Il Risveglio Del Lupo by Carmen B at Inkitt
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Il risveglio del lupo

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Summary

Sarah sta cercando di dimenticare. Noah sta cercando di scappare. Nessuno dei due è preparato a quello che succede quando finalmente si trovano.

Genre
Fantasy
Author
Carmen B
Status
Ongoing
Chapters
10
Rating
n/a
Age Rating
18+

Capitolo 1

Sarah

Quando il bosco comincia ad aprirsi davanti a me, capisco che sto tornando verso il ranch.

Per quasi due ore non ho pensato a Ethan. È il record degli ultimi tre mesi.

In forma lupo è più facile. Gli odori arrivano da ogni direzione, il vento cambia continuamente, ogni rumore sembra importante. C'è sempre qualcosa da seguire, qualcosa da controllare, qualcosa che cattura l'attenzione prima che la mente possa tornare dove non vorrei. Corro e basta. Non perché stia cercando qualcosa. Corro perché ne ho bisogno.

Il piccolo magazzino compare tra gli alberi poco prima del recinto più lontano. È lì da sempre. Da bambina mi sembrava enorme. Adesso mi rendo conto che è poco più di una rimessa con un vecchio banco da lavoro e qualche scaffale, ma continuo a provare la stessa sensazione ogni volta che entro. È uno dei pochi posti che associo ancora a qualcosa di semplice.

Spingo la porta ed entro.

La trasformazione dura pochi minuti. Quando finisce resto ferma, con una mano appoggiata al banco e il respiro ancora irregolare. Ogni volta è la stessa cosa. Il mondo si restringe. Gli odori diventano meno nitidi. I rumori si allontanano. È come passare da una stanza piena di finestre aperte a una con una sola.

Apro l'armadio che zia Mirta tiene sempre rifornito e prendo una vestaglia color crema. C'è ancora il suo modo di piegare le cose, preciso e identico a quello di vent'anni fa. Mi viene da sorridere. Se il mondo dovesse finire domani, probabilmente Mirta troverebbe comunque il tempo di lasciare una vestaglia pulita nel magazzino.

Mi vesto lentamente e poi esco.

Per qualche minuto la corsa continua a fare effetto. Mi sento più leggera. Più calma.

Poi penso a Ethan.

Sospiro.

Eccoci qui.

Sono confusa.

È la verità più semplice che riesco a trovare e probabilmente anche la più onesta. Ci sono giorni in cui vorrei tornare a New York e chiedere il divorzio. Altri in cui mi sorprendo a controllare il telefono sperando di trovare un suo messaggio. A volte sono furiosa. A volte mi manca. La cosa peggiore è che non riesco a capire quale di queste versioni di me stia dicendo la verità.

Tre mesi fa li ho trovati insieme.

Da allora Ethan continua a chiamare.

Io continuo, ogni tanto, a rispondere.

Mi vergogno perfino ad ammetterlo.

Raggiungo il paddock e mi appoggio al recinto. I cavalli stanno pascolando tranquilli e per qualche minuto li guardo senza pensare a niente di particolare. Il sole sta scendendo dietro gli alberi e il ranch sembra esattamente come lo ricordavo. Non importa quanti anni passino o quanto lontano viva. Qui cambia poco. Ed è una delle ragioni per cui continuo a tornare.

Sento la porta della veranda aprirsi alle mie spalle.

Non ho bisogno di voltarmi.

Mamma si ferma accanto a me e appoggia gli avambracci sul recinto. Per un po' resta in silenzio. Guarda i cavalli come faccio io.

«Ho corso tanto» dico.

«Lo immaginavo.»

Annuisco.

Per qualche secondo penso di lasciar perdere. Poi scuoto la testa.

«Non è servito.»

Mamma aspetta.

«O forse sì. Per un po'.»

«Anche un po' è qualcosa.»

Abbasso lo sguardo sul terreno.

«Sono stanca di essere confusa.»

Le parole escono prima che possa fermarle.

«Vorrei sapere cosa fare.»

«E invece non lo sai.»

«No.»

La risposta arriva subito.

«Lo amo ancora.»

Dirlo ad alta voce fa male.

«Ed è questo il problema.»

Mamma non dice niente.

Non cerca di convincermi a lasciarlo.

Non cerca di convincermi a perdonarlo.

Mi lascia spazio.

«A volte penso che non dovrei nemmeno prendere le sue chiamate.»

«E poi?»

«Poi chiama e rispondo.»

Mamma annuisce piano.

«Ti fa sentire stupida?»

«Molto.»

«Non credo che tu sia stupida.»

Sbuffo una risata.

«Grazie per questa diagnosi professionale.»

«Prego.»

Restiamo qualche secondo in silenzio.

«Vorrei solo sapere se sto cercando di salvare il mio matrimonio o se ho paura di lasciarlo andare.»

«Credo che tu stia cercando di capirlo.»

Non è la risposta che vorrei.

Forse perché non esiste la risposta che vorrei.

La porta della veranda si apre di nuovo.

Papà arriva con tre tazze di caffè.

«Ho pensato che qui qualcuno avesse bisogno di caffeina.»

Prendo la tazza che mi porge.

«Qui o ovunque ci sia tua moglie?»

«Anni di esperienza mi hanno insegnato che è meglio non correre rischi.»

Mamma alza gli occhi al cielo.

Io sorrido per la prima volta da quando sono uscita dal bosco.

Papà si appoggia al recinto accanto a noi e per un po' restiamo semplicemente lì. Nessuno prova ad aggiustare niente. Nessuno mi dice cosa dovrei fare. È una delle cose che amo di più della mia famiglia.

Il telefono vibra nella tasca della vestaglia.

Il sorriso scompare immediatamente.

Per un istante sono sicura che sia Ethan.

Sento lo stomaco stringersi ancora prima di guardare lo schermo.

Poi lo tiro fuori.

Gioia.

Il sollievo è così evidente che mamma lo nota subito.

«Rispondi.»

«Come fai a sapere chi è?»

«Non lo so.»

Sorride appena.

«Ma qualunque sia il nome sullo schermo, non è quello che temevi.»

Scuoto la testa e accetto la chiamata.

«Ehi.»

«Dimmi che non stai facendo niente di stupido.»

Non riesco a trattenere un sorriso.

«Buonasera anche a te.»

«Dove sei?»

«Al ranch.»

«Perfetto. Almeno ci sono testimoni.»

«Temo di non voler sapere cosa significa.»

«Probabilmente è meglio.»

Mi appoggio al recinto.

«Hai chiamato per controllare che io sia ancora viva?»

«Anche.»

C'è una pausa.

La conosco abbastanza da riconoscerla.

Quando Gioia fa una pausa così, significa che sta per trascinarmi in qualcosa.

«E soprattutto?» chiedo.

La sento sorridere dall'altra parte del telefono.

«Ho un'idea.»

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