Cap 1 - Oscure presenza
La luce ormai fioca del sole cominciò a calare sulle cime della foresta di Gelmur, disegnando raggi luminosi che perforavano le sue folte chiome. Gli uccelli lentamente attenuavano il loro canto, lasciando spazio a quello di altri animali che si aggiravano nella penombra della notte. Canto decisamente meno piacevole da sentire.Il freddo cominciava a farsi insistente, mentre il vento soffiava leggiadramente tra le foglie. Un timido sentiero si faceva strada fra gli alberi, un sentiero talmente piccolo che la sua presenza veniva oscurata dai cespugli a terra che lo costeggiavano. Lungo di esso, una nera figura dalle sembianze apparentemente umane camminava a passo lento e testa china, con addosso un lungo mantello che sembrava aver visto giorni migliori. L'andatura dell'uomo incappucciato faceva intuire che il mantello non era l'unico ad aver avuto giorni migliori. La spensierata giovinezza sembrava una fortuna che più non apparteneva a quell'uomo. Il suo abbigliamento era ben studiato per nascondere l'intera figura, dalla testa incapucciata fino ai piedi coperti dal mantello. Si potevano scrutare dei vecchi scarponi ai piedi, che scricchiolavano a ritmo dei suoi passi. Non sembrava avere alcuna fretta di giungere da qualche parte, quasi lo scorrere del tempo fosse solo un compagno di viaggio che l'uomo smise di temere da anni. D'un tratto s'arrestò. Rivolse lo sguardo all'orizzonte, ammirando il sole che cautamente imbruniva dietro le vette delle montagne, dipingendo il cielo di calde sfumature. L'intensa luce rossa del crepuscolo risplendeva negli occhi dell'uomo, i quali sembravano essere del medesimo colore man mano che la luminosità diminuiva. L'uomo socchiuse gli occhi. "Un altro giorno è passato..." Rifletté l'uomo lasciandosi abbandonare a quella visione. "...e ancora non ti ho trovato." La notte divenne protagonista, l'uomo chinò nuovamente la testa verso il terreno, pronto per riprendere quietamente il suo viaggio. Fatti pochi metri in avanti, dei suoni provenienti dalla boscaglia distolsero l'attenzione del viandante. Più che suoni generici, assomigliavano a versi di animali. Al passare dei secondi quei versi si facevano sempre più forti e distinti, sempre più vicini -- Tu sei un cretino! -- Erano voci umane. Le urla di una donna squarciarono il silenzio del bosco, terrorizzando gli animali che scapparono tra i cespugli. Un gruppo di cinque umani era intrappolato nella boscaglia e si faceva strada con braccia e spade fra gli arbusti. Alla testa del gruppo vi era una donna vistosamente infastidita, seguita da tre uomini e un'altra donna che si teneva per mano con un membro del gruppo. Erano dei cavalieri, considerando le loro appariscenti ed ingombranti armature. Avevano delle medagliette d'oro cucite sul petto, segno che quei cavalieri appartenevano ad un ordine di Haslan, presumibilmente della città di Valsauden non molto distante da lì. La donna continuò a inveire contro un uomo, la quale caratteristica più evidente era la sua bassa statura. -- "Lega i cavalli e riposiamoci". Frase semplicissima, non dovevi fare altro che... legare i cavalli. Quanto possono essere difficili i compiti che ti assegno? dimmelo tu! -- La donna continuava imperterrita a scansare arbusti senza volgere lo sguardo al piccolo uomo, subito dietro di lei. -- Capitano, le chiedo ancora scusa, ma ci trovavamo di fronte a una Lucomastra Arcobaleno, rarissima quanto effimera. Lasciarsela scappare sarebbe stato un reato ben più grave dello smarrimento dei cavalli. L'intero mondo della ricerca mi avrebbe esiliato-- Rispose l'uomo che dalla vergogna teneva lo sguardo fisso al suolo. Dietro il piccolo umano, spartiacque tra la coppia silenziosa e i due litiganti, c'era un cavaliere dalla statura considerevole, quasi il doppio di quella del piccolo ricercatore. Agitò la sua mano destra per dare un ceffone alla nuca del suo compagno. "Aia!!", urlò il piccoletto, -- Che diamine fai? -- -- Ti sta bene! -- pronunciò l'omone innervosito, -- Per colpa di quella fottuta lumaca dobbiamo farci quattro chilometri a piedi per arrivare in città. Per di più mi sono anche ferito alla gamba con quei dannati arbusti! Questo ti costerà tre giri alla taverna. -- -- Fottuta lumaca? -- Rispose risentito il ricercatore. -- Non sai di cosa parli. Sei solo un ignorante alcolizzato -- -- Come ti permetti nanetto?! -- l'omone lo prese per il colletto con una mano, tirandolo su ad