Per Una Volta

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Summary

Pete ha ventisette anni, lavora come cuoco e vive una vita apparentemente ordinata: un gruppo di amici affiatato, una famiglia presente, serate piene di risate. È quello disponibile, quello che ascolta, quello che fa stare bene gli altri. Ma dentro di sé convive da tempo con una paura silenziosa: non essere mai davvero scelto. Quando inizia a provare qualcosa per una ragazza che già da tempo occupa i suoi pensieri, Pete intravede la possibilità di sentirsi finalmente desiderato. Non è un colpo di fulmine, ma un sentimento che cresce piano, alimentato da messaggi, incontri e piccole illusioni. Il rifiuto, però, non arriva come un urlo, ma come una distanza educata. E quella distanza scava. Tra silenzi, attese e cambiamenti nel gruppo di amici, Pete si ritrova a fare i conti non solo con la fine di una possibilità, ma con la propria fragilità. Per Una Volta è il racconto intimo di un uomo che cerca di essere scelto almeno una volta nella vita e scopre che, a volte, la scelta più difficile è restare.

Genre
Drama
Author
Andrew_
Status
Ongoing
Chapters
1
Rating
n/a
Age Rating
16+

Chapter 1 - Essere Utili

Non ho mai avuto la passione per la cucina.

La gente pensa che se fai il cuoco allora ami il cibo, i sapori, l'arte del piatto.

Io no.

Io cucino perché mi piace vedere le persone felici mentre mangiano.

Mi piace quel momento preciso in cui qualcuno assaggia qualcosa e, per un attimo, cambia espressione. Si rilassa. Sorride. Smette di pensare.

Due minuti.

A volte bastano due minuti per alleggerire una giornata. Io vivo di quei due minuti.

Lavoro, torno a casa, vivo con i miei. Non per necessità, non per comodità economica. Semplicemente non ho mai sentito il bisogno di scappare.

Non mi sono mai sentito indietro rispetto agli altri.

Avevo un lavoro. Un gruppo di amici. Le serate in cui cucinavo per tutti. Le battute. Le risate.

Ero quello disponibile. Quello che ascolta. Quello che non dice mai di no.

Non mi pesava.

O forse sì. Ma non lo sapevo ancora.

Non mi sono mai innamorato facilmente. Ho avuto qualche frequentazione. Tre rifiuti.

Tre volte in cui mi hanno detto, con gentilezza, che ero una bella persona.

"Una bella persona."

È una frase che ti rimane addosso, perché non sai se ringraziare o sparire.

La solitudine mi ha sempre fatto paura.

Non quella del sabato sera libero.

Quella la riempi con un film, con una partita, con una chiamata.

Parlo di quella che arriva quando spegni la luce.

Quando resti da solo con i pensieri e ti chiedi se, in fondo, qualcuno ti sceglierebbe davvero.

Ne ero consapevole.

Non era una sorpresa.

Non era un trauma improvviso.

Era una presenza costante, discreta, come un rumore di fondo.

Per questo facevo di tutto per essere necessario.

Se cucinavo per il gruppo, era anche per quello.

Se restavo ad ascoltare fino a tardi, era anche per quello.

Se ero sempre disponibile, sempre pronto, sempre quello "a posto", era anche per quello.Essere utile è un modo elegante per non sentirsi soli.

Il problema è che essere utile non è la stessa cosa che essere voluto.

Io questo lo sapevo.

Ma lo accettavo.

Mi dicevo che andava bene così.

Che prima o poi sarebbe arrivato il momento giusto.

La persona giusta.

Il tempo giusto.

Non ero disperato.

Ero in attesa.

Le mie giornate erano semplici.

Lavoro.

Casa.

Qualche risata con i miei.

Chat del gruppo che non smetteva mai di vibrare.

Eravamo un gruppo affiatato.

Io ero il cuoco del gruppo.

Quello che organizzava il " Menù".

Quello che si offriva sempre.

Mi piaceva quel ruolo.

Mi faceva sentire parte di qualcosa.

E per un po' mi è bastato.

Non avevo idea che bastasse così poco per spostare tutto.

A volte non serve un evento straordinario.

A volte basta un messaggio.