Chapter 1 LO SCONOSCIUTO
"Sei proprio una stronza!"
"Anch'io ti voglio bene Monny!"
Dice Vittoria trascinandosi dietro l'amica tenendola sotto braccio.
"Che ti salta in mente? Daniel mi ha invitata finalmente, e tu rovini tutto!"
"Ti sto evitando un'umiliazione!"
"Ma quale umiliazione? Ha fatto i salti mortali per arrivare alla festa per me, un cliente l'ha trattenuto in ufficio, per questo era in ritardo!"
La blocca prendendola per le spalle e le dà uno scossone per farle recuperare la ragione.
"Dieci minuti fa, Mara gli ha misurato la circonferenza dell'uccello con la sua boccuccia esperta. Vuoi essere la prossima a verificarne le dimensioni?"
"Cosa? E tu come fai a saperlo?"
"Stavo cercando il bagno e ho sentito dei "rumori"..." virgoletta con le dita in aria. "... sai, degli specie di risucchi... pensavo qualcuno stesse sturando il lavandino, invece... guarda un po'! Ho aperto la porta ed era lei, inginocchiata a terra come una principessa!"
Vittoria sfoggia il suo sarcasmo conoscendo la ragazza in questione da qualche anno.
"Blhhhh... ti hanno visto?"
"No, tranquilla. Era troppo occupato, e dubito seriamente stesse pensando a te!"
"Che Bastardo!"
Monica afferra due drink dal vassoio di un cameriere e come una furia si dirige verso di lui sorridendo. Lui, con il solito sogghigno in faccia allarga le braccia pensando di accoglierla, non si aspettava certo la sua simpatica reazione.
"Che succede, la tua amica voleva un parere su come accalappiare un ragazzo?"
"Nhn..." gli elargisce un sorriso scuotendo la testa, poi alza lentamente un braccio e gli rovescia in testa il costoso prosecco mentre si preoccupa di versare l'altro sulla patta dei suoi pantaloni.
"Che cazzo ..." grida lui chiudendo gli occhi per evitare che gli entri.
"Ops! Scusa... la risposta è No! Cancella il mio numero non verrò a pranzo con te, né domani, né mai..."
"Stronza figlia di puttana..."
"Puttana dillo a quel cliente donna, che ti ha trattenuto al lavoro, e a proposito... chiedile anche se la promozione l'ha avuta sempre dicendo il Rosario in ginocchio davanti al capo, visto la sua facilità a farlo con tutti."
Se ne vanno dalla festa, dove, a dire il vero, Vittoria non aveva mai avuto intenzione di andare, e si rifugiano nel loro porto sicuro: il Blue Moonlight. Lì l'aria profuma di lime e gin, le luci sono soffuse e il brusio è quello rassicurante delle solite facce. L'idea è semplice: un cocktail, due chiacchiere, e poi una maratona di qualche serie su Netflix, fino a crollare sul divano.
"Il solito ragazze?"
"Grazie Marco."
"No, io stasera vorrei un Ak-47." interviene Monica, piantando la borsetta sul bancone, facendo scivolare lo sgabello e accomodandosi con un colpo secco.
"Sentiamo! Cosa ti è successo ancora?"
"È successo che voi uomini siete tutti dei porci. Quattro settimane a illudermi dietro ad un mio collega di lavoro, sembrava così gentile e carino invece..."
Marco, il barista, nonché proprietario del Blue Moonlight, e loro amico, mette mano allo shaker con movimenti fluidi, facendo tintinnare il ghiaccio e tendendo leggermente le braccia per mostrare i bicipiti, come fosse una coreografia collaudata. Poi, senza interrompere il gesto, lancia un occhiolino a una bionda sexy che passa ondeggiando i fianchi e sventola le dita in un saluto civettuolo, proprio a lui.
"Cosa dicevo! Siete tutti porci. Non mi stai nemmeno ad ascoltare!"
"Certo che ti ascolto. Stavo solo salutando una cliente!"ribatte Marco con calma, agitando lo shaker.
"Mhm..." sbuffa. "Cliente! L'ho già sentita questa stasera. Anche la tua cliente ti si inginocchia davanti?"
"Monny!"
Vittoria la richiama, dandole una gomitata sotto al bancone.
Marco sogghigna senza scomporsi, posa davanti a Monica il bicchiere vuoto e, chinandosi verso di lei, lo riempie lentamente con il cocktail, tenendola fissa negli occhi.
"Non mi dispiacerebbe se a farlo fosse chi dico io!"
