Untitled chapter 1
di Elena
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CAPITOLO 1 – Giulia -
Mi chiamo Giulia, ho trent’anni e lavoro in un’agenzia di viaggi. Sono una ragazza un po’ timida. Mi piace l’amicizia e mi piace leggere.
Mi è sempre piaciuto viaggiare. Fin da piccola, mio padre, per lavoro, si spostava in varie città del mondo e alcune volte io e mia madre andavamo con lui.
Mi ricordo ancora quando entrava in casa e diceva: “Per un mese devo andare a Parigi per lavoro”. Siamo stati in Spagna, Germania e anche in America.
Quando viaggiavo con loro, la mattina mi collegavo principalmente al computer con la mia classe, così non perdevo le lezioni. Al pomeriggio facevo i compiti e poi andavamo a vedere la città.
Mia madre, essendo una scrittrice, durante il giorno si metteva a scrivere davanti al suo PC.
La maggior parte dei suoi libri racconta i viaggi che abbiamo fatto.
Mi piaceva andare con i miei genitori. MI incuriosivano le culture, i cibi e le persone degli altri paesi.
CAPITOLO 2 – L ’Incontro con Mattia -
Avevo 7 anni quando un giorno, tornando da scuola, alcuni ragazzini un po’ più grandi di me mi si avvicinarono. Cominciarono a prendermi in giro. “Ma come cammini?”, “Che brutti capelli che hai!”
Io iniziai ad accelerare il passo, ma a un certo punto mi spinsero facendomi cadere. Mi misi a piangere mentre loro ridevano.
A un tratto sentì gridare un bambino: “Lasciatela stare!”
“Cosa vuoi?” risposero.
“Dovete lasciarla stare, andate via”
“Noi non vogliamo andare via”. Lo spinsero e cadde a terra.
Per fortuna, in quel momento, passò un signore e i ragazzi se ne andarono.
Il bambino aveva un viso dolce e degli occhi azzurri. Aveva i capelli biondi e ricci.
“Stai bene?” mi chiese. Mi diede la mano e mi aiutò ad alzarmi.
“Si, sto bene, grazie”
“Mi chiamo Mattia, e tu?”
“Giulia”
Lo avevo già visto, perché frequentava la mia scuola: era un mio coetaneo, ma non eravamo in classe insieme.
“Grazie per quello che hai fatto” gli dissi.
“Mia mamma mi ha dato dei soldi per andare a mangiare un gelato. Te ne offro uno, se ti va”
“Va bene, grazie”
Nel tragitto verso la gelateria, Mattia mi fece ridere tantissimo. Mi raccontò alcune avventure molto divertenti che faceva con il suo cane, Rocky.
“Dove abiti?” mi chiese.
“Vicino alla piazza. E tu?”
“Io abito in Via Roma, in una casa con un grande giardino.”
CAPITOLO 3 – Le mie amiche conoscono Mattia -
La mattina dopo, mentre mi stavo preparando in camera per andare a scuola, sentii delle voci provenire da fuori dalla finestra.
Aprii la finestra e vidi Mattia in bicicletta che parlava con mia madre.
“Ciao Mattia, cosa ci fai qui?” gli chiesi.
“Ciao Giulia, sono passato a chiamarti per chiederti se volevi venire a scuola insieme a me.”
“Va bene!”
Uscii di casa e arrivò anche la mia amica Maggie. Lei ogni mattina veniva a chiamarmi per andare a scuola; poi, a metà strada, incontravamo anche l’altra nostra amica, Bea.
Eravamo tutte e tre nella stessa classe.
Presentai Mattia alle mie amiche. Anche con loro fu molto divertente e le fece ridere tantissimo.
Da quando era successo l’episodio con i bulli, ogni mattina Mattia veniva a chiamarmi e mi aspettava anche fuori da scuola per tornare a casa insieme.
A volte tornavamo a casa anche con due suoi amici, Leo e Davide che erano suoi compagni di classe.
CAPITOLO 4 – La matematica non fa per me -
Al pomeriggio quando c’erano delle belle giornate, io e le mie amiche andavamo al parco. Un pomeriggio venne anche Mattia con i suoi amici.
A scuola non mi piaceva la matematica, invece Mattia era molto bravo. Ogni tanto ci invitava a casa sua per fare i compiti. Si metteva vicino a me e mi spiegava. A volte capivo e a volte no, e lui si arrabbiava. Io ridevo perché faceva delle facce buffe.
Ogni volta che andavamo a casa di Mattia, sua mamma Luisa ci preparava un dolce.
Il suo cane Rocky era un barboncino bianco: quando ci vedeva era felice e saltellava tutto contento.
Quando tornavo dai viaggi con i miei genitori, Mattia era molto curioso: voleva sempre sapere cosa avevo visto e cosa era successo. Stavamo ore a parlare: io raccontavo le mie avventure e lui mi raccontava cosa era successo mentre ero via.
CAPITOLO 5 – I pancake -
Un pomeriggio, mentre ci trovavamo a casa di Mattia e avevamo finito i compiti, io e lui rimanemmo da soli: gli altri erano già andati a casa. Quel giorno sua madre non c’era, era via, e mi disse: “Cuciniamo qualcosa. Io adoro i pancake”.
Io non avevo mai cucinato da sola, ogni tanto aiutavo mia madre a fare qualche dolce.
Mattia sapeva la ricetta a memoria.
Ne preparammo un po’ e avevamo i vestiti sporchi di farina. Non mi accorsi, però, che si era fatto buio e dovevo tornare a casa.
Mi diede alcuni pancake e tornai a casa correndo.
Ero molto in ritardo e avevo paura di quello che mi avrebbero detto i miei genitori.
Entrai in casa e vidi subito mia madre, tutta preoccupata: “E’ questa l’ora di arrivare? Ho chiamato Bea e Maggie, loro erano già a casa!”. Non riuscii a risponderle e lei mi urlò ancora: “Perché hai i vestiti sporchi di farina?”.
Non feci in tempo a rispondere che lei continuava a urlare: “Non dire nulla, vai in camera!”.
Non avevo mai combinato un guaio come questo, ma quella volta vidi mia mamma molto arrabbiata. Arrivò mio padre dal lavoro e poco dopo sentii bussare alla porta della mia camera.
Entrarono entrambi i miei genitori con due facce molto arrabbiate.
“Io e la mamma abbiamo deciso che per una settimana, dopo scuola, devi tornare a casa. Non potrai andare al parco né da nessuna parte”
“Ma…”
“Nessun ma, l’hai combinata davvero grossa quindi la questione è chiusa”.
CAPITOLO 6 – Un compleanno particolare -
Quella settimana mi venne in mente che sarebbe stato il mio compleanno. Avevo già detto a tutti che sarebbero venuti a casa mia per festeggiare.
Arrivò il giorno del mio compleanno. Tornai a casa da scuola molto triste perché avrei voluto festeggiare con i miei amici, ma purtroppo ero in punizione. Mia madre mi preparò comunque una torta.
Dopo pranzo mia madre uscì per delle compere e poco dopo suonò il campanello. Era Mattia. Teneva in mano una scatolina e mi disse: “Ho visto tua mamma che usciva”.
“Sono in punizione.”
“Lo so, però non puoi passare il giorno del tuo compleanno da sola, fammi entrare.”
Lo feci entrare e dalle tasche del suo giubbotto tirò fuori una candelina.
Dalla scatolina tirò fuori un bignè e ci mise sopra la candelina. “Non hai qualcosa per accenderla?”
Andai a prendere un fiammifero e mi accese la candelina. “Esprimi un desiderio” mi disse.
Chiusi gli occhi. Il mio desiderio era che il castigo finisse al più presto.
Mi lasciò anche delle caramelle e poi se ne andò.
Fui comunque felice quel giorno, perché Mattia aveva fatto un gesto molto bello.
CAPITLO 7 – Tutti insieme in classe -
Arrivò l’estate e la scuola primaria era finita. Ero curiosa di sapere con chi sarei stata in classe alla scuola secondaria.
Mentre ero in casa, mi arrivò un SMS da Mattia: “Vieni al parco, devo darti una notizia bellissima.”
Arrivai al parco in un baleno ed ero curiosa di sapere cosa mi dovesse dire.
Mi corse incontro urlando “Giuliaaa, siamo in classe insieme!”
Non ci potevo credere. “Davvero??”
“Si, saremo tutti in classe insieme: io, te, Leo, Davide, Bea e Maggie!”
