La Figlia delle tenebre

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Summary

Nella Valacchia del XV secolo, Maria cresce come una serva tra le mura del castello di suo padre, un uomo che non l'ha mai riconosciuta come figlia. Solitaria e isolata trova conforto nell'amicizia di Petru, il figlio del taglialegna e nella sua famiglia che per la prima volta le mostra cosa significhi sentirsi amata. Tra gigli bianchi, promesse sussurrate, e sogni condivisi, i due ragazzi crescono insieme fino a trasformare la loro amicizia in qualcosa di più profondo. Ma il destino è crudele e l'ombra della guerra della perdita e dell'oscurità si allunga sulle loro vite. Mentre antiche leggende prendono forma e la storia della Valacchia si intreccia con quella di Dracula, Maria dovrà affrontare un cammino segnato dell'amore, dal sacrificio e dalla tragedia. tra i paesaggi avvolti nella nebbia legami destinati a sopravvivere nel tempo e un passato che non smette di reclamare il suo prezzo, la sua storia storia attraverserà generazioni. Perché alcune promesse non muoiono e alcuni amori continuano a vivere anche nell'oscurità

Status
Ongoing
Chapters
2
Rating
n/a
Age Rating
18+

Prologo

Nella selva tra i monti della valle, il vento faceva cadere le foglie gialle al suolo. Il giorno era oramai finito e si stavano facendo strada le ombre della notte con le sue leggende e i suoi racconti. Un uomo stava camminando lentamente con sulle spalle il grosso peso di legna da ardere. Il volto non giovane come un tempo era un misto tra pensiero e tristezza come se avesse voglia di liberarsi da un peso. Era un uomo robusto con una lunga barba che stava iniziando a diventare grigia. Stava camminando per la strada quando delle piccole e dolci voci di dei bambini lo stavano chiamando

- Papà, ben tornato a casa! -

a parlare era una bella bimba dagli occhi nocciola e capelli rossi ondulati, aveva un visetto tanto giovane e tenero che appena l’uomo la vide si mise subito a sorriso di cuore, la bimba gli corse in contro per abbracciarlo con tanta felicità come se fosse estate e fosse corsa tra i prati a giocare che quando gli saltò addosso per abbracciarlo poco ci mancò che Mihal (così si chiamava l’uomo) non perdette l’equilibrio.

- Viorica , non vedi che papà è stanco e ha della legna sulla schiena?, Vieni Papà ti aiuto a portare della legna – disse un ragazzino un pochino più alto della bimba mentre con le braccia prendeva della legna

- Scusa, non me ne ero accorta Petru-

- La prossima volta sta più attenta piccola mia, sarò pur sempre una roccia ma tu ogni giorno che passa diventi sempre più forte del tuo povero papà- disse Mihal sorridendo e guardando la bimba che le si era aggrappata con le braccia al collo per farsi portare in braccio fino a casa.

-Oggi io e la Mamma abbiamo messo gli animali nella stalla, così almeno staranno bene e al calduccio quest’inverno- disse la bimba

- Ehi, anche io ho dato una mano! Ho dato da mangiare agli animali e preso gli ingredienti per la cena di stasera-

-hm! Siete stati bravi tutti e due bimbi, sono sicuro che la mamma sarà stata davvero molto contenta di avere così dei bravi aiutanti, non è stato facile dopo la nascita di Mihai lavorare in casa tutta da sola – detto ciò proseguirono in silenzio

Intorno a loro si stagliavano casupole di tronchi uno incastrato sopra l’altro con tetti tanto ripidi che se si rompeva un lato, poi se lo si aveva aggiustato bisognava stare attenti a non scivolare giù, di solito erano fatti di paglia. Avevano poi delle piccole finestrelle spesso senza vetro, quindi a volte si poteva sentire l’odore del pane di segale o della polenta d’orzo oppure quando capitava, in primavera o in altre stagioni si sentiva l’odore di formaggio di capra. A Mihal piaceva quell’atmosfera di pace e tranquillità a volte si sentiva appagato anche solamente dall’avere poco. L’importante secondo lui era rimanere in salute perché diceva lui “la vita bisogna prenderla col sorriso, sempre. Anche quando credi che tutto sia finito, tu devi lottare per andare avanti”.


Arrivarono alla fine della stradina.

