre molto solitario, parlava poco e veniva evitato dagli altri Munacielli come un’anomalia pericolosa. Ma a un vulcaniano non sfugge niente e giurerei che, dietro quel distacco, persino Grotto nutrisse una sorta di timore reverenziale nei confronti di quel folle visionario.


"Ti sta piacendo la storia? Aggiungila alla tua Biblioteca per non perdere il prossimo aggiornamento! 🌋"