un metro da terra, senza alcuna fatica. Il ragazzo che teneva per mano la donna si intromise con veemenza nella discussione per cercare di placare gli animi. -- Sono d'accordo! Tre giri sono il minimo per sdebitarsi, ma per ora è meglio mantenere le forze e camminare. I battibecchi li riprenderemo una volta a casa. -- -- Già, muoviamoci! -- Riprese parola il capitano. - da questa parte c'è un uscita, seguitemi. -- Il gruppo di cavalieri si placò e riprese a spostare arbusti finché non uscì dalla boscaglia, immettendosi nello stesso sentiero dell'uomo incappucciato. Il viandante non era molto distante dalla scena che si stava svolgendo. Volse la testa all'orizzonte e continuò il suo cammino, nella speranza di passare inosservato. Non aveva voglia di cacciarsi in problemi di nessun tipo e il modo migliore per evitarli, era ignorarli. Questa era la mentalità del girovago. I suoi passi erano silenziosi e furtivi, ma alcuni sassolini non riuscirono a sfuggire al suo passaggio, facendo quel poco di rumore che bastò per attirare l'attenzione dei cavalieri. La donna capofila diresse lo sguardo verso quel rumore e vide, di schiena, il nero mantello trasandato che svolazzava in direzione opposta alla città. Sentì una strana ed oscura sensazione provenire da quella figura, la stessa sensazione che in un lampo pervase l'intero gruppo. -- Tu laggiù, ti ordino di fermarti! -- Urlò il capitano. Sentendosi chiamare, il viandante arrestò il suo cammino. Rimase di spalle al gruppo, con la testa china, senza rispondere nulla. Il capitano continuò a richiamare il viandante, mentre la sua mano sinistra risaliva lentamente il fodero della spada fino a giungere all'elsa. -- Siamo la gilda Stanis, haslan della città di Valsauden. Non è permesso aggirarsi di notte, e nei dintorni non ci sono villaggi. Ti ordino di mostrarci il tuo volto e di rivelare il tuo nome. -- Anche il viandante percepì la grande forza di quei cavalieri, ma il suo corpo non reagì minimamente ai richiami degli haslan. L'imponente cavaliere, affiancatosi al capitano, sfoderò la sua spada, la rivolse al misterioso viandante e richiamò la sua attenzione. -- Il capitano ti ha fatto una domanda, rispondi o dovremmo considerarti membro ostile. Questo significa usare le maniere forti. Visto come sei ridotto non credo tu voglia ingaggiare uno scontro, dico bene?-- La mite figura incappucciata continuò a rimanere impassibile ai richiami degli Haslan, confidando che il suo comportamento li inducesse a considerarlo un povero vagabondo. Facendo finta di niente mosse un passo per continuare il suo cammino, come se nulla avesse distratto il suo viaggio. Il gigantesco cavaliere si innervosì del comportamento estraniato dell'uomo. Puntò la spada verso il vagabondo e pronunciò un incantesimo: "Swinslash". Per un istante gli occhi del cavaliere brillarono di azzurro, cosi come la lama della sua spada. Agitò con forza la spada di fronte a sé, cosi forte da tagliare persino l'aria. Questo taglio si materializzò, brillava di azzurro, volava in direzione del vagabondo. Era a pochi metri dal viandante. In aria il fendente si inclinò di qualche grado e sfiorò la testa dell'uomo, squarciando parte del cappuccio. Si intravidero un orecchio umano e una ciocca di capelli, neri come la pece. Il colpo poi andò a finire su un albero poco più avanti, dividendolo a metà. Tutto si arrestò per un istante, come se il tempo si fosse bloccato per diversi secondi. Da un lato la gilda di cavalieri, con il piede sul punto di guerra, dall'altra il girovago di schiena al gruppo, con metà della testa ormai scoperta. I neri capelli del girovago ondeggiavano armoniosamente con il leggero vento che soffiava sulla valle in quel momento. Il viandante iniziò a girare lentamente il capo dietro di sé, in direzione del gruppo. Anche il suo corpo cominciò a girarsi, come se avesse deciso di mostrarsi ai cavalieri. Ma questi furono assaliti da una brutta sensazione. Di colpo impugnarono le loro armi e si prepararono ad un'offensiva. -- Impugnate le spade! -- urlò il capitano, -- state pro... -- Non fece in tempo a finire la frase che il viandante era già di fronte al gruppo, a poco più di un metro dal volto del capitano. Il viso dell'uomo era oscurato da quel suo sguardo penetrante. Il suo occhio sinistro era segnato da una lunga cicatrice all'angolo. Gli occhi del girovago misterioso si illuminarono di rosso, di intensità paragonabile a quella del tramonto.
