Prologo
Odiavo settembre, a parer mio era il mese più brutto di tutti, ma soprattutto per i tempi che correvano lo detestavo ancora di più. Esso da sempre si è dimostrato alquanto stressante, oltre al far pesare tutti l'arrivare dell'autunno e l'andarsene di un'estate che pare durar di meno ogni anno che passa. Puntualmente l'ingiustizia batteva un colpo, se solo non fosse che in quel periodo era divenuta una situazione insostenibile, anzi molto allarmante. Quotidianamente non si parlava d'altro se non di morti improvvise e di opere malsane di ogni tipo. Era la pura ovvietà che questa situazione impaurisse tutti, dagli anziani che non potevano far nulla se non attendere la loro medesima sorte, ai più piccoli che, invece, possedevano un destino ormai sfregiato, quasi corrotto. Preoccupava anche me, poiché l'adolescenza e la giovinezza vanno scontate una sola volta nella vita, e da un lato mi sentivo minuscola in questo mondo che pareva immenso, ma che si stringeva sempre di più attorno a me soffocandomi con la sua incoerenza e omertà. Sapevo, inoltre, che il tutto non si sarebbe concluso nel migliore dei modi, ma a tratti intuivo che potevo fare qualcosa in questo trambusto, la differenza. Solo due, infatti, erano quelle generazioni che effettivamente potevano fare la differenza: gli adulti e i ragazzi, questi ultimi principalmente. Tali, però, non possedevano quel coraggio e quella prontezza che sarebbe servita a risolvere cotanta crudeltà, per darsi una spinta e migliorare il futuro dei prossimi. Dopotutto, il mondo viene ereditato da generazione in generazione e devono essere proprio i giovani a migliorarlo il più possibile e a cambiarlo in meglio -questo è ciò che si suole dire. Si arriva, poi, in quell'età in cui improvvisamente si comincia a pensare sia alla propria vita che a quella altrui, tant'è vero che è proprio lì che si inizia a giovare anche le situazioni più critiche. Dall'altro lato, gli adulti li comprendevo da sempre professionali in ogni cosa, sebbene allo stesso tempo li trovavo incapaci di prendere delle posizioni reali e prive d'ingiustizia poiché disinteressati al loro vero senso di lealtà che però non veniva mostrata agli altri, probabilmente per timore di essere giudicati o per paura di perdere quella reputazione che col tempo hanno imparato a costruire. Riconosco razionalmente che in quel periodo prendere una posizione era difficile, e qualsiasi decisione si intraprendesse nessuna di queste li avrebbe condotti ad una buona strada: qualsiasi scelta si potesse fare, portavano tutte sulla stessa via, quella della morte. Sebbene il male derivi dall'essere umano, qui la storia dell'umanità e di tutti gli esseri viventi stava per cambiare, prendendo una strana e terribile piega quando, all'improvviso, qualcosa di misterioso ed ignoto cominciò ad aggirarsi fra tutti noi. Il mondo, allora, si affidava ai coraggiosi, ai privi di incoerenza e d'infamia.
Rimembro ancora il tempo in cui tutti vivevamo i nostri giorni come se fossero gli ultimi della nostra vita, ma non fu così per ognuno: per me furono, invece, un insieme di alti e bassi, dolori e gioie, sacrifici e soddisfazioni, cedere e rialzarsi più forti di prima, fratellanza e amore reciproco, emozioni che tutt'oggi non potrò dimenticare nonostante le lacrime versate.
Mi resi conto, un giorno qualunque, che stava subentrando in me la necessità di raccontarmi, uno strano istinto che mi bruciava dentro. Pensai fosse ingiusto dimenticare con così tanta facilità gli avvenimenti che ci tormentavano giornalmente: tutti devono sapere e riconoscere quelle cose che oramai gli altri con tanto egoismo hanno scordato.