“Ma che bellissima notizia, sono troppo felice!” gli gridai.
“Per questa bellissima notizia ho già detto ai miei che stasera voglio che veniate a cena a casa mia. Leo e Davide rimangono anche a dormire. Metto una tenda nel mio giardino.”
“Bello!” gli dissi.
“Dillo ai tuoi, così puoi venire e, se vuoi, anche a dormire.”
“A dormire non so se mi lasceranno, ma a cena penso di sì.”
“Mi piacerebbe che tu ci fossi. Dillo anche a Bea e Maggie.”
CAPITOLO 8 – La tenda di mio padre -
Chiamai subito Bea e Maggie per dare loro la bellissima notizia: furono felicissime anche loro.
Tornai a casa e vidi che Bea mi aveva chiamato, così la richiamai.
“Bea, dimmi.”
“I miei mi hanno detto che posso rimanere a dormire a casa di Mattia, se vieni anche tu.”
“Devo ancora chiederlo ai miei” le dissi.
“Maggie, invece, mi ha già detto che i suoi non la lasciano. Verrà solo a mangiare la pizza” mi disse Bea.
Arrivai a casa, trovai i miei genitori in cucina. “Eccomi qui. Stasera il mio amico Mattia organizza una pizza a casa sua, posso andare? Vengono anche Bea e Maggie.”
“Ok, va bene, però non fate tardi” mi disse mia madre.
“Avrei un’altra cosa da chiedervi: Mattia ci ha chiesto se possiamo rimanere anche a dormire. Bea ha già detto che i suoi la lasciano.”
“E dove dormite?”
“In tenda. Mattia ha un grande giardino, metterà la tenda li.”
“Quanti siete?”
“In cinque.”
“Mica dormirete tutti insieme in tenda?”
“No, non credo.” Non avevo ancora pensato a questa cosa.
Dopo poco, mio padre arrivò con qualcosa in mano. Non capivo cosa fosse.
“Questa è la tenda che usavo quando andavo in campeggio con i miei amici, te la do per stasera,”
“Grazie papà!” e lo abbracciai.
Non avevo mai montato una tenda, speravo che qualcuno ne fosse capace.
CAPITOLO 9 – Le avventure in tenda -
Arrivammo a casa di Mattia, i ragazzi erano in giardino.
Mattia cominciò a prendermi in giro: “Ora voglio vederti montare la tenda.”
“Credi che non ne sia capace? Ora vedrai!”
Mi girai, guardai le mie amiche e dissi: “Devo assolutamente essere in grado di montarla.”
Non sapevo nemmeno da dove iniziare.
“Facciamo una gara”, disse Mattia. “Vediamo chi la monta per primo.”
“Ok.”
Bea e Maggie facevano il tifo per me, mentre i ragazzi per Mattia.
Mattia mi guardava: “Non ce la farai mai, vincerò io.”
“Chi vince cosa ottiene?” gli chiesi.
“Mi devi pagare una pizza.”
“Perché mi devi? Non essere così sicuro di vincere!”
Guardai le mie amiche e la tenda in terra di mio padre, ero in difficoltà. Non sapevo proprio come fare.
Dopo poco, vidi che Mattia aveva già montato la tenda.
“Evvai, ho vinto!” e abbracciò Leo e Davide.
Mattia mi venne vicino: “Mi dispiace, hai perso.”
“Accidenti!”
“Allora voglio una pizza americana, grazie Giulia.”
Mi vide un po’ arrabbiata e mi disse: “Mi dispiace.”
Prese in mano la mia tenda e, insieme agli altri, la montammo.
Il sole stava per tramontare e arrivarono le pizze. C’era una bellissima atmosfera.
Dopo cena Leo prese la sua chitarra. Durante l’anno aveva fatto un corso per imparare a suonarla.
Ci mettemmo in cerchio e iniziammo a cantare.
Ormai era buio.
Alla fine anche Maggie rimase a dormire.
Bea e Maggie iniziavano a sbadigliare.
“Ragazzi, noi andiamo in tenda, ci stiamo per addormentare.”
Noi ragazze andammo nella mia tenda e i ragazzi andarono nella tenda di Mattia.
Ma Mattia, come al solito, iniziò a farci gli scherzi.
Lo sentimmo fuori dalla tenda urlare: “Avete visto? Per me era un topo!” e gli altri due in coro: “Si, è vero, era un topo”.
Bea e Maggie urlarono e uscirono dalla tenda.
“Avete sentito? Era un pipistrello” continuò Mattia.
“Basta, Mattia, facci dormire” gli dissi.
“Io non dormo se c’è il pipistrello” disse Maggie.
“Anch’io” disse Bea.
“Dai, ragazze, conoscete Mattia che tipo è? Ci sta facendo degli scherzi.”
“Mattia, di loro che non c’è nessun topo e nemmeno nessun pipistrello” gli dissi con un tono un po’ arrabbiato.
“Si, è vero, scusate.”
Rientrammo in tenda, però io non riuscivo a prendere sonno. Allora uscii.
Mi sedetti nel prato, si sentivano i grilli.
A un certo punto uscì Mattia dalla sua tenda.
“Che ci fai qui?” mi chiese.
“Non riesco a dormire.”
Lui si sdraiò sul prato
“Guarda quante stelle stasera” mi disse.
Mi sdraiai accanto a lui. Aveva ragione c’erano un sacco di stelle.
CAPITOLO 10 – L’inizio di qualcosa.. -
Quell’estate Mattia dovette andare in Sicilia a trovare sua nonna, perché non stava bene. Io andai al mare con i miei genitori. Finita la scuola, mi regalarono un telefono. Per tutta la vacanza inviai delle foto della mia vacanza a Mattia. Ci mandavamo anche dei messaggi. Lui aveva il cellulare già da un anno.
Un giorno mi chiamò: “Ciao Giulia, come stai?”
“Abbastanza bene, ho voglia di tornare a casa, mi mancate tutti.”
“Anch’io ho voglia di tornare a casa.”
“Tua nonna come sta?”
“Si, meglio, per fortuna.”
L’estate purtroppo finì. Mi trovai davanti al cancello della scuola. Mattia non ero ancora riuscita a vederlo. Mi aveva scritto che era tornato tardi dal viaggio.
Appena lo vidi arrivare, sentii qualcosa dentro di me, ma non capivo cosa fosse. Sapevo solo che Mattia era diverso, era bellissimo. Forse perché era abbronzato, i capelli erano più biondi. Non so, avevo lo stomaco in subbuglio e le gambe mi tremavano.
Mi venne incontro.
“Ciao Giulia, come stai?”
“Bene” Non riuscivo a parlare, mi sentivo il viso tutto caldo.
Bea mi guardò: “Sei rossa come un pomodoro, stai bene?
“Sarà il sole e il caldo. Secondo voi, non fa caldo oggi?” dissi.
CAPITOLO 11 – Cosa mi stava succedendo? -
Quella mattina, in classe, mi sentivo a disagio. Per non guardare Mattia, cercavo di concentrarmi su quello che diceva il professore, facendo però molta fatica.
All’uscita da scuola ci mettemmo d’accordo di vederci tutti insieme al parco nel pomeriggio.
Mi sentivo strana, non ero più la Giulia spontanea che ero sempre stata con Mattia.
Appena arrivata a casa, mi arrivò un suo messaggio: “Che ne dici se ci vediamo un po’ prima io e te, così ti racconto la mia vacanza?” Non gli risposi, qualcosa mi bloccava. Mentre mangiavo, continuavo a guardare il suo messaggio. Non sapevo come comportarmi. Alla fine gli scrissi: “Ok”.
Arrivai al parco: lui era già lì, seduto sulla panchina e guardava il telefono.
Appena mi vide, mi sorrise.
Iniziò a raccontarmi della sua vacanza. Quando era arrivato in Sicilia, sua nonna non stava molto bene, però dopo qualche giorno si era ripresa e stava meglio. La portava a vedere il mare, non ci andava più da quando era morto suo nonno.
Per fortuna arrivarono anche gli altri. Non me la sarei sentita di restare ancora sola con lui: mi sentivo a disagio.
Ma cosa mi stava succedendo?
Dopo qualche giorno, Bea e Maggie sì accorsero che ero strana, soprattutto quando vedevo Mattia.
“Non è che per caso ti sei innamorata di Mattia?” mi chiesero.