Vittoria trattiene un sorriso: aveva sempre sospettato che lui avesse un debole per la sua amica, ma quella frase, e soprattutto lo sguardo con cui la pronuncia, ne sono la conferma definitiva.
"Idiota! sbotta Monica, facendo il broncio mentre afferra il bicchiere e ne beve un sorso.
"Come farete mai, voi uomini ad andare con la prima che capita..."sospira Monica, girando il bicchiere tra le mani.
"Io non vado con chiunque."ribatte Marco, alzando appena lo sguardo.
"Vuoi forse dire che con tutte quelle che ti sbavano dietro, non fai sesso occasionale?"
"È capitato. E comunque non solo gli uomini lo fanno!"
"Vero! Peccato che gli uomini vengono poi considerati virili, le donne... puttane!"
Marco scuote la testa."Vitto, Vitto... non è sempre vero. Se non va a sbandierarlo in giro e non lo fa per abitudine..."
"Vuoi forse dire che se incontro uno che mi piace stasera e me lo porto a letto, non mi giudicheresti male?"
"No! Sei adulta, responsabile, seria, e..." ride divertito preparando cocktail seguendo le ordinazioni delle cameriere.
"Ti farebbe bene. Quanto tempo è che non hai un ragazzo?"
"Quattordici mesi! I migliori della mia patetica vita sentimentale!"
"Visto? Buttàti! Cos'hai da perdere. Al massimo ci guadagni una scopata!"
"Già! E se ne becco uno deludente?"
"Non lo devi rivedere!" sogghigna Marco.
"Monica sorseggia il cocktail con la cannuccia, muovendola distrattamente tra le dita.
Marco le fissa la bocca, e Vittoria coglie al volo il dettaglio: il modo in cui lui si passa lentamente la lingua sulle labbra mentre la osserva.
"Beh, io vado in bagno. Mi raccomando... in mia assenza non divertirti con nessuno!" scherza Monica, alzandosi di scatto e lasciandoli soli.
Per un attimo resta solo il brusio del locale, il tintinnio dei bicchieri e la musica di sottofondo.
"Quando ti decidi a invitarla fuori?"
"Chi?" Marco alza un sopracciglio, fingendo di non capire.
"Monny. Chi sennò. Lo vedo come la guardi!"
"Non sembra interessata. Ha sempre qualche ragazzo in testa."
"Mhm... tanto fumo e niente arrosto. Sembra si interessi sempre a quelli non adatti a lei per avere la scusa di non fidanzarsi. Non ti sei chiesto il perché?
"Perché non si accontenta di uno qualunque, lei cerca quello per sempre. E fa bene, cazzo. Una bella come lei, non si deve accontentare."
"Buttàti! Chi ti dice che non stia aspettando te?"
Marco sogghigna. "Facciamo così!..." La sfida si accende nei suoi occhi "... Se tu entro sera conosci un tipo e ci fai sesso, io mi butto, e mi prenderò un bel due di picche!"
"Affare fatto!..." Sbotta Vittoria allungando la mano in cerca di una stretta.
"...Ma se non entra nessuno che mi piace... non se ne fa niente!"
"Cazzo! Accetti davvero?" Chiede incredulo conoscendo la sua indole da brava ragazza.
"Hai detto o non hai detto che non mi giudicheresti male? Infondo hai ragione, ho quasi ventotto anni ed una vita sentimentale barra sessuale, pari a quella di una monaca. Per un altro anno almeno dovrei essere apposto poi... e tu non avresti più scuse per non dichiararti."
"Eccomi. Sono tornata. Allora? Cosa facciamo? Dai Marco, non hai un amico carino da presentarmi?" Lui lancia a Vittoria uno sguardo sconsolato, come a dire: Te l'avevo detto che non le interesso.
Quello che non sa, però, è che Monica sono due anni che lo considera il barman più affascinante di tutta Milano.
"Potrei buttarmi anch'io!"
"Ci sono io. Sono libero."
"Bhaaa..." sbuffa agitando la mano.
"Noi ci conosciamo, fai ottimi cocktail e come farei poi a guardarti in faccia?"
"Guarderesti un po' più in basso." Ironizza.
"Idiota! La regola della scopata occasionale non vale con gli amici. E se poi sei deludente?" Lo prende in giro.
"Io non sono deludente!"
Sono anni che si conoscono e che fanno questo gioco di battute.
"E questo chi lo può confermare? Non ho mai avuto l'onore di conoscere una tua ex."
