Viola

All Rights Reserved ©

Summary

...

Genre
Mystery
Author
Alessia
Status
Ongoing
Chapters
1
Rating
n/a
Age Rating
16+

CAPITOLO 1: L'antiquarium delle memorie

Le strade, quel giorno, le sembrarono più scure del solito; le ombre degli edifici parevano allungarsi in modo indefinito e oscuro. Di norma i palazzi erano di un grigio chiaro, ma in quel momento tendevano quasi al nero: forse era colpa del sole nascente coperto dalle nuvole, o forse era solo la vista di Viola, ancora appannata dal sonno per essersi alzata in tutta fretta. Correva verso il negozio il più in fretta possibile, cercando di non perdersi. Il percorso mutava continuamente: i meccanismi inseriti nel sottosuolo di vetro muovevano le strade, modificandole a seconda dell’orario. Nonostante compisse quel tragitto ogni giorno, Viola ri schiava sempre di smarrire l’orientamento tra quei blocchi di pietra semoventi. Mentre avanzava, sentì il vento muoverle i lunghi capelli neri; ogni tanto era costretta a chiudere gli occhi verdi per evitare che la polvere di sale le entrasse sotto le palpebre. Poco dopo, la ragazza si ritrovò finalmente nel vicolo del negozio. La prima cosa che notò fu la leggera luce che filtrava dalla piccola finestra: era il segno che Julian aveva già aperto. Julian era un uomo maturo, dalla barba incolta e i capelli leggermente brizzolati, che camminava sempre appoggiandosi a un bastone. Sopra l’ingresso oscillava l’insegna dell’Antiquarium delle Memorie: era grigia come il resto degli edifici, ma di una tonalità ap pena più scura, quel tanto che bastava a permettere ai passanti di leggerla. Appena Viola entrò, la musica del negozio la avvolse subito, calda e invisibile. Era una melodia senza fine, un intreccio di archi e carillon che sembrava cucito direttamente nell’aria dell’Antiquarium. Julian non spegneva mai quel suono: era il suo modo di tenere lontana la città, di impedire che il rumore degli ingranaggi sotterranei incrinasse la porcellana dei suoi ricordi. Viola, appena udì due o tre note, sentì i propri muscoli rilassarsi contro la sua volontà. La musica le diceva di stare tranquilla, di dimenticare tutto il resto. Senza dire una parola, rag giunse il suo capo e disse semplicemente:- Lascia, Julian, faccio io… L’orologiaio stava per ribattere, ma fu preceduto dal cliente. - Stavo giusto cercando lei disse l’uomo, indicando un oggetto poggiato sul bancone. Quando i suoi occhi caddero sul carillon, sentì una strana dissonanza. Quell’oggetto era muto, eppure sembrava emettere un silenzio così forte da ferirle le orecchie. - Ho trovato questo carillon tra le cose che mia nonna mi ha spedito. Mi è sembrato un oggetto di valo re e ho provato a metterlo in funzione, ma non c’è stato niente da fare. Mi chiedevo se lei potesse ripararlo... Ho sentito parlare molto bene del suo talento. Viola spostò lo sguardo dall’uomo al carillon e poi di nuovo all’uomo; Viola spostò lo sguardo dal cliente al carillon, poi di nuovo al cliente. L’oggetto sembrava attirarla, quasi a chiamarla. Non guardò l’uomo, né incrociò lo sguardo ammonitore di Julian. Semplicemente chiuse gli occhi concentrandosi sulle vibrazioni che l’oggetto le emanava. Sotto la superficie immobile del carillon, Viola percepì qualcosa che nessun altro nella stanza poteva sentire. Non era un suono, ma una tensione. Era come se un piccolo cuore d’acciaio fosse rimasto incastrato, strozzato da un granello di sale nero. Qualche istante, Viola “vide”, senza saper spiegare il perché, l’ingranaggio: una ruota dentata di ottone, minuscola e preziosa, che si era spostata dal suo asse di appena un millimetro a causa degli scossoni della città. - È bloccato - sussurrò lei, e la sua voce sembrò tagliare la melodia perfetta di Julian come una lama. - Non è rotto. È solo… spaventato. Julian fece un passo avanti, il suo bastone batté sul pavimento di vetro con un suono sor do che fece vibrare le vetrine. - Viola, non essere drammatica. È solo un meccanismo, un oggetto, come fa ad essere spaventato? - disse lui, ma il suo tono era teso. Julian serrò la mascella. Sapeva esattamente cosa significava quel metodo — e quanto poteva essere pericoloso. Per un istante la musica vacillò. E il carillon tremò appena sotto le dita di Viola