Chapter 1 il ritorno
Il treno rallentò prima ancora che la stazione comparisse davvero.
Aria aveva lo sguardo fisso oltre il finestrino da troppo tempo per accorgersi dei dettagli: le case basse tutte uguali, i cartelli vecchi e arrugginiti, il campo dove da bambina rincorreva un pallone. Tutto le appariva familiare, immobile, come sospeso. Perfino l'abbaiare lontano di un cane. E fu proprio quel suono a richiamarla alla realtà.
Così, mentre il convoglio si fermava del tutto, le venne la sensazione netta che non fosse cambiato proprio nulla.
Non solo nel posto. Quanto in lei.
Aveva 22 anni ormai, studentessa brillante di astronomia. Non era più il maschiaccio spettinato che giocava a calcio con gli amichetti... eppure, in qualche modo, lo era ancora.
Era cresciuta, si era lasciata crescere i capelli, era diventata una giovane donna che attirava gli sguardi. Se un tempo i maschi la cercavano perché giocava bene a calcio, perché era "uno di loro", adesso la osservavano con un interesse diverso, più consapevole.
Scese dal treno con la valigia in mano, lasciandosi colpire dall'aria calda del pomeriggio. La stessa aria "di casa" che ricordava da ragazzina.
Il messaggio di sua madre era arrivato la sera prima. Poche righe, scritte in fretta, senza enfasi: pratiche, quasi troppo controllate. "Puoi tornare qualche giorno? Ho bisogno di aiuto con le cose".
Niente spiegazioni inutili. Non servivano. Aria l'aveva capito già da anni, nonostante la lontananza del college.
L'unica cosa cambiata l'avrebbe trovata fra le mura di casa.
Si incamminò lungo la strada principale, trascinando la valigia sul marciapiede irregolare. Stesse case, stessi colori, stessi odori. Tutto era rimasto lo stesso. Invariato. Perfino la vecchina che invitava i passanti a comprare nel suo piccolo emporio.
Il divorzio, invece, era arrivato, cambiando le carte in tavola, a casa. Dove non avrebbe più trovato suo padre che sulla soglia la aspettava. Ad accoglierla ci sarebbe stata solo sua madre: più stanca, più silenziosa, svuotata da un matrimonio arrivato al capolinea.
Quando svoltò la strada dell'officina, aumentò il passo senza volerlo. Il rumore la investì piacevolmente ancora prima che la vedesse davvero: un insieme di suoni metallici, il ronzio di un motore aperto, il battito regolare di attrezzi su superfici dure. Era un suono che ricordava perfettamente, anche se non sapeva di averlo conservato così nitidamente.
La serranda era alzata a metà. Come sempre. Il cuore di Aria cominciò a battere più forte, ma non capì nemmeno l'istante preciso in cui era successo. Sapeva però il motivo, anche se credeva di averlo sepolto.
Si fermò un istante sul bordo del marciapiede. Barry era lì. Chino su un'auto aperta, le spalle larghe piegate con la precisione di chi conosce quel gesto da una vita. Le mani immerse nel motore, il viso parzialmente nascosto dalla luce obliqua che entrava dall'ingresso dell'officina. Non sembrava cambiato in modo evidente, ma lo era. E proprio per questo la sensazione fu ancora più strana. Quello che Aria pensava — o forse sperava — di trovare, la familiarità, non c'era neppure lì. Proprio come a casa.
Aria inspirò senza accorgersene. Non avrebbe dovuto fermarsi lì. Non subito. Non così, almeno. Ma il suo corpo aveva già deciso prima di lei. E aveva agito.
Strinse forte il manico della valigia, poi avanzò di un passo sul pavimento sporco di polvere e olio.
«Barry». Nient'altro. Solo il suo nome.
Lui si fermò. Di scatto. Poi, lentamente, si voltò.
Il suo sguardo la trovò senza fretta, come se dovesse riposizionare qualcosa che non vedeva da molto tempo. Non c'era sorpresa immediata. Solo un silenzio lungo un istante di troppo.
«Aria» disse infine.
Lei notò subito la barba incolta, i capelli spettinati: Barry non era mai stato trasandato. Nemmeno quando giocavano a calcio insieme, né al lavoro, né quando si presentava a casa sua per farle da baby-sitter. Mai. Qualcosa in lui si era incrinato, e Aria sapeva bene da cosa.
Accennò un sorriso che non era ancora del tutto formato, forse sentendosi un po' in colpa. «Sono tornata per un po'. Mia madre... ha bisogno di una mano».