"Mhm..." mugugna sorseggiando il cocktail e cambiando il discorso.
"Vitto quando hai il colloquio di lavoro?"
"Lunedì prossimo. Incrociate le dita per me. Se tutto va bene, realizzerò il mio sogno: lavorare per la Sco.Tech Cyber."
"Certo non ti manca l'ambizione! Ecco perché non trovi un uomo."
"Che centra!"
"Sei così presa a fare carriera che la anteponi all'amore."
"Caspita che paroloni... anteponi... non ti facevo così acculturato!" Lo prende in giro Monica.
"Faccio il barista, ma non sono ignorante. Ho fatto anch'io l'università. Consulente..."
"Matrimoniale?" lo interrompe Monica, con il solito tono pungente.
Marco scuote la testa, sorridendo. Quel sorriso si incastra alla perfezione con il resto: trentatré anni, un metro e ottantotto, fisico asciutto ma ben definito, capelli ramati, occhi verdi, barba incolta. È un gran bel ragazzo, uomo ormai, e decisamente niente male.
"Simpatica! Consulente Finanziario. Ma non faceva per me stare tutto il giorno in giacca e cravatta, perciò... mi sono inventato una seconda vita."
"Apperò! Questo non ce l'avevi mai detto!"
"Ehi, Marco. Conosci tutti i tuoi clienti?"
"Una buona parte!"
"Ore dieci, jeans neri e camicia azzurra." Intona Vittoria decisa a quanto pare a proseguire nell'intento di conoscere qualcuno.
"Sposato!"
"Nhn... peccato, era carino!"
"Ti accontenti di uno carino?"
"Senti caro, se scelgo uno strafigo ho meno possibilità che accetti di ... beh come dire, uscire con me!"
"Scherzi? Penso che tutti qua dentro farebbero accordi con il diavolo per uscire con te!"
"Vero Vitto!
Ed il primo sembreresti tu!" Sbotta Monica gelosa che le abbia fatto un complimento simile.
Mi
"Cazzo no! Non essere gelosa, Io sono più per le bionde."
Marco non si è mai risparmiato con i complimenti, ma Monica è convinta che sia solo il suo modo di fare da piacione con tutte le ragazze. O almeno... così si ripete ogni volta, per non dare troppo peso a certe sue parole.
"Sì, e le rosse, le castane, le more..." continua lei.
"Quello! Che mi dici?"
Indica un uomo brizzolato a tre tavoli più lontano.
"Cazzo Vittoria, che gusti di merda hai? Sembra mio zio!"
"È maturo, ma non è male. Sembra una persona per bene..."
"Già, che a malapena ti può offrire la banale posizione del missionario. Se vuoi divertirti davvero, almeno fallo in grande, che ne dici di quel manzo con la polo rossa?"
"Per l'amor del cielo Monny... sarà anche più giovane, ma è orrendo. Non mi piacciono troppo pompati, sembra debba scoppiare da un momento all'altro, e magari là sotto, ce l'ha anche piccolo."
Monica scoppia a ridere. "Dici che gli steroidi non ingrossano anche quel muscolo?"
"Non penso, a meno che non si attacchi un peso e tenti di farci delle flessioni!"
"Ragazze, un po' di contegno."
"È venerdì sera, e dopo una estenuante settimana di duro lavoro, ci possiamo divertire con qualche scottante battuta."
Trascorrano la serata scherzando ad ogni papabile uomo single, ma nessuno sembra rispondere ai requisiti. Sconsolata o felice del suo fallimento, si rivolta verso il bancone.
"Mi fai un altro Margarita?"
"Che fai, affoghi le delusioni della serata nell'alcol?"
"Già! Penso dovrò tentare la prossima settimana. È andata meglio a Monny, guardala, sta flirtando con quel brunetto e tu, idiota, te la stai facendo scappare."
"Non pensi che se gli interessassi non sarebbe là con quello ma qui?"
"Non pensi che se tu le facessi capire seriamente il tuo interesse per lei, non sarebbe a fingere di interessarsi al basket con quello? Lei odia qualsiasi sport con la palla! Nausea da ex cheerleader e idioti in pantaloncini!"
"Posso avere un Sazerac?"
Chiede improvvisamente un uomo sedendosi sullo sgabello a fianco allentandosi la cravatta.
"Un Sazerac? Immagino lei non sia di qui!"
"Cosa te lo fa pensare?"
"Non è un cocktail molto richiesto a Milano, è più..."
