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L'ORO E L'AZZURRO

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Summary

La chiamavano "Elowen, la lupa maledetta". Tredici anni di sofferenza per una notte di sacrificio finale. Volevano impedirle di cambiare, di diventare ciò che era destinata a essere. Abbandonata tra i rovi e il metallo rovente dell'argento, la fanciulla non aspettava altro che la fine del suo calvario. Improvvisamente, due sagome maculate emergono dalla nebbia. Spezzando le sue catene, hanno risvegliato una profezia dimenticata. Condotta nel cuore delle montagne gelate, all'interno del clan reale del Ghiacciaio Blu, Elowen incrocia lo sguardo dell'Alfa Thalys. Uno sguardo azzurro che sembra leggere tra le sue cicatrici. Perché la Luna Oscura temeva così tanto la trasformazione di una bambina? Non si abbandona una lupa in fin di vita senza un motivo oscuro... Tra il fuoco del tradimento e il ghiaccio della salvezza, la verità ha il sapore del sangue e dell'azzurro.

Status
Complete
Chapters
36
Rating
n/a
Age Rating
18+

Capitolo 1

Questo libro è un’opera di finzione. Tutti i nomi, i personaggi, le aziende, i luoghi, gli eventi e gli incidenti sono il prodotto dell’immaginazione dell’autore o utilizzati in un contesto fittizio. Qualsiasi somiglianza con persone reali, vive o morte, o con eventi reali è puramente casuale.

Diritto d’autore © 2026 Violet Crosby

Tutti i diritti riservati.

Copertina: Violet Crosby

Traduzione italiana: Violet Crosby

È vietata la riproduzione di questo libro o di qualsiasi estratto di questo libro, sia in forma elettronica che fisica. Ciò include l’archiviazione o il recupero di informazioni senza il permesso scritto dell’autore, eccetto nel caso di brevi estratti per una recensione letteraria.


Sinossi:

La chiamavano “Elowen, la lupa maledetta”. Tredici anni di sofferenza per una notte di sacrificio finale. Volevano impedirle di cambiare, di diventare ciò che era destinata a essere. Abbandonata tra i rovi e il metallo rovente dell’argento, la fanciulla non aspettava altro che la fine del suo calvario. Improvvisamente, due sagome maculate emergono dalla nebbia. Spezzando le sue catene, hanno risvegliato una profezia dimenticata. Condotta nel cuore delle montagne gelate, all’interno del clan reale del Ghiacciaio Blu, Elowen incrocia lo sguardo dell’Alfa Thalys. Uno sguardo azzurro che sembra leggere tra le sue cicatrici. Perché la Luna Oscura temeva così tanto la trasformazione di una bambina? Non si abbandona una lupa in fin di vita senza un motivo oscuro... Tra il fuoco del tradimento e il ghiaccio della salvezza, la verità ha il sapore del sangue e dell’azzurro.


Per maggiori informazioni:

www.violetcrosbyauteure.com

⭐⭐⭐⭐⭐

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Capitolo 1: Il crepuscolo di una paria

ELOWEN

Il freddo non era più un nemico, era diventato un amante funesto. S’insinuava sotto la pelle di Elowen, intorpidendo le terminazioni nervose, trasformando il dolore lancinante delle sue membra in un ronzio sordo e lontano. Incatenata alla corteccia millenaria di una quercia nera i cui rami sembravano richiudersi su di lei come artigli, la giovane ragazza non lottava più.

L’odore era la cosa peggiore. Non era solo l’odore della foresta in decomposizione o della neve che si annunciava; era il profumo metallico e nauseante dell’argento. La catena che le cingeva i polsi e il collo non era un semplice legame, era un veleno. Il metallo sacro bruciava la sua carne di mutaforma, sprigionando un fumo invisibile e un odore di ozono e carne calcinata che le rivoltava lo stomaco a ogni respiro faticoso. Il branco della Luna Oscura non aveva voluto un’esecuzione rapida. Preferivano vederla consumarsi dall’interno, soffocata dallo stesso metallo che doveva impedire alla sua lupa di nascere.

Mentre la fronte ricadeva contro il legno ruvido, la sua coscienza iniziò a vagare, fuggendo la realtà insopportabile per rifugiarsi tra le macerie del suo passato.

Rivedeva la bambina di quattro anni che era stata. Una piccola dagli occhi scintillanti d’oro puro, arrivata un mattino di nebbia davanti alle imponenti grate di ferro del branco. Ricordava la sensazione della sua piccola mano in quella di una guardia, della sua eccitazione ingenua di fronte a quella che credeva essere una nuova avventura. Ignorava allora che il nome “Luna Oscura” non fosse una metafora poetica, bensì una promessa di oscurità eterna. L’Alfa Krane, un uomo la cui sola ombra sembrava gelare il sangue, l’aveva guardata con un disprezzo che avrebbe dovuto allertarla.

«Un’altra bocca da sfamare», aveva sputato. «Assicuratevi che impari in fretta qual è il suo posto».