Barry annuì appena, come se avesse già intuito la parte nascosta della frase. Poi abbassò lo sguardo un secondo sulle proprie mani sporche, prima di tornare su di lei.
In quel momento, Aria ebbe la sensazione precisa che nemmeno l'officina fosse rimasta uguale. Rimase ferma per un istante di troppo, come se l'ingresso avesse una soglia invisibile che non era sicura di poter attraversare. "Ovvio che l'officina non è come l'ho lasciata", pensò deglutendo.
Poi entrò.
L'odore la colpì subito: olio, ferro caldo, gomma. Lo stesso di sempre. Qualcosa lì dentro non era cambiato. Le venne quasi da sorridere.
Barry non si mosse immediatamente. Aveva già abbassato di nuovo lo sguardo sul motore, come se il suo corpo avesse deciso di ignorarla. Solo dopo qualche secondo sollevò di nuovo la testa. Non abbastanza da guardarla davvero. Non ancora.
Aria deglutì nuovamente. Non sapeva se proseguire per la sua strada o provare a parlargli. Spostò il peso da un piede all'altro, a disagio. Non si era mai sentita così con Barry. Neppure quando le faceva battere forte il cuore, pur sapendo che il suo amore era a senso unico.
«Ti porto a casa se vuoi» disse Barry, con la voce bassa, mentre stringeva una chiave inglese tra le dita. «Qui ho quasi finito». La sua voce, calda, bassa, roca, le scatenava ancora un vortice nel petto.
Aria annuì. «Sì... grazie».
Silenzio. Un silenzio che non era mai stato così evidente tra loro. Da bambina, quel silenzio non esisteva. C'era sempre qualcosa: una battuta, un consiglio, lui che le diceva di stare attenta, o che le aggiustava qualcosa senza farci caso. Lei lo seguiva con lo sguardo, sempre un po' troppo a lungo, sempre un po' troppo incuriosita.
Adesso invece ogni secondo sembrava dover essere costruito da capo.
«Mi dispiace per tuo padre».
Barry finalmente si girò del tutto verso di lei. Tuttavia, anche senza averla guardata direttamente, si era già accorto che la sua presenza occupava lo spazio in modo diverso.
Aria lo osservò per davvero. E fu proprio in quel momento, senza che lo decidesse davvero, che le tornò addosso la consapevolezza che aveva sempre avuto da ragazzina, ma che ora pesava in modo diverso. Le era sempre piaciuto Barry. Non come piace un adulto quando sei piccola e non sai ancora dare un nome alle cose. Ma in quel modo confuso, silenzioso, che cresceva senza chiedere permesso. E ora, vederlo così vulnerabile, con occhiaie e occhi gonfi, le fece capire che lo amava ancora di più.
Lui non se n'era mai accorto. O meglio: aveva sempre scelto di non accorgersene. Per Barry, lei era rimasta esattamente quello che era stata per anni: la bambina dei vicini. La ragazzina che passava in officina, che guardava tutto con troppa attenzione, che a volte rideva senza motivo.
Una presenza familiare.
Quasi di casa.
Quasi... una nipote.
Niente di più. E niente di più doveva essere.
Aria abbassò appena lo sguardo, timida.
Ecco perché al ballo scolastico aveva rifiutato la proposta di Lucas. Ecco perché al college partecipava alle feste — quelle poche a cui si recava — come se fosse un soprammobile. Perché l'unico in grado di farle battere davvero il cuore era sempre stato Barry.
Barry richiuse il cofano con un gesto secco, pulendosi le mani su uno straccio appeso lì accanto. Solo allora si voltò di nuovo verso di lei, questa volta davvero.
Il suo sguardo la raggiunse in pieno.
E per un attimo brevissimo, Aria ebbe la sensazione che non fossero cambiate solo le loro situazioni. Ma il modo in cui lui la stava vedendo.
Barry si accorse di come la guardava troppo tardi.
Aria era ancora lì, ferma, la valigia accanto ai piedi. Non stava facendo nulla di particolare. E proprio per questo risultava diversa da come la ricordava. Non era più una presenza che "passava" nell'officina. Era una presenza che stava.
Si schiarì la voce, leggermente in imbarazzo, cercando di scacciare nei meandri di sé, quella cosa di cui non voleva dare un nome. «Non ci vediamo da un po'. Come stai?».
Era per questo che Aria lo amava: per quella sua naturale inclinazione a mettere gli altri davanti a sé. Dopotutto, il dolore tra loro non aveva lo stesso peso. Lui portava il vuoto di un padre perduto, perduto per sempre; lei, solo le macerie del divorzio dei suoi. Eppure si stava preoccupando per lei.
