Prologo
“Le ferite più profonde non vengono inflitte dai nemici."
🔗La Cattura⚔️
Camminiamo da più di un'ora quando la foresta inizia a cambiare.
Non è qualcosa che si vede subito. È una sensazione sottile, un senso di disagio.
La consapevolezza che qualcosa si è spostato, anche se non sai dire cosa.
L'aria sembra più densa, i rumori si fanno più lontani.
Provo a razionalizzare, a cercare una scusa, forse è solo stanchezza o solo suggestione. Stiamo dando la caccia a una creatura che si nutre di carne umana: è normale essere tesi.
Potrebbe sbucare da un momento all'altro e non possiamo permettere di farci trovare impreparati.
Eppure la sensazione resta.
Non hai prove, nessun suono ma qualcosa nell'aria è in attesa e potrei giocarmi le mie spade ma non somiglia per niente alla creatura a cui stiamo dando la caccia.
Non riesco a scrollarmi di dosso l'impressione che non siamo soli.
Gli alberi si stringono attorno al sentiero, i rami intrecciati sopra le nostre teste formano una volta scura. Il muschio rende il terreno scivoloso e traditore; più di una volta devo correggere l'equilibrio per non perdere l'appoggio. L'odore di terra bagnata è forte, quasi pungente. Sotto, però, si insinua una traccia metallica inconfondibile: morte e putrefazione.
Il mio istinto difficilmente mi ha tradita, é tutto nella norma e allo stesso tempo tutto imperfetto.
Phil cammina davanti con passo sicuro, scostando rami e rovi con gesti esperti. Si muove nella foresta con passo deciso e esperto, procede dritto sicuro senza esitazioni .
Le spalle rilassate ma l'attenzione costante. Non parla, ma ogni tanto inclina leggermente la testa, inseguendo qualcosa che io non percepisco ed é strano, solitamente i miei sensi affilati riescono ad avvertire ogni rumore o traccia.
Michael , invece , procede dietro di me , solo qualche passo più indietro ,cammina impugnando la balestra pronto a scattare . La sua presenza mi rassicura. Se qualcosa decidesse di attaccare alle spalle, troverebbe lui e non avrebbe vita lunga.
Insieme abbiamo affrontato talmente tante cacce e compiuto missioni che mi fido di loro quanto di me stessa.
L'ho sempre fatto.
Eppure stanotte qualcosa stona anche se non saprei dire esattamente cosa.
Il silenzio è troppo compatto, nessun frullo d'ali, nessun roditore in fuga. Perfino il vento sembra trattenere il respiro e un brivido mi corre lungo la schiena.
La magia freme sotto pelle, la sento vibrare come sento il battito del cuore che rimbomba nelle orecchie.
Stiamo dando la caccia a un Wendigo.
Non una leggenda, non un mostro da raccontare attorno al fuoco, ma un errore. Quando un uomo viene ferito da un Lycan, il suo corpo non regge il contatto con quella magia. Non muta. Non si adatta. Si spezza. Resta sospeso tra ciò che era e ciò che non potrà mai diventare. Carne deformata dalla forza del lupo, mente svuotata da ogni pensiero, lasciata in balia di un'unica legge: la fame. Quello che seguiamo ha già ucciso tre civili. I corpi sono stati trovati ai margini del bosco, strappati con una ferocia che ha acceso troppe domande tra gli umani. Parlano di un orso. Si aggrappano a ciò che conoscono.
Ma la creatura che si muove qui dentro è più veloce, più grande, più metodica nella distruzione. E siamo troppo vicini alla città perché passi inosservato.
L'equilibrio tra i territori regge su crepe sottili. Gli umani sospettano, immaginano, costruiscono spiegazioni rassicuranti. L'Ordine, invece, non può permettersi il panico.
Per questo hanno mandato noi
La missione é semplice, gli ordini sono chiari : Individuare la creatura, eliminare e ripulire
l'area, senza lasciare testimoni.
Il Wendigo é tra le creature più intelligenti non tesse trame é impulso puro.
Attacca frontalmente, sporca il terreno di sangue, lascia dietro di sé caos e rumore.
È questo che dovrebbe fare.
Ed è questo che mi inquieta perché la foresta non sembra teatro di una caccia.
Sembra... in attesa.
Mi fermo un istante quando Phil si immobilizza e Michael fa un passo più vicino per rinforzare la formazione .
«Hai sentito?» mormora Phil senza voltarsi.
Annuisco, anche se non so spiegare cosa non è il rumore continuo di una bestia in corsa , é silenzio irreale.
Qualcosa ci osserva oserei dire che ci sta aspettando.
E per la prima volta da quando abbiamo accettato questa missione, mi chiedo se non siamo noi a essere stati guidati fin qui.
Una sensazione che non riesco a scrollarmi di dosso.
Le tracce ci sono ma sono troppe ,
artigli profondi nella corteccia, come scavati con precisione chirurgica, le ombre nel fango sono nitide, proprio lì dove ti aspetteresti.
Rami spezzati nel punto giusto.
Odore di sangue appena percepibile.
Tutto troppo... ordinato.
Phil si china ad analizzare i segni.