"Da Londra?..." Sogghigna, mostrando una fossetta sulla guancia destra che Vittoria nota con la coda dell'occhio.
È attraente, giovane, non più di trentacinque anni, veste elegante, perciò è sicuramente acculturato e offrirebbe un bel dialogo, ha...lo scruta bene dall'alto al basso senza farsi troppo notare, beh sì, ha decisamente un bel fisico, muscoloso ma non esagerato, nessuna ombra di steroidi pompamuscoli, solo un costante allenamento serio.
"...sono di Milano, ma mi sono trasferito da ragazzino con mia madre proprio a Londra."
"Perfetto! Sicuramente di passaggio."
Pensa Vittoria girando di scatto il viso verso di lui, sfoggiando una sicurezza che nemmeno lei sembrava conoscere.
"È in visita?" Chiede Marco.
"No! Lavoro. Ma dammi del tu, adesso non sto lavorando."
Marco gli porge il cocktail ordinato e aspetta che lo assaggi per sentire un commento. Vittoria invece lo guarda immaginandolo sul lavoro poco tollerante ad offrire simpatia e atteggiamenti informali.
"Buono! Non credevo saresti stato in grado di prepararlo."
"Non puoi saperlo, ma anche Marco è stato a Londra per tre anni. Là ha imparato i migliori trucchi da barman che lo rendono il migliore in assoluto."
Lo elogia fissandogli le mani. La sua passione. E lo sconosciuto ha delle mani stupende, ben curate, dita lunghe e affusolate. Non porta nessuna fede, il che lo rende davvero un papabile candidato a rendere la sua vita per una volta meno monotona.
"E tu saresti? La sua ragazza?"
"Oh nooo. Siamo ottimi amici. Lui è cotto di quella!" Gli indica Monica. "Ma non si decide a dirglielo."
Lo sconosciuto, soddisfatto di una risposta che evidentemente sperava, inclina la testa verso la direzione indicata. Una smorfia di apprezzamento gli incurva le labbra, e come dargli torto. Monica è splendida: alta, sottile, con lunghi capelli biondi che le scivolano sulle spalle e un abito azzurro che, con la sua scollatura generosa, cattura lo sguardo quanto il sorriso.
"Rischi grosso! Quello sembra molto interessato al contenuto di quel vestito."
"Non penso! Se fosse interessata veramente a lui, avrebbe già chiesto il secondo cocktail. Lo fa sempre, con la scusa di ricevere un'approvazione! Marco puoi stare tranquillo."
Precisa Vittoria lanciando una frecciatina spingendo a rafforzare l'idea che è lui ad interessarle.
"L'approvazione? Chiede il permesso per far sesso con qualcuno?"
"No. Certo che no. Sta solo cercando quello giusto, quello per sempre, e siccome sono la sua migliore amica, vuole sapere se secondo me sembra poterlo essere."
Lo sconosciuto guarda con un sogghigno malizioso Marco, che sta tenendo sotto controllo Monica.
"Ho capito perché non ti fai avanti. Non vuoi farti mettere il guinzaglio!"
<Sembra contro i rapporti seri, è perfetto per un incontro occasionale.>Pensa Vittoria continuando ad osservarlo minuziosamente mentre giocherella sfiorando il bordo del bicchiere vuoto con l'indice.
"Marco. Sto ancora aspettando il mio Margarita!"
"Sì Marco, offro io... Liam."
Si presenta, porgendole la mano per prendere la sua, e lei gliela stringe.
"Ciao Liam. Sono Vittoria." La malizia gli fa brillare lo sguardo.
"Salve Vittoria."
I suoi occhi, profondi e color cioccolato, emanano una sicurezza disarmante: il genere di sguardo in cui ci si potrebbe perdere senza nemmeno accorgersene. La osserva compiaciuto, e come potrebbe non farlo? Vittoria è una ragazza splendida: folti capelli scuri, occhi verdi dal taglio allungato e seducente, incorniciati da ciglia fitte; una bocca a cuore, carnosa, dall'aria incredibilmente morbida.
All'improvviso, lui stringe appena le labbra, come trattenendo un sorriso divertito, e porta alla bocca il suo cocktail dal nome stravagante. Gli occhi, però, restano su di lei, fermi, insistenti, come se dietro quello sguardo si nascondesse un pensiero preciso... e tutt'altro che innocente.
"Che c'è?" Gli chiede mordendosi il labbro inferiore.