Fu in quell'istante che, lasciata la valigia, si precipitò fra le sue braccia.
«Mi sei mancato». Più di quanto potesse esprimere.
Barry rimase per un attimo rigido, a metabolizzare la cosa; poi, lentamente, le sue braccia si mossero per cingerle la vita.
«Anche tu, ragazzina». L'aveva sempre chiamata così. Aria adorava quel soprannome, specie quando lui lo pronunciava con un calore quasi eccessivo.
Lei sorrise, nonostante avesse una voglia disperata di piangere. Il suo corpo reclamava lacrime che erano al contempo amare e dolci; forse fu proprio quell'incertezza, quel peso opposto nel petto, a lasciarla con gli occhi asciutti.
«Mi dispiace non esserci stata Barry». Si riferiva al funerale del padre, avvenuto ormai sette mesi prima.
«Lo studio prima di tutto. Te l'ho sempre detto». Com è che quell'uomo sapeva dirle sempre la cosa giusta?
Aria sciolse l'abbraccio. «Hai messo su peso eh» constatò con mezzo sorriso.
«Così pare...».
Aria si morse il labbro. Forse non avrebbe dovuto fare quella constatazione. Probabilmente, dalla morte del padre, Barry aveva smesso di curarsi e di andare in palestra. E ai suoi occhi, così conciato, pareva ancora più bello.
«Finisco due cose e ti porto da tua madre». L'uomo tornò alla Ford. La sensazione strana di aver rivisto Aria dopo anni era rimasta. Pure quella breve, fastidiosa consapevolezza di averla guardata più del necessario. Non era successo niente di concreto. Nessun pensiero preciso, nessuna decisione. Solo un momento in cui il suo sguardo si era fermato un po' troppo a lungo su di lei prima che la parte razionale intervenisse a riportarlo indietro.
Barry strinse la chiave inglese tra le dita.
Da anni aveva una regola semplice, non detta: Aria era la figlia dei vicini. Una presenza cresciuta lì attorno, come il cancello che cigolava o il rumore del negozio all'angolo. Qualcosa che non cambiava posto. E lui quella regola non l'aveva mai davvero messa in discussione.
Adesso però, senza preavviso, quella classificazione sembrava... meno stabile.
Era cresciuta. E dannazione se era cresciuta. I capelli così lunghi come non lo erano stati mai, le labbra così carnose, le spalle ancora esili ma ora più stabili, più forti...
Aria si mosse leggermente, sistemandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Un gesto piccolo, automatico. Ma nello spazio chiuso dell'officina, il rumore del suo movimento gli arrivò con una chiarezza inattesa.
Barry serrò la mascella, concentrandosi sul motore.
«Ho quasi finito...» disse, più per riempire il silenzio che per informarla.
«Tranquillo Barry».
Ancora quella voce che gli arrivò come nuova: calma, adulta.
Barry non si girò. Ma questa volta si accorse con lucidità di una cosa semplice e inevitabile: non era lei ad essere cambiata all'improvviso, era lui che non riusciva più a guardarla come prima.
Mentre lavorava, Aria lo osservava senza insistenza, cercando di non sembrare fuori posto. L'officina, però, non le dava più quella sensazione di appartenenza automatica che ricordava da ragazzina. Allora poteva sedersi su uno sgabello, parlare, fare domande, anche stupide. Soprattutto stupide. Ora ogni angolo sembrava occupato da un ritmo che non le apparteneva più.
Quando Barry finalmente chiuse il cofano, il suono del metallo che si incastrava fece eco più forte del solito. O almeno così gli era parso. Si pulì le mani, si tolse i guanti e fece un leggero cenno verso l'uscita. «Andiamo» atono, prendendole la valigia.
Aria lo seguì fuori, notando la freddezza con cui si era appena rivolto a lei.
L'aria del pomeriggio la investì di nuovo. Barry prese le chiavi di una vecchia jeep parcheggiata davanti all'officina e aprì la portiera del lato passeggero.
Lei esitò solo un attimo, poi salì.
Il sedile aveva quell'odore misto di tessuto consumato e lavoro, qualcosa che le ricordava l'infanzia e tutte le volte che ci era salita.
Barry caricò la valigia e mise in moto senza parlare.
Il tragitto verso casa di sua madre non era lungo, erano appena due isolati; il silenzio tra loro sembrava occupare più spazio della strada stessa.
Aria guardava fuori dal finestrino, distratta. Le case scorrevano lente, familiari. Ogni tanto riconosceva un dettaglio che le dava un piccolo colpo di memoria: un albero piegato, un cancello, un muro con la vernice consumata.
