La Casa E' Dove Hai Il Cuore by Nickmolise64 at Inkitt
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LA CASA E' DOVE HAI IL CUORE

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Summary

Un uomo alla ricerca di un luogo dove ricongiungere tutto il suo passato

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1
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n/a
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16+

Chapter 1

Seneca, lettera a Lucillo. Il tuo spirito devi mutare, non il cielo sotto cui vivi. Anche se attraversi il vasto oceano, anche se, “ti lasci dietro terre e città”, dovunque andrai ti seguiranno i tuoi vizi. Disse Socrate ad uno che si lamentava per lo stesso motivo: “perché ti meravigli che non ti giovino i viaggi? Tu porti in ogni luogo te stesso; ti incalza cioè sempre lo stesso male che t’ha spinto fuori.” Che giovamento può darti la varietà dei paesaggi o la conoscenza di città e luoghi nuovi? Tale sballottamento non serve a nulla quindi perché tu non trovi sollievo nella fuga? Perché tu fuggi sempre in compagnia di te stesso.”

LA CASA E’ DOVE HAI IL CUORE.-

Sto camminando su di una banchina ed è una mattina tersa di sole e mare placido ci sono barche di pescatori rimaste ormeggiate e altre che sembrano abbandonate senza ormeggio che vagabondano sospese sopra il mare e alcune che stanno lentamente entrando dalla pesca della notte nel piccolo porticciolo con voli di famelici gabbiani a seguito e gatti in febbrile attesa sul pontile pronti a prendere al volo qualche pesciolino lanciato dai pescatori poi, lo scenario cambia. Mi appaiono tante facce rugose mangiate dalla salsedine che si susseguono diverse una dall’altra occhi vividi e mani nodose bambini che si rincorrono felici io ho la netta sensazione di esserci tra loroma non mi riconosco. Le situazioni mutano in continuazione. Case dai colori pastello o mattoncini rossi dai muri lisci o vecchie case popolari dai muri scrostati campi coltivati a girasole tabacco campetti di calcio erbosi spelacchiati o polverosi e pietrosi lo scenario del mare nel frattempo è cambiato e allora ecco onde furiose che si schiantano su frangiflutti innondando e facendole scomparire momentaneamente spiagge desolate con la risacca che trascinando rabbiosamente a se sabbia e pietre lascia allo scoperto su di essa rami spezzati e plastiche di ogni genere furiosa spuma di mare gorgoglia rumorosa tra bassi fondali pietrosi l’unica a sembrare felice in uno scenario bizzarro falesie scolpite dal mare nel tempo scene a colori o in bianco e nero si susseguono senza soluzione di continuità cieli luminosi o lividi e minacciosi o notturni limpidi e pieni di stelle donnee uomini di ognietà attraversano le mie fasi di crescita mestieranti di ogni genere si adoperano con la loro arte è come essere allo stesso tempoin un quadro di Bruegel e di Van Googh cosi i bambini e i ragazzi cheritrovo in giochi di strada o a rincorrere un pallone maschere carnevaleschestelle filanti e coriandoli giostrine dai suoni e colori sgargianti di cui i colori sbiadiscono in fretta e all’improvviso tutto quello che avevo visto tutto il mondo colorato rabbioso gioioso e allo stesso tempo angosciante tutto il pianeta terra si rovescia e si ritrova in fondo al mare e io con esso non sento e non vedo più nessuno ed io che tento di risalire dal fondo con l’angoscia di non farcela. Poi tutto torna in bianco e nero. Donnein veste religiosa che redarguiscono severe lunghe ombre che aleggiano sopra di me presagi incomprensibili e improvvisamente mi ritrovo in unluogo chiuso pieno di gente non so nemmeno in che città mi trovo casa enorme tetti altissimi io mi sento piccolo non più in un corpo d’adulto e tutto mi appare grande enorme sia il luogo che le persone poi mi accorgo di stucchi statue e tombe di santi nelle navate laterali allora mi rendo conto che non è una casa ma una chiesa anzi con tutte quelle tombe di Santi deve essere una Cattedrale ma dove? In quale città? Un silenzio assordante riempie il luogo mi accorgo di una bara sotto l’altare. E’’ un funerale ma di chi? Mi chiedo. Poi tutte le persone presenti che finita la funzione pian piano mi vengono incontro e mi salutano chi sono? Mi conoscono tutti ma io non ne riconosco nemmeno uno! Mi sveglio all’improvviso con uno stato d’ansia incredibile. Nei sogni il tempo è assente lo spazio è indefinito i luoghi si susseguono senza logica.”

“Signor Nicola, le abbiamo trovato casa” era sovraeccitata la signorina dell’agenzia cui mi ero rivolto per trovare un appartamento dopo la separazione da Viola -“Proprio il tipo di appartamento che ci aveva chiesto, un piccolo bi-vani con servizi 55mq circa”. A dire il vero era anche troppo, non volevo un appartamento così grande per le mie esigenze, ma tant’è che dopo un mese e mezzo di pellegrinaggio dal lavoro a casa di mia madre, in sostanza 100 km al giorno, era davvero una bella notizia. -“Quanto chiedono di affitto?” - “600. E’ arredato e completo di tutto” Si affrettò a dire la signorina con quella voce stridula che mi stava perforando il timpano. -“l’appuntamento per vedere la casa è per oggi pomeriggio alle 16,00, lei è libero per quell’ora?” -” L’appartamento è in ottimo stato? Chiesi -“Praticamente nuovo” si affrettò a dire. -“Allora passo direttamente domattina per firmare il contratto, mi fido di lei.” Con quella voce non poteva che essere una persona scrupolosa e sentivo di potermi fidare, ma la freddai con quella risposta, quando mi salutò la sua voce era precipitata dentro ad un imbuto. Avevo una cosa più importante da fare per il pomeriggio; andare a correre.