Villaggio di Nyria, presente
Il sole comincia a destarsi velocemente, quasi abbia fretta di far giungere luce sulla terra di Fenias. Nyria, un villaggio poco fuori dalla capitale, è situato nel mezzo di un folto bosco, che fornisce legname in abbondanza al piccolo villaggio. Le stradine che lo percorrono, sebbene selvagge, mostrano chiari lineamenti riconoscibili a terra. Segno che quelle vie vengono percorse quotidianamente, sia dagli uomini dei villaggi e sia dai carri per il commercio di materie tra le varie città. Il silenzio assordante del bosco viene interrotto dopo pochi istanti da un colpo, cosi risonante da far scappare via uccelli e piccoli animali. Un secondo tonfo risuona nel bosco, simile ad un colpo dato con verace foga contro qualcosa. Un terzo colpo, poi un quarto... Un'accetta sta tagliando il tronco di un albero e, ad ogni colpo, parte della corteccia si sgretola in piccoli pezzi. Ad impugnare l'accetta c'è un giovane ragazzo con una gran forza nelle braccia. Dietro di lui un altro giovane, in piedi accanto ad un carretto pieno di legna e corteccia. I due ragazzi sono alle prese con un grosso albero, la quale imponenza fa dedurre abbia almeno un centinaio di anni. Sebbene il sole stia sorgendo adesso, è già da un po' che i ragazzi rimediano legna, il che si deduce dall'abbondanza di materiale che i due hanno già raccolto. A tenere l'accetta è il ragazzo biondo, di media statura e corporatura esile. Per quanto non sembri, il giovane riesce a colpire con grande e ripetuta forza il massiccio avversario. Ha uno sguardo deciso. L'altro ragazzo, in piedi dietro a lui, lo osserva. Questi è leggermente più basso, con corporatura paffuta e capelli castani. Si rivolge all'altro con tono accomodante. -- Ei Brì... è il terzo albero che setacci, sarai stanco! -- Domanda stupito il ragazzo fissando il giovane tagliaboschi - Vuoi il cambio? -- L'altro ragazzo continua imperterrito a colpire il tronco. -- No, fratellino.... Ho bisogno di sfogarmi -- Risponde, mentre il suono della sua voce viene interrotto a ritmo dei colpi sul tronco. -- Continui incubi stanotte... mi hanno perseguitato.... è la prima volta che mi accade... eppure non sono stanco... ho una strana energia... -- I due ragazzi sono Briamor e Roy Calagand, due fratelli del villaggio di Nyria che sono andati a prendere la legna per rifocillare la loro dimora. Roy osserva attentamente il volto di Briamor mentre colpisce l'albero: -- Incubi hai detto. Di che tipo? -- -- Non so spiegarti bene. -- Briamor arresta la sua azione, posa la lama dell'accetta con foga a terra e tira un grosso sospiro. -- Ora la mia memoria è confusa. Ricordo pochi istanti e discordanti fra loro per giunta -- Il ragazzo biondo, ora stremato, si accascia su un grosso masso lì vicino, facendo cadere il manico dell'accetta, quasi a disprezzarlo. -- E quelli che ricordi, hanno senso? -- chiede Roy chinatosi a terra per raccogliere i vari ciocchi di legno sparsi e gettarli nel carretto. Briamor volge la testa al cielo e chiude gli occhi per un istante. -- In realtà sembra di no. Era come se fossi in mezzo ad una strada buia. Intorno c'era il vuoto totale e di tanto in tanto compariva un'entità. A volte erano umani, ma altre volte erano forme strane che non ho mai visto. Sono anche difficili da ricordare in questo momento -- Roy mette l'ultimo ciocco nel carretto mentre con la mano destra riprende l'accetta da terra. Ascolta e osserva il fratello con molta attenzione. -- Tutti quelli che passavano mi guardavano male, come se avessero qualcosa in sospeso con me. Poi ognuna di queste figure mi toccava e spariva. Ha senso