Il suo posto era stato quello di una vittima dei soprusi. I maltrattamenti erano iniziati fin dalle prime settimane: un piatto rovesciato, uno strattone sulle scale, poi, col passare degli anni, percosse sistematiche e incombenze estenuanti. Gli altri bambini del branco, incoraggiati dai genitori, l’avevano resa il loro bersaglio preferito. Più cresceva, più la paura nei loro occhi si trasformava in un odio feroce. Perché? Cosa aveva fatto per meritare quel bando silenzioso in seno alla sua stessa comunità?

Nella nebbia della sua agonia, un’immagine più dolce tentò di farsi strada. La sua vita di prima. Un’esistenza inondata di luce, in una casa che profumava di resina di pino e pane alla cannella. Rivedeva i suoi genitori, i cui volti svanivano crudelmente col tempo, ma di cui conservava il calore del ricordo. E i suoi fratelli... i suoi protettori. Erano dei giganti ai suoi occhi di bambina, risate fragorose che scacciavano gli incubi.

Tutto era stato annientato durante una notte di gennaio, una notte senza luna, così fredda che gli alberi sembravano esplodere sotto il gelo. Il silenzio di quella notte tormentava ancora i suoi sogni. I suoi genitori e i suoi fratelli erano scomparsi da un giorno all’altro, lasciandola sola davanti al branco di Krane. La fiamma della gioia era stata spenta, lasciando solo uno stoppino fumante e un vuoto abissale nel petto.

Per non crollare totalmente, Elowen aveva imparato l’arte dell’invisibilità. Si era murata in un silenzio protettivo, abbassando gli occhi, cancellando le proprie tracce, diventando un’ombra tra le ombre per evitare gli artigli degli Alfa. Ogni sera, rannicchiata nell’angolo gelato del fienile che le serviva da camera, alzava gli occhi dorati verso la Dea della Luna, implorando la fine o un miracolo.

La sua unica ancora di salvezza risiedeva nel furto. Non di cibo, sebbene avesse spesso fame, ma di parole. Si introduceva segretamente nella vasta biblioteca dell’Alfa Krane, un santuario di cuoio e carta dove nessuno pensava di cercarla. Lì, ritrovava la voce dei suoi fratelli. Erano stati loro a insegnarle a leggere, seduti accanto al fuoco, indicando le miniature colorate dei loro libri di fiabe.

Nel silenzio della biblioteca, fuggiva. Attraversava deserti di fuoco, navigava su oceani di zaffiro e scalava montagne le cui cime toccavano le stelle. Quelle storie erano la sua armatura. La sua sete di conoscenza era l’unica cosa che Krane non era riuscito a spezzare. Leggeva per ricordarsi che esisteva un altro mondo, un mondo dove una lupa non era una schiava, ma una regina.

Ma oggi, a diciassette anni, alla vigilia della sua prima trasformazione, il branco aveva deciso che il segreto di Elowen era troppo pericoloso. L’avevano trascinata qui, in questa parte maledetta della foresta, affinché morisse prima che la sua lupa potesse lanciare il suo primo grido.

Un dolore fulminante, come un lampo di fuoco bianco, percorse le sue vene. L’argento entrava in contatto con il suo sangue. I polmoni lottavano per un ultimo respiro. L’atmosfera della foresta parve cambiare improvvisamente. L’odore di terra bagnata e marciume fu spazzato via da una folata di vento puro, un odore di neve eterna, di menthe selvatica e di potenza grezza.

Elowen aprì per l’ultima volta gli occhi. Non vedeva più gli alberi, ma macchie di luce danzare davanti a sé. In un ultimo sforzo, un atto di sfida contro coloro che l’avevano spezzata, aprì la bocca. Non era un grido di sottomissione. Era un richiamo straziante, un lamento che portava in sé tutta la sofferenza dei suoi tredici anni d’inferno, un suono così puro e tragico che sembrò congelare il tempo stesso.

La testa ricadde. La vista si oscurò.

Poi, accadde il miracolo. Attraverso il velo lattiginoso della nebbia, apparvero due sagome. Non si muovevano come lupi; la loro andatura era più flessuosa, più felina, un’eleganza mortale che la foresta sembrava rispettare tacendo. I loro manti folti, di un bianco sporco punteggiato di rosette scure, brillavano sotto il debole chiarore della luna.

Elowen credette di morire per davvero vedendo i loro occhi. Quattro globi di un azzurro incandescente, di una profondità insondabile, si fissarono su di lei. Non era l’odio quello che vi lesse, ma una curiosità mista a shock.

Una delle sagome si avvicinò, il suo respiro caldo creava vapore nell’aria gelida. Elowen sentì una presenza immensa, regale, chinarsi su di lei. Un odore di ghiaccio e sovranità l’avvolse, scacciando per un istante l’atroce profumo dell’argento.

«Guardami, piccola lupa...» parve sussurrare una voce nella sua mente, una voce che non aveva nulla della brutalità di Krane.

Elowen volle rispondere, ma le forze l’abbandonarono. Sprofondò nell’incoscienza, rapita dal blu di quello sguardo, con per la prima volta l’estranea sensazione che il ghiaccio, lungi dall’essere la sua tomba, potesse invece essere la sua salvezza.




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