Davanti alla piccola casa li attendeva sua moglie. I capelli scuri erano legati con una treccia e l’inverno aveva già lasciato qualche filo d’argento tra le ciocche. Le mani rovinate dal lavoro e dal freddo stringevano il grembiule ancora infarinato.

Mihal la guardo e i cuore gli si strinse dolcemente nel petto come tanti anni prima, quando l’aveva vista ridere al pozzo del villaggio.

-Ben tornato- disse la donna con un accenno di sorriso stanco sul suo volto.

L’uomo abbasso la legna accanto alla porta mentre Viorica continuava a restargli aggrappata al collo

- Papà ha fatto cadere tutta la legna oggi- rise la bimba

-Per colpa tua piccola peste- rispose lui dandole un piccolo bacio sulla fronte.

Dall’interno della casa arrivava il profumo della zuppa d’orzo calda e del pane appena cotto. Per un momento Mihal dimenticò il freddo, il gelo, i lavoro e perfino il castello che dominava la valle dall’alto della montagna. Poi alzò gli occhi, tra gli alberi oscuri si intravedevano le torri nere della fortezza del principe.

Anche se a distanza sembrava immobile ……. viva.

Petru seguì lo sguardo del padre

-Dicono che nel castello ci sia una bambina fantasma- mormoro

Sua madre si fece subito il segno della croce e Mihal lo guardo male

-Non dire sciocchezze- gli disse il padre

- Ma Ion la ha vista davvero, dice che esce solo di notte e che non sorride mai-

Mihal rimase in silenzio per qualche secondo poi con tono serio al figlio – Non è un fantasma- disse a bassa voce – Allora cos’è?- chiese Viorica

Mihal non rispose subito

Gli torno in mente la bimba dagli occhi scuri che affacciata alla finestra. Pallida. Silenziosa. Troppo sola per quell’età.

- E’ una creatura molto sola- rispose tristemente, poi entrarono tutti in casa.

Più tardi la casa era immersa nel silenzio. Il vento soffiava tra gli alberi della valle facendo cigolare piano le imposte consumate dal tempo. Il fuoco nel camino si era abbassato e nella stanza rimaneva solo una luce rossastra che illuminava appena i volti stanchi della famiglia.

La piccola Viorica dormiva rannicchiata vicino al fratellino Oliviai sotto una coperta troppo grande per lei. Ogni tanto si stringeva nel sonno come se avesse freddo anche accanto al fuoco. Il piccolo Petru invece sembrava dormire sulla panca vicino al muro anche se i suoi occhi rimanevano socchiusi sotto le ciglia.

Mihal stava sistemando lentamente un ceppo, quando sentirono bussare leggermente alla porta. Non tre colpi forti come quelli delle guardie ma leggeri e frettolosi

Ilinca si irrigidì immediatamente.

- A quest’ora, chi potrà mai essere?-disse.

Mihal senza parlare si alzò e andò ad aprire. Una figura infagottata in un mantello scuroentro velocemente nella casa portandosi dietro il gelo della notte .

-Ana- la ragazza abbasso il cappuccio.

- Chiudi la porta- disse la ragazza, Mihal lo fece immediatamente.

- Papà- la voce di Ana era fievole quasi un sussurro, gli occhi erano lucidi e tristi e Mihal la prese in un abbraccio amorevole e confortante come tante volte aveva fatto quando da bambina cadeva e si faceva male.

-Cosa è accaduto?- disse Mihal calmo accarezzandole piano la testa . Ana comincio a singhiozzare

- La bimba, non ha nessuno. Il principe non la guarda neppure. Qualche ora fa c’era un ricevimento per un ricco signore che veniva da lontano e con lui, molti altri nobili. Io ero stata mandata li a servire i nobili e l’ho vista. Avresti dovuto vederla in quel vestitino bianco e una ghirlanda di fiori sul capo, era veramente bellissima era con il sorriso . Si è avvicinata timidamente al tavolo dove sedeva il principe e con la voce tremante ma decisa gli ha chiesto “ Papà posso sedermi vicino a voi ?” –

Fece una pausa.