secondo te? -- Roy getta l'accetta nel carretto e fa per incamminarsi -- A parer mio hai mangiato troppa zuppa di cipolline ieri.. tutto qua --. Roy si avvia con il carretto verso il sentiero. -- Adesso andiamo che mi sta venendo fame. È già tardi! -- Briamor fa una espressione infastidita nei confronti del fratello, crucciando le sopracciglia e fulminandolo con lo sguardo. -- Ei!! Io ti sto confidando un mio problema e tu lo sbeffeggi così? -- -- Ma si, so come sei fatto. -- Risponde Roy di spalle mentre guida il carretto in direzione del villaggio. -- Ti fai prendere le paranoie per ogni piccola situazione e, pur di aiutare qualcuno, ti metti sempre nei guai. Ti sarà tornato in mente qualcuno che non hai saputo aiutare e nel sogno si è ingigantito. -- Briamor guarda il terreno con sguardo infastidito ma consapevole. "Non mi faccio prendere dalle paranoie." Sussurra tra sé sbuffando. Si alza e raggiunge velocemente Roy che già l'aveva distanziato di una ventina di metri. I due si allineano. -- Cosa pensi avrà preparato nostra madre? Ho una fame che non ci vedo più -- chiede Roy. -- Non saprei -- risponde Briamor mettendosi le mani dietro la nuca. -- Ma nella situazione in cui sono ora mi mangerei anche i tronchi! --. -- Ah, se vuoi favorire... -- dice il fratellino indicando con lo sguardo il carretto davanti a sé. I due ragazzi accennano una timida risatina, piccolo gesto di sfogo per scaricare la stanchezza. I due si arrestano all'improvviso. Guardando di fronte a loro, in direzione del villaggio, si accorgono che il cielo si è colorato di un insolito rosso, molto intenso. Ad un tratto un considerevole fulmine cade sulla terra. Il tonfo che fa è enorme, tanto che tutto il bosco trema vigorosamente. Le vibrazioni fanno perdere la presa a Roy che lascia cadere il carretto facendo disperdere gran parte della legna accumulata. Le vibrazioni finiscono e ne seguono dei suoni come delle esplosioni proprio in direzione di Nyria. Roy è supino a terra mentre Briamor è riuscito a rimanere in piedi, con lo sguardo terrorizzato e fisso all'orizzonte. -- Gli Zarkhan... -- Pronuncia sottovoce Briamor. -- Il villaggio... -- Risponde Roy mantenendo lo sguardo fisso di fronte a lui. -- Madre! -- Il tempo di finire la parola e Briamor si lancia senza esitare a tutta velocità verso il villaggio. Subito anche Roy si alza e fa per seguire Briamor. Si ferma un istante a guardare il carretto a terra ma non esita a ripartire, la priorità ora è raggiungere il villaggio. Briamor corre senza sosta scostando con le braccia le saltuarie fronde degli alberi che gli ostacolano il cammino. La visione viene limitata in mezzo a tutti quegli alberi, solo una piccola luce bianca sembra intravedersi in fondo alla boscaglia. Più il ragazzo si avvicina, più quella luce diventa grande. Il panorama attorno a lui sfreccia a gran velocita. Briamor sta sfruttando tutte le energie che ha in corpo, come si può intuire dall'espressione affaticata del suo volto. La luce è ormai a poche decine di metri e adesso la sua crescita è raddoppiata. In un lampo diventa enorme. È fuori dal bosco. Una volta abituati a quella differenza di luce, gli occhi di Briamor assistono ad uno scenario che mai avrebbe immaginato di vedere. Il suo villaggio distrutto, avvolto dalle fiamme. Si notano già all'ingresso alcuni corpi senza vita che giacciono vicino le proprie case. Al centro del villaggio una creatura dalle dimensioni notevoli sta agitando le sue grosse zampe contro alcuni tetti delle case, mandandoli in frantumi. E' uno Zarkhan. Dai suoi occhi fuoriescono lunghi raggi luminosi che perforano tutto ciò che