"Mi sto chiedendo quanto siano morbide le tue labbra..." esorta senza ritegno giustificandosi con un banale: " ...Immagino tu le coccoli con dell'ottimo burro cacao quando non porti il rossetto!"
In realtà le sta immaginando semplicemente spiaccicate alla sua bocca e perché no, intorno al suo sesso.
"Non è mia abitudine utilizzarlo, ma non sembra una cattiva idea. Dovrei provvedere!"
Sorseggia il Margarita che Marco le porge, mentre lui le strizza l'occhio con un sorriso complice. Lei, compiaciuta, alza lo sguardo al cielo nel tentativo di mascherare il nervosismo che le serpeggia dentro. Non è da lei comportarsi così... e forse è proprio questo a renderlo così eccitante.
"Dovresti sì! Sarebbe un peccato se si screpolassero!"
"È quello che faresti tu?" indaga passandosi la lingua sul labbro assaporando il dolciastro amaro del cocktail.
"È quello che farei se avessi la tua bocca e sapendo cosa ci potrei fare. Vanno assolutamente tutelate quelle labbra..." Sogghigna, continuando:
"...Sono un'arma segreta per conquistare un uomo da cui si è attratti."
Vittoria lo fissa, sforzandosi di tenere il passo con quella conversazione così maliziosa e provocante. Con la coda dell'occhio scorge Marco che sogghigna, divertito, certo che lei cederà e non avrà il coraggio di spingersi oltre.
"E dimmi... tu come faresti colpo su qualcuna da cui sei attratto?" chiede, incuriosita, sostenendo il suo sguardo. È così intenso e magnetico che le sembra quasi di sentirle il cuore rimbombare nel petto.
"Semplice..."risponde lui, con un mezzo sorriso. "...Le offrirei un Margarita."
Vittoria sorride sentendosi il viso infiammare. L'aria tra di loro si carica di elettricità, e si morde il labbro per nascondere un'espressione sciocca e imbarazzata.
Sfugge lo sguardo su Marco, che da dietro il bancone li osserva divertito asciugando lo shaker per renderlo pronto all'uso. Alza ripetutamente i sopraccigli come per dirle:
"Dai che questo è il tipo giusto per concludere una bella serata in modo interessante."
"Stai cercando di fare colpo su di me?"
Lui, senza la minima esitazione, le regala un sorriso così maledettamente sexy da farle mancare un battito. E già lei si sorprende a immaginare come sarebbe sfilar via quell'elastico che gli raccoglie i capelli, lasciandoli ricadere morbidi sul collo. Non ha mai avuto un ragazzo con i capelli medio-lunghi... e si chiede come sarebbe affondarci le dita, sentirne la consistenza tra le mani, trascinarlo a sé.
"E sentiamo. Come me la sto cavando?" Vittoria incurva le labbra, non sapendo come rispondere.
"Tranquilla. Sto solo dicendo che sei attraente, niente di più e niente di meno. Era solo un'affermazione, non una proposta."
"Mhm." Lo fissa delusa, senza parole.
<Come dovrei rispondergli per non sembrare una che pateticamente pende dalle sue labbra?>Pensa, e si lascia sfuggire:
"Un'affermazione, non una proposta... eh?"
Lo sconosciuto fissa il suo bicchiere circondandolo con le mani e sorride.
"Vorresti, lo fosse? Una proposta intendo. Potresti non essere pronta ad un'esperienza con uno sconosciuto."
Con calma disarmante, afferra la cravatta, la scioglie dal nodo e la sfila dal colletto della camicia. Poi, lentamente, la arrotola attorno alla mano. Mentre i suoi occhi scivolano verso la bocca di Vittoria, infila la cravatta nella tasca dei pantaloni, come fosse un segreto da custodire.
Vittoria deglutisce. Ogni parola che esce dalla bocca di quell'uomo sembra caricata di doppi sensi, e la sua mente corre subito a scenari tutt'altro che innocenti legati a quella cravatta...
Dio, ho bisogno di fare del sesso. Presto.
Espira piano, distogliendo lo sguardo verso Marco, che dall'altra parte del bancone osserva Monica con un'espressione accigliata.
Fa mezzo giro sullo sgabello e si mette a scrutare la folla, cercando l'amica.
"Forse è meglio se me ne torno a casa a guardare un film. La mia amica mi ha abbandonato e nessuno fa proposte allettanti." Poi inclina la testa richiamando l'attenzione del barista che sogghigna vincente del mio fallimento.
"La avvisi tu, per favore?"
"Ci provo! Sembra troppo presa."
