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La casa di Elisabeth

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Summary

Elisabeth si troverà ad affrontare una nuova vita pur vivendo la sua normale esistenza e la sua casa sarà l'arcano strumento che consentirà che tutto ciò avvenga in un continuo divenire...

Status
Ongoing
Chapters
1
Rating
n/a
Age Rating
13+

Monroe

Un velo notturno appariva all'orizzonte delineando indefinite ombre che scolpivano i tetti creando un unico colore con il verde brunito delle colline. L'aria stantia si mescolava spesso con il profumo di salsedine e ogni cosa pareva esser impregnata con sensazioni che venivano da tempi remoti. Alcune case guardavano l'oceano sfogare il suo cupo impeto sulle scogliere e il panorama andava a degradare fino ai margini d'una baia che era riparo e porto naturale per molte imbarcazioni.

Quelle costruzioni davano l'impressione d'essere poste a guardia di remoti pericoli provenienti dal mare e un faro, arrampicato sulla punta del promontorio, illuminava le tempestose serate. Pareva essere l'ultimo baluardo posto lì da una mano divina a difesa delle vite dei marinai. Spesso il vento del nord spirava così forte da sospingere fin sulla strada, che costeggiava il dirupo, alti spruzzi di spuma bianca che ardivano salire con maestosi salti che, per la loro grandezza, mettevano a tacere persino la paura che all'animo insinuavano. Un paesaggio che avrebbe ispirato qualche vecchio poeta innamorato di se stesso e poco della natura...

«Aria fresca della sera, che l'anima inviti a rimanere chiusa in anfratti imperscrutabili in attesa di calde giornate che tarderanno a venire, concedi a un vecchio matto sognatore di respirare ogni singola nota che il mare infonde. Fa' che le tele dell'io s'intreccino con i pensieri divenendo sinossi d'ogni pensiero possibile e mai sia l'esistenza un banale vissuto da gettare nel pozzo dell'oblio».

Dell'antico villaggio, costruito a ridosso delle scogliere, col trascorrere dei secoli ben poco era rimasto se non poche case e la vecchia strada che dalla costa si inoltrava verso l'interno. Tra queste vecchie costruzioni ve ne era una dall'aspetto austero dovuto più al tempo che all'architettura stessa.

«Bianche le finestre e scure le tegole, un piccolo cortile e nella piccola brughiera, quando la stagione arrivava, un manto di asfodeli che erano soliti seguire le bizze del vento come erano pensieri lasciati al dondolare delle sensazioni».

Come un fantasma visibile nell'animo quel vecchio poeta sicuramente avrebbe annotato quel paesaggio dentro i suoi reconditi moti interiori e, tradendo il suo atavico e imperscrutabile scrivere, si sarebbe lasciato trasportare in pindarici voli verso inesistenti soli.

«Se il tempo avesse voluto fermarsi in quel luogo quanto della melanconica visione dei sogni si sarebbe realizzato nell'immaginario dello scorrere vitale? Vi sono cose che vivono al margine del pensare, nel non essere dell'esistenza, nella parvenza d'una strana appartenenza. In fondo davanti si mostrava una baia come tante altre, un porto e poche case aggrappate al promontorio che spiava il ruggire del mare. Immaginarne di farne parte era possibile eppure quel mondo poteva anche divenire un surreale surrogato dell'esistenza. Ogni tempo vive il suo tempo e forse anche i dipinti immaginari possono divenire altro, moltiplicarsi in un susseguirsi di emozioni. Ecco questa era la reale illusione che attendeva Elisabeth».

Una ragazza viveva nel suo tempo a Monroe, il paese figlio di quel promontorio. E la sua esistenza ballonzolava tra un noioso lavoro di commessa, pochi amici e... i suoi pensieri.

«Dove vado tutta sola in questo luogo? Riesco a respirarne l'aria e il vento, che mi solca il viso, pare voglia mandarmi sussurri e messaggio, ma da chi? Vorrei immaginarmi in un altro vivere. eppure lo sento, andrò con le mani protese verso il buio e salterò nelle mie storie e sognerò ogni volta in un sogno diverso. Fin ora ho vissuto accanto alle storie del passato, ho immaginato le mie origini, il mio vero mondo. Qual è il mio divenire? Sento suonare melodie che non distinguo, paiono monotoni spartiti di scordati strumenti. Mah... riposerò nella mia notte, nel mio sogno o nei miei incubi, intanto riposerò in attesa».

La casa di Elisabeth s'affacciava dall'alto rivolta con le finestre sul mare e la voce dell'oceano spesso si faceva sentire dentro come un sibilo arcano che parlava di storie e vecchi racconti che avevano il calore d'una calda compagnia. Nessuno aspettava Elisabeth, i suoi genitori erano morti da tempo. La solitudine albergava nel suo cuori così come il ricordo sbiadito del padre e della madre. Anche il tempo, nella contea del Northshuffle, era talmente ripetitivo che le bonacce o le tempeste parevano essere governate da un preciso orologio. Elisabeth Hamilton s'immergeva in questi luoghi quando faceva ritorno a casa dal suo lavoro di commessa presso un negozio di stoffe. Gli amici erano pochi e lei amava rifugiarsi in quella casa dove poteva sognare ogni sogno. Eppure da diverso tempo il suo cuore voleva fuggire chissà dove, vendere quel luogo e reinventarne un altro. Sembrava che il suo essere fosse avulso al suo tempo e al luogo. Ogni cosa che da bambina la nutriva ora non concedeva più quella sazietà d'animo che cura ogni dolenza del vivere stesso. Fra le indolenze entrava anche il lavoro che imbrigliava fantasia e voglia di viaggiare. Era arrivata al grado di convinzione che fare la commessa, tagliare e vendere stoffe e vivere abbarbicata a un promontorio non era ciò che il suo sognare sognava. Come paradosso la miglior compagnia era il percorrere la strada che dal negozio portava verso il mare e a casa. Quel camminare fra vecchi alberi le permetteva di dare sfogo ai suoi pensieri...

«Se esistesse un modo per stampare i file d'immagine che la mente archivia attraverso i nostri occhi potremmo capire veramente il perché quella stradina concedesse tanto ristoro e un così alto volume di sogno a Elisabeth»

Quella sera il lavoro era terminato in anticipo e Mr. Benson, il titolare del negozio, le aveva augurato buona notte con molto anticipo dicendo che non c'era nulla da fare e tutto sommato si poteva chiudere baracca.

Una sottile foschia saliva da mare con gocce d'acqua che svolazzavano in aria. Il colore biancastro dei nembi aveva lasciato il posto a eteree ombre soffuse che quasi davano un lugubre aspetto alla strada del ritorno. Uno strano senso aveva preso Elisabeth e proprio quel percorso non troppo lungo verso una meta sicura quella sera sembrava non finire mai. D'improvviso nella sua mente i colori vivi della fantasia s'erano ammantati in un angoscioso tono. Il vento andava aumentando d'intensità e il suo viso, incorniciato da lentiggini, si scuriva sempre sempre di più. la luce biancastra e grigia la faceva sembrare come una lucciola che ha perso fulgore ma ancora pare visibile in un campo di mais.

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Compelling Plot

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Strong Dialog

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author

interessante romanzo, non vedo l'ora di leggere il seguito, complimenti all'autore.

4 years
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