incontrano. Le case vengono divise a metà, gli alberi e i tetti prendono fuoco al solo tocco. Roy raggiunge Briamor e assiste allo stesso scabroso scenario. Lo sguardo di Briamor è terrorizzato. Bisbiglia "Madre". La sua abitazione si trova dall'altra parte del villaggio, esattamente alle spalle del gigantesco mostro. Il ragazzo non esita più di un secondo e si lancia in fretta e furia in direzione della casa. -- Briamor, aspetta! - Roy, che lo aveva appena raggiunto lo segue affannato, mentre il suo sguardo rimane fisso sulle case in fiamme. I due ragazzi corrono verso il mostro che, di spalle, continua a distruggere ogni cosa attorno a sé. Devono aggirarlo per raggiungere la casa dei Calagand, quella è l'unica strada percorribile. Briamor mantiene una decina di metri di distacco dal fratello, il quale sembra molto stanco. Brì vede la sua casa in lontananza di fronte a sé. È ridotta male, sebbene lontana si nota che il tetto è crollato quasi interamente. Il ragazzo rallenta il passo fino a fermarsi. Il suo sguardo è sempre più preoccupato. Roy lo ha quasi raggiunto quando nota sul tetto di una casa uno Zarkhan a quattro zampe, proprio sopra il fratello. Questi è di dimensioni decisamente inferiori rispetto al mostro gigante, ha il muso pieno di occhi. La bocca, lunga e appuntita, nasconde una fila di denti aguzzi che reciderebbero senza difficolta un tubo di ferro. La bestia sta per saltare addosso a Briamor. Roy urla -- Brì, attento!! -. Briamor si volta di scatto. La bestia è a mezz'aria sopra di lui, mostrando le sue fauci spalancando la bocca. Ma un freccia colpisce giusto in tempo il costato dell'animale facendolo capitombolare a terra. -- Briamor, Roy, andate via di qua! --. Si scorge non molto lontano un ragazzo che tiene un arco in mano. Questi è Loze Meden, il giovane figlio del capo villaggio. Accanto a lui altri due uomini con arco scagliano frecce in tutte le direzioni. Sembra che il villaggio sia invaso da queste creature. -- Loze!! State bene? -- urla Roy a distanza. Il giovane arciere scaglia un ulteriore freccia che colpisce la bestia in piena testa, poi si volta nuovamente verso i ragazzi. -- Non c'è tempo. -- risponde Loze mentre prepara l'arco per scagliare un'altra freccia. -- Andate da vostra madre e mettetevi in salvo! -- Briamor, dopo un attimo di esitazione, riprende la corsa verso casa. Roy, prima ancora che se ne accorga, l'ha già perso di vista. Il maggiore dei fratelli corre passando inosservato dal gigantesco mostro, che era a pochi metri da lui. La mente di Briamor ora è occupata solo a pensare come stia la madre, e cosa potrebbe esser successo. Superato il mostro e diverse case, ecco che il ragazzo giunge all'angolo della strada, superato il quale troverà la sua abitazione. Svolta l'angolo. La dimora dei Calagand è a pezzi, il tetto in gran parte frantumato, fiamme fuoriescono dalle finestre. Briamor si avvicina alla porta fissandola, intimorito da cosa possa celarsi dietro. Poggia la mano sull'anta, rimasta intatta quasi del tutto ai colpi del mostruoso Zarkhan. Lentamente la scosta. La casa oramai è irriconoscibile: sedie, tavoli e mobili sono ridotti a pezzi e in fiamme, e lungo il muro si può osservare una grossa spaccatura. In un angolo in fondo alla casa Briamor scruta delle macerie, nelle quali si intravede un braccio. Lo sguardo di Briamor è pietrificato. Il ragazzo si avvicina a scatti tenendo lo sguardo fisso sui cumuli. Sotto c'è il corpo inanime di Larla Calagand, madre dei due ragazzi. I massi devono aver schiacciato la donna che è rimasta bloccata sotto. I lunghi capelli biondi della donna si fanno spazio tra i vari