"Diglielo! Non aspettare che sia troppo tardi! Io potrei metterci una vita a decidermi."
Si alza dallo sgabello per tentare l'ultima mossa. Si sistema il vestito che le è salito sulle gambe lunghe e affusolate, muove i fianchi con naturale malizia, scrolla la chioma lungo la schiena e solleva il mento. Ma poi coglie Liam che ride... e il suo umore cambia di colpo.
Stronzo! pensa, infastidita.
"Addio" dice a voce alta, tagliando corto.
Afferra la borsa e fa per allontanarsi, ma due ragazzi intenti a cazzeggiare la urtano. Sta per perdere l'equilibrio, quando due braccia forti la afferrano con prontezza, impedendole di cadere.
Vittoria solleva lo sguardo e il suo si aggancia a quello di lui, restando intrappolato in un istante sospeso. Come se non bastasse, il suo profumo la investe: speziato, intenso, con una freschezza aromatica e decisa che le arriva dritta ai sensi, lasciandole il respiro appena più corto.
"E se lo fosse?"
Non c'è bisogno che precisi a cosa si riferisce. Lo ringrazia per averle impedito una caduta dai tacchi vertiginosi, e arriccia la bocca mordendosi il labbro, consapevole di essere una cosa che osserva con interesse.
"Sicuro? Potresti non essere pronto ad un'esperienza con una sconosciuta."
Liam sorride scuotendo la testa guardando il pavimento.
"Tu non sei una sconosciuta. Ti chiami Vittoria."
"Potrei aver mentito."
"Potrei averlo fatto io."
"Sei di passaggio, potremmo non scoprirlo mai."
Riescono quasi a sentire tutta l'eccitazione sessuale che scorre tra di loro. Lui è ormai troppo vicino, ha superato i limiti della distanza sociale e lei lo ha lasciato entrare nella sua sfera intima senza opporre resistenza già permettendogli di stringerla fra le sue braccia per un tempo più lungo del necessario assaporando ogni istante di quel contatto proibito e magnetico.
"Andiamo?"
"Dove mi porti, sconosciuto?"
"In un Hotel, ovvio!"
Si sposta dal pavimento, torna al bancone e paga i cocktail a una delle cameriere, che gli sorride. Lui non si nega un'occhiata fugace e uno strizzato d'occhio in risposta.
Vittoria alza gli occhi al cielo, Forse un po' pentita per quello che sta per fare, un gesto che mai avrebbe immaginato di compiere. Eppure lo osserva... ed è così incredibilmente bello.
Quando mi potrebbe capitare uno così? pensa tra sé, cercando di infondersi coraggio. Una notte soltanto. Domani torno alla mia vita.
Liam si incammina verso l'uscita, senza trattenerla né prenderla per mano, e lei lo segue, la mente piena di mille pensieri. Le vie di Milano sono afose, nonostante l'estate stia quasi finendo. Vittoria estrae il telefono dalla borsetta, che nel frattempo sta squillando insistentemente.
"Cazzo Vitto! Lo stai facendo davvero?"
"Sì. Tutto ok. Ci sentiamo domani."
"É almeno figo?"
"Non immagini quanto. Senti...Marco non ti ha perso d'occhio!"
"lo dici sempre, ma adesso sta flirtando con una, qui, davanti ai miei occhi!"
"Sei lì sola o... con il tipo che ti stava facendo la radiografia?"
"Chi? Fabio? Mhm... è qui con me, mi sta offrendo da bere."
"Come immaginavo. Ciao Monny!"
Liam preme il telecomando e i fari di una Porsche Macan si accendono, illuminando la strada davanti a loro.
Wow... pensa Vittoria. Mai era salita su una macchina che non fosse una semplice utilitaria. Anche il suo ultimo ex guidava una Renault Clio, una scatoletta rumorosa che scricchiolava ad ogni dosso, ma non era mai stato un problema. A Milano, dopotutto, è molto più comodo spostarsi con i mezzi pubblici.
"Ti tratti bene!"
"Solo il meglio. In tutto! Prego."
Le apre lo sportello ed una volta salita lo richiude, sempre fissandola.
"Com'è che la tua amica non si accorge del barista?"
"Perché lo conosciamo da due anni, e lui fa sempre il brillante con tutte ed è convinta che i complimenti e le battute piccanti che fa, siano semplicemente un suo modo di fare."
"Ma tu l'hai capito."
"Mi piace osservare. Marco non guarda le altre come guarda lei, nemmeno quelle che..."