“Innamorata io? Ma figurati! Di Mattia poi.. ci conosciamo da tanto, siamo migliori amici”.
“Mah, sarà.. però sei strana: quando lo vedi inizi a balbettare e diventi tutta rossa”.
CAPITOLO 12 – Un pomeriggio con Mattia -
A scuola cominciarono le prime verifiche e interrogazioni. Purtroppo scoprii che anche alla scuola secondaria la matematica non era la mia materia preferita.
Un pomeriggio mia madre venne in camera mia e mi disse: “Come mai Mattia non è più venuto a casa nostra?”
Di sicuro non avevo intenzione di dire a mia mamma cosa provavo per lui, quindi le risposi “Non saprei”.
“Avrei voglia di vederlo.” Anche mia mamma stravedeva per lui e, come darle torto? “E’ tanto che non viene a trovarci e poi hai bisogno di qualche ripetizione di matematica”. Non le risposi e feci finta di ripassare storia.
Un giorno, a pranzo, mia mamma mi disse: “Stamattina ho visto Mattia, gli ho detto di passare a trovarci e che avevi anche bisogno di un aiuto in matematica”.
“Ma perché gli hai detto di venire???”
“Ma Giulia, cosa ti succede? E’ da tanti anni che Mattia viene a casa nostra. Avete per caso litigato?”
“Non abbiamo litigato.”
“E allora cosa succede? Perché non vuoi che Mattia venga a casa nostra?” Nel frattempo ero diventata rossa come un pomodoro.
“Giulia, sei strana, non capisco. Io ora devo uscire, ma questo discorso non finisce qui”.
Per fortuna se ne andò, ma mi arrivò un messaggio di Mattia: “Ciao Giulia, stamattina ho visto tua mamma. Posso passare nel pomeriggio?”
Non sapevo cosa fare. Dopo poco presi coraggio e gli risposi: “Ok, va bene, vieni quando vuoi.”
Nelle ore precedenti al suo arrivo passai tanto tempo in bagno. Non riuscivo a trovare una pettinatura che mi stesse bene. Mi sentivo agitata. Non mi era mai capitato. Mattia era venuto tantissime volte a casa mia.
Suonò il campanello: era lui.
Il cuore incominciò a battermi fortissimo. “Stai calma Giulia, stai calma”.
Era proprio bello. Presi un bicchiere dalla credenza perché avevo la gola secca, ma il bicchiere mi cadde.
“Tutto bene?”
“Si, si, tutto bene”
Ero troppo agitata, dovevo calmarmi. Ma quando tornai in salotto e lo vidi, le gambe mi cominciarono a tremare e fissai i suoi bellissimi occhi e i suoi folti ricci.
“Ma Giulia, stai bene?”
“Cosa?” ero imbarazzata.
“Stai bene? Sei strana.”
“Si, tutto bene.”
“Mi ha detto tua mamma che hai bisogno di aiuto per la matematica.”
“Si” mi sentivo anche in imbarazzo.
Ci sedemmo al tavolo, lui tirò fuori il libro e cominciò a spiegarmi, ma io non riuscivo a concentrarmi. Guardavo le sue mani e sentivo il suo buon profumo.
CAPITOLO 13 – Ilary -
Una mattina in classe arrivò il bidello con una ragazza. Ci disse che era la nostra nuova compagna. Si chiamava Ilary. Era una ragazza veramente bella, con i capelli lunghissimi e biondi.
Dopo qualche giorno, mi accorsi che, da quando era arrivata Ilary, Mattia stava spesso con lei.
Un pomeriggio ci trovammo al parco tutti assieme e arrivò Ilary. Chiesi a Bea: “Chi l’ha invitata?” Leo mi ripose che era stato Mattia a invitarla.
“Come mai l’avrà invitata?” mi stavo sfogando con gli altri.
Ilary stava tutto il tempo appiccicata a Mattia. Li vedevo molto affiatati e questa cosa mi rendeva molto nervosa.
Mattia ogni tanto mi guardava, non capivo cosa volesse da me, dato che si stava divertendo con lei.
Un pomeriggio, mentre stavo seduta sulla panchina, Maggie mi si avvicinò e disse: “Guarda”. Non alzai subito lo sguardo e Maggie mi diede una gomitata. Vidi Mattia e Ilary mano nella mano.
Non ci potevo credere, anche se purtroppo sospettavo che prima o poi sarebbe successo.
In quel momento provai tanta tristezza, mi venne da piangere. Non volevo farmi vedere da nessuno e mi spostai. Feci finta di chiamare mia madre.
Volevo scappare da lì, il più lontano possibile.
Bea e Maggie capirono e vennero da me, mi chiesero se stessi bene. No, non stavo bene. Volevo urlarlo. Ma continuai a far finta di essere al telefono con mia madre.
In quell’istante sentii la voce di Mattia: “Ehi Giulia”.
Non volevo andare da loro, quindi, con una scusa, me ne andai tristemente a casa.
La mattina seguente mia madre venne a chiamarmi per andare a scuola. Io ero a pezzi: avevo pianto quasi tutta la notte e, al solo pensiero di andare a scuola e vedere Mattia e Ilary come due fidanzati, mi faceva piangere ancora. Quindi le dissi che non stavo bene e mi lasciò a casa.
Il giorno dopo, purtroppo, dovetti andare a scuola. Mentre facevo il tragitto, pensavo che quel giorno avrei preferito fare qualsiasi cosa pur di non andarci.
Mattia e Ilary non erano ancora arrivati; sperai che quel giorno non sarebbero venuti a scuola, ma ahimè non fu così, perché arrivarono. Appena li guardai, lei gli prese la mano.
Volevo urlare e piangere.
CAPITOLO 14 – Mi sono innamorata di Mattia -
Una mattina ero in camera e bussò mia madre:
“Giulia posso entrare? “
“Si entra pure.”
Si sedette sul mio letto.
“Io e il papà in questo periodo, siamo un po’ preoccupati perché ti vediamo triste. Se hai voglia di parlare, noi ci siamo”.
Con mia madre avevo un bel rapporto, mi dispiaceva vederla preoccupata.
Mi misi accanto a lei.
“Se ti dico una cosa, non mi prenderai in giro?”
“Non ti ho mai preso in giro, puoi fidarti di me” e mi accarezzò.
“Allora…. credo di essermi innamorata di Mattia.”
“Ma che bello, perché sei così triste?”
“Perché lui ora sta insieme a Ilary, una nostra compagna di scuola.”
“Ma lui non sa che tu sei innamorata di lui?”
“No, e non ho intenzione di dirglielo. Non voglio rovinare la nostra amicizia.”
“Capisco. Però guarda il lato positivo: lui è ancora tuo amico e lo sarà sempre. Ora devi concentrarti su qualcosa che ti piace. E’ un po’ che non vai in biblioteca.”
A me piaceva molto leggere ed era da tanto che non andavo in biblioteca.
Da quel giorno passai pomeriggi interi in biblioteca e lessi un sacco di libri. Volevo tenere lontani i pensieri su Mattia.
CAPITOLO 15 – L’incidente -
Una sera mi arrivò un suo messaggio; il cuore cominciò a battermi forte perché era tanto che non ci scrivevamo. Lui e gli altri volevano andare in un locale a ballare.
Gli inviai un messaggio dicendogli che non stavo molto bene e che non me la sentivo di andare.
Non mi rispose, ma mi chiamò. Non me la sentivo di parlargli e non gli risposi.
Mi chiamò un paio di volte e dopo vari squilli decisi di rispondergli.
“Ciao”
“Ti ho chiamata un paio di volte, dov’eri finita?”
“Avevo il telefono in modalità silenziosa e non sentivo.”
“Mi dispiace che non vieni, è un po’ che non ti vedo. Non sei più venuta nemmeno al parco”
“Sono stata un po’ impegnata.”
“Ah, ok” sembrava quasi dispiaciuto.
“Quindi stasera non vieni?”
“Mi dispiace, ma non sto molto bene.”
“Va bene, se ti riprendi ti aspetto.”
Nel chiudere la chiamata, vidi che mi era arrivato un messaggio di Bea: “Cerca di venire, perché sennò vengo a casa tua e ti faccio uscire con la forza.”
Anche Maggie mi scrisse: “Fregatene, vieni che ci divertiamo!”
Non gli riposi. Dopo pochi minuti me le ritrovai a casa mia.
