La Regina delle tenebre

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Summary

Scelta dall'oscurità prima ancora di comprendere la luce, Erelyn è destinata a diventare qualcosa che il mondo non è pronto ad accettare. Dentro di lei vive un potere antico, inquieto... e impossibile da domare. Tra sguardi carichi di segreti e legami che sfidano il destino, il confine tra desiderio e distruzione si fa sempre più sottile. Perché non tutte le ombre sono nemiche... e non tutte le verità possono essere perdonate. Mentre il passato ritorna e il cuore vacilla tra attrazione e pericolo, Erelyn dovrà scoprire chi è davvero. Prima che l'oscurità la reclami per sempre.

Genre
Romance
Author
Elisa
Status
Ongoing
Chapters
3
Rating
n/a
Age Rating
18+

Prologo

Molto prima che io nascessi, ci fu’ un tempo dominato dal terrore,in cui il cielo era intriso dalle grida dei soldati caduti in battaglia e il loro sangue bagnava amaramente la terra su cui camminiamo.

In quel mondo lontano dominato dal dolore, un uomo riuscì a distinguersi, Igris Ravenblood, un guerriero adornato da una scia di sangue inimitabile, temuto da qualsiasi regno, anche a chilometri e chilometri di distanza. Non potremmo però definirlo un guerriero qualunque, egli riusciva a sentire molto di più degli altri perché nel momento in cui un’anima veniva estirpata da un corpo egli percepiva il cielo piangere per lei e un velo di oscurità celarsi dietro le nuvole. Inizialmente pensò che tutto il sangue versato e le notti insonni lo avessero condotto alla pura follia, fino alla notte in cui cambiò tutto. Il campo era un cimitero ancora caldo. Il sangue scorreva tra la terra smossa, mischiandosi alla pioggia. Le urla di battaglia si erano trasformate in gemiti e Igris giaceva a terra, trafitto al fianco da una lancia nemica, il respiro gli si fece pesante. Stava morendo, ne era certo, eppure, mentre la vita gli scivolava via, qualcosa accadde.

Le anime dei corpi distesi intorno a lui emersero come una fitta nebbia colorata di un nero intenso. Non erano semplici ombre ma anime dannate costrette a rimanere sulla terra per i peccati commessi durante la loro vita e, in quella singola occasione, scelsero lui come espressione dei loro desideri incompiuti e della loro rabbia ancora fulgida nei loro sguardi. In quell’istante il cuore del guerriero riprese a battere come se la morte avesse sbagliato destinatario, e con un sussurro pronunciò solo poche parole.

«Unitevi a me e il vostro dolore verrà ripagato.»

Le anime risposero come delle iene affamate, assalendo il suo corpo ferito e tingendolo con i loro colori infernali. Igris riuscì a sentirle unirsi a lui, una dopo l’altra, fino a diventare parte della sua stessa anima. In pochi attimi gli passarono davanti agli occhi centinaia di vite dolorose, infrante da una morte prematura, e infine si disposero intorno a lui come un esercito. Quando si rialzò, i nemici videro solo un uomo insanguinato ma percepirono da subito che la morte camminava stretta al suo fianco. Da quel giorno niente fu come prima. Igris comprese di aver stipulato un patto con le tenebre per diventarne il capo, un patto che avrebbe prosciugato ogni sentimento dal suo animo, fino a trasformarlo nella morte stessa.

Con il tempo capì che questo accordo gli aveva donato straordinari poteri oltre alla capacità di dominare le ombre. Erano poteri proibiti, oscuri, ai quali nessuno aveva mai avuto accesso prima di lui, tali poteri lo resero quasi immortale perché il suo corpo guariva in tempi disumani, come se non potesse morire. Tuttavia, le anime lo avvertirono più e più volte che l’immortalità non era sancita nel patto. Avrebbe potuto usare quei poteri finché la sua anima non fosse diventata talmente oscura da non poter più essere contenuta in un corpo umano; in quel momento, anche la più piccola ferita sarebbe stata fatale.

Le anime lo sostennero nelle sue battaglie per decenni fino al fatidico scontro con l’imperatore. Il suo animo era nero, consumato dal dolore delle anime che portava con sè come un esercito e bastò una singola freccia al petto per atterrarlo. I suoi occhi si spensero e mentre sentiva il suo corpo ridursi a un semplice ammasso di carne, le anime si radunarono intorno a lui per tenerlo intrappolato.

Igris non varcò mai il confine dell’inferno, divenne egli stesso un’ombra e in quell’istante comprese che il suo potere non era nato per morire insieme a lui. Doveva essere ereditato da qualcuno che ne fosse degno, qualcuno che non si sarebbe lasciato consumare dall’oscurità.

Vagò per secoli tra le pieghe del mondo alla ricerca della persona giusta e la sua storia divenne leggenda, tanto che molti aspiranti maghi, avidi di potere, tentarono di evocarlo. Ogni tentativo fu vano, perché non si sarebbe mai mostrato a un indegno. Cercava un animo puro, capace di sostenere la sua oscurità senza spezzarsi, qualcuno capace di vedere l’uomo oltre le ombre.

Mio padre mi ha sempre raccontato di come il cielo si fosse tinto di un rosso intenso e di come la notte si fosse fatta più cupa al mio primo pianto.

Intorno a me si celava un oscurità palpabile che nessuno riusciva a vedere concretamente. Avevo sempre avuto la sensazione che qualcuno mi osservasse in silenzio, e tutto si rivelò in una gelida mattina di gennaio.

Ero una bambina intelligente per la mia età, acclamata a palazzo come una bellezza singolare, mi definivano un corvo strappato al cielo, con gli occhi intrisi di pece e i capelli forgiati dall’ebano.

La mia vita da piccola principessa era racchiusa tra le mura di quel castello che, agli occhi di una bambina di sei anni, sembravano infinite. Mi svegliai di buon’ora e iniziai a correre per i corridoi alla ricerca di qualcosa che potesse scacciare la mia noia, ma nella fretta inciampai sulle scale sul retro. Mi preparai alla caduta, eppure quando riaprii gli occhi ero di nuovo in piedi, alla fine della scalinata. Davanti a me si ergeva una figura possente. Non ebbi paura. Sentivo qualcosa di familiare in quelle fiamme viola che ardevano nei suoi occhi e provai una strana sensazione al petto, come se un peso fosse volato via nell’istante in cui i nostri sguardi si erano incrociati.

L’ombra si accovacciò verso di me.

«Io sono Igris, il Signore Oscuro.»

Subito dopo si inginocchiò e mi porse la mano.

«E tu sei ciò che viene dopo di me. Sarai la mia regina.»

Le tenebre mi avvolsero in un caldo abbraccio e gli occhi della strana ombra si colorarono di bianco. Mi aveva donato il suo potere e i miei occhi si tinsero di viola, permettendomi di vedere oltre la fitta nebbia dell’oscurità.