Tre Tocchi.
Midnight City • 11/1978
Edward si tirò su con la schiena spalancando gli occhi, appena sentì i soliti tre tocchi vicino alla porta della sua camera: velocemente si scrollò le coperte di dosso ed infilò le ciabatte scendendo dal letto, il cuore a mille e un sorriso stampato in faccia da cui non riusciva a liberarsi.
Corse a piccoli passi vicino la maniglia, cercando di non far rumore la tirò verso di sé, rivelando la figura di Rainer, assonnato e con la solita bacchetta di legno in mano. Anche lui aveva un ampio sorriso a trentadue denti.
«Coraggio, andiamo!» sussurrò prendendolo per il polso ma Edward si ritrasse entrando di nuovo nella stanza, «non senza Mr. Spooky» rispose afferrando il peluche a forma di zucca di Halloween appoggiato sul letto.
I due bambini sgattaiolarono nei corridoi del castello col cuore in gola e gli occhi ben aperti preparati a qualsiasi evenienza, sentivano l'aria fredda di quella notte di ottobre che entrava dalle grandi finestre sulle guance, mentre la paura di incontrare la servitù e ricevere una bella sfuriata dai loro genitori gli divorava lo stomaco. Si trovarono davanti ad una finta porta di legno senza maniglia, ovviamente non andarono per l'uscita principale. Edward mise un piede sulla mattonella a destra della porta e quest'ultima si sollevò come se avesse premuto un vero e proprio pulsante, così Rainer la alzò rivelando delle scale sotterranee: i due si guardarono intorno prima di infilarsi in quello stretto passaggio e ricoprirlo poi con la mattonella. Fecero all'incirca due rampe di scale prima di ritrovarsi sotto un'altra porticina di legno, che Rainer provò ad alzare con un colpo di testa, convinto che il materiale fosse più leggero ma strizzò gli occhi dal dolore.
«Testa vuota!» sussurrò Edward prendendolo in giro, guadagnandosi in risposta un pizzicotto sul braccio che lo fece sussultare. Successivamente si aiutarono a vicenda ad uscire, Rainer si decise ad usare le mani anziché la testa, e finalmente si trovarono nel retro del cortile, abbastanza lontani dal castello. Custodirono come un tesoro la loro amatissima bacchetta che tanto loro non era, anzi, per niente, siccome apparteneva alla mamma di Edward, ma la fece nascondere in camera di Rainer.
«Chi inizia stasera?» chiese quest'ultimo saltellando con occhi vispi ed impazienti, Edward invece sorrise colmo di adrenalina e gli strappò la bacchetta dalle mani poggiando Mr. Spooky a terra. Non sapeva come, non sapeva perché, ma non gli serviva parlare per permettere a quella bacchetta di compiere le azioni da lui volute, lei lo faceva attraverso la sua intenzione.
Fu così che dopo aver strizzato un po' gli occhi ed aver stretto i pugni, davanti ai due ragazzini comparve la figura enorme di un pagliaccio dai grandi occhi azzurri, abbastanza accurato per il clima cupo e gelido di quel posto isolato la cui aria profumava di erba bagnata.
La piccola schiena di Rainer venne cosparsa di brividi e un urlo gli morì in gola, consapevole che non poteva lasciarselo scappare. Il cuore gli batteva forte quando d'istinto avvinghiò le unghie nel braccio del fratellastro terrorizzato da quel mostro, Edward invece se la rideva di gusto oscillando la bacchetta che rese quell'immagine più nitida, «A-adesso basta! Fallo smettere!» esclamò nascondendosi dietro la sua spalla, ficcando il naso nel tessuto della sua camicia da notte. Come sempre, Edward profumava di bagnoschiuma, di borotalco, di pulito, nonostante il clima ed il passaggio scomodo e chiuso che avevano attraversato per arrivare fuori, ma nemmeno questo miscuglio di profumi riuscì a farlo distrarre da quell'immagine a detta sua abominevole.
«Di già? Non vuoi salutarlo?» sussurrò Edward inclinando il capo verso il suo facendo scontrare i loro capelli, quelli di Rainer biondi e luminosi, mantre i suoi erano neri con delle sfumature bluastre all'interno.
Senza permettergli di rispondere, si liberò velocemente dalla sua presa, lasciandolo vulnerabile e senza più niente che lo dividesse dalla figura del pagliaccio. Sotto il suo comando avanzò tutto d'un fiato verso Rainer che questa volta non si trattenne dall'urlare, buttandosi sul terreno e coprendosi la testa con le mani.