Nulla è più memorabile di un odore. Un profumo può essere inatteso, momentaneo e fuggevole, e tuttavia evocare un’estate della nostra infanzia su un lago di montagna. Un altro, una spiaggia al chiaro di luna. Un altro ancora un pranzo in famiglia con una teglia di arrosto e delle patate dolci durante un pranzo d’agosto in una città del Midwest. Gli odori esplodono morbidamente nella nostra memoria come mine terrestri cariche nascoste nella massa cespugliosa degli anni.

Diane Ackerman, Storia naturale dei sensi, 1990

·Gli odori più intensi che mi fanno ricordare la casa dei miei genitori sono senza dubbio legati a mio padre la brillantina Linetti che immancabilmente ogni mattina si metteva nei capelli e l’acqua Velva dopo ogni rasatura mattutina. Il bacio a mia madre come a me e mio fratello e quell’odore fresco e mentolato si attaccava alle mie narici per tutto il giorno e allo stesso tempo evocativa quando meno me lo aspettassi. Erano riti quotidiani di un uomo di altri tempi odori forti che rimanevano nell’aria per un’intera giornata e a ogni suo rientro svanivano. Era una magia che allora non riuscivo a capire. La sua assenza in alcune circostanze era anche prolungata ma le sue impronte invisibili riempivano l’aria di casa. I rumori e i profumi che ogni tanto mi capita di risentire nella mente appartengono a mia madre. Il suo ciabattare nella casa, il battipanni sui tappeti stesi, la lucidatrice passata ogni sabato mattina, rumori di stoviglie in cucina, cosi come gli effluvi che emanavano i suoi prelibati piatti come gli arrosti e la cucina a base di pesce un florilegio composito di aromi e sapori. Siamo legati a odori, profumi che ci ricordano una persona e quando questa non c’è più ecco che ritornano ogniqualvolta quell’odore, quel profumo riemergono furiosi talvolta stordendoci e che ci legano a esse. Tutto questo sparpagliato in qualsiasi delle case dove abbiamo abitato ogniqualvolta mio padre cambiava destinazione. L’appartamento come mi ero immaginato era un po’ troppo grande per le mie esigenze di single. Il tempo necessario di prenderne possesso ed è come se ci abitassi da un’eternità′ non sento assolutamente l’ebbra del nuovo ci sono assolutamente avvezzo ormai dalla nascita. Ora mi ritrovo nel nuovo ed ennesimo appartamento da solo dopo solo due anni di convivenza con Viola donna affascinante, indipendente ma ostinatamente testarda e soprattutto emotivamente instabile come me del resto, due caratteri praticamente identici, andati a convivere al volo solo dopo pochi mesi che c’eravamo conosciuti. Il rapporto a distanza non aveva funzionato una disadattata come e per certi versi peggio di me ci aveva unito proprio il nostro sentirci diversi dal resto del mondo lei precaria della scuola faceva la pendolare io Vice-Ispettore di polizia con i miei turni eravamo diventati da lì a poco due estranei. Infatti ci lasciammo senza rancore consapevoli che i nostri desideri non abitavano più sotto lo stesso tetto. Il pendolare fatto per un bel pezzo di tempo dal lavoro alla casa di mia madre mi aveva ridotto la schiena a pezzi così da un paio di settimane avevo ricominciato a correre cosa che facevo tanto tempo fa, in tutte le ore del giorno che mi era disponibile anche all’alba sia d’estate sia d’inverno, e nel periodo in cui dovetti staccaremi sentivo goffo e nervoso equando finalmente l’agenzia mi trovò l’appartamento e la ritrovata libertà di movimento mi avrebbe fatto desistere di andare a fare la mia solita corsetta di un’ora mezza circa. La casa si trovava nello stesso comune di residenza dove abitava mia madre a circa 20 km, di distanza fuori dal centro urbano cosa che avevo espressamente chiesto all’agenzia e a circa 50 km ma in un altro comune da mio fratello maggiore la via di famiglia era ricostruita in poco meno di 70 km eravamo tutti lì dopo che per un bel po’ di anni eravamo sparsi in giro per l’Italia io con il mio lavoro mio fratello con il suo l’unica a rimanere stanziale era stata mia madre, che da quando rimase sola aveva cambiato casa solo una volta e aveva più di vent’anni che abitava nella stessa un record per lei che aveva seguito mio padre in giro per lo stivale ovunque cambiava caserma città e casa adattandosi con straordinario senso pratico forza di volontà unita a un carattere aperto e gioviale. Del resto sapeva benissimo del lavoro di mio padre carabiniere negli anni che dal boom economico andavano verso il boom delle bombe e del terrorismo. Del resto la mia era una decisione saggia mia madre andava lentamente ammalandosi di una malattia subdola che a poco a poco cancella la memoria tornava sempre più indietro con la mente anche se ancora non è nella sua massima degenerazione, ma trovavo necessario non allontanarmi più di tanto. Adesso che sono rimasto praticamente da solo con i miei quarant’annicerco lentamente di recuperare quella famosa autostima che è precipitata dentro un pozzo senza fondo sento ora dentro di me quella sensazione di fallimento che mi aveva investito dopo la separazione da Viola. E proprio in questo periodo che in me sale ancora

più forte quella sensazione che in qualche modo mi estrania perché a differenza dei miei amici e colleghi che ho conosciuto in tutta la mia vita mi sentivo uno “sradicato” cioè non appartenente a un posto a un luogo quel senso di appartenenza a una terra che penso sia tipico di ogni individuo. A oggi non c’è un posto dove io possa dire;

Questo luogo è casa mia”.

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