ciottoli. Briamor si avvicina tremolante al corpo della madre, continuando a sussurrare: "Non può essere..." Chinatosi a fianco del corpo non riesce a trattenere le lacrime. Il suo pianto e i suoi singhiozzi risuonano nella casa come se nessun'altro suono provenga dall'esterno. Comincia a scostare i pezzi di legno e roccia che bloccano la donna. Per qualche secondo il ragazzo rimane inerme di fronte alla madre, bagnandole le gambe con le sue vistose lacrime. Con il braccio si asciuga gli occhi, poi nota che lungo il corpo della madre c'è una spada, che Larla tiene in mano. Volge l'attenzione alla parete del muro dove, accanto ad un quadro raffigurante un uomo, sono appesi dei ganci. Vede la sagoma di una spada libera dalla polvere, luogo dove prima era appoggiata. Il suo sguardo triste lentamente cambia aspetto...
Dintorni del bosco di Nyria
Proprio mentre il fulmine si abbatte sul villaggio, poco fuori dalle mura della capitale si aggira una gilda di Haslan in perlustrazione. Questa è la gilda dei "Due soli", capitanata dal generale Ellenor Teriel. Il gruppo stava facendo brucare i cavalli quando nota il fulmine. I loro sguardi si dirigono subito verso Nyria. -- Gli Zarkhan... --. Esclama Fillonan, un cavaliere del gruppo riconoscibile dai vistosi occhiali che indossa. Alla testa del gruppo vi è il capitano Ellenor: capelli corti neri, di corporatura tonica sebbene di bassa statura. -- C'è il villaggio di Nyria laggiù - risponde prontamente. Alzando la voce verso i suoi compagni richiama la loro attenzione. --Presto, muoviamoci! --. Subito il capitano sale in sella al suo cavallo e parte in direzione del villaggio. Gli altri Haslan lo seguono all'istante.
Il villaggio è in fiamme e la sua rovina è visibile anche a distanza dai cavalieri che stanno giungendo rapidamente. In breve tempo Ellenor cerca di studiare la situazione: c'è uno Zarkhan di vistose dimensioni che sta radendo al suolo la parte nord ovest del villaggio. Ad est si notano piccole esplosioni e si intravedono degli Zarkhan molto più piccoli. Si rivolge al gruppo. -- Valiel, Turang, Alicia, voi dirigetevi ad est e sistemate quelli di rango 1. Fillonan con me. -- Il gruppo si divide seguendo le indicazioni del generale.
Centro del Villaggio
Su un carretto al centro della piazza ci sono Loze e due compagni che stanno scoccando frecce in tutte le direzioni. Numerosi corpi di Zarkhan e persone inanimi sono sparse intorno. Uno Zarkhan sta correndo verso di loro indisturbato. Zompa sul carro e afferra la gamba di uno dei ragazzi, tirandolo giu. -- No Rik!! - urla Loze che si accorge troppo tardi di quello che sta accadendo. Il tempo di finire la frase e una palla di fuoco colpisce lo Zarkhan, incendiandolo istantaneamente. Loze rivolge lo sguardo verso l'orizzonte. Si vedono i tre haslan a cavallo che corrono verso la piazza. A capo della fila c'è Alicia, con la spada tesa in avanti e avvolta dalle fiamme. Valiel e Turang la seguono poco dietro, in formazione a triangolo. Loze tira un sospiro di sollievo vedendo gli haslan arrivare, sollievo che subito torna serio volgendo lo sguardo a terra. Le ferite del suo compagno sono troppo profonde, ha già smesso di respirare. Valiel si allarga dal gruppo, si mette in piedi sul suo cavallo e salta in aria. A mezz'aria il cavaliere agita le braccia e pronuncia un incantesimo "Puntosh". Intorno all'uomo compaiono dei puntali di ghiaccio lunghi due metri, appuntiti come spilli. Muovendo poi il braccio verso il basso, direziona i puntali che trafiggono diversi Zarkhan, bloccandoli al suolo. A chiudere il gruppo c'è Turang, fra i tre il cavaliere piu grosso. Sale