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RV 5564 IL TRENO DELLA SPERANZA

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Un uomo in viaggio verso la speranza.

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1
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n/a
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13+

RV 5564 IL TRENOD ELLA SPERANZA

RV5564 IL TRENO DELLA SPERANZA

Ore 5,10 A.M.

Binario 3. Poche sparute persone in attesa sulla banchina ferroviaria della stazione. Il cicalino avverte le aperture delle porte del treno regionale. Il treno ancora avvolto dalla notte sul finire di una estate infuocata, si muove lento facendosi spazio tra pali fili elettrici e le vecchie case intorno alla stazione che sbucano dal buio come creature dall’aspetto spettrale. Appena fuori dalla stazione un uomo è seduto accanto al finestrino che lentamente proietta nel vagone il dilucolo del mattino.

Le scuole non sono ancora iniziate. Alla prima fermata delle 16 previste prima della destinazione finale, salgono poche persone che si disperdono tra le cinque carrozze del treno. L’uomo chiude gli occhi nell’intento di riprendere un po’di quel sonno strappato alla notte e cercare di placare quel forte mal di testa che lo accompagna ormai da tempo. L’aspetta 4 ore di viaggio. Seconda fermata, salgono altre sparute persone l’uomo si è appisolato complice il dondolio della carrozza. Dopo un tempo indefinito un sobbalzo e una brusca frenata, lo desta. Il treno è fermo in aperta campagna. Si accorge di non essere più solo di fronte a lui riconosce sua madre. La madre lo guarda con il suo solito sorriso accennato ma delicato.

Vorrebbe chiederle come mai si trova qui ma le parole gli rimangono in testa. Guarda fuori dal finestrino e si accorge che il treno ha ripreso la marcia ma si rende conto che quello che gli viene proiettato è come un film già visto. Le case, le persone vestite in modo diverso i cartelloni pubblicitari il treno stesso con le tipiche carrozze, le centoporte degli anni “70, i sedili in legno e cappelliere a rete metallica, il linoleum grigio sul pavimento e l’amianto silente ed assassino che viaggiava come passeggero non pagante. Tutto riconducibile a quel periodo. Si accorge di sentirsi più leggero come in un corpo non più di adulto ma di un bambino. Sua madre gli chiede se ha fame e gli porge una banana, ma lui non riesce ad interagire, si sente bloccato in un corpo non suo. Ennesima galleria, i rumori più assordanti del solito, il fischio del treno, un sibilo che quasi lo stordisce e appena fuori da essa l’uomo apre gli occhi e davanti a sé non c’è nessuno. Guardando fuori nota il tempo presente, il mare sullo sfondo si rende conto di essersi addormentato. Dentro di sé una sensazione di un sogno brevissimo ma dal tempo infinito, dove gli è sembrato di vivere decenni in pochi minuti e che all’improvviso gli ha riportato una sensazione ormai perduta di tenerezza, una sensazione familiare, di cura, e soprattutto senza quel mal di testa che lo tortura. Le fermate si susseguono ed è a metà circa del suo viaggio. Sono salite altre persone nel frattempo per fortuna pochi i turisti di solito chiassosi che prendono possesso dell’intero treno che anche in questo periodo vanno all’assalto dei treni regionali per spostarsi da un paese all’altro per non perdersi una visita ad un paese, ad un castello, ad una rocca, una basilica o un museo, avrebbe preferito non trovarli anche nel viaggio di ritorno. Se mai ci sarà un viaggio di ritorno. Il mare lambisce la ferrovia, in alcuni punti sembra che stia navigando una sensazione che da piccolo gli metteva i brividi ora quasi quasi avrebbe voluto che accadesse. Un treno in mezzo al mare. Ora è sveglio un sole non ancora forte splende sul mare e case dandogli un’aurea da fiaba, un tenue e morbido manto dorato avvolge tutto e tutti, i campi le trazzere di campagna, i cani nei cortili, le stalle, uomini già al lavoro e donne affaccendate nei lavori di casa, tutti movimenti che sembrano rallentati dalla luce.

L’uomo vorrebbe chiudere di nuovo gli occhi per ritrovare quella sensazione di poc’anzi, ma niente ormai è desto e preferisce osservare tutto quello che scorre davanti a sé tanto da non accorgersi che di fronte a sé si è seduta una persona. Guarda fuori dal finestrino in direzione contraria alla sua, e sembra parlargli con la mente. Infatti non si dicono una parola durante il tragitto, ma è come se lui sa di lei e lei di lui. Si sono conosciuti da ragazzi, al liceo, hanno viaggiato insieme con altri amici tante le esperienze vissute, conoscevano i rispettivi fratelli e sorelle, i genitori che non ci sono più, si raccontano tutta una vita soprattutto quella che non hanno vissuto insieme perché persi nel tempo e che nessuno sa di entrambi. Ma nessuno dei due parla. Un dialogo sensoriale. Il rumore delle parole rimane nelle loro menti, si confidano delle situazioni vissute in passato, ridono o piangono a seconda delle situazioni vissute, delle esperienze totalizzanti e anche i propri fallimenti. Ed anche in questa situazione ha una sensazione di serenità ritrovata, di pace dimenticata e il mal di testa scomparso. Alla fermata successiva gli fa presente che scenderà. Dispiaciuto la saluta sperando un giorno di ritrovarla. Fischio e sibilo assordante all’ingresso dell’ennesima galleria e all’uscita fermata non prevista per il passaggio di un altro treno. Guarda il mare, una scogliera a forma di arco e piccole insenature, le isole all’orizzonte, guardiani della terra ferma, rifugi dell’anima, barche tirate a riva, eco-mostri ancor non abbattuti, spiagge di ciottoli. Ennesima fermata improvvisa. Su di un muretto nota un bambino che lo osserva fissandolo. Ha due occhi neri e profondi, due Orioni sereni. Sente la sua voce che gli dice: “Non è ancora il tuo tempo” Riprende il viaggio mancano ormai solo due fermate. Il treno e mezzo pieno, accanto e di fronte a lui ci sono delle persone, una coppia, un uomo ed una donna. Ha avuto fin da ragazzino il vizio guardando le persone di trovare delle somiglianze con qualcuno che ha conosciuto o appartenenti ai suoi famigliari, la donna ad esempio somiglia ad una sua vecchia zia, l’uomo della coppia ad un vecchio amico suo, simpaticissimo e burlone, la donna della coppia ha il volto di una donna di un’altra epoca di una sua bisnonna, l’uomo solo invece ad un odiato professore del liceo.

Ore 9,05 circa fine del viaggio. Stazione d’arrivo. Gradini da scendere sottopasso che dopo un lungo e tortuoso percorso lo riporta in superficie. E’ fuori dalla stazione, la luce del giorno ora è accecante e il suo mal di testa ha ripreso forza. Per un attimo pensa a quello che ha provato durante il viaggio tanto da sembrargli di averlo vissuto veramente. Il taxi è li che lo aspetta e lo porterà al policlinico dove lo aspettano da tre mesi per operarlo di meningioma di primo grado

“.L’uomo non può possedere niente fintanto che ha paura della morte. Ma a colui che non la teme, appartiene tutto. Se non esistesse la sofferenza, l’uomo non conoscerebbe i suoi limiti, non conoscerebbe sé stesso. [Lev Tolstoj in “Guerra e pace”]

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