La Virtù del Vampiro

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Summary

Tre mentori. Tre modi di essere un vampiro. Una vittima del fato, costretta a fare i conti con le proprie tenebre La giovane Amy dovrà comprendere cosa significa per lei essere un vampiro, e nel farlo, dovrà affrontare tre inquietanti realtà, tutte pronte a rubarle ogni frammento d'innocenza. Riuscirà a non perdere se stessa?

Genre
Horror
Author
Cynere
Status
Complete
Chapters
11
Rating
n/a
Age Rating
16+

Capitolo I

Il vento freddo gli accarezzava la pelle, ma nessuno di loro ci faceva caso. Quella misera brezza non avrebbe mai potuto rivaleggiare col gelo che portavano dentro di loro, nei meandri di un'anima che aveva dimenticato il significato dell'umanità.

Le loro espressioni non erano mai davvero tristi, anche perché non erano sicuri di ricordare cosa fosse la tristezza. Erano effettivamente poche le emozioni che potevano dire con sicurezza di sentire ancora. Buona parte di esse venivano semplicemente emulate grazie ai ricordi di vite che non gli appartenevano più.

<<Mi sono innamorato.>>

Il ragazzo dai capelli corvini lo disse guardando la luna attraverso la piccola nube di fumo di sigaretta appena uscita dalla bocca.

<<Siamo sentimentali oggi>>, rispose la ragazza seduta su un muretto poco distante.

<<È successo ieri. Non ho mai visto una donna morire con tanta grazia.>>

La ragazza si fece scappare una flebile risata, prima di parlare. <<Puoi chiamare amore ciò che non dura nemmeno un giorno?>>

<<Se un amore dura più di una settimana, diventa stantio Astra. Già dopo tre giorni è difficile ricordare il perché siamo attratti da qualcuno. Una settimana è decisamente una data di scadenza adeguata per un amore che si rispetti.>>

A dirlo fu un altro ragazzo con un sorriso sfacciato. Giocava coi suoi riccioli biondi fra un sorso e l'altro di una birra bevuta quasi controvoglia.

<<Forse è così per voi uomini, ma noi donne siamo decisamente più passionali.>>

<<Ogni amore è una passione, ma non tutte le passioni sono amori. Ho visto amori marcire con la velocità di un frutto lasciato a terra, e passioni durare più di quanto una vita possa permettersi.>>

Astra riservò una smorfia sconsolata a queste parole, per poi voltarsi verso il ragazzo che aveva parlato per primo, che se ne stava appoggiato al muro con un'aria abbastanza estraniata.

<<Haze, cosa ne pensi tu dell'amore?>>

Gli occhi azzurri di Haze sembravano guardare ben oltre la ragazza con cui stava parlando.

<<Dell'amore si possono pensare un sacco di cose, ciò che è difficile è riuscire a provare ciò che si pensa. Si può osservare una bella donna, comporre poesie sulla profondità dei suoi occhi e sulla delicatezza delle sue labbra, ma crederci poi, è tutt'altra sfida.>>

<<I vostri cinici vaneggiamenti farebbero passare la voglia di sognare anche alla più pura delle fanciulle.>>

<<Al contrario mia cara. È proprio questo cinismo che fa desiderare ad una fanciulla di fare ciò che normalmente non farebbe. In fondo chi si impegnerebbe mai a far sognare un sognatore, quando puoi dedicarti con cura alla sfida di far sognare chi passa nella più totale cecità le sue notti?>> Il ragazzo biondo parlò prima di poggiare le labbra sulla bottiglia.

<<Oh Ray, riesci sempre a parlare così tanto senza dire praticamente nulla>>, Astra rispose con aria di sufficienza.

La serata passò fra un discorso e l'altro, con tante lunghe pause nel mezzo. Haze era ormai solo, sul tragitto che lo avrebbe condotto a casa. La strada era praticamente vuota, e il vento scuoteva leggermente i rami degli alberi. C'erano poche stelle in cielo, ma la luna era piena, e Haze dirigeva spesso ad essa il suo sguardo. I pochi lampioni erano ormai vecchi, e molti di loro non funzionavano bene. Il ragazzo non riusciva a non immaginare un sottofondo mentre camminava, ma era indeciso. Da un lato quella luna lo rendeva positivamente malinconico, trasmettendo con la sua luce la sensazione d'un sogno che avrebbe voluto essere innocente. Dall'altro lato, le ombre dei lampioni che la stessa luna proiettava a terra, così dritte e lunghe, gli procuravano l'impressione di star camminando fra le sbarre di una prigione troppo irreale per non essere vera. Una guerra interna fra impressionismo ed espressionismo, e la sua mente era troppo indecisa nello scegliere a quale corrente concedersi quella notte.