Liam la anticipa. "Che si scopa nell'attesa?"
"Stavo per dire quelle che so aver frequentato, ma..." guarda fuori dal finestrino imbarazzata.
"... sì, presumo non si sia limitato a guardarle negli occhi!"
"È single! Nulla di male nel scopare!"
"Sembri esperto!"
"Tu no? Sei qui con me, uno sconosciuto e... non stiamo certo andando a guardarci solo negli occhi!"
Vittoria si volta, leggermente offesa dall'affermazione, ma non può negare che sia esattamente quello che sta accadendo. Lui la osserva con un sogghigno incredibilmente sexy, pieno di sicurezza e malizia.
"Sei ancora in tempo a cambiare idea. Una volta in hotel, non rinuncerò a scoparti come piace a me."
"E cioè? Se sei un perverso che pratica sesso estremo puoi fermare la macchina immediatamente!"
Liam rallenta, e per un attimo Vittoria avverte un brivido di paura. Si avvicina al lato della strada e lui si gira leggermente verso di lei, distogliendo lo sguardo dal volante. Con un gesto lento e deciso, stacca una mano e le sposta una ciocca di capelli dietro l'orecchio, accarezzandole delicatamente la pelle del collo. La carezza scende sulla spalla nuda, fermandosi appena sopra lo spallino del vestito, facendo accelerare il cuore di Vittoria.
"Niente di estremo. Non mi piacciono quelle porcate, però...non sopporto essere contraddetto, in cambio otterrai molto piacere."
I loro sguardi si incontrano ed un brivido percorre la schiena di Vittoria che a malapena ricorda l'ultima volta che ha fatto sesso. Comincia a pensare che il suo, potrebbe essere solo un modo di impressionarla vantandosi delle sue prestazioni che finché non le prova, non può smentire, certo è che non potrà essere peggio di tutti i suoi ex che di eclatante non avevano nulla: la normalità, sesso.
Ad impedirle di scendere dalla macchina inoltre c'è il fattore "attrazione", e Liam sembra essere una calamita. Più lo osserva, più appare incredibilmente affascinante. Riempie alla perfezione quei pantaloni e quella camicia, e la curiosità di scoprire cosa si nasconde sotto cresce di minuto in minuto. Già adora le sue mani, il sorriso, lo sguardo intenso... e i suoi muscoli, dalle cosce scolpite ai glutei che non può fare a meno di ammirare di nascosto, la fanno fremere di desiderio.
"Ti piace dominare?"
"Mhm... sì."
"E se piacesse anche a me prendere il comando?"
Liam sorride lasciandosi ricadere sullo schienale guardando avanti fuori dal parabrezza.
"Cosa trovi di così divertente?" Chiede accigliata.
"La verità?"
"Sì!" Sbotta lei incrociando le braccia sotto il seno, occhi serrati.
"Sembri molto lontana dall'essere una che pratica sesso occasionale. Cos'è? Devi pagare pegno per una stupida scommessa? Perché se è così, posso darti una mano e dire che abbiamo scopato anche senza farlo!"
Vittoria non sa se essere offesa per sembrare agli occhi di uno sconosciuto una mezza monaca, o se essere offesa per la sua magnanimità a rinunciare a fare sesso pensandola un'incapace.
Chi si crede di essere questo stronzo? Pensa.
"Sei forse convinto che non possa essere in grado di scopare secondo i tuoi standard? Che ci vuole! Dobbiamo solo fare sesso, siamo adulti e consenzienti, e poi continuare ognuno con la propria vita." Afferma utilizzando i suoi termini.
"Perciò non ti tiri indietro."
Liam è parecchio attratto da lei, e sembra essere convinto della sua idea anche se lei non vuole confermarla, ma nemmeno l'ha negata. Non sa cosa ci sia sotto, ma è una scelta sua e non vuole certo lasciarsela scappare. È solo sesso. Spera ottimo sesso. Già immagina il suo corpo nudo davanti a lui, sottomessa ai suoi desideri, più la guarda, più immagina come sarebbe perfetta quella magnifica bocca attorno alla sua carne pulsante, soprattutto ora che è in Italia da un mese circa, e che il lavoro lo ha impegnato più del solito al punto da condurlo in un normalissimo locale frequentato da gente qualunque.
Il lavoro gli porta via molto, a volte troppo tempo, e non ne ha per rapporti stabili, e neppure ne vuole, nessun legame, ma è un uomo, e non rinuncia del tutto al sesso, quando sente il bisogno di sfogarsi va sul sicuro, non ha tempo da perdere nella scelta, perciò si affida ad un cliché di ragazze che frequentano club esclusivi a Londra.