«Sono fresche. Dovremmo essere vicini.»
Io resto in posizione, in ascolto.
Guardo quei segni, e dentro di me qualcosa si contrae.
Perfetti e proprio per questo... sbagliati, proprio come tutto il resto.
Quelle davanti a noi non sono prove, sono una scenografia.
La magia dentro di me reagisce, Il fuoco si agita, e faccio fatica a contenere, come se anche lui avesse fiutato l'inganno.
Respiro.
Phil si muove. «Avanti. Non abbiamo molto tempo.»
Procediamo ancora, più in profondità nella foresta.
Quando ci fermiamo di colpo.
Michael stringe l'impugnatura della balestra. «Laggiù!»
Davanti a noi, nascosti nel buio...
due occhi luminescenti, ci stanno osservando.
Ma non è verso di loro che il mio corpo si orienta. La minaccia non è davanti.
È nell'aria.
Nel modo in cui il bosco si è fatto improvvisamente più carico, come se ogni tronco, ogni ramo, si fosse disposto a chiuderci dentro.
«C'è qualcosa che non—» comincio, ma non faccio in tempo a finire.
Uno scatto tra gli alberi poi un fischio d'aria.
Sento la freccia prima ancora di vederla, ma non riesco a individuare la direzione .
Un' istante dopo, un dolore acuto mi lacera la spalla.
La magia dentro di me esplode per reagire, pronta a prendere fuoco — ma qualcosa va storto.
È come se la fiamma si spegnesse di colpo, come se un gelo alieno fosse stato iniettato sotto la mia pelle. Il dolore brucia, ma non è normale. La freccia é impregnata di magia del ghiaccio e blocca il legame tra il mio corpo e il mio fuoco.
Le ginocchia cedono mentre il veleno si espande rapido, spegnendo ogni scintilla. Il mondo vacilla attorno a me.
Michael scatta in avanti, urlando il mio nome, la balestra già sollevata. Si muove con rabbia pura, senza esitazione, ignaro di quello che sta davvero accadendo.
Figure emergono tra gli alberi con movimenti coordinati, troppo disciplinati per essere bestie. Cappucci scuri, armi pronte, passi misurati si dispongono intorno chiudendo le vie di fuga.
Devoti.
Le tracce perfette.
Il silenzio studiato.
Gli occhi nel buio usati come distrazione.
Il mio istinto non si stava sbagliando.
Non stavamo dando la caccia a un mostro.
Eravamo l'esca.
La verità si compone davanti ai miei occhi con una chiarezza crudele. Le tracce perfette. Il silenzio studiato. Gli occhi nel buio usati come distrazione.
Il mio istinto non si stava sbagliando , era una messa in scena.
Michael colpisce uno di loro, poi ancora m un altro, ma è circondato.
Un Devota lo aggira alle spalle un colpo alla testa lo spegne. Lo vedo appena.
Cerco di richiamare ancora la fiamma, ma la sento scivolare via come sabbia tra le dita.
Cerco Phil con lo sguardo immagino di trovarlo anche lui impegnato in una lotta, lui che non ha mai esitato ,che è si é sempre buttato nelle lotte anche durante gli attacchi peggiori, nei combattimenti più sporchi, quando tutto sembrava andare a pezzi, era la sua voce a ricondurmi indietro, la sua lama a farmi strada, il suo corpo tra me e la fine.
Ora é lì a pochi passi da noi ...Immobile.
Quegli occhi che conosco come il mio respiro — mi guardano.
Non c'è allarme nel suo sguardo, non c'é accenno di intervento , solo una calma impenetrabile. E in quell'istante, prima ancora che parli, capisco.
«Phil...»
Il suo nome mi esce piano, incrinato, come se invocarlo bastasse a spezzare l'incubo. Per un istante — uno solo — il mio cuore spera ancora. Perché lui è sempre stato la mia spalla, il mio scudo, il mio amore. L'unica cosa certa, in mezzo a al caos della mia vita.
Ma lui non risponde, non si muove e non risponde.
Lo sento parlare ,ma non rivolto a me .
«Avevamo un accordo. Non avreste fatto del male a mio fratello. Mi avete promesso che l'avreste lasciato andare.»
Nient'altro, nessuna esitazione.
Nessun rimorso nella voce.
Come se non fossi niente , come se le promesse sussurrate sulle nostre labbra non fossero mai state pronunciate, come se le nostre mani avessero mai carezzato i nostri corpi , come se noi non fossimo mai stati noi.
Adesso quelle stesse mani, quelle stesse labbra, mi hanno cancellata.
Distesa nel fango, circondata da mani nemiche, ascolto il suono di quella frase come fosse una condanna definitiva.
Le catene si chiudono ai polsi.
Il veleno torna a ghiacciarmi dall'interno .
E Phil...
Phil si allontana, portando sulle spalle Michael ancora incosciente, io smetto di lottare, annientata dalla verità che si mostra beffarda davanti ai miei occhi.
Mi ha tradita lui, consegnata come un pacco dritto nelle mani del nemico.
La coscienza scivola via, il buio sale e il respiro e il buio inghiotte tutto .