Mi avevano portato un po’ dei loro vestiti. Dicevano sempre che ogni tanto dovevo vestirmi in modo un po’ sexy.
Provai alcuni vestiti; alla fine approvarono un paio di pantaloni attillati neri e una maglietta nera.
Mi truccarono. Stavo proprio bene. Sembravo un’altra persona.
Arrivammo in questo locale, per fortuna non c’era tantissima gente.
Maggie e Bea erano carichissime, io un po’ meno. Maggie ordinò per tutte e tre un cocktail analcolico e ci sedemmo al bancone.
Arrivarono Davide e Leo. Mi guardarono un po’ stupiti per come ero vestita.
“Ma abbiamo una nuova amica?”
“Che spiritosi.”
“Piacere, io sono Leo e lui è Davide.”
“Dai ragazzi, smettetela.”
“Ma stai benissimo vestita così!” e fischiarono.
Mi sentivo in imbarazzo.
Loro quattro andarono a ballare, io rimasi al bancone.
Mi si avvicinò un ragazzo della 2°C. Sapevo anche come si chiamava: Paolo.
“Ma tu sei Giulia, della 2°B?”
“Si”
“Ti posso offrire un cocktail?”
In quel momento entrarono Mattia e Ilary.
Mattia mi guardò, ma non mi salutò: sembrava arrabbiato.
Venne Ilary a salutarmi.
“Ciao Giulia, ma sei stupenda stasera!”
“Grazie, Ilary.”
Arrivò anche lui.
“Giulia, stai meglio?”
“Si, sto meglio, grazie.”
Mi sentivo in imbarazzo.
Lui e Ilary andarono a ballare, ma Mattia continuava a guardare me e Paolo.
Dopo poco arrivarono Bea e Maggie a dirmi che avevano sentito Mattia discutere con Leo e Davide sul fatto che questo periodo sembravo strana.
“E loro cosa gli hanno risposto?” chiesi.
“Secondo me Giulia ha preso una cotta per te.”
Diventai tutta rossa.
“Non ci credo che gli abbiano detto così. E lui cosa ha risposto?”
“Ti guardava e, poi c’era la musica troppo alta e non abbiamo sentito; poi siamo venute qui.”
Quindi Mattia sapeva della mia cotta? Mi sentivo peggio di prima.
“Ma hai visto come ti guarda Mattia stasera?” mi disse Maggie
“A me sembra che mi guardi come le altre volte.”
“Mah, a noi sembra che sia geloso del fatto che tu stia qui con Paolo.”
Andai a ballare con gli altri e venne anche Paolo.
Mi avviai verso il bagno e Mattia mi raggiunse.
“Ti stai divertendo con Paolo?”
Rimasi stupita di quella domanda. Cosa voleva da me??
“Si. Tu ti stai divertendo con Ilary?”
“Non molto.”
Non me l’aspettavo, quella risposta.
“Mi spiace” gli dissi
In quel momento arrivò Ilary: “Dai Mattia, vieni a ballare.”
“Vai e divertiti” ed entrai in bagno.
Vidi che era ora di tornare a casa. Uscii dal bagno, salutai tutti; Mattia e Ilary non sapevo dove fossero finiti, così usci dal locale.
Quella sera c’era una fitta nebbia. L’unica cosa che mi ricordai di quel momento fu una macchina che arrivava a forte velocità e il rumore assordante di una frenata.
CAPITOLO 16 – Il risveglio -
Mi svegliai. Mi sembrava di aver dormito un sacco di tempo.
Ero sdraiata in un letto, ma non era quello di casa mia: era un letto d’ospedale.
Sentii la voce di mia madre che parlava con delle infermiere.
“Ciao Giulia.”
“Ciao mamma” risposi, ma non avevo molta voce.
“Come stai?” mi chiese mia madre.
“Ho un po’ di dolori dappertutto.”
“E’ normale. Ora ti abbiamo dato un antidolorifico” mi disse un’infermiera.
“Ma cosa mi è successo?”
“Sai, quella sera che sei andata al locale con i tuoi amici, stavi attraversando la strada e una macchina non ti ha visto e ti è venuta addosso. Hai battuto la testa e hai perso conoscenza. Per qualche giorno sei rimasta in coma.”
“Ci hai fatti preoccupare.”
Questa era la voce di Mattia.
“Mattia?”
“Si, sono qui”
Mi sembrava un angelo, con il suo bellissimo sorriso.
“Lo sai che Mattia è venuto tutti i giorni? A volte è rimasto anche a dormire, un po’ con me e un po’ con tuo padre.”
CAPITOLO 17 – Ho avuto paura di perderti -
Dopo qualche settimana uscii dall’ospedale.
Per qualche settimana rimasi ancora a casa da scuola.
Mattia mi faceva avere gli appunti delle cose che spiegavano in classe. La mattina mi inviava dei messaggi per darmi il buongiorno. Mi faceva molto piacere.
Al pomeriggio venivano a trovarmi anche Bea e Maggie.
“Lo sai che Mattia era molto preoccupato per te?” mi disse Maggie.
“E’ vero; anche a scuola i prof gli dicevano che era strano in quei giorni” confermò Bea.
“Secondo noi Mattia prova qualcosa per te.”
“Ma non dite stupidaggini! Siamo amici, e poi lui esce con Ilary.”
“E’ vero che siete amici, però veniva tutti i giorni a trovarti ed è rimasto anche a dormire qualche volta” continuava Maggie.
“Tutti i giorni ti manda il messaggio del buongiorno e ti fa avere i compiti” aggiunse Bea.
Io volevo pensare che lo facesse solo per amicizia.
Dopo qualche giorno tornai a scuola e iniziai a fare anche qualche seduta di fisioterapia.
Un pomeriggio mentre stavo uscendo dallo studio di fisioterapia, mi ritrovai davanti Mattia.
“Ti va se andiamo a bere qualcosa?”
Non me l’aspettavo di trovarlo lì, fuori dallo studio.
Andammo in un bar.
“Sono contento che ora stai meglio. Sai…” fece una pausa. Non riusciva a guardarmi negli occhi “Ho avuto paura di perderti.”
Quelle parole mi misero in imbarazzo, ma allo stesso tempo mi fecero stare bene.
“Grazie” gli dissi.
CAPITOLO 18 – Mattia e il suo motorino -
Durante l’estate Mattia passò l’esame per guidare il motorino.
Suo padre ne aveva sistemato uno vecchio e glielo aveva regalato.
Era felicissimo: a volte veniva a scuola in sella al suo motorino, e spesso andava anche al parco insieme a Ilary.
Per una settimana Ilary dovette partire con i suoi per le vacanze.
Un pomeriggio arrivai al parco prima di tutti gli altri; volevo starmene un po’ da sola a leggere un libro, ma arrivò Mattia con il suo motorino.
“Ciao Giulia.”
“Ciao Mattia.”
“E’ assurdo che non ti abbia ancora fatto salire sul mio motorino!”
“Dai, sali, che ci facciamo un giro!”
Ero felicissima, ma anche molto in imbarazzo.
“Stringimi bene, perché se no cadi.”
Era dai tempi della scuola elementare che non ci abbracciavamo.
Lo strinsi fortissimo: sentivo il suo profumo vedevo i suoi riccioli che spuntavano dal casco. Non avrei mai voluto che quei momenti finissero.
Tornammo al parco.
“Che bello vedervi così felici!” disse Leo
Io e Mattia ci guardammo imbarazzati.
CAPITOLO 19 – Il divorzio -
Ilary tornò dalle vacanze e lei e Mattia ricominciarono a stare insieme.
Un pomeriggio mi arrivò un messaggio di Mattia: “Giulia, devo vederti subito, ho bisogno di parlare con te.”
Non avevo idea di cosa dovesse dirmi.
Arrivai al parco e lui era già lì.
Aveva un’aria molto triste.
“Cosa è successo?”
Lo guardai: aveva gli occhi rossi, come se avesse pianto.
“Giulia, i miei si separano.”
“No, ma come?”
“E’ da tanto tempo che litigano spesso e ieri sera entrambi mi hanno detto che la situazione è insostenibile, quindi hanno deciso di separarsi.”
“Mi dispiace tantissimo.”
Lo volevo abbracciare, ma mi fermai.
In quel momento gli squillò il telefono; vidi che era Ilary, ma lui non rispose.
“Non rispondi?”
“Non mi va, voglio stare qui a parlare con te.”
