The Shadow Girl

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Summary

Sette anni fa Sheyla aveva nove anni quando la sua famiglia fu brutalmente uccisa. Gettata nella foresta e data per morta, è sopravvissuta da sola, imparando ogni segreto della natura, della medicina e della sopravvivenza. Ora ha sedici anni, è geniale, imprevedibile e invisibile agli occhi del mondo. Quando il North Carolina State Bureau of Investigation la ritrova per caso, diventa la loro consulente segreta: un talento indispensabile, ma con metodi che sfidano la legge e un'idea di giustizia tutta sua. Sheyla non cerca solo di risolvere crimini... vuole scoprire la verità sulla notte che le ha cambiato la vita. E mentre si muove tra indagini, sospetti e pericoli, impara che il confine tra giustizia e vendetta è sottile.

Status
Ongoing
Chapters
2
Rating
n/a
Age Rating
18+

1 - La Bambina Nell'Ombra Mai Ritrovata

La foresta è silenziosa, umida e opprimente. Charlotte avanza tra i tronchi, il fascio di luce della torcia che trema tra le ombre. Ogni rumore di foglie spezzate fa sobbalzare il cuore.

«Hai visto qualcosa?» chiede Trevor, la voce che rimbalza tra gli alberi.

«No... nulla» risponde Charlotte, incerta, stringendo la pistola. Non ha idea di dove cercare.

Poi un movimento sopra di lei cattura il suo sguardo. Appesa a testa in giù a un ramo, una ragazzina la osserva. I capelli trasandati le ricadono in modo disordinato, il viso segnato dalle occhiaie, gli occhi neri e vuoti che la fissano senza emozione.

Charlotte indietreggia, terrorizzata, e prova a scappare.

Ma la ragazzina è già davanti a lei, immobile, bloccandole la fuga.

«Che ci fai qui?» chiede Sheyla con voce calma e ferma.

Charlotte balbetta, cercando di riprendersi. «Io... io sono Charlotte... e tu chi sei?»

Sheyla la osserva per un istante, poi risponde perplessa. «Sheyla... Sheyla White.»

Trevor appare poco dopo, incerto, mostrando il distintivo. «Sono l'agente Trevor Rivera, SBI. Tu sei Olivia Johnson?»

Sheyla lo guarda, confusa. «No... io sono Sheyla White.»

Charlotte la osserva, incredula, mentre Trevor cerca di convincerla a seguirli fino alla macchina.

«Quando dovrò aspettare?» chiede Sheyla, con calma stranamente adulta.

«Ci vorrà un po'. Prima dobbiamo ritrovare un'altra ragazzina» risponde Trevor.

Sheyla alza una mano e indica tra gli alberi. «Sta lì. Il corpo morto di Olivia.»

Trevor si allontana per controllare, scomparendo tra gli alberi.

Charlotte la fissa, sorpresa. «Come fai a saperlo?»

«Si sente l'odore della carcassa. E prima ho visto dei corvi andare in quella direzione» risponde Sheyla.

Pochi minuti dopo ritorna Trevor, il volto serio.

«Era esattamente lì. Ho già chiamato la polizia e indicato il luogo del crimine» dice, rivolgendosi a Charlotte.

I tre si guardano in faccia, quasi sorridenti, un silenzio denso di tensione e meraviglia.

«Come hai fatto?» chiede Trevor, incredulo.

Sheyla alza appena le spalle e sorride leggermente. «Ho fatto una magia.»

Il vento muove le foglie sopra di loro. Charlotte non riesce a distogliere lo sguardo, tra fascinazione e timore.

Le luci blu lampeggiano tra gli alberi quando un'auto della polizia si ferma sul terreno umido. Dalla macchina scendono due agenti: una donna dai tratti decisi, Florinda, e un uomo più giovane, Anthony.

Florinda avanza con passo rapido verso Charlotte e Sheyla. «Dov'è il corpo?» chiede, decisa, ma si blocca quando i suoi occhi incontrano quelli neri e vuoti della ragazzina. «Io... io credevo fosse morta» sussurra, la voce tesa.

