Capitolo 1 - L'odore del peccato
La pioggia di Manhattan non puliva le strade; le soffocava.
Alexander Thorne fissava le gocce scivolare sul vetro oscurato della sua Bentley con la stessa freddezza di un boia. Mancavano ventotto giorni al suo trentesimo compleanno. Ventotto giorni prima che il Consiglio gli strappasse il titolo di Re, riducendolo a un paria senza terra. Il suo appartamento all'ultimo piano della Thorne Tower lo aspettava, ma l'idea di chiudersi tra mura di vetro e acciaio lo faceva sentire in gabbia.
«Victoria ha chiamato tre volte» mormorò Elias, il suo Beta, dal sedile anteriore «Vuole discutere i dettagli del galà di fidanzamento prima della riunione con i capi branco»
Alexander non rispose. Il suo lupo ringhiò sotto la pelle, un suono sordo che gli faceva vibrare le costole. Victoria era la scelta imposta, una lupa di sangue puro che sapeva di profumo costoso e ambizione. Ma l’idea di legarsi a lei gli provocava un senso di nausea che non riusciva a spiegarsi.
«Ferma l’auto» ordinò all’improvviso.
«Alexander, siamo in ritardo per l'incontro con il distretto Nord» osservò Elias, lanciandogli un'occhiata dallo specchietto retrovisore.
«Ho detto di fermare l'auto»
La voce di Alexander era un colpo di frusta. Elias accostò bruscamente davanti a un isolato anonimo e degradato. Alexander scese senza aspettare l’ombrello. Aveva bisogno di silenzio. Invece, l’istinto lo guidò verso un’insegna al neon sfarfallante e mezza arrugginita: The Rusty Bean.
Entrò. Il campanello sopra la porta suonò come un allarme. L’odore di caffè bruciato e umidità lo colpì, ma sotto quel velo di mediocrità, c’era qualcos’altro. Un calore. Insolito, febbrile, quasi fastidioso.
«Siamo quasi in chiusura, ma se fai in fretta posso farti un espresso» disse una voce.
Alexander alzò lo sguardo. Dietro il bancone, una ragazza dai capelli castani raccolti alla rinfusa stava pulendo una tazzina. Indossava un grembiule nero che nascondeva un corpo minuto, ma il suo portamento era strano. Troppo fiero per una che serviva ai tavoli per dieci dollari l'ora.
Lui si avvicinò, sovrastandola con la sua mole. Lei sollevò gli occhi verdi e lo fissò. Non c’era timore, non c’era la sottomissione che Alexander riceveva da chiunque altro. Solo stanchezza e una punta di fastidio.
«Allora? Nero o macchiato?» chiese lei, inclinando la testa.
Alexander appoggiò le mani sul bancone, lo sguardo fisso sul collo di lei, dove pulsava una vena. Sentiva un odore strano... come di foresta bagnata e fulmine, ma era così debole che pensò fosse un trucco dei suoi sensi eccitati dallo stress. È solo un'umana, si disse. Eppure, il suo sangue ribolliva.
«Chi sei?» la sua voce uscì come un sussurro rauco.
«Elena. C’è scritto sulla targhetta, se non sei troppo occupato a fare l'enigmatico» rispose lei con una scintilla di sfida.
In quel momento, la porta si spalancò. Un ragazzo biondo entrò sorridendo, portando con sé l'odore di pioggia e normalità. Si avvicinò ad Elena e le circondò la vita con un braccio possessivo. Alexander sentì un impulso violento, la voglia improvvisa di spezzare quel braccio e scaraventare il ragazzo fuori dal locale.
«Ehi, piccola. Sei pronta? Ho preso i biglietti per il cinema» disse il ragazzo biondo.
Elena sorrise a lui, non ad Alexander. E fu allora che Alexander vide il riflesso. Un anellino d'argento al dito di lei. Un pegno di povertà e di una vita banale a cui lui, per qualche motivo oscuro, provava il desiderio di strapparla.
«Il tuo caffè» Elena gli tese la tazza.
Le loro dita si sfiorarono. Alexander sentì una scossa, un calore elettrico che gli risalì il braccio fino al cuore. Elena sussultò, ritraendo la mano come se si fosse bruciata. Lo fissò per un secondo di troppo, le sue pupille dilatate, il respiro corto.
«Tieniti il resto» disse Alexander, lanciando una banconota da cento dollari sul bancone.
Uscì dal locale senza guardarsi indietro, ma una volta in auto, il suo sguardo rimase incollato alla vetrina. Vide Marco — quel ragazzo insignificante — baciarle la guancia.
Alexander strinse il pugno finché le nocche non diventarono bianche. Non sapeva chi fosse quella ragazza, né perché il suo odore lo stesse facendo impazzire. Sapeva solo che l'idea di lei insieme a quel Marco gli scatenava un desiderio di distruzione che non riusciva a controllare.
«Elias. Voglio sapere tutto su quella ragazza» disse, la voce fredda come il ghiaccio «Tutto. Chi frequenta, dove dorme e chi è il ragazzino che pensa di poterla toccare».