“Sono contenta che vuoi parlare con me. Se hai bisogno io ci sarò sempre, te lo prometto.”
Mi guardò: “Grazie, Giulia.”
“Figurati, lo faccio con piacere, sei importante per me”. Non so come mi fossero uscite quelle parole.
“Anche tu.”
In quel momento sembrò che il mondo si fosse fermato per un secondo; i nostri sguardi si incrociarono, ma io ero troppo in imbarazzo, così distolsi lo sguardo. Subito dopo arrivarono Leo e Davide.
CAPITOLO 20 – Addio -
Durante la terza media, Ilary ci disse che purtroppo non sarebbe più rimasta con noi, perché suo padre aveva finito il lavoro in città e quindi dovevano tornare a casa.
Mattia fu molto triste per questa cosa e, per non pensarci, si concentrò sullo studio per prepararsi agli esami di terza media.
Finita la scuola eravamo un po’ tristi perché sapevamo che non ci saremmo più visti tutti i giorni.
Io e Bea ci eravamo iscritte al liceo linguistico, Mattia e Davide allo scientifico.
Maggie, dato che era molto brava a disegnare, scelse il liceo artistico.
Leo invece, dato che suo padre aveva un’officina, andò in una scuola professionale per diventare meccanico.
Io e Mattia riprendemmo a inviarci i messaggi come ai vecchi tempi. Ci aggiornavamo sulle nostre giornate, dato che non ci vedevamo più così spesso.
Un giorno scrissi a Mattia: “Ho bisogno che tu mi spieghi qualcosa di fisica, non ci capisco nulla.”
Lui mi mandò un’emoji che rideva.
“Ti prego non ridere, ormai sono un caso disperato!”
“Ok, dimmi quando puoi che vengo.”
“Puoi oggi pomeriggio?”
“Si, per te posso sempre.”
Arrivò a casa mia, ma mi sembrò un po’ giù.
“Che hai?”
“Stamattina ho preso 4 in inglese”
A quel punto, mi scappò una risatina.
“Non ridere, ti prego.”
“Scusa se rido, ma lo sai anche tu quante insufficienze ho preso in matematica. Però tu mi hai sempre salvato.”
“Sai cosa facciamo dopo i compiti? Ci vediamo un film e ti preparo dei pancake” gli dissi.
Durante il film si addormentò con la testa sulla mia spalla. Non ci potevo credere. Ad un certo punto mi prese anche la mano. Non c’era stato più nessun contatto tra di noi così intenso dalla scuola elementare.
La mia cotta per lui, purtroppo, non era mai andata via; e questa cosa mi rendeva felice, ma mi creava anche imbarazzo.
Approfittai della situazione e gli presi anche io la mano. Era morbidissima e mi rendevo conto che stavo proprio bene vicino a lui.
Ma tutto quell’entusiasmo svanì quando lui si svegliò. Era in imbarazzo.
“Giulia, sss-ccc-usa devo andare.”
Non feci in tempo a dire nulla che aveva già il giubbino ed era uscito di casa.
CAPITOLO 21 – L’agenzia di viaggi -
Nei giorni a seguire fui così impegnata che non ci fu modo di vedere Mattia. La scuola ci aveva fatto iniziare l’alternanza scuola-lavoro: ogni giorno, per due settimane, andai in un’agenzia di viaggi.
La proprietaria di questa agenzia si chiamava Barbara e poi c’era anche Anita.
Durante il giorno stavamo principalmente io e lei; Anita mi mostrava tutto quello che c’era da fare e devo dire che quel tipo di attività mi piaceva molto.
Una sera, mentre eravamo a cena con i miei, dissi: “Mi piace lavorare in agenzia.”
“Siamo contenti” rispose mio padre.
“Dopo le superiori mi piacerebbe continuare in questo settore.”
CAPITOLO 22 – La maturità -
Era il 23 luglio 2015 fu il giorno in cui affrontammo l’esame di maturità.
Era già da qualche mese che Bea usciva con un nostro compagno di classe, Alessio.
Quella sera stessa Alessio organizzò una festa a casa sua; aveva invitato tantissima gente, compresi Mattia e Davide.
Aveva un’enorme casa con piscina, infatti Bea portò con sé il costume. Io, naturalmente, lo avevo dimenticato.
C’era anche un Dj che metteva musica e un sacco di cose buone da mangiare.
Ad un certo punto Alessio si tuffò in piscina, trascinando anche Bea. Lo seguirono un po’ di persone e vidi che anche Mattia e Davide restarono in costume. Davide si tuffò a sua volta, mentre Mattia venne verso di me e mi prese in braccio. Ci tuffammo insieme, io ancora vestita. Mattia mi schizzava e mi faceva gli scherzi; anche io iniziai a schizzargli un po’ d’acqua. Ridevamo come due matti e ci divertivamo anche con gli altri.
Ad un certo punto Mattia mi venne molto vicino e mi sussurrò all’orecchio di seguirlo.
Uscimmo dalla piscina e andammo in una parte del giardino dove non si sentiva la musica.
Quando rimanevo da sola con lui mi sentivo sempre in imbarazzo, ma anche lui in quel momento, mi sembrava strano.
“Ti ho portata qui perché devo dirti una cosa importante” disse facendo una lunga pausa. Era teso.
“Non te ne ho mai parlato perché era una decisione molto difficile da prendere.”
“Ok, dimmi Mattia, non farmi preoccupare.”
“Non voglio essere interrotto, perché sono molto agitato a dirti questa cosa.”
Non riusciva a guardarmi negli occhi.
“Io sto male perché, con questa decisione, so già che non ti vedrò più tutti i giorni e non vedrò più i ragazzi, ma ci ho pensato molto bene.” Si fermò, non riusciva a parlare.
“Stai tranquillo: qualsiasi decisione tu prenda, io ti appoggerò come ho sempre fatto.” Ma stavo male al pensiero di quale decisione avesse preso e di cosa parlasse.
“E’ dallo scorso anno che ne sto parlando con i miei. Mio padre ha sempre voluto che facessi l’università a Londra e ….” fece una pausa. Lui tremava, ma tremavo anche io.
“E mi hanno preso, parto fra qualche settimana.”
Rimasi immobile, non sapevo che cosa dire.
“Giulia, io sono felice, però anche molto triste perché…” non riuscì a finire la frase che arrivò Maggie a dirci che Alessio voleva fare un discorso.
Andammo a sentire il discorso di Alessio: “Vi ringrazio ragazzi che siete stati qui stasera. Buona fortuna a tutti per il nostro futuro. Prendete i bicchieri e brindiamo!”
Io e Mattia ci guardammo, ma non riuscimmo più a parlare; lui andò con Leo e Davide a ballare.
CAPITOLO 23 – Un nuovo inizio -
I giorni prima della partenza di Mattia, io ero molto giù, anche se Bea e Maggie mi consolavano dicendo che comunque, tra aerei e cellulari, non ci saremmo persi di vista.
Il giorno della partenza, all’aeroporto, ci accompagnò mia madre perché anche lei voleva salutare Mattia.
Non ci parlammo per tutto il tempo; sembrava che lui volesse evitarmi e io ero troppo giù per rovinargli quel momento.
Arrivò la chiamata del suo aereo; salutò tutti e se andò senza salutarmi. Mi guardarono tutti: io per la prima volta, piansi come non avevo mai fatto. Ad un certo punto, da lontano, lo vidi girarsi; alzò la mano per salutarmi e mi urlò “Ciao Giuliaaaa!”.
Per fortuna, dopo quel giorno, l’agenzia dove ero stata durante il liceo mi chiamò per dirmi se volessi iniziare a lavorare con loro.
Dovevo sostituire Anita, che era incinta. Non ci potevo credere, ero felicissima!
Il mio capo, Barbara, era molto simpatica e mi mise subito a mio agio.
Per circa due mesi Anita mi insegnò tutte le cose che c’era da fare, anche se alcune cose le avevo già imparate in precedenza.
Uscivo poco in quel periodo. Bea usciva con me quando non stava con Alessio, mentre Maggie si era trasferita a Torino per l’università e veniva poco a casa.
Un giorno al lavoro, parlando con Barbara, lei mi chiese se mi andasse di uscire con le sue amiche.
Erano di qualche anno più grandi di me, ma si rilevarono molto simpatiche e mi trovai subito bene con loro.
Con Mattia i messaggi non erano più così frequenti: la sua università lo impegnava molto.