Charlotte alza le spalle. «Non è Olivia Johnson. Si chiama Sheyla White. Un'altra dispersa del bosco, a quanto pare.»

Florinda si abbassa per guardarla meglio. «Ehi, piccola, dimmi un po'. Chi è tuo padre?»

Sheyla la fissa, immobile. «Non c'è più.»

«E tua madre?» insiste Florinda.

«Non c'è più.» Una pausa pesante. «Per me non c'è più nessuno.»

Florinda si rialza lentamente, lasciando che il silenzio si faccia denso tra i presenti. Poi si volta verso gli altri agenti. «Va bene, Charlotte, resta con lei. Io, Anthony e Trevor andiamo a vedere il corpo.»

«Vengo anch'io» dice Sheyla, un passo avanti.

Florinda scuote la testa con fermezza. «No. Sei troppo piccola. Lì saresti solo un problema.»

«Non lo sarei» ribatte Sheyla, la voce calma ma decisa.

Florinda non replica, rivolge uno sguardo a Charlotte. «Tienila d'occhio e non lasciarla andare dove vuole. Chiaro?»

Charlotte annuisce. Florinda, Anthony e Trevor si allontanano tra gli alberi.

Sheyla resta ferma qualche istante, poi si muove silenziosa verso un albero. Si arrampica con agilità, afferra un frutto d'asimina e lo lascia cadere a terra. Il frutto si rompe con un tonfo sordo e l'odore dolciastro attira immediatamente uno sciame di insetti che ronzano confusi tra le foglie.

Charlotte fa un passo indietro, spaventata. «Sheyla! Che stai facendo?»

La ragazzina non risponde. Osserva gli insetti muoversi e, approfittando della loro attenzione, si dirige lentamente verso il corpo, i passi silenziosi tra le foglie.

«No! Sei cattiva!» urla Charlotte. «Non hai cuore! Mi rimprovereranno per questo!»

Sheyla ignora tutto. I suoi occhi vuoti, mentre si avvicina senza fretta alla scena del crimine.

Sheyla si muove tra gli alberi. Ogni passo è silenzioso, controllato, preciso. Il corpo di Olivia Johnson giace poco più avanti, coperto da un telo grigio che si solleva piano al soffio del vento.

Florinda la nota per prima e incrocia le braccia. «Sei proprio testarda, eh?»

Sheyla non risponde. Gli occhi restano fissi sul corpo disteso a terra. Si avvicina senza paura, si inginocchia e con un gesto lento solleva il telo. L'odore di sangue e terra le colpisce il viso, ma non arretra. Annusa l'aria, il corpo, poi il terreno, come se cercasse una traccia invisibile.

Un poliziotto, poco distante, si piega verso Florinda. «Ma... chi diavolo è quella ragazzina?»

Florinda si limita a guardarla, il volto serio. «Ah, non lo so.»

L'agente fa un passo avanti, la voce ferma ma irritata. «Ehi! Allontanati subito da lì! È una scena del crimine!»

Florinda solleva una mano per fermarlo. «Lasciala fare.»

Ma Sheyla si rialza, tranquilla. «Ho finito.» Si sposta di lato, lo sguardo impassibile, le mani dietro la schiena.

Florinda le si avvicina lentamente. «Sai, sei ancora piccola. Dovresti avere paura di quello che hai visto.»

Un accenno di sorriso attraversa le labbra di Sheyla. «Ho già visto molto peggio.»

Florinda la osserva, incerta se preoccuparsi o restare colpita. «Cosa ne pensi del delitto?»

«Chi l'ha uccisa provava rabbia. Odio,» risponde la ragazza con voce calma.

Florinda annuisce piano. «Non era difficile arrivarci. Il corpo ha più di trenta coltellate.»

Sheyla scuote appena la testa. «Non sono del tutto convinta, però. Olivia Johnson non mi sembra una persona odiata.»