in piedi sul suo cavallo, il quale fa un'espressione di sforzo. Il cavaliere salta in aria. Sollevato a poco più di un metro dalla sella, Turang cade immediatamente giù. Ha osato troppo volendo imitare il compagno, vista la sua stazza imponente. Il tonfo che fa a terra mette in risalto la sua goffaggine, persino gli Zarkhan lo guardano con aria stranita. Turang dà un forte pugno a terra, sentendosi in imbarazzo per la figura appena fatta. Si solleva in piedi e pronuncia un incantesimo "Prigione di terra! -- Gli occhi del robusto cavaliere si illuminano di blu. Il terreno sotto gli Zarkhan inizia a muoversi, come se fosse diventato di gomma, e d'improvviso li ingloba immobilizzandoli. Dopo pochi istanti queste gabbie si serrano, frantumando le ossa degli Zarkhan provocando un suono indistinguibile. Una cinquantina di metri dietro Loze, nascosto fra un cespuglio, c'è Roy che, assistendo a tutta la scena, tira un sospiro di solievo. "grazie alla Dea sono arrivati"
Dall'altra parte del villaggio, Ellenor e Fillonan stanno cavalcando in direzione del gigante, il quale si fa sempre più imponente ad ogni passo. Sono a poche decine di metri dal mostro. Le case di fronte a loro oscurano parte dello Zarkhan, lasciando intravedere solo la parte superiore. D'improvviso compare un bagliore accecante sul petto del mostro, seguito da un tonfo così forte da far tremare il suolo. Il lampo è così intenso da costringere i due cavalieri a portare il braccio davanti al viso per coprirsi. Il tuono imponente spaventa i cavalli che si imbizzarriscono, specialmente quello di Fillonan che scaraventa il cavaliere a terra. Ellenor, che con il braccio destro si copre gli occhi, con quello sinistro accarezza il suo cavallo, tranquillizzandolo. --Buono Rufus, buono-- Lentamente il bagliore svanisce. Il capitano nota il gigante Zarkhan cadere gradualmente all'indietro. Smonta da cavallo. I due Haslan si avvicinano scrutando con lo sguardo ogni particolare intorno a loro. Corpi morti, case distrutte e il mostro sono le uniche cose visibili. Una profonda quiete ed inquietante silenzio ora regnano su tutto il villaggio. Ellenor si avvicina al corpo inerme dello Zarkhan e nota sul suo ventre un enorme squarcio che lo attraversa dalla spalla fino al fianco. Il corpo del gigante, come quello degli Zarkhan inferiori sparsi per il villaggio, inizia a polverizzarsi nel vento. Ellenor cerca intorno a sé per capire che cosa possa essere successo. Attorno però ci sono solo corpi senza vita accasciati vicino alle case in fiamme. Sembrano esserci pochissimi sopravvissuti all'attacco. Fillonan fa un giro di perlustrazione per vedere se c'è qualcuno che abbisogna di aiuto. Il capitano cammina tra le rovine, cercando di cogliere ogni minimo particolare, quando un riflesso della luce evidenzia qualcosa tra le macerie. Si avvicina, c'è una spada . Ellenor è attratto dal bagliore di quella lama. Si inchina e fa per estrarla, quando si sente chiamare dal suo compagno poco dietro di lui. -- Capitano, qui ce n'è uno! --. Il capitano lascia la presa della spada, si alza e si volta verso il suo compagno. Fillonan si trova in ginocchio davanti al corpo svenuto di Briamor, il quale evidenzia delle piccole ferite sul viso e gli arti. Anche se impercettibile, il ragazzo respira ancora. Il Capitano raccoglie la spada e si rivolge a Fillonan. -- Riuniamoci con gli altri e recuperiamo i feriti. Hanno bisogno di cure, li porteremo in città -- -- Sissignore! -- esclama Fillonan mentre prende in braccio il giovane ragazzo. Ellenor rivolge lo sguardo alla spada e poi al mostro, che si sta lentamente polverizzando.