Quell'indecisione era talmente predominante nei suoi pensieri, da non fargli notare la fine del marciapiede. Haze inciampò, e nel cadere a terra, la sigaretta che stava fumando si spezzò. Rialzandosi, il suo volto traboccava ira. Tutta l'estetica che nella sua mente si stava creando camminando in quel paesaggio era stata spazzata via in un modo tanto rozzo e casuale, era inaccettabile. Per di più, poco dopo essersi ricomposto, il suo udito gli fece notare il respiro sorpreso di una persona. Si trattava di una ragazza dall'altro lato della strada. Capelli a caschetto di un castano chiaro, con una frangetta che non riusciva a coprire quegli occhi verdi, un po' spaventati e un po' curiosi. Il suo corpo era minuto e dava l'idea di una debole fragilità. Il suo aspetto sarebbe anche stato piacevole agli occhi di Haze, se non fosse stato per la rabbia che scorreva nelle sue vene in quel momento. Gli occhi del ragazzo divennero rossi, e in un istante si trovò davanti a lei. Quest'ultima ci mise circa una decina di secondi per riuscire a capire di dover scappare, era troppo paralizzata dalla paura e dallo stupore di trovarsi davanti ad un qualcosa che non poteva spiegarsi. Quando finalmente le sue gambe furono libere di muoversi, iniziò a correre con tutta la forza che aveva. Completamente inutile.

Haze le apparve davanti ancora, e la colpì allo stomaco con un pugno. Lei si ritrovò in ginocchio, a tossire e a cercare di recuperare il respiro. Ormai non poteva più fuggire, il ragazzo era su di lei e la teneva stretta con una forza impossibile da rompere per un'umana. La ragazza iniziò a piangere, pregandolo di non farle del male, ma sentire quelle frasi interrotte dal singhiozzo del pianto non faceva che irritare Haze sempre di più. Ormai in balia di un crudele destino, urlò con tutta la sua forza appena sentì quei denti entrargli nel collo, ma nessuno sentì nulla. Si stava per rassegnare del tutto, quando il luccicare della collana del ragazzo attirò la sua attenzione. Era un piccolo ciondolo a forma di pugnale, troppo piccolo, troppo poco affilato, troppo poco appuntito. Eppure, forse quel sottile filo che rappresentava il suo istinto di sopravvivenza, le fece desiderare di affidarsi ad una follia. Afferrò velocemente quel ciondolo e lo spinse nel collo del ragazzo con tutta la forza che aveva.

Doveva aver preso una vena importante, perché il viso della ragazza venne colpito da un'ingente schizzo di sangue. Il ragazzo si staccò piano da lei, per limitarsi ad estrarre quel ciondolo, senza mostrare alcun dolore nella sua espressione. Una volta estratto il ciondolo, Haze sembrava non aver assolutamente risentito della cosa. Il viso della ragazza sembrava aver perso ormai qualsiasi speranza innanzi a quella scena, la luce nei suoi occhi si stava spegnendo, sostituita dal tenue grigiore della rassegnazione. Proprio in quel momento, iniziò a piovere.

Osservava Haze, attendendo solo che lui terminasse la sua opera, ma lui era fermo, immobile mentre la fissava con quegli occhi cremisi. Dopo un minuto durato un'eternità, si lasciò andare ad una risata talmente forte e pura da fare impressione.

<<Devo ammettere che mi hai sorpreso con quello scatto di poco fa. Non pensi che tutto ciò sia terribilmente poetico? Un ultimo impulso di speranza, prima di rendersi conto dell'inevitabilità della fine. Il cambiare emozione ad una velocità simile, in modo così autentico. E il tocco di classe è questa pioggia improvvisa, quasi a simboleggiare il tuo abbandonarti alla disperazione, prima con rabbia, poi con tristezza.>>

Lei non riusciva a seguire le parole di Haze, sembravano del tutto prive di senso, soprattutto in un momento del genere. Era lì a terra, ormai troppo rassegnata al suo destino per riprovare a fuggire.

<<Si. Questo momento è stato un'opera di piacevole intensità, e ha migliorato una serata che credevo rovinata in modo irrimediabile. Grazie ragazzina.>>

Dopo averla ringraziata, Haze scattò verso di lei.Lei ruppe l'osso del collo in modo talmente veloce, da non fargli nemmeno notare l'essere morta. Quella morte tanto rapida, invece di un lento prosciugamento, era il modo in cui Haze aveva deciso di pagarle il biglietto per quel macabro spettacolo.

Adagiò il corpo a terra con delicatezza. Andò a riprendere da terra il ciondolo di prima e glielo mise al collo, come un piccolo regalo funebre. Fece un leggero applauso a quella giovane artista per poi, una volta voltatosi, continuare la sua passeggiata verso casa.

Era ormai a casa da circa due ore, sdraiato sul suo divano mentre leggeva un libro. Il sottofondo di musica classica era fornito dal giradischi poco distante. Quel libro non gli era piaciuto, ma ormai era quasi alla fine, e pregustava già il momento in cui, letta l'ultima pagina, l'avrebbe finalmente chiuso. Quando finalmente quel momento arrivò, nell'attimo esatto in cui il libro si chiuse, il rumore del campanello si fece strada nella stanza. Haze non era troppo sorpreso dal sentire quel suono nel cuore della notte, probabilmente erano Ray o Astra, perciò andò verso la porta senza fretta, con aria annoiata.

Nel momento stesso in cui aprì la porta, una rara espressione di sorpresa andò a dipingere il suo viso. Si trattava della ragazza di prima, ancora sporca di sangue sul volto e sul collo, ancora col ciondolo che lui le aveva messo, ma con una piccola differenza. I suoi occhi non erano più verdi.

<<...Ops.>>