Barry guidava con una mano sola. L'altra era appoggiata sulla gamba e il suo sguardo era fisso sulla strada in un modo che non lasciava spazio a distrazioni.
«È da tanto che non torni qui?» chiese lui a un certo punto, senza guardarla.
Aria ci pensò un attimo. «Sì»
Una pausa.
Poi aggiunse, più piano: «Troppo».
Barry annuì appena. La parola "troppo" nel suo palato.
Dopo qualche secondo, Aria parlò di nuovo. «E tu... sei sempre qui».
Barry fece un mezzo sorriso appena accennato, quasi impercettibile. Stanco.
Aria si voltò appena verso di lui.
Per un istante lo osservò davvero, a fondo.
Non il vicino di sempre.
Non il ragazzo che aggiustava motori.
Ma come qualcuno che, semplicemente era rimasto.
A differenza di suo padre, che con l'amante, pareva essere sparito a Chicago.
E mentre lo osservava così, senza che lui se ne accorgesse, capì che il ritorno non sarebbe stato breve come aveva immaginato.
La jeep si fermò davanti alla casa con un lieve frastuono, come se volesse far sapere ai due assorti che erano arrivati a fine corsa.
Aria rimase un istante con la mano sulla maniglia. Lo sguardo rivolto alla casa.
Barry spense il motore e scese per primo. Aprì il portellone posteriore del furgone e tirò fuori la valigia senza difficoltà; anni di palestra non erano del tutto spariti.
Scese anche Aria.
Davanti alla porta di casa fu Barry a bussare. Rimase fermo un secondo, poi bussò piano con le nocche.
Dall'interno arrivò un rumore leggero, poi dei passi.
Quando la porta si aprì, la madre di Aria apparve sulla soglia. Spettinata.
Non disse nulla per un attimo.
Guardò prima la figlia. Poi Barry. Poi di nuovo la figlia.
E in quello spazio breve di silenzio Aria capì che qualcosa tra le mura di quella casa era già crollato da tempo, prima ancora che lei arrivasse.
«Sei tornata» disse la madre infine, come se fosse una constatazione più che un'emozione.
Aria annuì. «Per un po'».
Barry posò la valigia accanto all'ingresso senza entrare. «La lascio qui» disse. «Se vi serve altro, sapete dove trovarmi». Non nella casa di fianco, non più. In quella ormai ci vivevano due canadesi.
La madre lo guardò appena più a lungo del necessario. «Grazie, Barry».
Lui fece un cenno con la testa. Poi si voltò.
Aria lo seguì con lo sguardo senza pensarci. Per un istante le venne istintivo dire qualcosa — una frase qualunque, un saluto diverso, qualcosa che lo trattenesse ancora un secondo in più.
Ma Barry aveva ormai già fatto due passi fuori dal cancello.
E si era già rimesso in moto.
Aria rimase sulla soglia.
La madre richiuse piano la porta dietro di loro. «Non è cambiato poi molto qui, no!?» disse, quasi per riempire lo spazio.
Aria non rispose subito.
Pensava a Barry che se ne andava senza voltarsi.
Pensava a come aveva provato a dimenticarsi di lui.
Pensava a Lucas, Greg, Tristan... a una sequenza di nomi che, nel tempo, le si erano avvicinati. Nomi, soltanto nomi: per lei non erano volti, né persone.
E mentre seguiva la madre dentro casa, una cosa semplice si fece spazio, lenta e inevitabile: non era davvero tornata per sua madre, era tornata per lui.
Egoista? Forse. Ma in fondo il matrimonio dei suoi genitori era alla deriva già da prima che lei partisse per il college. Suo padre aveva conosciuto un'altra: lei lo sapeva, eppure aveva scelto di tenere tutto per sé, illudendosi che il silenzio potesse bastare a evitare il problema.
Era contenta — perché, in fondo, era la cosa giusta — che sua madre avesse finalmente chiesto il divorzio.
Solo un anno fa, la donna, aveva scoperto il tradimento, non per mano di Aria che si portava dentro quel segreto come un macigno. Heather aveva visto con i propri occhi il marito insieme a un'altra. In quel momento il mondo le era crollato addosso, e il divorzio non faceva che renderlo ancora più reale.
Ma Aria, dal basso della sua inesperienza, era convinta che per sua madre fosse la scelta migliore. Ma cosa poteva mai capirne una ragazza di vent'anni?
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Questa è una storia spicy dove il presente si intreccia con un'attrazione inspiegabile. Due sguardi che sembrano conoscersi da sempre e un segreto antico che attende solo di essere svelato. Siete pronti a immergervi in questo legame senza tempo? 📕