Chapter 1 La radice dorata
Il sole batteva forte sui campi.
Ren si asciugò il sudore dalla fronte e infilò di nuovo la zappa nella terra dura. Ogni colpo era pesante, ogni movimento gli faceva bruciare le braccia, ma continuava lo stesso. Da quando era piccolo aveva lavorato nei campi. La terra era dura, la vita pure.
Eppure Ren non si lamentava mai.
“Se continui così finirai per diventare vecchio prima del tempo.”
La voce arrivò da dietro di lui.
Ren si voltò appena. Tre ragazzi del villaggio stavano lì, con le braccia incrociate e i sorrisi pieni di scherno.
“Avete qualcosa da fare?” chiese lui con voce calma.
Uno dei tre rise. “Guardalo. Fa il forte, ma tutti sanno che non ha talento. Nessuna energia spirituale. Nessun futuro.”
Ren abbassò lo sguardo per un istante, poi riprese a scavare.
“Lasciatemi lavorare.”
“Lavorare?” disse il più alto dei tre. “A cosa serve se non potrai mai superare nessuno?”
Gli altri due risero di nuovo.
Ren strinse la zappa. Per un secondo sentì la rabbia salire, ma la soffocò subito. Non aveva senso litigare. Non con loro. Non quel giorno.
I tre ragazzi se ne andarono continuando a ridere.
Quando il silenzio tornò, Ren rimase immobile.
Le parole gli erano entrate dentro più di quanto volesse ammettere.
Senza talento.
Senza futuro.
Inutile.
Guardò il campo davanti a sé. La terra era secca, piena di zolle dure e radici spezzate. Eppure lui continuava a tornare lì ogni giorno, come se in quel posto ci fosse qualcosa che lo tratteneva.
Forse perché era l’unica cosa che sapeva fare.
Forse perché non voleva arrendersi.
Ren riprese a scavare in un punto vicino al vecchio albero di prugne, dove il terreno sembrava più morbido. La zappa colpì qualcosa di duro.
Clank.
Si fermò.
“Una pietra?”
Abbassò lo strumento e si inginocchiò. Con le mani iniziò a togliere la terra, grano dopo grano, finché le dita non toccarono qualcosa di strano.
Qualcosa di caldo.
Qualcosa che pulsava.
Ren si fermò di colpo.
Aprì di più il terreno e rimase a fissare ciò che aveva trovato.
Era una radice.
Ma non una radice normale.
Era lunga, sottile e luminosa, con venature dorate che brillavano sotto il sole. Sembrava viva. Sembrava respirare.
Ren trattenne il fiato.
“Che cos’è…?”
La radice tremò leggermente tra le sue mani.
Poi una voce risuonò nella sua mente.
[Sistema di Coltivazione Risvegliato.]
Ren spalancò gli occhi.
Si guardò intorno di scatto.
Non c’era nessuno.
Il campo era deserto.
Il vento soffiava leggero tra le foglie, ma la voce era stata chiarissima.
[Congratulazioni. Hai trovato la Radice Miracolosa.]
Ren deglutì.
“Chi… chi parla?”
Non ricevette risposta.
La radice, intanto, continuava a brillare.
Un’ondata di calore gli percorse il braccio, poi la spalla, poi il petto. Era come se qualcosa di antico si fosse risvegliato dentro di lui. Una forza immensa, nascosta da sempre, stava aprendo gli occhi.
Ren cadde in ginocchio.
“Ah…!”
Il respiro gli si fece corto.
Il mondo attorno a lui sembrò allontanarsi.
Per un attimo vide immagini strane: montagne, foreste, tempeste, campi infiniti, e in mezzo a tutto questo una figura che coltivava la terra con una calma assoluta, come se ogni seme piantato potesse cambiare il destino del mondo.
Poi tutto svanì.
Ren rimase piegato a terra, il cuore che batteva fortissimo.
Quando riuscì a rialzare la testa, si accorse che la radice si era dissolta in una polvere dorata, entrata nel suo corpo come luce liquida.
Ren guardò le proprie mani.
Erano diverse.
Più forti.
Più calde.
Più vive.
Si mise in piedi con fatica, poi guardò il vecchio sasso accanto a lui.
Senza pensarci troppo, chiuse il pugno e colpì.
CRACK.
La pietra si spezzò in due.
Ren rimase senza parole.
“Cosa…?”
Lo ripeté, più piano, come se dire quella parola ad alta voce potesse farlo sparire.
Poi sentì di nuovo la voce nella sua testa.
[Benedizione iniziale completata.]
[Corpo rafforzato.]
[Radice dell’Essenza assimilata.]
[Primo obiettivo: coltivazione base.]
Ren respirava a fatica.
Non era un sogno.
Non era un’illusione.
Era reale.
Davvero reale.
Guardò le sue braccia, poi il campo, poi il cielo.
Per la prima volta nella sua vita, sentì che qualcosa stava cambiando.
E non in modo piccolo.
In quel momento, una nuova energia cominciò a scorrere dentro di lui, intensa e limpida come acqua di montagna. Ogni muscolo, ogni nervo, ogni fibra del suo corpo sembrava risvegliarsi.
Ren serrò i denti.
“Se questa è energia spirituale…”
Le parole gli uscirono quasi senza voce.
“…allora forse non sono davvero inutile.”
Un sorriso lento gli comparve sul volto.
Ma proprio mentre abbassava lo sguardo verso il terreno, sentì un’altra presenza.
Qualcuno stava arrivando.
Passi.
Pesanti.
Tre ombre si fermarono al bordo del campo.
Ren alzò la testa.
I tre ragazzi di prima erano tornati.
E stavolta non ridevano più.
“Ehi…” disse quello più alto, guardando il sasso spezzato. “Chi ha fatto questo?”
Ren si mise dritto.
Dentro di lui, la nuova energia pulsava ancora.
Le dita gli tremavano, ma non per paura.
Per eccitazione.
Perché lo sapeva.
Quel giorno sarebbe stato il primo di una lunga serie.
E il ragazzo che tutti chiamavano inutile stava per cambiare il proprio destino.
“Se volete una risposta,” disse Ren con voce calma, “venite a prenderla.”