CAPITOLO 24 – Simone -
Una mattina, mentre stavo andando al lavoro, sentii un rumore strano alla macchina. Accostai e vidi che si era bucata una gomma.
Non avevo mai cambiato una gomma in vita mia. Alzai il baule per tirare fuori il crick e, proprio in quel momento, sentii una voce di un ragazzo. “Scusi signorina, ha bisogno?”
Alzai lo sguardo e vidi questo ragazzo che si avvicinava alla mia macchina.
“Non si preoccupi” risposi, ma lui vide che ero un po’ impacciata.
“Guardi, se vuole provo ad aiutarla” disse, e prese il crick. Si tolse la giacca e mi cambiò la gomma.
Era stato davvero gentile.
“Grazie mille, come posso ringraziarla?”
“Se vuole, io non ho ancora fatto colazione; qui di fronte c’è un bar, può offrirmi un caffè.”
Parcheggiai la macchina e entrammo nel bar.
Si presentò: si chiamava Simone, faceva l’impiegato presso un’agenzia di assicurazioni. Aveva due anni più di me. Io gli dissi che lavoravo presso un’agenzia di viaggi.
In quel momento mi squillò il telefono, era Barbara: “Che fine hai fatto? Sono le nove passate, vieni al lavoro stamattina?”
Non mi ero accorta dell’orario.
“Scusa Barbara, ho bucato la macchina, ora è a posto e sto arrivando.”
Poi mi rivolsi a Simone: “Mi dispiace tantissimo, ma devo andare. Grazie ancora!”
CAPITOLO 25 – A teatro -
Una mattina al lavoro c’era tanto da fare; non riuscivo nemmeno ad alzare lo sguardo dal computer. Sentii entrare una persona e Barbara la salutò.
“Signorina, io dovrei prenotare un viaggio.” Alzai lo sguardo: era Simone.
“Cosa ci fai qui?”
“Sono venuto a trovarti.”
“Come facevi a sapere che lavoro qui?”
“Sai, quella mattina della gomma mi hai detto dove lavoravi. Ed eccomi qui.”
Mi sentivo in imbarazzo, Barbara ci guardava.
Simone mi diede un biglietto con un numero di telefono.
“Questo è il mio numero; se hai voglia, puoi chiamarmi.”
E poi se ne andò.
Un giorno mi chiamò Maggie: “Domani torno. Se ti va, domani sera fanno uno spettacolo a teatro.”
A me e a lei piaceva andare a teatro.
Arrivammo a teatro; era una commedia che non avevo mai visto. Mentre mi sedevo vidi Simone: era nella mia stessa fila, a qualche poltrona di distanza dalla mia.
Mi vide anche lui e ci salutammo.
Durante la pausa, io e Maggie andammo al bar e arrivò anche Simone con un ragazzo.
Ci presentammo e ci offrirono da bere.
Simone mi disse che andava spesso a teatro.
Dopo lo spettacolo Maggie mi disse: “E’ carino Simone, perché non lo chiami?”
“Non so…”
“Non starai pensando ancora a Mattia? Ormai lui vive a Londra, devi provare a conoscere anche degli altri ragazzi.”
“Si hai ragione.”
Quando tornai a casa gli scrissi un messaggio: “Sono contenta di averti visto stasera a teatro.”
“Anche io sono stato molto contento di rivederti” mi rispose.
Il giorno dopo mi arrivò un suo messaggio: mi chiedeva se mi andava di andare con lui, una sera, a bere qualcosa.
CAPITOLO 26 – Il tradimento -
Dopo quella sera, iniziammo ad uscire un po’ più spesso. Mi trovavo bene con lui. Mi disse che abitava da solo in un appartamento da qualche anno.
Un’estate andammo anche in vacanza insieme a Bea e Alessio. Durante quel viaggio Simone mi baciò: fu un bel bacio, ma io non mi sentivo felice.
Un giorno mi invitò a pranzo dai suoi genitori e me li presentò. Erano due persone molto carine e gentili.
Ogni tanto dormivo da lui, così la mattina facevamo colazione insieme e poi andavamo al lavoro.
Una mattina mi disse che doveva sbrigare del lavoro a casa e che sarebbe andato in ufficio più tardi.
Durante la pausa pranzo, mi accorsi di aver lasciato il mio cellulare a casa di Simone.
Arrivai a casa sua, aprii la porta e all’ingresso vidi delle scarpe da donna che non erano le mie.
All’improvviso dalla camera da letto uscì una ragazza con indosso un babydoll.
“Ti aspetto” era la voce di Simone.
Cosa stava succedendo?
Questa ragazza mi vide; io non la guardai nemmeno e mi precipitai in camera, dove trovai Simone a letto.
Non ci potevo credere.
“Giulia, che… ci fai qui???” balbettava.
“Che ci faccio qui? Che stai facendo tu con questa??? Come hai potuto farmi questo?”
“Giulia, aspetta, ti spiego…”
“Non voglio più sapere nulla di te!” gridai, e corsi via sbattendo la porta.
Salii in macchina e cominciai a piangere a dirotto. In quel momento mi venne in mente Mattia: avrei voluto che lui fosse li, anche solo per farmi le sue solite battute. Perché era a Londra? Perché mi aveva lasciata da sola?
Il telefono continuava a squillare, era Barbara, ma io non volevo sentire nessuno in quel momento. Presi la macchina e cominciai a guidare senza sapere dove stessi andando.
Era quasi buio e guardai il telefono: avevo un sacco di chiamate da Barbara, dei miei e da Bea.
Avevo esaurito tutte le lacrime, mi sentivo stremata.
Mi squillò di nuovo il telefono, era mia madre: “Giulia, ma sei impazzita? Dove sei finita? E’ tutto il giorno che ti chiamiamo!”
“Scusa mamma, ma ho avuto una brutta giornata. Sto bene. Ora vado a casa, devo farmi una doccia. Domani ti chiamo e ti racconto.”
Chiamai anche Barbara, dato che non mi aveva più vista al lavoro.
Per qualche giorno chiesi a Barbara se potevo rimanere a casa. Lei per fortuna capì e rimasi a casa.
A pranzo veniva mia madre a portarmi qualche cosa da mangiare e alla sera veniva Bea.
“Non puoi stare così” mi disse un giorno Bea.
“Devi reagire. Stasera torna Maggie: datti una sistemata e vieni con noi. Conosci gente nuova.”
“Io non voglio più saperne degli uomini!”
CAPITOLO 27 – La busta -
Passò un anno da quell’episodio. Per fortuna, tra il lavoro e le uscite con Bea e Maggie, mi ero abbastanza ripresa.
Ormai lavoravo già da un po’, così decisi di prendere in affitto un appartamento.
Si trovava abbastanza vicino al luogo in cui lavoravo, quindi ci andavo a piedi e non prendevo più la macchina.
Un giorno, mentre ero al lavoro, mi arrivò una chiamata di Bea. Mi parve strano, perché di solito ci chiamavamo la sera e durante il giorno ci scambiavamo solo qualche messaggio.
“Giulia, dove sei?”
“Come dove sono? Sono al lavoro. Ma stai bene???”
“Si, scusa… ma ho appena ritirato la posta e c’era una busta.”
“E quindi?” le domandai.
“Eh quindi…” fece una pausa.
“Puoi parlare?” mi chiese
“Si, aspetta che ti chiamo dal mio cellulare.”
Mi spostai dalla scrivania e andai in bagno per non farmi sentire.
“Dimmi Bea, mi stai facendo preoccupare.”
“Ho ricevuto una busta da Londra.”
“Basta Bea, non capisco cosa vuoi dirmi!”
“Volevo dirti…che la busta è di Mattia.”
“Di Mattia??? Ma ma…sta bene???”
“Diciamo di sì.”
Mi misi ad urlare: “Beaaaa dimmi cosa è successo a Mattia!”
Mi bussò Barbara perché mi aveva sentito urlare.
“Tutto bene, Giulia?”
“Dopo ti spiego, se Bea mi dice cosa è successo a Mattia.”
Bea sospirò e: “La busta contiene un invito. Un invito ad un matrimonio.”
“Quale matrimonio?” le chiesi.
“Il matrimonio di Mattia.”
Caddi dal water e mi feci male al gomito.
“Giulia, ci sei?!” mi urlò Bea.
Intanto anche Barbara venne a vedere cosa fosse successo.
“Giulia, apri!”