-Lui la ha guardata come se si trattasse di uno scarafaggio poi mi ha chiamato e mi ha detto di prendere “quella li” e di portarla nelle cucine, sottolineando che quello li era il suo posto. Ho guardato la bimba. Era immobile, con gli occhi lucidi. Mentre la portavo nelle cucine, l’ho sentita piangere, singhiozzava e mi si è stretto forte tanto il cuore-

Mihal la strinse ancora più forte, nel mentre Ana si asciugava le lacrime con il dorso della mano, cercando inutilmente di calmarsi.

- Quando siamo arrivate- continuò lei con la voce spezzata- Lei continuava a chiedermi cosa avesse fatto di sbagliato

Ilinca abbasso lo sguardo verso il fuoco e poi verso i suoi bambini che dormivano beati accanto al fuoco. Rimase li a guardare il fuoco per un lungo momento poi il suo sguardo sisposto sui figli che dormivano beatamente, pensava lei .

- Povera piccola, mi vengono i brividi solo a pensare che uomo, cosi meschino possa trattare una bimba innocente come spazzatura- nel suo sguardo c’era tutta la rabbia che un genitore può avere nei confronti di una ingiustizia fatta ai figli.

- Ilinca, per favore non dire cosi. Anche i muri hanno le orecchie.- disse il marito allarmato.

- invece io lo dico, e lo ripeterò fino alla morte. Il nostro principe non ha un cuore nel petto, ha solamente roccia. Come si può non provare rabbia per una cosa del genere. Dio mi è testimone che finche vivrò non voglio sentire più nulla sul principe, se non che si è impalato da solo con il suo stesso potere- disse lei ribattendo aspramente ma calma

- Ci sarà qualcosa che si può fare per quella povera bimba ?- riprese Ilinca.

Ana ancora con le lacrime agli occhi, ma più calma rispetto a prima si scosto dolcemente dall’abbraccio del padre, guardò verso la madre con misto di speranza e dolcezza

- Forse- aggiunse lei -potrei occuparmi un po' della sua felicità, li nessuno della servitù lo fa. Anzi la trattano come se fosse come loro, le impartiscono ordini dalla mattina alla sera, senza curarsi di chi sia. Voglio dire è pur sempre di sangue nobile, dovrebbe fare altro tipo leggere o scrivere o giocare quanto meno. Il problema però è che non ci sono bambini nel castello- disse ana sconsolata.

-Potrei giocarci io- disse Petru che intanto zitto, zitto aveva ascoltato tutta la conversazione e si era messo seduto sulla panca.

-E tu da quanto sei sveglio? – disse Mihal che si era accorto come gli altri tranne gli altri due bimbi che stavano ancora dormendo.

– Da un po' papa, stavo cercando di addormentarmi ma non ci riuscivo, poi con Potrei andare con papà al castello quando consegna la legna domani, potrei cercarla attraverso i corridoi, farci amicizia e giocarci assieme, Cosi da-

-Il principe di farebbe impiccare Petru, o peggio. Lui non adora che dei bambini gironzolino nel castello, anzi credo proprio che non gli piacciano neanche. Non ne ho mai visti nel castello.- lo interruppe subito la sorella.

- C’è una porta dove porta fuori dal castello, tipo una porta di servizio? Che possa portare a un giardino o un prato dove non possa vederci nessuno.

- Mmh, forse. Ci sarebbe il vecchio giardino che utilizzavamo come orto qualche anno fa. Li le guardie non passano quasi mai. E se passano non si accorgono di nulla. Perché la porta che è nella cucina era a porta principale che utilizzavamo per entrare e uscire, Non la notava quasi nessuno perché è nascosta da una tenda- disse Ana oramai più rincuorata al pensiero di Petru e la bimba a giocare in quel giardino

-Perfetto, domani andrò con papà a portare la legna al castello, porteremo la legna in cucina e se la principessina sarà lì, potrò conoscerla e farci amicizia e potremmo andare in quel giardino a giocare e…-

-Assolutamente no, Petru- interrompendo di netto il figlio sul nascere- non posso proprio permettertelo di farlo, scusa. Inizia a fare freddo e la strada è tanta da fare, contando il fatto che ci sono lupi e orsi nei paraggi, sarei più tranquilla se qualcuno ti accompagnasse, Almeno una volta a settimana almeno adesso che è inverno poi, viene buio presto.- disse la madre abbracciando suo figlio come se volessero portarglielo via. Petru si scosto

-Mamma, posso farmi accompagnare da papà e riaccompagnare a casa da Ana la sera con il cavallo, però solo ogni sette giorni quando papà va a consegnare la legna al castello.-disse il bimbo insistendo e facendo gli occhi dolci.

