Il prezzo del silenzio
La pioggia batteva furiosa contro i vetri della cucina, ma il rumore che fece gelare il sangue a Sofia fu quello del legno della porta d'ingresso che cedeva con uno schianto secco.
Non ci furono grida di avvertimento. Solo passi pesanti, il suono di stivali infangati sul parquet che suo padre aveva appena lucidato.
«Papà?» sussurrò Sofia, uscendo dal corridoio con il cuore che le tamburellava contro le costole.
Trovò suo padre, Fausto, nell'ingresso. Era rannicchiato contro il muro, le mani alzate in un gesto di supplica che la fece vergognare per lui. Davanti a lui, due uomini che sembravano fatti di granito e fumo la fissarono con occhi privi di emozione.
«Dov’è il resto, Fausto?» ringhiò l'uomo più alto, una cicatrice che gli attraversava lo zigomo. «Nathan non è un uomo paziente. Lo sai cosa succede a chi lo fa aspettare.»
«Vi prego... ancora due giorni! Solo due giorni e avrò tutto!» la voce di suo padre era un gemito patetico.
L'uomo con la cicatrice scambiò un'occhiata col compagno. Il suo sguardo scivolò lentamente su Sofia. La squadrò come se fosse un oggetto in un catalogo, indugiando sulla linea del collo e sulle gambe scoperte dai pantaloncini corti che usava per stare in casa.
«Due giorni sono troppi, Fausto,» disse l'uomo, un sorriso viscido che gli apriva le labbra. «E noi non abbiamo intenzione di tornare dal Boss a mani vuote. Non se vogliamo restare vivi.»
«Cosa volete fare?» Sofia fece un passo indietro, ma la sua schiena incontrò il muro freddo.
«Prendiamo un acconto,» rispose l'altro scagnozzo, afferrandola per il braccio con una forza che le mozzò il fiato.
«No! Lasciatela! Sofia non c'entra niente!» urlò Fausto, ma rimase fermo. Non si mosse. Non cercò di strapparla a quelle mani brutali.
Sofia lottò, colpì il petto dell'uomo con i pugni, ma era come colpire il cemento. «Papà! Aiutami! Papà!»
Lo sguardo di suo padre cadde a terra. Fu quello il momento in cui qualcosa si spezzò dentro di lei. Più del terrore per quegli estranei, fu il silenzio di suo padre a distruggerla. La stava lasciando andare. Stava scambiando sua figlia per la sua pelle.
«Stai buona, dolcezza,» le sussurrò all'orecchio lo scagnozzo, l'odore di tabacco e pioggia che le invadeva i sensi. «Vedrai che a Nathan piacerà il modo in cui pagherai il debito di tuo padre.»
Venne trascinata fuori, verso un SUV nero che aspettava a fari accesi sotto il temporale. L'ultima cosa che vide, prima che il portellone venisse chiuso, fu la sagoma di suo padre dietro la finestra. Non stava chiamando la polizia. Stava solo guardando il buio.