1. La visione
Dedicato a mia madre
Ho avuto questa visione nella notte tra il 14 e il 15 maggio 2026.
Mi sono svegliato all’improvviso con una sensazione precisa: il mondo che conosciamo non finirà con una guerra nucleare o con un cataclisma improvviso. Cambierà lentamente, quasi senza che ce ne accorgiamo, fino a diventare qualcosa di completamente diverso.
Da un certo punto della mia vita in poi, queste visioni hanno cominciato a presentarsi sempre più spesso. All’inizio le chiamavo ispirazioni e cercavo di dipingerle. Essendo appassionato d’arte, provavo a trasmettere attraverso la pittura le mie percezioni, lasciandole scritte nel tempo, quasi volessi renderle immortali.
Credevo che un giorno sarei diventato un artista famoso. Ma non è successo.
Per questo oggi utilizzo un mezzo più semplice e diretto: la scrittura.
Non so spiegare perché mi accada. So soltanto che succede, ed è più forte di me. Sento il bisogno di scrivere queste intuizioni e renderle pubbliche. Nessuno deve pagare per conoscerle. Le considero un bene comune.
Chiedo soltanto una cosa a chi leggerà queste pagine: un po’ del proprio tempo.
Oggi il tempo è diventato la risorsa più preziosa. Tutti ne hanno sempre meno. Per questo cercherò di essere diretto, di scrivere il meno possibile senza perdere il significato di ciò che voglio trasmettere. Vorrei che il lettore arrivasse fino all’ultima pagina non per obbligo, ma perché trascinato dalla curiosità e dall’inquietudine.
Ed è questo che voglio.
Se queste parole contribuiranno anche minimamente a un cambiamento, allora avrò raggiunto il mio scopo.
Quello che scrivo qui non è una verità, forse nemmeno una previsione. È una visione. Una fantasia lucida nata osservando il presente.
Nel 2026 l’intelligenza artificiale è già entrata nelle nostre vite. Le vengono affidati compiti sempre più complessi perché riesce a svolgerli più velocemente degli esseri umani. Lavora nella burocrazia, nell’amministrazione, nella progettazione, nella medicina, perfino nell’arte.
Intanto cominciano a comparire i primi robot davvero impressionanti.
Alcuni corrono i cento metri. Altri raccolgono oggetti da terra con delicatezza. Altri ancora, ballano riproducendo movimenti morbidi, quasi umani.
Poi ho visto un video che mi ha colpito più degli altri: un robot veniva spinto violentemente sul torace, ma non cadeva. Indietreggiava, recuperava l’equilibrio e rimaneva in piedi.
Ed è stato lì che ho capito.
La gente oggi guarda i robot come semplici macchine. Ne ha paura, oppure li considera giocattoli costosi. Ma ogni grande rivoluzione tecnologica diventa davvero parte della società solo quando riesce a trasformarsi in una necessità.








