Capitolo 1
12.30am, provai ad addormentarmi ma non riuscii, troppi pensieri per la testa, o forse non ne avevo più ed è questo che mi preoccupava. Casa era silenziosa, nessun rumore oltre alle zampe di Polly che graffiavano il pavimento per raggiungermi sul mio letto. Era l'unica che rimase con me dopo tutto ciò che era successo, forse è vero che i cani sono i migliori amici dell'uomo. Anche il condominio del mio palazzo era spaventosamente silenzioso, non si sentivano rumori e non si vedevano luci accese.
Probabilmente stavano già tutti dormendo,
tranne io.
1.30am, era passata un'ora e ancora non avevo chiuso occhio, ormai ogni notte era così. Mi alzai dal letto e andai in cucina per bere un bicchiere d'acqua e, come sempre, Polly mi seguì. Posai il bicchiere nella lavastoviglie e mi andai a sedere sul divano, accesi la tv e iniziai a guardare l'ennesimo film della giornata e a farmi compagnia c'era ancora il mio cane. Polly era un maltese di 3 anni, l'avevo adottata due anni prima, dopo essere stata abbandonata dalla sua vecchia famiglia. Per questo era sempre con me, credeva che potesse essere abbandonata di nuovo, forse era l'unica che aveva ancora paura di perdermi. Come lei, anche io ho sempre avuto paura dell'abbandono: temevo che da un giorno all'altro tutti i miei amici si sarebbero potuti allontare da me, ma loro mi rassicuravano "tranquilla Marisol" e invece, mi abbandonarono tutti, ma forse la colpa fu la mia.
3.00am, il film era appena finito ma io ancora non avevo sonno. Mi alzai dal divano, mi avvicinai allo specchio e rimasi a fissarmi.
Era tanto tempo che non mi truccavo, che non mi facevo un'acconciatura particolare, ma avevo sempre i miei lunghi capelli rossi raccolti in una coda bassa e il viso stanco decorato da scure occhiaie, non ero più bella.
Ritornai sul mio letto e Polly mi seguì. 4.00am, mi stavo per addormentare, quando si iniziarono a sentire rumori: erano le voci del ragazzo che abitava alla porta accando alla mia e dei suoi amici. Pensai che stessero tornando da una serata e che, una volta entrati in casa, sarebbero stati in silenzio e si sarebbero messi a dormire, ma non era cosi. I ragazzi dell'appartamento accanto accesero uno stereo e iniziarono a parlare e ridere a voce alta. Mi alzai dal letto arrabbiata e bussai sul muro che divideva la mia stanza dalla sua.
Bussai una volta e non sentirono, o forse mi ignorarono. La seconda volta bussai più forte e gridai "ei" in modo arrabbiato, a quel punto i ragazzi spensero la musica e una voce maschile si avvicinò al muro per parlarmi più chiaramente: "che c'è?" chiese in modo scontroso
"sono le 4, fate silenzio!" risposi e i ragazzi tacquero.
Mi sdraiai di nuovo sul mio letto e cercai di addormentarmi, ma dopo un minuto i vicini riaccesero la musica a volume alto e continuarono a comportarsi come se non gli avessi chiesto di fare silenzio, o come se non fossero già passate le 12.00am. Ma almeno loro erano felici, non come me che ero chiusa in casa da 4 mesi.