Barbara aprì la porta e mi trovò in terra con Bea che urlava: “Giuliaaaa ci seiiii?!”
Mi alzai e chiesi a Bea: “Ora spiegami bene: cosa è questa storia del matrimonio?”
Iniziò a leggere: “Mattia Bianchi e Alessia Spada vi invitano al matrimonio che si terrà Sabato 25 Marzo 2025 alle ore 10.00 a Carpi ”.
“Ma è fra 20 giorni!”
Non capivo; mi venne da vomitare e mi girava la testa.
Avevo tutta la bocca secca e non riuscivo a parlare.
Intanto Bea disse: “Giulia, senti, ora devo andare a lezione. Ci sentiamo nella pausa pranzo.”
Barbara nel frattempo mi aveva portato del ghiaccio: “Giulia, ma cosa è successo? Sei pallida.”
Mi misi a piangere e lei mi abbracciò.
Feci qualche respiro: “Sai il mio amico Mattia, quello di cui ti ho parlato, che è andato a studiare a Londra?”
“Si, quello per cui avevi una cotta.”
“Si, quello.” Non riuscivo a dirlo: “Si sposa.”
Nel frattempo, continuava a suonare il telefono in agenzia.
Barbara mi aiutò ad alzarmi e mi disse: “E’ quasi ora di pranzo, vuoi che mangiamo qualcosa insieme?”
Mi sentivo lo stomaco chiuso.
“Ti ringrazio, ma oggi vado a casa e poi ritorno.”
“Fammi sapere se te la senti, se no rimani pure a casa.”
“Grazie.”
E me ne andai.
Arrivata a casa, controllai la cassetta della posta e vidi una busta. Arrivava da Londra.
Salii subito in casa, non tolsi nemmeno il cappotto e mi sdraiai sul letto.
Tremavo. Aprii la busta.
Pensavo fosse uno scherzo. Era un paio di anni che non sentivo più Mattia, ma questo proprio non me l’aspettavo.
Continuavo a guardarla e riguardarla.
CAPITOLO 28 – Il ritorno di Mattia -
Una sera ci trovammo al bar io, Bea, Davide e Leo dopo tantissimo tempo. Davide e Leo rimasero stupiti del fatto che Mattia si sposasse.
“Io devo fargli anche da testimone” disse Davide.
“Sapevamo che si frequentava con una ragazza, ma non immaginavamo che facesse questo passo” aggiunse Leo.
“Io a questo matrimonio non ci voglio venire” dissi.
“Lo sappiamo che è difficile, ma non pensi che Mattia ci rimanga male?” mi dissero Leo e Davide.
“Io, ragazzi, non me la sento. Mi spiace, ma questo è troppo per me” risposi.
“Va bene, però devi dirglielo. Ci rimarrà molto male dato che siete stati migliori amici per anni. Inoltre, Mattia mi ha detto che fra pochi giorni arriverà in Italia” mi disse Davide.
Una mattina, mentre ero al lavoro, mi arrivò un messaggio da Bea: “Ho visto Mattia, è arrivato stamattina. Poi ti chiamo.”
Nella pausa pranzo la chiamai. “Come l’hai trovato?” le chiesi
“Abbastanza bene. Mi ha detto che era molto stanco perché erano partiti presto e aveva voglia di andare a dormire.”
“E poi?”
“E poi..” fece una pausa.
“Ah sì, mi ha detto che lui e Alessia domani sera hanno organizzato una festa nel locale dove andavamo sempre, e ha invitato tutti.”
Sentire i nomi di Mattia e Alessia insieme mi procurava tanta tristezza e nervosismo.
“Io non vengo” dissi.
“Giulia, devi parlargli.”
“Non lo so, Bea, se ne vale la pena. Tanto lui ormai si sposa e abita a Londra. Ormai le nostre strade si sono separate.”
Mi chiamò anche Maggie: “Allora, vieni?”
“No, non me la sento”
CAPITOLO 29 – L’incontro -
Non riuscivo a fare niente, pensavo ai ragazzi che erano con Mattia in quel locale.
Ero anche curiosa di vederlo e di vedere com’era questa Alessia.
Decisi di andare a vederli, però non entrai; mi nascosi fuori, dietro un grande vaso.
Li vidi: lui era diventato ancora più bello e lei era bellissima.
Era alta, con dei capelli lunghi e neri.
Bea mi aveva detto che Alessia studiava giurisprudenza a Londra.
Ad un certo punto, mentre ero nascosta dietro il vaso, non so come, i miei occhi incrociarono quelli di Mattia.
Non sapevo cosa fare: smisi di guardare all’interno e mi misi a correre verso casa. Avevo il cuore che mi batteva fortissimo.
Speravo che Mattia non mi avesse vista.
Arrivai in casa, tolsi il cappotto, mi misi comoda e indossai il mio babydoll preferito.
Mi sentivo molto triste e mi ricordai che nel frigorifero avevo una bottiglia di prosecco. Presi un bicchiere e cominciai a bere un po’ di vino.
Mi sdraiai sul letto, tirai fuori un mio vecchio diario e trovai delle foto di me e Mattia.
Come era possibile che Mattia si sposasse? Cominciai a piangere.
Feci finta di brindare: “A Mattia e alla sua…” non mi ricordavo il nome, mi sa che mi stavo ubriacando. Guardai la partecipazione. “A Mattia e ad Alessia auguri” piangevo e ridevo.
Ad un certo punto vidi un lampo entrare in casa e subito dopo un forte tuono: stava per iniziare un temporale.
Avevo aperto anche la portafinestra e il vento faceva muovere le tende.
Accesi Spotify e misi una delle mie canzoni preferite, che era anche una delle preferite di Mattia.
Iniziò a piovere forte e io uscii in giardino; in una mano tenevo la bottiglia e nell’altra il bicchiere di vino. Incominciai a ballare e a cantare.
Mi piaceva stare sotto la pioggia, mi sentivo libera.
Ad un tratto, sentii un rumore provenire dal muretto del giardino. Non riuscivo a vedere nulla perché pioveva forte e c’era buio.
Vidi scendere una persona dal muretto; non sapevo se stessi sognando, se fossi ubriaca o se fosse reale: non capivo nulla.
“Giuliaaaa, cosa fai sotto la pioggia? Prenderai un malanno!”
Mi sembrava la voce di Mattia.
Mi prese la mano per farmi entrare in casa.
“Cosa vuoi da meeeee?” mi misi a urlare. “Non ti è mai importato nulla di me! Vai via dalla tua Anna!” non sapevo nemmeno se fosse veramente Mattia.
Pioveva a dirotto; il vino che aveva cominciato a farmi effetto e mi girava la testa.
“Si chiama Alessia, non Anna. Ma sei ubriaca Giulia?!”
“Anna, Alessia non mi importa. A me importava di te e basta.”
“E ora non ti importa più di me?”
Ci guardammo; eravamo fradici.
Non so se fu il vino, ma incominciai a dirgli quello che avevo sempre provato per lui: “Io ti ho sempre voluto. Ho capito di essermi innamorata di te quando, in quinta elementare, sei tornato dalla Sicilia.” Mi fermai perché stavo piangendo: non era solo la pioggia.
“Io ti amo, Mattia. Perché ti sposi????” Cominciai a picchiarlo, ma lui mi fermò e mi abbracciò.
Mi prese in braccio, mi portò in casa e mi fece sdraiare sul divano.
Chiuse la porta finestra e mi baciò.
Fu un bacio… era il bacio che tanto desideravamo entrambi, credo. Un bacio bellissimo. Iniziò a baciarmi il collo. Si spogliò e facemmo l’amore.
Mi sentii libera; era la prima volta che lo facevo ed ero felice.
CAPITOLO 30 – Un risveglio speciale -
Un raggio di sole, che entrava dalla tapparella della mia camera, mi svegliò. Avevo un fortissimo mal di testa. Accanto a me c’era Mattia. Mi venne in mente quello che era successo la sera prima: non era stato un sogno, era successo realmente.
Mi misi a guardare la sua bellissima schiena e, ad un tratto, lui si girò e ci guardammo.
“Ciao Giulia.”
Io mi misi a sedere e mi venne in mente che lui, fra pochi giorni, si sarebbe sposato. Non volevo soffrire quindi gli dissi: “Ciao Mattia. Voglio dirti subito che ieri sera ero ubriaca; qualsiasi cosa sia successa, ti chiedo scusa, non era mia intenzione”.
