CAPITOLO 1- Il Natale che non doveva arrivare -POV CHLOE
Arriviamo a casa di Dinah e Jack per la cena della Vigilia. Le luci di Natale illuminano il giardino e dalle finestre arriva il rumore delle voci. È tutto come ogni anno. Dovrebbe farmi sentire al sicuro. Invece sento solo una stretta allo stomaco.
Nico mi tiene la mano mentre entriamo. Osserva tutto con attenzione, come fa sempre. Ha il mio stesso modo di guardare le persone: prima ascolta, poi decide.
Luke è in cucina con Jack e Liam. Sta ridendo. Una risata vera, di quelle che riconoscerei ovunque. Per un attimo il tempo si piega e mi sembra di essere tornata indietro, quando tutto era semplice e non dovevo controllare ogni respiro.
Nico lo vede e gli corre incontro senza pensarci. Luke si abbassa d’istinto e lo prende tra le braccia, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Io trattengo il fiato. Sempre. Ogni volta.
«Ehi campione», dice lui. Nico ride e si aggrappa al suo collo. È felice. Questo dovrebbe bastarmi.
Mi costringo a muovermi, a salutare tutti, a fare quello che mi riesce meglio: sembrare tranquilla. Dinah mi raggiunge e mi stringe la mano. È il suo modo per dirmi ti vedo. Io ricambio il sorriso.
Poco distante noto Alycia. È composta, sorridente. Non invade, non interrompe. Eppure qualcosa dentro di me si irrigidisce, come un allarme silenzioso che non voglio ascoltare.
A tavola parlo, rido, rispondo alle domande. Luke è dall’altra parte del tavolo. Ogni tanto i nostri sguardi si incrociano e scivolano via subito, come se entrambi sapessimo che soffermarci sarebbe un errore.
Nico mangia poco, ma osserva molto. Segue Luke con gli occhi, poi guarda me, come se stesse confrontando due parti dello stesso disegno.
Quando è ora di andare, saluta tutti con entusiasmo. Luke si avvicina per abbracciarlo di nuovo. Io resto ferma. Il mio corpo è teso, ma il mio viso no. Non lo sarà mai.
«Ci vediamo presto», dice Luke. Non specifica quando. Io annuisco.
Usciamo di casa. L’aria fredda della notte della Vigilia mi colpisce il viso. Solo allora mi rendo conto di aver stretto i denti per tutta la sera.
Nico stringe la mia mano più forte. Io ricambio.
Sono ancora in piedi. Ed è l’unica cosa che conta, per ora.