IL PECCATO DI SENTIRSI VIVI.

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Summary

Una ragazza insicura, due fratelli affascinanti, un anno di passione senza regole. Nel Montana, Anthea scoprirà i suoi desideri più segreti e diventerà la donna che ha sempre sognato di essere.

Genre
Erotica
Author
Monica
Status
Ongoing
Chapters
3
Rating
n/a
Age Rating
18+

Chapter 1

«Domani quindi, eh?»

Il suo tono di voce nascondeva un certo sarcasmo. Martina non era per niente felice della mia scelta.

«Eh già, sembrava non arrivare mai… e invece eccoci qui» rispondo, cercando di reprimere la paura.

«Sai che non sei obbligata a farlo, Anthea.»

Mi guarda con uno sguardo che sa di rimprovero, ma anche di profonda preoccupazione.

Sapevo che aveva ragione. Sapevo che mi stavo immischiando in qualcosa più grande di me. L’ansia inizia a prendere il sopravvento, il cuore accelera i battiti. Continuo a riporre le ultime cose nelle valigie, sperando che quella ragazza minuta dai lunghi capelli color miele non proseguisse il suo discorso, sbattendomi la verità in faccia.

«Cazzo, Anthea, non sai neanche con chi avrai a che fare. Non li conosci, non sai che persone sono e non hai avuto modo nemmeno di conoscervi in videochiamata! Sempre e solo qualche messaggio, tra l’altro con i figli e neanche con i diretti interessati, ovvero i genitori!»

I suoi occhi color nocciola sono spalancati, le braccia lungo i fianchi con i pugni serrati. È preoccupata per me, e lo capisco. Riprende fiato, rendendosi conto di aver alzato un po’ troppo il tono della voce.

Ho sempre adorato il modo di comunicare di Martina: quella ragazza non ha mai avuto filtri, tutto ciò che le passava per la mente lo buttava fuori senza pensarci due volte.

Le sue parole mi rimbombano nella testa. Maledizione, quanto aveva ragione. Non posso fare altro che chinare il capo sotto il peso del suo sguardo.

Continua a parlare, ma stavolta il tono si addolcisce.

«Io so che senti un bisogno irrefrenabile di cambiare vita, so che vuoi dimostrare a te stessa di essere capace… ma caspita, An, puoi farlo anche qui. Non hai bisogno di andare dall’altro capo del mondo.»

Sospira.

Aveva ragione.

Ma devo farlo.

Ne ho bisogno.

Devo rassicurarla.

«Marty, so che sei preoccupata per me ed è proprio per questo che ti adoro. Ma davvero, starò bene. Tranquilla.»

Sorrido e mi avvicino lentamente per abbracciarla. Non sono una tipa da baci e abbracci, li ho sempre odiati, ma questa volta serviva a lei… e forse anche a me.

Annuisce con il capo. Avvolgo le braccia poco sotto le sue spalle e la stringo forte a me. L’ansia che fino a poco prima si stava impossessando del mio cuore si dissolve in un sospiro lungo e sottile.

Continuiamo a preparare i bagagli, tra una raccomandazione e l’altra. Sistemiamo tutto il necessario già all’ingresso dell’appartamento, così l’indomani avremmo dovuto solo caricare la macchina e dirigerci in aeroporto, dove mi aspettava un volo di quattordici ore per il Montana.

Martina va via e, finalmente, rimango sola. Ho un disperato bisogno di un bagno caldo.

Mi immergo nella vasca bollente e lascio vagare la mente nei miei pensieri. Come sempre, del resto. Vivo praticamente lì dentro, tra ansie e paure, da quando ero bambina.

Mia madre è morta di cancro sei anni fa, appena un mese prima del mio esame di maturità. Da quel momento il mondo mi è crollato addosso.

L’unica persona capace di spingermi fuori dalla mia comfort zone se n’è andata, e con lei è svanita ogni certezza sul mio futuro. Fino ad oggi.

Sono sempre stata una ragazza insicura, fin troppo insicura, e questo mi ha bloccata nelle cose più importanti della vita. Non sono mai riuscita a trovare un lavoro decente perché il non sentirmi mai all’altezza mi portava a rifiutare ogni colloquio. E ogni volta mi maledivo.

Ho preso la patente, ma non ho mai guidato: la paura è sempre stata più forte di me.

Insomma, sono una fallita. E per molto tempo ho pensato che morire sarebbe stata l’unica decisione sensata e davvero coraggiosa che avessi mai potuto prendere.

E invece no.

Grazie al percorso fatto insieme al mio fantastico psicologo, oggi sono qui. Ed è sempre grazie a lui se ho trovato questo tipo di offerta di lavoro.

Avete presente l’anno all’estero con le famiglie ospitanti, quello che si fa durante le superiori? Ecco, ciò che farò è qualcosa di molto simile, solo che io le superiori le ho finite da un bel po’.

Il mio psicologo, Roberto, oltre alla sua professione è anche insegnante al Cambridge della mia città. Per poter vivere un anno in America ed essere ospitata da una host family, il requisito fondamentale è parlare fluentemente l’inglese, lingua che mia madre ha sempre voluto che imparassi. Mi ha iscritta ai migliori corsi, parlava con me in inglese anche in casa. Era una sua grande passione, che ha saputo trasmettermi con amore.

Diceva sempre che dovevo andare all’estero, fuggire lontano dalla nostra bellissima città del Sud Italia. Qui, diceva, non funzionava più niente: le persone buone non avevano speranza e quelle cattive avevano ormai preso il sopravvento, lasciando sempre meno spazio alla gente perbene.

Il lavoro che mi aspetta nel Montana, per un anno, non è altro che quello di baby-sitter per ragazzi ormai più che maggiorenni e di aiuto in casa. Sempre nella mia comfort zone, è vero, ma almeno avrò un tetto sotto cui appoggiarmi per iniziare davvero a vivere la vita che sogno e dimostrare il mio valore.

Lì nessuno mi conosce.

Nessuno sa dei miei fallimenti.

Nessuno conosce le mie insicurezze.

Ho finalmente l’opportunità di riscattarmi, di lasciarmi tutto alle spalle e di diventare la ragazza che ho sempre desiderato essere. Una nuova vita. Seppellire la vecchia Anthea tra le mura di casa mia.

Solo quando l’acqua diventa gelida mi rendo conto di quanto tempo sia rimasta immersa nei miei pensieri.

Tolgo il tappo della vasca e aspetto che si svuoti completamente prima di far scorrere di nuovo l’acqua calda.

Mi lavo in fretta, mi risciacquo con un getto d’acqua che sembra lava ed esco, avvolgendomi nel mio adorato accappatoio di cotone. Annuso, forse per l’ultima volta, l’odore del mio ammorbidente preferito al cocco e vaniglia, poi mi asciugo, indosso il pigiama e vado a dormire.