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LIBRO 1: LA MELODIA DELLA CREAZIONE.

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Summary

SAGA: LA SINFONIA DEL BUIO 1 SERIE: L'ORCHESTRA DELLA GUERRA. 1 LIBRO: LA MELODIA DELLA CREAZIONE. Nel silenzio dell'infinito...tutto è statico, come il silenzio prima del gesto d'inizio di un direttore d'orchestra, il silenzio prima della nota di apertura...ma non è così ancora per molto. Ciò che prima era fermo ora si muove, ora crea...ora danza al ritmo di quella musica che fa vibrare il cosmo e accende le stelle una ad una.

Status
1yr ago
Chapters
2
Rating
n/a
Age Rating
16+

Capitolo 1: LA PRIMA NOTA

Il silenzio...era ovunque. Non una nota, non un suono, non un rumore...niente turbava lo statico silenzio che regnava sovrano in ogni angolo di quella buia distesa di spazio cosmico che era...vuota. Niente luci illuminavano l'ombra, niente corpi celesti si muovevano pigramente sulle proprie traiettorie. Niente.

È difficile dire quanto fosse grande quello spazio così vuoto e esteso, ma pareva che non vi fosse né inizio né fine, come se si estendesse all'infinito oppure poteva essere che i suoi due estremi si congiungessero in un ovale continuo.

L'unico colore che era presente era il nero, ma non il nero-blu che adesso contraddistingue il cielo notturno dei nostri giorni, ma un nero perfetto, quasi vuoto, senza la minima sfumatura. Nessun altro colore interrompeva quella perfetta distesa uniforme.

"Quasi vuoto". È un'affermazione corretta, ma errata allo stesso tempo. È vero che, agli albori di ciò che sarà a divenire, quel nero che formava quell'infinità liscia e sempre uguale, era l'unico colore che esistesse, e che quello che non era ancora un universo, era vuoto di ogni cosa. Ma c'era un qualcosa che iniziava a rimestarsi con tale lentezza da apparire completamente invisibile anche allo sguardo più attento.

Il nero perfetto, non era più perfetto. Microscopiche molecoline di una sfumatura che divergeva di appena un quarto di tono dall'abisso omogeneo avevano iniziato a formarsi e a muoversi.

Non si sa come si siano formate, cosa le abbia permesso di essere diverse, anche se minimamente. Forse era il leggerissimo, quasi impercettibile spostamento di un'aria che prima non esisteva che si trasformava in un flebile, leggero e a malapena esistente venticello, o forse fu quella vibrazione bassa, quasi muta, che ora si sentiva riecheggiare dolcemente nel vuoto.

Forse...si stava svegliando qualcosa. Non ancora un universo, ma una lieve e delicata massa che si muoveva appena, un qualcosa che stava iniziando a crearsi, come compositore crea la sinfonia su uno spartito, questa massa ora mobile, anche se appena, iniziava a creare il pentagramma per ciò che si stava lentamente formando.

Ma il pentagramma è appena la base, le cinque righe su cui si posano le note, ma prima ancora delle note, bisogna disegnare la chiave musicale, il tempo...lo spartito, così come questa nascita ancora in corso, questo travaglio prima del parto vero e proprio, getta solo le ossa nebulose di ciò che verra dopo.

Per quelle che parvero ere interminabili nella grande immensità che era quel vuoto nero, quelle piccole nebulose si muovevano, mescolavano e lentamente, dal nero appena più chiaro che si era creato agli inizi si passava lentamente, con passo quasi immobile, a una sfumatura più chiara, più definita e dal grigio-bianco si passava alle prime tinte bluastre, appena accennate in quel grande insieme.

La vibrazione che era nata assieme a quelle nebulose molecole di colore, mentre quelle si moltiplicavano in colore e numero essa si alzava lentamente in intensità, passando da un mormorio quasi effimero, un fragmento di un'illusione, a un suono più chiaro, limpido, distinto e mentre essa vibrava alcune globuline dai colori giallo, bianco, rosso e blu, si coagulavano in piccoli gruppi che una volta raggiunta la massima dimensione, xhe era variabile da gruppo a gruppo, emettevano una forte luminescenza.

-Staelein.

Una voce riecheggiò nel silenzio battezzando così le nuove nate.

Staelein vuol dire "corpo di luce" e così a quelle sfere luminose furono nominate per la prima volta dalla loro nascita.

Ma quella voce, a chi apparteneva? Più che una voce in realtà era quel mormorio che per tanto tempo era l'unico suono in quello spartito cosmico ancora mezzo vuoto.

La voce non apparteneva a nessun essere vivente o divino all'interno del proprio spazio ma era la voce del cosmo stesso che si era finalmente risvegliata e ora parlava in tutta la sua gloria.

E fu allora che quella voce parlò ancora ma non erano parole, ma un canto. Il canto dell'universo e la prima nota riverberò nel silenzio come il tocco della b acchetta di un direttore d'orchestra. La prima nota era stata intonata.

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