Prologo - Il prezzo dell'innocenza
Volume I: Genesi
«Al Re, alla gloria e al Regno!» gridò Beeric, sollevando un boccale di birra che schizzò sul tavolo di legno grezzo rivolto verso i suoi soldati brindando all’indomani.
Tutti noi scoppiammo in un urlo gridato all’unisono “Evviva il Re!!” imitando il suo gesto pieni di orgoglio.
Eravamo in dodici, seduti in quella taverna del quartiere Nord della Capitale, e ci sentivamo già degli eroi.
Continuavo a lucidare l’elsa della mia nuova spada sognando i mostri che avrei abbattuto, aveva ancora l’odore di ferro battuto e carbone e forse non aveva chissà che valore ma per me era l’arma con cui avrei scritto il mio destino.
Parlavamo a voce alta, facevamo progetti su come avremmo sterminato ogni creatura potesse palesarsi a noi e a come avremmo speso l’oro guadagnato una volta che avessimo finito l’incarico e fossimo rientrati.
C’era chi voleva comprarsi un titolo, chi aprire una locanda e chi semplicemente tornare al proprio villaggio e sistemarsi.
Eravamo giovani, pieni di sogni e spensierati, convinti che i canti dei bardi fossero cronaca vera e che il mondo aspettasse soltanto noi per essere salvato.
Con questo spirito da fieri paladini, la mattina seguente uscimmo dalla città, attraversammo la foresta e varcammo l’ingresso della miniera.
Il buio non ci spaventava, le nostre torce illuminavano le gallerie mentre continuavamo a scherzare, scendemmo sempre più a fondo in quei corridoi ormai abbandonati da chissà quanto tempo, tenevamo le armi pronte con un’eccitazione che ci faceva battere il cuore.
Poi, quell’eccitazione si è trasformata velocemente in un incubo.
Non c’è stata nessuna battaglia epica. È stato un massacro. Quella cosa è sbucata da chissà quale buco infernale di un cunicolo laterale senza fare rumore.
Non era un mostro da favola da abbattere con un colpo coreografico con un punto debole in bella vista che una volta colpito avrebbe decretato la pace nei secoli a venire. Era una massa informe di artigli, muscoli e fame cieca.
Beeric non ha fatto in tempo ad avvertire nessuno, come avrebbe potuto?
la creatura gli ha staccato la testa con un solo morso, e il suo corpo è crollato a terra come un sacco vuoto, mentre il sangue zampillava ovunque come una cazzo di fontana
In quel preciso istante, l’allegria e le favole che ci avevano ficcato nel cervello fin da quando eravamo bambini si sono spente tra le urla di terrore dei miei compagni. ma eravamo li dentro ormai da ore, troppo lontani dall’uscita, chi avrebbe mai potuto sentire dei poveri disgraziati che urlavano come noi?
I ragazzi con cui avevo brindato la sera prima, con cui mi allenavo da prima che ne avessi memoria, hanno iniziato a caricare alla cieca, brandendo delle spade, che in confronto alla creatura parevano dei deboli fuscelli tremanti al vento.
Vennero smembrati uno dopo l’altro. Senza pietà. O forse c’era un po’ di pietà in tutto ciò, una volta morti non avrebbero più sofferto....
Fu lì, in mezzo a quel massacro, che qualcosa dentro la mia testa si spense. L’esaltazione era ormai sparita
fu sostituita da un gelido e freddo distacco per tutti i miei compagni. Guardai avanti: il mostro bloccava la galleria a chiunque procedesse in avanti per poi massacrarlo, grazie al cazzo direi, te ne stai bello tranquillo a farti i cazzi tuoi e arriva un manipolo di stronzi spavaldi in casa tua.
Tagliamogli la testa direbbe qualche monarca.
Non c’era spazio per fare gli eroi, non c’era.
Nessuno spazio per evitarlo. Dovevamo solo entrare nella miniera, fare un giro di pattuglia e fare rapporto dicevano, se Beeric fosse stato meno spavaldo e più cauto avremmo potuto scrivere un rapporto senza doverci avventurare troppo in profondità, ma chi di noi lo era?
avremmo dovuto incontrare forse un paio di goblin e stronzate simili.... sentii una disperata sensazione opprimermi in gola, iniziai a sudare freddo, il sangue ormai permeava la stanza con un’odore di ruggine e disperazione.... girai i tacchi, mollai tutto quanto per essere più leggero e iniziai a correre nella direzione opposta,
inciampai almeno una decina di volte, calpestando dei corpi ormai irriconoscibili e ignorando le dita protese in cerca di aiuto di qualcuno che ancora strisciava nel fango implorando con la mano.
Corsi il più possibile lontano da tutte quelle urla,
povere bestie pensai, come dei maiali che vedevo sempre in una fattoria al villaggio, nascono mangiano e cagano nello stesso posto, si bevono ogni stronzata che gli viene propinata e indovinate poi dove vanno a finire? Vengono macellati bambini, questa è la natura non è una cazzo di fiaba dopotutto.... ma torniamo a noi e a pensieri meno distopici
Uscimmo in quattro da quel girone Infernale, Solo quattro paia di gambe abbastanza veloci da sfuggire a quella carneficina.
Ci accasciammo all’ingresso della miniera, sotto una pioggia battente che ripulii il sangue impregnatosi in superfice.
Ma non lo schifo che avevamo dentro.
rimasi ore e ore a fissare la mia cintura, avevo una spada che avrebbe dovuto aiutarmi a scrivere il mio destino, bè suppongo che l’abbia fatto..... quella spada nuova, non che fosse di chissà che qualità né che l’avessi pagata chissà quanto, ora probabilmente era scheggiata, infangata e del tutto inutile persa nei meandri di quel buco di merda.
Vaffanculo anche a quei cazzo di minatori, è la vostra miniera non la mia, guardai il nero di quella grotta e giurai a me stesso che non
sarei mai più stato così stupido da entrare in un posto simile. o di credere che con una spada e dei buoni propositi avrei salvato il mondo e stronzate simili, da quel giorno in poi....
Chissà che fine fecero quei tre, avevamo passato insieme l’ultimo decennio tra addestramento e stronzate come se tutto ciò contasse veramente, che fosse diventare sempre più forti e veloci una ragione di vita, ed eccone il risultato solo 4 di noi distesi a osservare una miniera, ma alla fine se siamo riusciti ad uscire da lì è solo perché siamo stati i più veloci a scappare, senza dover fingere di essere qualcuno che non fossimo, mentre i nostri fratelli cadevano uno dopo l’altro, certo ci è andata bene che quella cosa non ci ha inseguito ma forse stava proteggendo soltanto la sua casa o chissà che altro e fu così che me ne andai via senza una metà precisa....
Se ti trovassi improvvisamente a fare i conti con la fine delle tue certezze e delle tue aspettative, fuggiresti per sopravvivere o cercheresti comunque un modo per affrontare ciò che è rimasto?