Vittoria strabuzza gli occhi, turbata. Davvero vuole fare sesso con uno sconosciuto? Mai, fino a quel momento, si era prestata ad atti occasionali. Eppure quella voce, sempre più bassa, sempre più seducente, la sta catturando... incantando come un sortilegio. Non è curiosità per la prestazione in sé: è qualcosa di più, qualcosa che la avvolge, la scombussola e la trascina senza che possa opporsi.
"No!"
"Ottimo. Ricorderai questa notte come una delle più eccitanti della tua vita. Che certo eviterai di raccontare ai tuoi nipotini..."
"Dipende tutto da te! Se davvero sarai così eclatante, perché non raccontarlo? Quando saranno ultra maggiorenni naturalmente ed io ormai prossima a miglior vita."
Liam si lascia scappare un altro sorriso, rimettendosi in marcia avendo capito ormai di avere ottenuto il consenso.
"Sei strana, ma io non sono nessuno per impedirti di farlo. Non sarà un mio problema."
"Perché? Non pensi che un giorno incontrerai qualcuna con cui valga la pena avere dei figli e dei nipoti?"
"Non ci ho mai pensato! Non ho tempo per le scocciature."
"Per questo scopi con la prima che incontri in un locale?"
"Generalmente evito! Quando scopo, so di preciso a chi vado incontro, mi assicuro che obbediscono senza storie..." Vittoria lo guarda di sottecchi.
"... onde evitare punizioni." Aggiunge.
"Che sei matto? Che ti frulla in quel cervello?"
"Cose che mai scoprirai, visto che dopo questa notte, ho seri dubbi ci rincontreremo. Puoi considerarti salva!"
"Simpatico e snob. Mi dai a capire che non rientro nel genere di ragazza che di solito frequenti."
"Io non frequento, io scopo. E... sì, sei ben distante."
"Perché allora mi hai fatto la proposta?"
"Perché sei bella. Molto bella. Intrigante. Sexy..."
"Si certo, e tutte le altre non lo sono?"
Vittoria alza gli occhi al cielo.
"Non farlo!"
"Cosa?"
"Mancarmi di rispetto. Non lo sopporto!"
"Non siamo ancora in hotel, signore!" Lo prende in giro.
"Scherza. Scherza pure. È il solo modo con cui potrai rivolgerti a me!"
"Tu sei pazzo!"
"Tu sei maledettamente sfacciata e irrispettosa. Lo credo bene che non hai un fidanzato. Fossi mia, saprei tenerti buona. Un po' di regole ti farebbero bene!"
"Mhm... penso tu sia un grande stronzo. Lo sai di esserlo vero? E sì! Ho le palle per dirtelo. Non sono una che si lascia mettere i piedi in testa da un uomo. L'ultimo che ci ha provato si è ritrovato in mezzo alla strada nudo come un verme e la sua foto sbandierata sui social. Penso abbia cambiato città!"
Liam ride ancora, e questa volta sembra divertito davvero.
"Cazzo no! Lo hai fatto davvero? Sei un mito!"
Lei lo guarda ora stranita. "Tu non sei quello che vuole punire le donne?"
"Cazzo si. Ma a letto..." Volge lo sguardo su di lei, fissandole le gambe risalendo poi alla sua bocca. "...e imploreresti per riceverne."
"Oh mio Dio!" Pensa cercando di nascondere l'eccitazione che nemmeno lei riconosce aver mai provato.
"Se pensi sia un misogino, ti sbagli di grosso, io amo mia madre, mi piacciono le donne e a loro piace stare con me o non godrebbero tanto!"
"Oh mio Dio!" Ripensa lasciando ricadere la testa contro il sedile serrando le cosce. Nemmeno fa caso a lui che vedendo la reazione inequivocabile, si passa una mano sui capelli e con naturalezza dice arrivando nel parcheggio di un hotel: "Siamo arrivati!"
"Scusa? Questo è un cinque stelle, non ho tanti soldi da buttare!"
"Ti ho chiesto forse qualcosa? Te l'ho detto che io scelgo sempre il meglio. Prendilo come un regalo per la fiducia! Altro particolare per i tuoi nipoti!"
"Spendi sempre così tanti soldi per i tuoi incontri?"
"Solo se meritano."
"E come sai che io merito!"
"Solo la tua bocca... lo merita!"