Lui mi guardò con un’aria triste.
“Quindi le cose che mi hai detto ieri sera non le pensavi? E quello che è successo stanotte… come lo chiami???”
Non sapevo cosa rispondere, mi sentivo in imbarazzo. Abbassai lo sguardo e lui, con un dito, mi toccò il mento.
“Giulia, guardami. Se hai il coraggio, dimmi che non provi niente per me.”
Deglutii; non riuscivo a guardarlo negli occhi.
“Allora inizio io. Ieri, quando ti ho vista dietro a quel vaso…” si mise a ridere.
“Poi mi spiegherai cosa ci facevi dietro al vaso.”
Mi sentivo in imbarazzo.
“Appena ti ho vista ho sentito un tuffo al cuore; era qualcosa che non avevo mai provato per nessuna. Ho lasciato tutti e sono corso qui da te, perché volevo vederti e dirti quello che in tutti questi anni non sono mai riuscito a dire.” Fece una pausa.
Tremava, e anche io.
“Sono sicuro di aver sempre provato queste cose per te, ma non volevo ammetterlo.”
Mi guardò negli occhi: “Io ti amo Giulia.”
Lo guardai; aveva gli occhi che gli brillavano, erano lucidi.
Mi prese la mano e la incrociò con la mia.
“Io non so da quando provo questo per te, penso da sempre. Tu ci sei sempre stata per me, in qualsiasi momento. Quel giorno che sono partito per Londra non riuscivo nemmeno a guardarti; stavo male, infatti non ti ho salutata, perché se l’avessi fatto non sarei riuscito a partire. Mi sono girato solo alla fine perché mi dispiaceva. Ora sai il motivo.”
“Sono stata male”
“Lo so, anche io.”
“Ma quindi tu ti sei innamorata di me da quell’estate che sono tornato dalla Sicilia, prima di iniziare la prima media?”
“Si” risposi.
Presi coraggio e mi misi più dritta con la schiena.
“Quando ti ho rivisto quel giorno, ho sentito qualcosa nello stomaco. Lo sapevano tutti che avevo una cotta per te.”
“Ora mi ricordo anche di quella volta al locale, prima del tuo incidente. Davide e Leo mi dissero che tu provavi qualcosa per me. Io, poi, quella sera ero geloso di Paolo.”
“Si, mi ricordo” e ci mettemmo a ridere.
“E quindi quello che è successo stanotte cosa significa per te?” mi chiese.
“Significa che… è stato bellissimo. Avrei desiderato farlo con te la prima volta” risposi, sentendomi in imbarazzo.
“Mi prometti che non riderai?” gli chiesi
“Te lo prometto.”
“Per me è stata la prima volta che facevo l’amore con un ragazzo.”
“Giulia” fece una pausa “Lo sai che anche per me è stata la prima volta?”
“E con Alessia?”
“Non c’è mai stato nulla, probabilmente perché c’eri tu nei miei pensieri e non volevo ammetterlo.”
“E’ stato bellissimo stanotte. Mi sento come se mi fossi tolto un peso” disse.
“Anche per me.”
“E…. e ora cosa facciamo? Tu e Alessia dovete sposarvi???”
“Non preoccuparti. Ci devo parlare sicuramente. Ora però ho bisogno di farmi una doccia. Posso?”
“Certo.”
Mi sentivo felice, ma anche preoccupata a causa di Alessia; non sapevo cosa sarebbe successo ora.
Mentre lui era in doccia, mi misi a preparargli dei pancake. Sapevo che erano i suoi preferiti.
Uscì dal bagno a torso nudo, con un asciugamano che gli copriva la vita.
Non mi sembrava vero che fossimo lì, io e lui in quel modo, a casa mia.
“Che buon profumo! Ma hai preparato i pancake?”
“Si. So che gli adori.”
Sorrise.
“Vero. Tu mi conosci meglio di tutti.”
Mi diede un lieve bacio sulla bocca, ma io mi spostai.
“Non possiamo, Mattia. Non voglio soffrire, ho già sofferto abbastanza ultimamente.”
“Non voglio farti soffrire. Chi ti ha fatto soffrire?”
Non sapeva nulla di Simone e quindi gli raccontai tutto.
“Mi dispiace” disse e mi abbracciò.
“Non ci siamo più scritti, mi sono mancati i tuoi messaggi, anche sentirti. Mi sei mancato Mattia.”
“Anche tu mi sei mancata tanto.”
Cominciò a vestirsi. Mi misi a guardarlo, non mi sembrava vero tutto quello che stava succedendo.
Facemmo colazione, ci raccontammo tutto quello che ci era successo in questi anni.
Non volevo che finisse mai quel momento, ma lui doveva andare a parlare con Alessia.
“Cosa gli dirai?” avevo paura della sua risposta.
“Sarà difficile per lei, ma ora non voglio più scappare dai miei sentimenti. Io sono innamorato di te e voglio stare con te.”
CAPITOLO 31 – Ero felice e lo sapevo -
Quel giorno scrissi a Barbara che non mi sentivo bene e non sarei andata al lavoro.
Mi feci una doccia presi un analgesico, avevo un forte mal di testa, probabilmente dovuto alla sbronza che avevo preso la sera prima.
Andai nel letto e mi addormentai.
Quando mi svegliai era mezzogiorno avevo dormito un paio di ore. Guardai il telefono sperando che Mattia avesse già parlato con Alessia, ma non c’era nessuna chiamata e nessun messaggio.
“E se quando l’ha rivista, ha deciso di stare con lei??” Cominciai a farmi le paranoie. Per fortuna l’analgesico aveva fatto effetto e quindi decisi di uscire a fare una corsa.
Mia madre mi scrisse che si trovava vicino all’agenzia e se mi andava di pranzare con lei.
Gli scrissi che non ero al lavoro perché non ero stata bene però volevo vederla.
Tornai a casa feci un’altra doccia, guardai il telefono, ma di Mattia nessuna traccia.
Arrivai al bar, mia madre era già li.
Appena mi vide mi disse: “Giulia stai bene? Ti vedo strana.”
Ero sicuramente strana avevo baciato Mattia e avevamo fatto l’amore.
Gli raccontai quello che era successo.
Lei era felicissima. “Finalmente, vi siete liberati di questo peso. Si capiva che eravate fatti l’uno per l’altro. Tu non riuscivi ad avere una storia e nemmeno lui”.
In quel momento mi chiamò Mattia. “Giulia quando sei libera ci vediamo?”
“Si, se vuoi fra poco torno a casa e ci vediamo li”
Avevo paura. Io volevo lui, volevo stare con lui.
Io e mia madre finimmo di pranzare, la salutai e tornai a casa.
Lui era già lì che mi aspettava.
Sorrideva e questa cosa da una parte mi rilassava dall’altra mi provocava ansia.
Entrammo in casa. “Ho parlato con Alessia.”
“Ok.”
“Gli ho detto che mi dispiaceva tantissimo ma quando ti ho rivista l’altra sera ho capito che provavo qualcosa per te.”
“E lei?”
“Lei mi ha detto che c’era qualcosa che mi bloccava, non capiva cosa. Ora la situazione le era più chiara.”
“Ci siamo salutati e mi ha detto che avrebbe preso l’aereo nel pomeriggio per tornare a Londra.”
Non mi sembrava vero.
“Ma tu ora sei felice???” gli chiesi.
“Me lo chiedi anche? Non hai capito che sono pazzo di te” e avvicinò la mia vita alla sua, eravamo faccia a faccia.
“Io voglio stare con te per tutta la mia vita.”
“Anche io.”
E ci baciammo.
Rimanemmo abbracciati per tanto tempo.
“Ma non vogliamo rendere partecipi anche i nostri amici di questa bellissima cosa di noi due??”
“Non ci crederanno, dopo tutti questi anni” gli dissi.
“Non diciamogli nulla intanto. Mando un messaggio a Davide e Leo e gli dico se stasera ci vediamo.”
“E io scrivo a Bea e a Maggie.”
Bea e Maggie non sospettavano nulla, pensavano di passare una tranquilla serata solo noi tre.
Quando arrivammo al locale loro quattro erano già dentro.
Eravamo emozionati.
Nell’entrare Mattia mi prese la mano.
Ci videro e furono sorpresi. Sorrisero e in coro dissero: “Dobbiamo sapere qualcosa?”
“Io e Giulia vogliamo stare insieme.”
Ero felice e lo sapevo.