«Eddie! No! Ti prego adesso fallo sparire!» urlò disperato iniziando a scalciare e solo all'ora, ridendo rumorosamente, Edward abbassò la punta della bacchetta verso il suolo interrompendo così l'illusione.
«Rainer è una femminuccia!» saltellò girandogli intorno, «Rainer è una femminuccia!», aggiunse ancora con una linguaccia.
«Non è divertente!» esclamò in risposta il più chiaro alzandosi ed asciugandosi le lacrime con la manica del maglione, tirando su col naso. «Sarò pure una femminuccia ma tu sei uno stro-...»
Si bloccò.
Sì guardarono dritto negli occhi senza fiatare.
Uno, due, tre, quattro tocchi.
Zoccoli sulla pietra.
Zack, il guardiano.
«Corri...» sussurrò Edward stringendo forte la bacchetta tra le mani, «inizia a correre tu»
«No!» esclamò Rainer, «corriamo insieme.»
Dovettero sentire gli zoccoli del cavallo del guardiano ancora più vicini per prendere coraggio ed iniziare a correre verso il sentiero che portava nel bosco, era troppo rischioso girare e rientrare dall'entrata principale, non avrebbero mai potuto giustificarsi. Sapevano perfettamente che se il padre di Rainer, Cedrick, o la mamma di Edward, Giulienne, avessero mai scoperto delle continue sgattaiolate notturne dei loro figli e che la bacchetta della donna creduta rapita in realtà la custodissero proprio loro, sarebbe stata la fine di molte cose. E a questo loro pensarono, mentre i polpacci iniziarono a bruciare: pensarono a quanto sarebbe stato triste limitarsi a vedersi solo a colazione, pranzo e cena, come sarebbe stato angosciante non leggere più insieme nella biblioteca del castello, non andare più alla ricerca di fiori da essiccare nel cortile principale e soprattutto, non poter più usare la magia della bacchetta di Giulienne.
Quei bambini non avrebbero mai pensato a delle future conseguenze, ma in effetti quando hai appena dieci anni, il mondo intero non ti sembra averne, soprattutto quando vivi come Edward e Rainer: hai la completa sicurezza che la tua vita sarà protetta e sicura per sempre, in quattro, anzi, forse cinquanta mura, ma protetta, custodita e al sicuro per sempre. Poco importa che tua madre riesca a togliere la vita e tuo padre sia in grado di donarla, tu sei al sicuro, perché fai parte della cerchia.
Gli zoccoli si fecero più lontani ma questo non gli impedì di continuare a correre, imboccarono il sentiero per il bosco umido e freddo e si fermarono solo dopo altri due minuti di corsa sfrenata, trovando un ruscello circondato da lucciole e rocce, sedendosi sopra di loro.
Edward sentiva il cuore in gola e dovette infilare la bacchetta sotto all'ascella per spostarsi i capelli dal viso e strofinarsi gli occhi, Rainer invece aveva i gomiti sulle ginocchia e la testa che guardava il suolo fangoso ed ogni respiro gli solleticava la gola ormai asciutta.
«Controlleranno nelle nostre camere...» disse Edward alzando gli occhi scuri verso il ragazzino di fronte a lui, cercando il contatto con i suoi, verdi e luminosi anche senza luce del sole. Gli ricambiò lo sguardo ma non parlò.
«Mamma si arrabbierà, mi costringerà a rimanere in camera chiuso senza nemmeno Mr. Spooky con me» sbuffò dando un calcio nell'acqua cristallina del piccolo ruscello, l'ansia stava iniziando a crescere nel suo stomaco al solo pensiero.
Rainer finalmente alzò gli occhi dopo quell'affermazione, lasciando che la mandibola andasse verso il basso.
Gli si era appena accesa una lampadina.
Se fino a qualche secondo prima era sicuro di riuscire a poter trovare una scusa per giustificare la loro assenza nelle camere, senza per forza collegarla ai rumori che dovrà aver sentito Zack al di fuori del castello, dopo le parole del fratellastro le sue speranze crollarono come birilli.
«Cosa c'è? Sai che odio quando mi guardi e non parli» sbuffò di nuovo Edward alzando gli occhi al cielo, irritato e preoccupato.
«Mr. Spooky» sussurrò Rainer.
Deglutì rumorosamente, la voce che tremava.
«Lo hai l-lasciato lì.»