Prologo

Ho navigato a vista, ho seguito la corrente. Le cose più belle mi sono capitate senza che le cercassi. Ripensando a ciò che ho vissuto, tutto sommato non cambierei nulla. Non ho rimpianti. Ho fatto esperienze che non avrei mai immaginato. Ho viaggiato tra America ed Europa, dove ho incontrato volti destinati a cambiare la storia della musica.
Il mio passato è stato più ricco di colori di quanto chiunque potesse sperare per me, ne sono convinto.
Sfumature che forse non ho potuto vedere con i miei occhi, ma che ho sentito nel profondo, attraverso la musica. Le mie uniche certezze sono state il bianco ed il nero, i miei occhiali e Sylvia. Il resto, come una nube grigia, è passato, lasciando vuoti che non sempre ho saputo spiegare o colmare.
E così è stato, fino all’ultimo viaggio. Quando, travolto da suoni mai sentiti prima, ho rivisto chi avevo perduto e chi mi è mancato fino a togliermi il fiato.
Era l’agosto del 1969 quando, per la prima volta nella mia vita, ho visto a colori.