Il silenzio cala di nuovo, denso, quasi rispettoso. Si sente solo il frinire lontano degli insetti e lo scricchiolio delle foglie sotto gli stivali degli agenti.

Poi, da dietro, Charlotte arriva trafelata. «Capo, abbiamo finito?»

«Sì,» risponde Florinda, tornando a un tono più leggero. «Ma ricordati che ti devo una punizione per esserti fatta scappare questa qui.»

Charlotte sbuffa. «E dai, capo...»

Le due si dirigono verso la macchina, ma Sheyla resta immobile accanto agli alberi, lo sguardo perso nel vuoto.

Florinda apre la portiera e si volta. «Ehi, che aspetti? Salta su!»

Sheyla la osserva per un istante, poi cammina lentamente verso di loro. Dietro di lei, la foresta sussurra, come se volesse trattenerla ancora un po'.

Sale in macchina, chiude la portiera e guarda fuori dal finestrino.

Per la prima volta dopo sette anni, sta lasciando l'unico posto che avesse mai chiamato casa.

Dopo ore di viaggio, le luci di Raleigh appaiono all'orizzonte. La macchina attraversa le strade semivuote, illuminate da lampioni stanchi. Dentro l'abitacolo regna il silenzio.

Florinda parcheggia davanti al dipartimento di polizia e scende per prima. «Andiamo, Sheyla. Ti troveremo un posto dove stare stanotte.»

Sheyla la segue in silenzio, i passi che risuonano sul pavimento lucido del corridoio. L'aria è fredda, satura di disinfettante e stanchezza.

Florinda apre una porta in fondo e indica l'interno. «Questa stanza è vuota. Non la usiamo da anni, ma almeno è pulita. Finché non sappiamo chi sei davvero e cosa dobbiamo fare con te, non possiamo lasciarti in giro. Ti va bene?»

Sheyla osserva l'interno. Le pareti spoglie, il pavimento grigio, una finestra alta che lascia entrare un filo di luce. Nient'altro.

«Va bene,» risponde piano.

Entra e chiude la porta dietro di sé. Si siede per terra, appoggiandosi al muro. Il freddo del pavimento le attraversa le gambe, ma non sembra darle fastidio. Resta immobile, lo sguardo perso nel vuoto.

Nel corridoio, Anthony raggiunge Florinda. «Capo, non possiamo trovarle un'altra stanza? Questa è praticamente un magazzino.»

Florinda scuote la testa. «Non ce ne sono altre libere. E comunque, non credo che le importi della comodità.»

Prima che Anthony possa ribattere, Trevor arriva con un fascicolo sottobraccio. «Ho trovato qualcosa su Sheyla White.»

Florinda lo guarda. «Parla.»

Trevor apre il dossier. «Sette anni fa, la famiglia White è stata sterminata nella loro casa. Sei vittime: i genitori e quattro fratelli. Sheyla è scomparsa quella stessa notte. È stata data per morta insieme a loro. L'assassino non è mai stato trovato e il caso è stato chiuso in fretta.»

Il corridoio sprofonda nel silenzio. Florinda abbassa lo sguardo, Anthony inspira piano, Trevor chiude il fascicolo con un colpo secco. Nessuno parla.

Più tardi, quando il turno di Anthony finisce, attraversa il corridoio per uscire. Passando davanti alla stanza, si ferma.

Da dentro arriva un suono flebile: un pianto trattenuto, quasi impercettibile.

Si avvicina, ascolta. Tra i singhiozzi sente parole spezzate.

«Ti odio, Nolan...»

Anthony resta fermo, incerto. Poi bussa piano. «Sheyla? Hai un minuto per parlare?»

Il pianto si interrompe. Dopo qualche secondo la porta si apre lentamente. Sheyla lo guarda, gli occhi lucidi. «Quanto hai sentito?»

«Solo che stavi piangendo,» risponde lui sottovoce.

Lei si volta verso la finestra. «Odio la notte,» mormora. «Odio la luna. Odio le stelle.»

Anthony tace.

«Era notte fonda,» aggiunge lei. «Quando hanno ucciso la mia famiglia.»