-Si potrebbe fare- aggiunse Mihal Pensieroso- Ma ci devi promettere che non ti metterai nei pasticci e non intralcerai i lavori nei corridoi del castello e non porterai la bimba in luoghi pericolosi.- lo guardo in maniera che non si dimenticasse della promessa che stava facendo.

-Prometto Solennemente- disse il bimbo

Ana abbassò lentamente lo sguardò sul fratellino che già sorrideva al pensiero di conoscere la misteriosa bambina, quella gioia nel suo e sguardo la faceva sentire un po' rincuorata ma allo stesso tempo agitata. Molti erano i pensieri che le volavano per la mente, e se il principe lo avesse scoperto mentre percorrendo i corridoi, Petru gli fosse caduto di fronte? Che avrebbe fatto? Non osava neppure pensarlo. Però era impossibile che potesse succedere, suo fratello era anche più scaltro di lei a nascondersi. Una volta, tre anni prima che lei prendesse posto nelle cucine del castello, lei e i suoi fratelli stavano giocando a nascondersi. Petru era stato talmente bravo a nascondersi che dovettero cercarlo per quasi mezz’ora . Alla fine lo avevano trovato nella stalla che dormiva sopra un cumulo di paglia che gli faceva da materasso, dopo tanto preoccuparsi, avevano fatto tutti una bella risata. Ana voleva bene al fratellino e sapeva che lui avrebbe potuto contare sempre sulla sorella maggiore, cosi come lei sui poteva fidare di lui.

Petru sbadiglio piano stropicciandosi gli occhi oramai troppo pesanti per restare aperti

- A dormire adesso- disse Mihal con un sorriso stanco.Il bambino annuì lentamente sdraiandosi di nuovo sulla panca mentre Ana gli stendeva meglio la coperta sulle spalle

- Domani – mormorava lui con voce impastata dal sonno – Andremo davvero al castello ?-

Mihal esito appena, poi accarezzo la testa riccioluta del figlio - Domani- aggiunse poi.

Petru sorrise appena prima di chiudere finalmente gli occhi. Dopo qualche minuto nella stanza rimase solo il rumore del crepitio della legna sul fuoco e il vento al di fuori della casa che sbatteva contro gli scuri. Ana abbasso lo sguardo sul mantello scuro appoggiato vicino alla porta ,strinse appena il mantello fra le dita guardando un’altra volta i fratellini addormentati vicino al fuoco. Mihal si avvicino lentamente alla porta

- Ti accompagno fino al sentiero- disse piano

- Conosco quella strada meglio di casa mia, ormai- accennò Ana con un sorriso stanco e guardo ancora per un attimo la figura del fratellino che dormiva – Penso che domani non riuscirà a svegliarsi presto – aggiunse sorridendo.

- Hm, se lo conosco- aggiunse Ilinca – con la sua testardaggine sarebbe capace di svegliare prima noi del gallo. Specialmente se l’indomani c’è da festeggiare o da andare da qualche parte. – disse sorridendo.

- io non ero così da bambino- aggiunse Mihal

Ana rise piano.

- Papà una volta ti sei addormentato in un carro pieno di fieno e ti hanno cercato per mezzo villaggio-

Mihal sbuffò divertito

- Ero stanco-

- Avevi bevuto troppo vino- ribatte Ilinca.

Per qualche secondo si senti solamente il suono sordo delle loro risate e del fuoco che crepitava. Ana abbassò lentamente lo sguardo su Petru

-Credete che alla bimba piacerà- nei suoi occhi aveva lo sguardo pieno di amore e speranza.

- Come potrebbe non farlo, non devi pensare che diventeranno subito amici. Dagli tempo, d’altronde è stata sola dalla sua nascita, entro questa primavera vedrai che saranno già inseparabili- disse Ilinca

Ana sorrise piano, Poi saluto i suoi genitori e diede un bacio sulla fronte ai fratellini. Si mise il cappuccio e uscì. Ci vollero dieci secondi per convincersi ad andare, si volto per l’ultima volta a guardare la stanza calda. Per la prima volta da tanto tempo……..non voleva tornare al castello.